Archivio mensile:aprile 2012

Versatilità o specializzazione?

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Alcuni anni fa, su un vecchio giornale di pesca, un noto giornalista del settore utilizzò il titolo che mi sono permesso di mutuare. Ferma restando la distanza siderale tra pesca ed economia, quell’articolo ha avuto il merito di scatenare in me una riflessione che di tanto in tanto riemerge in quel marasma della mia zucca e che va molto al di là della pesca.
Senza inerpicarmi sugli aspri pendii di un improbabile confronto tra pesca ed economia, il tema è evidentemente di attualità: nella realtà di oggi, nell’economia di oggi, chi vince? Il versatile o lo specialista? Quello bravino in molte “discipline” o quello “bravo” in una sola?
Non credo ci sia solo una risposta a questa domanda, sono un po’ relativista in fondo, ma quel che ho visto intorno a me, mi porta a pensare che in questo bailamme sia la specializzazione a prevalere, a differenza del senso comune secondo cui “si campa meglio se riusciamo a sbrigarcela un po’ qua un po’ là”.

Ma a che pro tutto questo preambolo?
Ho l’impressione che uno dei motori impliciti della crisi che stiamo vivendo, in Italia peggio che altrove, sia la scarsa competenza di buona parte dei policymakers, degli imprenditori e dei banchieri che avrebbero dovuto dare le risposte più concrete, fare le scelte più difficili, ma soprattutto assumersi le responsabilità connesse al ruolo che ciascuno di essi riveste.
Cosa sia successo, ahimé, è cosa nota. La pressappochezza, l’approssimazione, la scarsa preparazione, l’incapacità, ecc. hanno esacerbato la crisi e infine la prassi tutta italiana della “negazione dell’evidenza” ci ha condotto nel baratro.
Quel che voglio dire, alla fin fine, è che il pane deve essere fatto da un panettiere, il politico deve fare il politico, il banchiere deve prestare denaro, il gelataio deve fare il gelato, e così via.
A quanto pare, non sono il solo a pensarla così, e questo mi rincuora. Andate a leggervi questa intervista: http://www.corriere.it/economia/12_aprile_28/manca-basta-con-manager-finanzieri_9ed4fcf6-9101-11e1-9c63-0823a340624b.shtml
Si badi bene, non sono d’accordo su tutto con Del Vecchio, ma credo che abbia centrato in pieno il problema di molte grandi aziende italiane: esse vengono gestite da persone troppo spesso elette o assunte per scelta politica senza che sappiano neppure quale sia il core business di un’azienda! Questo fa sì che il banchiere si metta a fare l’immobiliarista, l’imprenditore il finanziere ed il politico il procacciatore di affari… E i risultati si vedono!

Speriamo che si apra una riflessione, ne dubito, ma proviamoci.

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(Un ringraziamento speciale al solito artista).

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Sveglia. La primavera è arrivata da un pezzo

Mario, sveglia!!

Ormai da un mesetto i giornali stranieri si sono accorti di quello che ormai è uno stato di fatto. La spinta propulsiva dovuta alla novità e, diciamocelo, all’altrettanto forte spinta repulsiva nei confronti di ciò che c’era prima è terminata e piano piano i nodi vengono al pettine.

Non voglio darla vinta a quelle “cassandre”, termine tanto caro al nostro caro Silvio (che per inciso ora si è messo a fare il benefattore…), che dicevano che Monti non è stato eletto da nessuno, che sarebbe stato un bagno di sangue per l’italiano medio, ecc. è un fatto, però, che tanti dei buoni propositi con i quali Monti ed il suo Governo si sono presentati sono stati cancellati o quantomeno messi da parte.

Al solito, è rimasta la pars destruens, quella più facile da implementare, ma anche quella che – ahimé – è assolutamente recessiva. La storia non mente. Chiedere solo sacrifici ai soliti noti e non proporre alcuna soluzione in grado per lo meno di svegliarci dal torpore e darci un po’ di fiducia, porta questo governo tecnico sull’orlo del collasso, e noi, Italia, con lui.

Il fatto che i mercati abbiamo ricominciato ad impallinarci è dovuto banalmente alla presa di coscienza che niente è cambiato sotto il sole da due mesi a questa parte e quelli che erano buoni propositi sono andati spegnendosi.

Perché questo? Perché siamo arrivati a tanto? Perché il nostro Presidente non più tardi di ieri spingeva con una mano verso la crescita e con l’altra tirava forsennatamente la corda dell’austerità e del rigore?

A questo punto, ahimé, un’idea me la sono fatta e purtroppo non è niente di buono. Ho l’impressione che Monti ci stia mostrando giorno dopo giorno il vero concetto di politica economica che sta alla base del suo modo di concepire lo Stato. Un concetto fortemente liberista che non è in grado, secondo il mio punto di vista, di risollevare in questo momento un’economia che al contrario avrebbe bisogno di “droga” e di uno stato pusher. Abbiamo ormai visto che l’Italia non ha un problema di liquidità, o almeno non solo di liquidità, quindi non è sufficiente un QE (Quantitative Easing) o un LTRO (Long Term Refinancing Operation) piuttosto serve rimettere in moto una macchina che ha bisogno di pezzi di ricambio, di materia prima e solo in misura moderata di energia, di denaro.

Ripartire non può significare fare a meno dell’investimento pubblico, di deficit spending. Non si può credere – come abbiamo detto più e più volte – che basti tagliare costi ed aumentare la tassazione per chiudere la voragine del debito, altrimenti ci prendiamo in giro. Il problema del debito, storicamente, si risolve in due modi, con la crescita o con la ristrutturazione. Scartando la seconda ipotesi, che non è percorribile, resta la crescita, eppure ci arrocchiamo nel fiscal compact e ci facciamo solo del male. Ben venga dunque una vittoria di Hollande in Francia, che ha già dichiarato che il fiscal compact va quantomeno rivisto. Un’altra voce che si unisce al coro. Una voce pesante, peraltro.

Un altro appunto alla dottrina Monti. Vorrei ricordare al Presidente le storture create da un sistema (liberista) in cui chi più ha non viene tassato quanto colui che non ha (o comunque ha molto meno). Come dice l’oracolo di Omaha (W. Buffett), non è possibile “che la mia segretaria paghi più tasse di me”! Vorrei ricordare che per ultimo ci ha provato quello sveglione del presidente Bush (figlio), che ha perseguito una spregiudicata politica di de-tassazione delle grandi fortune e delle grandi corporazioni credendo in questo modo di poter rimettere in moto l’economia, risvegliando la voglia d’investire del ricco. Vorrei ricordare, però, che quest’idea ha fatto scoppiare i bubboni Enron, AOL e quand’anche Lehman, con tutto quel che ha significato. E vorrei ricordare infine che a quel Bush non sono bastate neppure due guerre per far ripartire la locomotiva americana.

C’è poco da fare, oggi più che mai, l’investimento pubblico e la redistribuzione sono gli unici volani che possano dare un barlume di speranza quando la fiducia è sotto i piedi.

Peccato, Presidente, che tu abbia sentito suonare la sveglia, tu l’abbia spenta e ti sia girato dall’altra parte!

Piove

Piove. Questa è l’unica buona notizia di oggi.

Mi ero quasi dimenticato del rumore dell’acqua sul mio tetto. Non c’è dubbio che questo è l’unico dolce suono che ho sentito oggi.

Ci sarebbe da parlare di molte cose, tutte negative, e tutte che – volenti o nolenti – si ripercuotono sulla vita dell’italiano medio come me e come voi, che leggete queste righe.

Voglio dire però due parole sulla scandalosa politica italiana.

Non c’è dubbio che IL vero problema dell’Italia di oggi sia una classe politica che si mostra inadatta, inetta, ed ancorché incapace di capire e di rispondere al grave stallo che affligge il nostro paese. L’immagine che questi politici danno di noi è davvero deprimente e mi azzardo a dire che questo paese, pur con tutte le sue contraddizioni e incongruenze, non si merita questi tizi.

Dopo Silvio, Lusi e Rutelli, Formigoni e l’intero consiglio regionale lombardo, Bossi e il Trota, gli affaires che riguardano gli intrecci di mafia e politica, gli sprechi e l’incompetenza generalizzata, come si fa a pensare che sia giusto concedere soldi pubblici per sovvenzionare gli organismi politici?

Gente, pensiamoci. Non sono contro il rimborso elettorale e neppure contro il finanziamento pubblico dei partiti, che comunque il referendum del ’93 post-Tangentopoli ha reso illegale, ma oggi come oggi l’evidenza dimostra come NON esista partito politico che non abbia lucrato in modo inaccettabile coi nostri soldi.

Attenzione però! L’Italia non è un paese che può baldanzosamente pensare di strutturare i partiti sul modello anglosassone. Non si può pensare che le lobby prendano il posto dello Stato nel finanziare l’attività politica perché la nostra politica è troppo opaca e troppo permeabile al malaffare per permettere al privato di sostituirsi al pubblico. Il rischio quanto mai chiaro è quello di cancellare una volta per tutte il bene pubblico. Si rende necessaria quindi una vera riforma del rapporto tra i partiti e la cosa pubblica. Il concetto di rimborso elettorale pro quota ha fallito ed è per questo che vedo con favore la disponibilità della Corte dei Conti a fare da “revisore contabile” dei bilanci dei partiti. Si abbia ben presente però che questo non è di per sé sufficiente a scongiurare le storture del sistema che, io credo, possano essere riviste solo ripensando in modo più ampio la natura giuridica e gli statuti stessi dei partiti.

Si deve sapere infatti che uno dei più grandi motivi di opacità delle organizzazioni politiche sta in una leggina che permette loro di non dichiarare la provenienza di “donazioni” inferiori a 50.000 €, se non ricordo male. Se voi volete iscrivervi ad un partito e volete donare 49.999 € potete farlo semplicemente senza che il vostro nome debba essere reso pubblico! Alla faccia del pensionato al quale viene chiesto di aprire un conto corrente per versare una pensione di 1.001 € ed evitare il contante.

Le storture stanno, come al solito, nella struttura stessa del modello politico italiano e non solo nei rimborsi elettorali, che, per carità, sono comunque ridicoli se strutturati così come sono oggi.

Se vogliamo pensare che chi ci governa lo faccia sinceramente pensando al bene (suo) e dei suoi elettori, dunque, dobbiamo pensare seriamente a cominciare quelle “pulizie di primavera” che qualcuno (si veda la Lega) è già costretto a fare.

Ahimé, credo che avremmo bisogno di una Terza, o forse meglio ancora di una Quarta Repubblica per riuscirci!

Per adesso godiamoci la pioggia. Speriamo che porti via con sé tutta la carestia di persone perbene che vediamo di questi tempi!

La voce della sincerità

Usciamo dagli schemi ed ascoltiamo un ragazzino olandese di 10 anni.

Vi traduco una lettera che Jurre Hermans, un ragazzino olandese appunto, ha scritto, con l’aiuto del padre, alla giuria del Wolfson Economics Prize, il premio più importante al mondo dopo il Nobel in ambito economico. Egli ha fornito ed illustrato la propria visione per risolvere la crisi greca e, nonostante tutto quello che si possa pensare, è molto sincera e simpatica. Eccola.

“Cari Signori e Signore,

il mio nome è Jurre Hermans. Ho 10 anni e vivo in Olanda. Sono abbastanza impaurito per la crisi dell’Euro di cui sento parlare giornalmente nei telegiornali. La crisi dell’Euro è un grosso problema. Ho pensato ad una soluzione. Da quando ho letto sul giornale del vostro premio, ho pensato che mi sarebbe piaciuto proporvi la mia idea. Idea che potrebbe andare. Eccola: ho fatto un disegno e lo spiegherò.

La Grecia dovrebbe lasciare l’Euro. Ma come?

Tutti i cittadini greci dovrebbero portare i loro Euro nelle banche (greche). Dovrebbero metterli in una macchina cambia-valute (guardate a sinistra nel disegno). Come vedete, il ragazzo greco non appare felice!! Il greco riceve indietro Dracme greche dalla banca, la sua vecchia moneta.

Le banche danno tutti gli Euro raccolti al governo greco (guardate in alto a sinistra nel disegno). Tutti questi Euro insieme formano una frittella [orig. pancake] o una pizza (guardate in alto nel disegno). Adesso il governo greco può iniziare a ripagare tutti i suoi debiti: tutti quelli che vantano un credito, posso prendere una fetta di pizza. Potete vedere come tutti gli Euro della pizza vadano adesso a coloro che (aziende e banche) hanno prestato soldi alla Grecia (guardate a destra nel disegno).

Ed ecco qui la parte più furba della mia idea:

i Greci non vogliono cambiare i loro Euro per le Dracme perché sanno che il valore di esse cadrà drammaticamente. Essi provano a nascondere i propri Euro in quanto pensano di poter ottenere più Dracme aspettando un po’ di tempo.

Se un Greco prova a mantenere i suoi Euro (oppure a depositarli in una banca all’estero come in Olanda o Germania) e viene scoperto, egli viene multato per un importo almeno doppio dell’intero importo che egli ha provato a nascondere!!

In questo modo io assicuro che tutti i greci consegneranno i loro Euro in una banca greca così da consentire al governo greco di ripagare i suoi debiti.

Spero che la mia idea vi possa aiutare!!!

Ovviamente, se un paese ripaga il suo debito, può rientrare nell’Eurozona.

Qualcosa in più riguardo a me stesso: ho 10 anni, amo gli animali, ho un cane ed un uccellino. La mia famiglia è composta da 5 persone e vivo in Olanda. Ho 5 amici con cui gioco tutto il tempo, specialmente all’aperto.

PS. Mio padre mi ha aiutato con la traduzione in inglese, in quanto io parlo olandese.

Saluti dall’Olanda,

Jurre Hermans”