Archivio mensile:agosto 2012

Dire le cose come stanno

Potreste obiettare che questa mia affermazione è contraddittoria, che sia una specifica forma di quelle generalizzazioni tipiche del modo di riflettere dell’italiano medio. Bhè, avete ragione.

Ecco, allora basta con questi discorsi fumosi. Andiamo al concreto.

È in momenti difficili come questo che dobbiamo impegnarci più che mai a fare pulizia.

Monti si muove in due direzioni in questi torridi giorni agostani. Modi e tempi per un taglio drastico del debito fatto di cessioni una tantum e strutturale revisione della spesa e misure concrete per la crescita nel breve-medio periodo. Misure in teoria epocali e ambiziose, ma destinate a fallire se non condite da vere misure di equità nei confronti di quei 2/3 di italiani virtuosi ed un parallelo e brutale “lavaggio del cervello” per quel rimanente terzo di “parassiti” sociali.

Sì perché oggi più che mai dobbiamo dire le cose come stanno. Dobbiamo affermare con forza che le misure di austerità sono state pagate solo dagli italiani virtuosi e che la depressione di questi tempi è dovuta principalmente al prelievo straordinario operato sui lavoratori dipendenti di questo paese. Risvegliare la nostra economia è possibile. Per farlo è necessario rilanciare i consumi interni (visto che le esportazioni tutto sommato male non vanno), cosa possibile solo mettendo più soldi in tasca a coloro che sono stati sovratassati. Ben venga dunque in tempi brevi l’auspicato taglio dell’IRPEF (per quanto Monti stia ritrattando giusto in queste ore!), ben venga la vendita di una serie di beni immobiliari dello Stato che sarebbero destinati a diventare ruderi e ben venga la patrimoniale per i ricchi, alla faccia di quell’antipatico di Grilli che la esclude ritenendo di averla già applicata.

E ancora, dire le cose come stanno, significa dire ai nati tra la metà dei Settanta e la fine degli Ottanta che non potranno oggettivamente avere quel che hanno avuto i propri genitori, dovranno anzi rimboccarsi le maniche ed essere disposti al sacrificio in modo che almeno le generazioni successive possano avere una speranza di star meglio. I figli di questa crisi forse nasceranno con gli anticorpi, ma solo se chi la crisi oggi la vive davvero se li farà.

Infine, il capitolo più spinoso. Chi non rema in questa direzione, chi vive alle spalle degli altri, deve pagare.

Basta con il buonismo, basta con le falsità.

Basta con il dire che combattere l’evasione in periodi di crisi deprime un’economia devastata come la nostra.

Basta con la giustificazione dell’evasore, anzi, facciamo come gli inglesi, pubblichiamo le foto dei 20 maggiori evasori del Regno Unito, costruiamo loro una vera e propria “gogna mediatica”. L’evasore deve ridare tutto quel che ha rubato e se non può perché soldi o beni non ne ha, deve scontare la pena con lavori socialmente utili. Misericordie, Pubbliche Assistenze & co. ne hanno un gran bisogno.

Non ci sono vie intermedie. Facciamo che il bianco sia bianco ed il nero sia nero (come direbbe Jarabe de Palo).

L’Europa oggi non può aiutarci. Su questo apriremo una parentesi nelle prossime puntate.

Il galeone Italia però può farcela da solo, ammesso che il comandante segua la giusta rotta ed i vogatori remino con ritmo, coesione ed intensità senza conflitti e condividendo il sudore e la fatica.

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Parole Parole Parole

Parole parole parole, soltanto parole…

Così potremmo riassumere la giornata.

Un’ennesima occasione mancata o qualcosa di nuovo sotto il sole?

Partiamo con ordine. Partiamo dalle parole e dai fatti che ne sono seguiti.

Alle 13.45 viene pubblicata la decisione della BCE di non modificare i tassi, alle 14.30 parla Draghi… Ed i mercati non la prendono molto bene, per usare un eufemismo.

Perché tutto ciò? Cosa ha detto e cosa NON ha detto quel Mario? Cosa si aspettava il mercato?

Come ho detto, partiamo dalle parole. Draghi ha rinnovato la minaccia. L’Euro è irreversibile e la BCE farà whatever it takes. “Farà”… “whatever”… verbi al futuro, termini generici… Tutto ciò non piace agli operatori del mercato che, senza pensarci neppure troppo su, vendono e vendono e ancora vendono tonnellate di asset denominati in Euro. Da lì il crollo. Crollano le borse e crolla la moneta (e questo forse per l’asfittica economia italiana proprio male non è, ma questa è un’altra parte della storia).

Ora, lungi da me un’analisi filologica o un’interpretazione oracolare delle parole del Governatore, ma è un fatto che abbiamo assistito al più classico caso di sell on news, perché in effetti la news, la notizia, è una non-notizia. Quanto ci ha detto oggi Draghi già lo sapevamo, o forse no? Certo, sapevamo che nel board della BCE è maggioritaria ormai la voce (ed il voto) di coloro che intendono intervenire, sappiamo che solo la Bundesbank non vuole riattivare gli strumenti non convenzionali atti al raffreddamento degli spread, quel che però non sapevamo è che Draghi lasciasse campo libero agli assalti della speculazione estiva che, com’è noto, ha ampi margini di manovra quando c’è volatilità e bassi volumi, come accade generalmente in agosto.

Perché allora tutto ciò? Perché prestare il fianco ad una sempre più probabile fuga di capitali dalla Vecchia Europa? Ecco, io credo che Draghi abbia voluto dare un segnale forte alla politica europea. Solo a Bruxelles si possono decidere le sorti del continente. Solo a Bruxelles è possibile emendare lo statuto del nascente meccanismo europeo di stabilità (ESM), in modo che questo soggetto possa, con un’eventuale licenza bancaria, intervenire attivamente sui mercati secondari e finanziarsi presso la BCE, come fanno le normali banche. Solo una cessione di sovranità a Bruxelles potrà scongiurare il ripetersi di scelte di politica economica scelerate come quelle che abbiamo visto in Grecia, in Spagna e perché no in Italia.

Insomma, valutare le parole parole parole (soltanto parole…) di Draghi di oggi, non è facile, ma voglio essere ottimista. Voglio pensare che non tutto il male venga per nuocere e che, anzi, Draghi volesse proprio sfruttare un’accelerazione netta e cattiva al ribasso dei mercati per far capire ai politici che il cerino in mano ce l’hanno pur sempre loro.

Sarà davvero così? Non lo so, ma non vedo perché non sperarci, in fondo, non ci sono alternative… Se non le funi del cielo…