Archivio mensile:dicembre 2013

Hasta el rabo, todo es toro

1481963_10202578618368571_797457671_n-830x400Un altro anno sta per andare in archivio. Il 2013 è agli sgoccioli eppure siamo più o meno dov’eravamo rimasti un anno fa.

Il deprimente teatrino della norma sugli affitti della Camera dimostra una volta di più quanto il conservatorismo di questo paese sia l’ancora che non ci consente di prendere il largo, di guardare con fiducia al futuro ed, in generale, non ci permette di migliorare la nostra penosa situazione.

Certo, tante cose sono successe quest’anno. Alcune cose sono cambiate, poche forse in meglio, molte in peggio. Ciascuno di noi ha la propria storia ed i propri ricordi di un anno che si chiude, ciascuno ha il proprio vissuto, ciascuno fa il proprio bilancio.

Il mio ha poche ed importanti luci in una penombra ormai diffusa. Come tutti, spero che il 2014 possa rappresentare quella nuova alba che da tempo molti di noi stanno aspettando. Lo scenario generale non consente l’ottimismo, ma va detto che non ci sono motivi per essere pessimisti più di quanto già non lo fossimo. Siamo forse arrivati sul fondo del nostro amato e profondissimo barile?

Non lo so, quantomeno mi azzardo a pensare che il quadro di riferimento stia lentamente cambiando. Stiamo cominciando la risalita? Il cambio generazionale tanto atteso sta davvero iniziando? Speriamo. Speriamo di essere finalmente alla coda di quel toro che finora ci ha bellamente calpestato.

Buon 2014 a tutti.

A volte ritornano

Parlando con amici qualche giorno mi ero ripromesso di tornare parlare. Scrivere è un po’ una necessità, spesso un modo per sfogare un po’ del disagio e dell’inquietudine che almeno io vivo in questo che, come abbiamo detto, non è un paese per giovani. Poi però i giorni passavano ed inevitabilmente continuavo a dare a questo proposito la priorità ennesima e quindi, come succedeva da mesi a questa parte, non ho scritto alcunché.

Ba_ee6YCQAEBqSX.jpg-largePoi è venuto il giorno delle Primarie 2013 ed intorno a questo argomento, devo dire, mi sono trovato in una discussione che mi ha scosso come non mi succedeva da tempo. E allora ecco che la necessità di sfogarsi si è rifatta più forte di prima e… Eccomi qua.

La discussione (o meglio lo scazzo!) ruotava intorno alle solite questioni. Il destino del PD, la sorte dell’Italia, Renzi sì, Renzi no, Renzi è un cattivo politico come gli altri, è un burocrate più degli altri, Cuperlo è onesto, D’Alema non c’entra nulla con tutto quello che si dice abbia fatto, Civati non rappresenta neppure se stesso e bla, bla, bla. Un po’ sono stato al gioco, un po’ ho tollerato, un po’ ho ascoltato poi una parola, una frase infelice ed il vaso è traboccato… Da quel momento non si è potuto che degenerare. Mi spiace aver alzato la voce, mi spiace ancor di più averlo fatto nei confronti di una persona a me cara, più anziana di me e che stimo molto, ma a tutto c’è un limite. C’è un limite alla decenza e, se volete, c’è un limite anche nella visione di coloro che oggi pensavano che Cuperlo potesse salvare una barca ormai colata a picco. E questa sera ne abbiamo avuto la dimostrazione quando la vittoria del bamboccione del Valdarno è deflagrata in seno al PD. I miseri 300.000 voti di Cuperlo sono l’emblema del fallimento di un establishment che ha fatto il suo tempo, che ha tenuto botta in momenti anche importanti nella Seconda Repubblica, ma che, ahimé, rappresenta una storia fatta principalmente di sconfitte che hanno fatto male prima all’Italia che al PD stesso.

Che Renzi possa essere la chiave per risolvere il malessere di questo paese è tutto da dimostrare. Ho scritto in tempi non sospetti quanto non mi stia simpatico, quanto sia distante dal mio sentire e quante e quali siano le mie perplessità sul personaggio, ma da tempo ormai credo rappresenti l’unica carta ancora spendibile.

Deve dimostrare molto, anzi tutto, viste le esperienze incolore da presidente di provincia e sindaco, ma l’alternativa oggi non c’è, checché se ne dica. Volendo provare a cambiare qualcosa in questo paese in malora, non credo ci fosse e ci sia altra strada. Ora non ci sono più alibi, quel che è stato è stato, è tempo che Renzi cominci a raddrizzare un governo che obiettivamente è inviso alla gran parte di noi e cominci a realizzare qualcosa di quanto finora promesso.

 

Certamente il sindaco di Firenze ha dalla sua che siamo in uno stato comatoso e che per quanto non ci sia fine al peggio tanto peggio di così non credo possa andare, comunque la mettiate però non c’è più tempo da perdere. Qualcosa si può ancora fare ed è doveroso farlo.

La palla è sui tuoi piedi, Matteo, ora vedi di segnare.