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Sugli 80 € in busta paga… Ovvero riguardo al labile confine tra propaganda ed azione.

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L’anatema contro l'”elemosina di Renzi” di Pelù al concerto del I Maggio, che personalmente ho ritenuto del tutto fuori luogo, ha avuto senza dubbio il merito di farmi riflettere sulla misura e l’impatto deflagrante di una tale mossa e, più in generale, su quanto sia sottile il confine tra propaganda ed azione politica.

Checché ne dica quel Pelù, che ormai davvero non ha più la voce dei bei tempi andati, il taglio dell’Irpef attuato da Supergiovane è esplosivo. Perché vi chiederete voi. Cosa avrebbe di diverso questo taglio di tasse rispetto ad analoghi provvedimenti attuati dai governi precedenti? Ecco. Due secondo me sono le riflessioni da fare. La prima è come al solito pragmatica e che riguarda la pancia piuttosto che la mente. Il denaro è denaro. Sporco lurido denaro. Quando un Governo restituisce qualcosa allo strato medio/basso della popolazione, soprattutto quando quel qualcosa non sono semplicemente briciole come pensa quel grigione di Pelù, si consente ai beneficiari di “riempirsi un po’ la pancia” o di sanare qualche arretrato o più in generale di farne no matter what. Il secondo aspetto, che è più interessante, è il potenziale esplosivo di questa mossa. Esplosiva sì, mi sbilancio. Esplosiva perché ha messo in subbuglio più o meno tutte quelle strutture della nostra società che vivevano e vivono nell’ombra dell’immobilismo. Incredibile, ma vero. Una mossa largamente approvata dalla popolazione è motivo di conflitto col sindacato, che non riesce a digerirla, con gli apparati dello Stato, che hanno difficoltà ad attuarla, con le imprese, che non ne vedono vantaggi evidenti e con le corporazioni, che si sentono defraudate. Sta tutta qui la questione. Il taglio delle tasse di Renzi scontenta coloro che avrebbero nel loro statuto la difesa della popolazione perché mette a nudo l’incapacità di costoro nel rispondere alle necessità di una popolazione in questi anni più che mai indebolita ed impoverita dallo stato comatoso in cui siamo venuti a trovarci. Con buona pace dei sindacalisti, un taglio dell’IRPEF come questo a conti fatti è un risultato migliore e maggiormente tangibile di quanto ottenuto in quindici anni di concertazione e di contrattazione collettiva. A conti fatti, in Italia il 60% dei dipendenti privati ha contratti collettivi scaduti e/o non rinnovati e la mossa di Renzi restituisce nelle tasche di coloro che hanno redditi più bassi ben più degli aumenti legati all’inflazione, che sono poi gli unici obiettivi visibili raggiunti dagli accordi sindacali. Certo, tanti ne sono ancora esclusi. Incapienti, pensionati, liberi professionisti, ecc. ma da qualche parte dovremmo pure cominciare o no? 

Come dicevo nel titolo, insomma, il confine tra propaganda ed azione è quanto mai labile, ma perché dovremmo mettere in discussione una mossa pensata in ottica propagandistica se questa ottiene come effetto risultati reali nelle tasche di buona parte di noi?

Bah, misteri dell’Italietta. 

Dialoghi di attualità… dalla palude italica

Unknown

Dopo il primo voto per l’elezione dei presidenti di Camera e Senato…

Rispettosa massaia della palude: “Qui si è perso il lume! I grillini sono andati a fare i balocchi? Diamo loro ancora una votazione di tempo, ma poi non penso si possa che far scontare la responsabilità a quei cittadini nel futuro dell’Italia. E Grillo? Paradossalmente non è da nessuna parte, eppure governa il suo partito che, in teoria, dovrebbe essere un servizio a disposizione del paese. Mi devo essere persa qualcosa”.
Mezzuomo: “Primi scricchiolii tra i grillini?”

… Elezione conclusa. Abbiamo i nuovi presidenti… E intanto in una sperduta isoletta del Mediterraneo…

Rispettosa massaia della palude: “Minchia! Fosse passato Schifani per colpa di quei nuovi burattini…! Meno male qualcuno ha almeno un carattere costruttivo. Riminchia! Grazie anche ad alcuni con un po’ di senno, s’ha du’ presidenti con i controcoglioni e di cui, dopo tanto tempo, essere orgogliosi. Almeno per oggi si può vedere il bicchiere mezzo pieno. Che sia pure l’inizio di una nuova illuminazione dello zoccolo duro del PD? Che sia la foto degli attuali rapporti di forza all’interno di quel partito?”

Mezzuomo: “Sì, bicchiere mezzo pieno. Io però ci vedo anche qualcos’altro. Non sarà che Bersani stia cercando il modo di uscire di scena? Considera che la “prassi” della fiducia al governo presuppone che in caso di assenza della stessa e conseguente necessità di formare un governo tecnico, governissimo, o quant’altro, il presidente della Repubblica dia un incarico esplorativo al presidente del Senato… Ecco, una figura come Grasso, pur non avendo esperienza politica romana, potrebbe essere una persona che scompagina le carte del M5S… Per cui… In settimana prossima sapremo.”

Dottor C: “Secondo me la migliore mossa che potrebbe fare Pierluigi è fare un passo indietro, non candidarsi come presidente del Consiglio, ma proporre, anzi direi “far emergere” (come ha già fatto per le camere), un nome che raccolga un consenso più ampio di quello delle sole fila PD. Questa è l’unica strada percorribile, l’unica che potrebbe veramente mettere da parte definitivamente 20 anni di berlusconismo. E per fare questo, il fatto che il M5S non sia un partito gioca a favore del PD, non a sfavore. È l’unica strada percorribile. Ah, e niente Renzi, ovviamente!”

Rispettosa massaia della palude: “Concordo. Oltre a essere l’unico partito, se ciò si avverasse, Bersani sarebbe la persona che più di ogni altra avrà mostrato umiltà e rispetto per il paese, come peraltro dovrebbe essere la linea comportamentale di ogni politico. P.S. Chi presidente della Repubblica? D’Alema? Alloraaaaaaaaa…!”

Mezzuomo: “Se Bersani se ne esce di scena è un signore. Non credo però che avverrà. Quello si vede già a Palazzo Chigi. Credo. La situazione si potrebbe sbloccare solo se Grillo davvero cominciasse a “tollerare la democrazia” dei suoi… Cosa non facile, ma possibile. Nel qual caso potrebbe pure venire fuori una maggioranza trasversale magari su un nome un po’ meno inviso ai più. Oggi c’è stata un’apertura. Il signor Grillo per la prima volta ha parlato di Grasso VS Schifani in modo “positivo” (per i modi di Grillo s’intende) per Grasso… Il primo, se non erro, è stato etichettato come “raffreddore”, il secondo come “peste bubbonica”… Insomma un po’ di differenza pare cominci a vederla pure lui… I problemi son comunque enormi. L’avete visto Cipro? Tu vai al bancomat, ti fai un estratto conto e ti accorgi che lo stato ti ha puppato tra il 6 ed il 10% di quello che avevi depositato. Ma di che si parla? Questa è pura follia. Questo è il modo per far scoppiare i peggiori sommovimenti di piazza che uno possa immaginare. Ora è vero che da un punto di vista “etico” non c’è niente di male, in fondo, ad esempio, il prelievo IRPEF sulle nostre buste paga funziona in quel modo, ma una cosa è non farteli neppure vedere i soldi, un’altra è ESPROPRIARTELI. In un mondo perfetto in cui tutti pagassero le tasse potrebbe pure essere una cosa normale, ma da lì ad ammettere come lecita da parte della Commissione Europea una legge di un paese membro che è regressiva, iniqua e aberrante ne passa… Ora, si potrebbe discutere di tutto ciò che significa davvero Cipro nello scacchiere mediterraneo, ma il problema resta e va risolto. Se vogliamo un’Europa democratica, non si può dar adito a questioni di questa natura. Cazzo. Alla fine pare abbia ragione il populista che vorrebbe bruciare ogni istituzione. Ri-cazzo! E meno male che per ora i mercati l’hanno presa ben(ino)… Vi avrei fatto vedere il panico di stanotte. Son andato a letto con l’idea di vedere una giornata rosso sangue. O meglio, ero praticamente convinto di arrivare alla chiusura di oggi con un MENO grosso come una casa, invece, tutto sommato, pare che la fiducia ancora regga… Il problema è però: quanto ancora potremo tirare la corda? Molto poco, credo. Spero di sbagliarmi, ma nel dubbio tengo le mele molto strette.”

Rispettosa massaia della palude “Ho seguito ma non conosco i numeri. Il SEI percento mi pare una bella cifra. Ma di quanti soldi hanno bisogno? La cosa che dà fastidio è che queste cose accadono perché uno stato si trova alle perse. Ma un tentativo minimo di previsione? No? Magari si riusciva a fare proposte più eque. Questi eventi sono così imprevedibili? Si torna al problema più caro alla nostra nazione. Ognuno guarda al proprio orticello, purtroppo. Si cerca di far contento l’elettore disattento e si va avanti. Le regole non vengono rispettate e alla fine la storia si ripete. Un po’ di legalità e autocritica risolverebbero molti problemi. Prima o poi si capirà questo stato di cose? Speriamo di non dover tornare all’età della pietra o a quella del rame. Certo, ci tornassimo, le cose a cui prestare attenzione sarebbero sufficientemente poche e direttamente correlate alla sopravvivenza. Forse le cose andrebbero meglio”.

Mezzuomo: “Robe turche, anzi, cipriote in questo caso. Comunque sabato sono andato a cercare un rifugio in montagna. Bisogna perpararci per la rivolta. Alla fine la corda si strapperà e poi non ci sarà welfare che tenga… Si passa alle bombe!”

Rispettosa massaia della palude: “Lo dice anche Casaleggio!”

Dottor C: “Maremma diavolona. In effetti l’idea del rifugio in montagna potrebbe non essere male: in fondo pare che la luce alla fine del tunnel sia ancora lontana anche solo dall’essere intravista… E dunque in questo lasso di tempo che rimane ancora (e che ormai dura da anni) potrebbe succedere di tutto. Il compito della politica diventa allora ancora più importante in questi momenti. Mi direte: ogni fase storica ha avuto i suoi problemi, gravissimi e insormontabili; i nostri nonni hanno combattuto guerre mondiali, dove si moriva o dove si veniva sterminati in campi di concentramento per pure ideologie. Noi non conosciamo niente di tutte queste atrocità, e la “crisi” che ci spaventa così tanto, ridimensionata, è solo forse un taglio drastico (per noi)  al superfluo a cui eravamo ingiustamente assuefatti. Eppure dietro a tutto questo c’è sicuramente un disagio sistemico ben più profondo, che va al di là dei voti di protesta ad un comico o delle difficoltà di un paese democratico di darsi un governo che possa affrontare le problematiche anche più spicciole. Quello che c’è dietro, secondo me, è la crisi d’identità di un paio di generazioni che non sanno più cosa fare di loro stesse, e che si trovano smarrite di fronte ad un mondo che sta andando avanti (vedi i paesi ora “nuovi”, quelli emergenti e trainanti per l’economia) che non hanno più nessuna voglia di aspettare nessuno. Che sia la vecchia dialettica della lotta di classe di Marx, dove la classe operaia (il terzo, quarto mondo) sta sovvertendo gli ordini globali, trovandoci del tutto impreparati?”

Mezzuomo: “Quel che dici è correttissimo. Ogni epoca storica ha le sue peculiarità. La nostra è sicuramente una situazione agiata, ma solo grazie al duro lavoro di generazioni che hanno avuto la fortuna di avere il lavoro, quello vero, quello che ti permetteva di avere un minimo di fiducia nel futuro, quello dove il reddito era garantito e soprattutto era tale da comprarti casa, macchina e lasciare qualcosa ai figli. Oggi a casa mia si esulta per un posto fisso a 900 euro al mese. G., per fortuna dico io, ha firmato giusto oggi dopo 4 anni di apprendistato, un contratto a tempo indeterminato. Si esulta, si stappa uno spumante e si fa festa, ma se poi ci pensiamo bene ci sarebbe davvero da tirar su le barricate. Un tempo il primo stipendio a tempo indeterminato era sinonimo, diciamo, dell’inizio di una carriera che, per quanto scarsa potesse essere, ti consentiva di arrivare alla pensione con un reddito almeno triplo (e dico almeno) di quello da cui eri partito anche solo grazie agli scatti di anzianità. Oggi non è affatto così. Il tuo ultimo stipendio prima della pensione sarà si e no 900 euro più l’inflazione dei prossimi 40 anni. Di cosa stiamo parlando? Un conto della serva grazie alla magia della capitalizzazione composta. Supponiamo che si abbia l’inflazione programmata dalla BCE. Il 2% per i prossimi 40 anni. 900*(1+0.02)^40 = 1987.2 Avete idea di cosa potranno essere 2000 euro circa di stipendio nel 2053? Uno sputo. Ecco cosa saranno. Se a questo aggiungiamo che l’indicizzazione all’inflazione va via via scomparendo e che andremo in pensione con il contributivo, ci possiamo direttamente tagliare le palle, con buona pace di un paio di generazioni di classe politica che non ha capito una benemerita minchia di cosa volesse dire la globalizzazione. Il problema politico comunque lo si giri sta tutto qui. Il semplice cittadino può abbandonare il superfluo, essere onesto, pagare tasse ordinarie e tasse una tantum straordinarie, ma se avrà di fronte una politica come quella attuale che non dà risposte ai bisogni primari, non dà sostegno serio a reddito, occupazione e potere d’acquisto, prima manderà tutti a fanculo, Grillo’s style, poi ahimé inizierà a staccare i sanpietrini per strada ed a tirarli contro le istituzioni. Poi… Poi… Meglio non pensarci a quel che potrebbe venire dopo. Non so se si possa parlare di dialettica marxista, il mondo è cambiato talmente tanto che le vecchie categorie del materialismo storico non è detto che siano del tutto calzanti, ma è una certezza che in Occidente siamo di fronte alla crisi forte di un modello, quello capitalistico, che sta già sfociando in situazioni di conflitto che noi fatichiamo a figurarci, non essendoci mai passati. Come andrà a finire questa storia non lo so, ma nel dubbio un paio di ruderi in montagna li ho già adocchiati…”

Tecnico VS Politico… dalla palude…

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Rispettosa massaia della palude: “Tecnici o politici? Chi sono? Come si riconoscono? Esiste una chiave dicotomica, bianco o nero, e dove posso trovarla?

Da massaia rispettosa, non penso che la politica sia inutile, anzi. La politica è oggettivamente imprescindibile in quanto intrinseca alla gestione di una qualsiasi struttura organizzativa (più o meno complessa), diggiamo, dal fornaio in su. Per quanto riguarda la necessità di politici non posso che ancora essere d’accordo. Ma è la definizione in sé, pura, di homo politicus che crea dubbi e richiede attenta valutazione. Esempio, Monti è un tecnico? Ricoprendo la carica di Presidente del Consiglio ha assolto a cariche politiche, ergo, è anche un politico? O no? Ad oggi mi sembra che nell’accezione di politico rientrino persone che lo sono (in quanto deputati o senatori) e che di questo titolo si fregiano! Ma a ragione o meno? A mio avviso, molti di essi non hanno le competenze linguistiche, logiche e di merito neppure per fare il bidello o la bidella (con tutto il rispetto per il lavoro di bidello e delle persone che svolgono questo lavoro con passione!). Tali persone, ammesso che la mia osservazione sia vera, a cosa servono se non hanno capacità? Potrebbero essere persone che stanno nell’ombra e vengono impiegate, chi sa, per fare numero? Se concordi con me, quanti saranno secondo te, tra Camera e Senato? Poi ci sono quelli che vanno in Parlamento per battere cassa e piazzare amici e conoscenti, poi c’è chi ci va per salvarsi le chiappe… Ecco questi sarebbero politici, o no? Ma uno denunciato per vilipendio della bandiera ci terrà all’Italia? Costui è un politico? Forse non è giusto che lo sia, o no? Se è vero che i tecnici non hanno il polso del paese come invece lo avrebbero i politici, basta che i capi partito si facciano portavoce e “diffondano il verbo”, ma non mi è sembrato che nella vita di questo quasi ex governo non ci siano stati errori e retromarcie (dopo aver tastato il polso del paese…), anzi, mi pare che su questioni contestate gli errori siano stati ammessi e in breve tempo siano state effettuate le dovute modifiche. Penso dunque che negli ultimi 13 mesi i partiti e la politica abbiano segnato più di un punto a loro sfavore. Se i politici conoscevano il volere della gente, forse la gente si è spiegata male, o forse si pensava politicamente giusto arrivare a questo punto. Insomma, viva la politica con la P maiuscola!!!! Ho paura, però, che ormai la nostra debba andare a ripetizione dai tecnici, in primis, per il rispetto delle istituzioni. AAABBBCCC politici cercasi! Gradita fedina penale immacolata!  

P.S. Un appunto ai tecnici. Se servono  e se vengono chiamati a servire lo Stato, dovrebbero ricordarsi di interrompere la propria attività professionale, sai, il conflitto d’interessi… In linea di massima, comunque, se un politico è anche un tecnico non ci sputo sopra. Eviterei magari un politico se è tale per la sua capacità di chiacchierare o per capacità di “scegliersi le giuste frequentazioni” invece che per reali meriti. Certo, tutto ciò è vero, ammesso e non concesso che non sia stato eletto direttamente..”. 

Mezzuomo: “Rieccola la nostra massaia. Quanto dici è per larga parte condivisibile e, come al solito, le tue sono riflessioni profonde sulla filosofia, ma soprattutto la prassi della politica, che in democrazia si declina in rappresentanza da un lato e gestione della cosa pubblica dall’altro.

Vedi, quando dico che la politica dovrebbe riappropriarsi dei suoi compiti e che un governo nazionale dovrebbe essere espressione dei partiti (che si suppone siano voce del sentimento popolare!) lo dico perché credo, come penso anche te, che la sovranità debba essere del popolo. Certo, oggi più di ieri la gestione della res publica si è fatta complessa e “lontana” dalla cittadinanza che, certo, non ha le competenze e (forse) neppure l’interesse per preoccuparsi dei massimi sistemi e di come dovrebbero girare gli ingranaggi dello Stato. D’altronde, è un fatto che la complessità è per sua natura un fatto che dovrebbe essere affrontato con le giuste competenze ed è per questo che i politici, oggi, non campano senza tecnici, e la distanza tra le due figure si fa sempre più labile, al punto che risulta davvero difficile distinguerne i colori e le fattezze. Monti? Un tecnico, ma anche un politico o se preferisci un politico (è pure un senatore a vita!) tecnico, dato il suo CV e le sue competenze. Anche La Russa è un politico tecnico… Ops, mi viene da ridere! Un avvocato sì (che tra l’altro difende quel tal Sallusti…) che fa il politico. Tutto questo per dire che servono entrambi e sì, che probabilmente esiste un problema di conflitto d’interessi (conflitto di funzioni, attribuzioni, cariche, ecc.), cui i prossimi governi dovranno per forza mettere mano.

Alla fine, dunque, è meglio un politico che sia tecnico od un tecnico che si faccia politico? Meglio un uovo oggi o una gallina domani? Mi paiono domande al limite del paradosso del mentitore, ma se potessi sbilanciarmi, preferirei un tecnico che si fa politico, anche se impegnarsi a rappresentare un popolo non è cosa da poco. Il peso di un incarico può rendere il miglior tecnico il più fallace dei politici, ma in fondo nella vita di ciascuno c’è sempre una certa dose di rischio, o no?”

Voci dalla palude

PaludeRispettosa massaia della palude: “Da massaia vorrei capire se il piede me lo schiaccerà una bicicletta o un autoarticolato. Pur nell’ignoranza di molte questioni, vorrei avvicinarmi alla realtà delle cose ed alla responsabilità delle azioni. Il “cabarettista mancato della Concordia” (alias Silvio B.) il giorno 4 dicembre si è svegliato e ha detto: “L’Italia ha bisogno di me, che riempio i ristoranti”. Vorrei capire se fosse possibile stimare con un certo grado di oggettività quanto ci è costata l’uscita di quello di cui sopra, dell'”autore di Apicella”, del “costruttore di mausolei”. Questo chiedo.

Sul lato squisitamente politico, la cosa che mi fa rabbrividire è il giochetto che si reitera da troppi anni fatto di campagna elettorale permanente, di caccia agli scranni e di modifiche più o meno sistematiche di leggi per l’interesse di sparuti gruppi di persone e la sopravvivenza di imperi di privilegio coperti da nebbie fitte (e se fitte non sono, si abbuia tutto e si nega l’evidenza). Tutto questo fa PAURA. L’altra sera ho visto Ignazio a 8 e 1/2 che con tono di pomposo disprezzo asseriva come dei tecnici non possano fare cose che spettano solo ai politici perché: “Politici non ci si improvvisa”, eppure ce ne sarebbero di politici da eliminare (Scilipoti? ora pure Flavia Vento?)… Sono una tecnica, ed ignorante, ma mi piacerebbe sapere quali siano le capacità che dovrebbero avere questi politici e che non potrebbero avere i tecnici, cheneso, una Cancellieri o un Passera. In qualsiasi partito questi fossero, credo sarebbero da preferire a qualsiasi dei nostri politici. In fondo il gradimento di cui gode ancora Monti dopo i salassi e le bastonate che ci ha dato, ritengo che sia significativo.

Sarebbe l’ora che qualche politico si svegliasse perché novelle l’Italia forse non ne vuole più sentire. Nonostante il bombardamento mediatico degli ultimi anni, un po’ di cultura nel nostro paese è rimasta. Prendiamo una barca ed il suo comandante. Il comandante di una barca che sta su un fiume con un bicchiere di benzina che si trovasse sopra ad una cascata, sa per spirito di conservazione che se rallenta (nel breve periodo) risparmia carburante, ma sa anche che avvicinandosi pericolosamente alla cascata se non si spiccia ad arrivare a riva a fare rifornimento… presto non ci sarebbe più né lui né mozzi e neppure schiavi, ma solo cibo per pesci. Nel caso di un comandante sprovveduto che non chiedesse per tempo al motorista di calcolare l’autonomia (sperando che almeno questo ricopra il suo ruolo per merito!) per poter raggiungere la riva, l’unica salvezza sarebbe qualcuno dall’esterno. In un caso del genere, però, che posizione avremmo poi nel negoziato? Chi avesse tanto e potrebbe pagare bene, comanderebbe, gli altri – i salvati della barca alla deriva – sarebbero destinati all’obbedienza. Un comandante invece che proponesse una via razionale per uscire dal fiume, conoscendo i numeri veri, non avrebbe problemi a riportare la barca in salvo. Costui potrebbe riportare anche la gente alla politica, quella gente che ormai non vota e sta a casa perché è stanca di votare pure il meno peggio.

In tutto ciò un’enorme colpa è anche dell’informazione. Che sia pilotata da un disegno oscuro? Per fare la sua parte, avrebbe dovuto spingere la gente ad usare in primis il cervello. Non dico di restaurare il pensiero unico e di vietare l’opinione, ma tra questo e tollerare tutto ce ne passa. Io instaurerei un format per i dibattiti, per esempio. Tipo le primarie per intendersi, con tempi contingentati, ma con scossa elettrica finale nel caso di sforamento dei tempi o di innalzamento eccessivo del tono di voce oppure in caso di risposta fuori tema e contesto. Ecco, per esempio, i componenti dell’attuale governo io penso passerebbero indenni un format di questo tipo, magari ci sarebbe poco colore, ma rispetto a qualsiasi altro nostro politico non ci sarebbe storia. Ecco bisognerebbe ripartire da quanto di positivo ha portato questo governo sulla scena politica. Il decoro, il rispetto di programmi ed istituzioni, ecc. Se l’informazione fosse fatta di contenuti, di discussioni meno astiose ed in generale informasse davvero, il cittadino potrebbe farsi un’idea, e questo è banale. Sarebbe doveroso verso gli italiani ottenere un po’ di verità dai mezzi d’informazione, ed un format più vero potrebbe pure fare audience, se condotto come si deve. Si guardi al successo che i dibattiti dei candidati alle primarie del PD hanno ottenuto. 
Parliamo però pure un po’ del Nano. Io credo che questo sia tornato più per il Dl sull’incandidabilità che sul ritrovamento del vecchio nemico Bersani. Ghedini gli ha detto: “Silvio, ti devi parare il c**o!” Se avesse vinto Renzi penso che sarebbe tornato ugualmente, magari più avanti, ma lo avrebbe fatto comunque con un quadro legislativo mutato che non gli garantisce l’immunità a vita. Io penso che o Bersani e la sua truppa trovano da subito un’unità programmatica per un piano di uscita dal baratro (che sia o meno sulla linea di Monti) oppure siamo alle solite. C’è da riportare l’efficienza nella pubblica amministrazione, c’è da garantire e finanziare il merito con buona pace dei sindacati che devono mettersi al passo coi tempi e non garantire nello stesso modo uno che lavora bene e uno che lavora consapevolmente male. Ecco, questa è una prima questione da affrontare. Dai sindacalisti è gradita una risposta esaustiva e risolutoria. Ci vuole o no il pugno di ferro con chi va avanti senza far niente, o addirittura facendo lavorare il vicino di scrivania? Ci vuole o no la spranga con chi si inguatta dietro a coloro che si spaccano la schiena e magari prende più soldi di quel che merita? E al dirigente che ha permesso tutto questo? Niente neppure a lui?
Poi ci sarebbe da parlare di evasione, ma su quella c’è poco da ragionare. Processi per direttissima, niente più patteggiamenti, si paga e se non ci si fa a pagare si bloccano i beni rateizzando il dovuto al tasso d’inflazione. Punto. 
Alla fine, comunque il problema nodale è il futuro, o no? Ecco per noi i problemi del futuro sono energia, lavoro, giustizia, equità e demografia (nel senso dell’età media del paese). E allora, visto che lo sappiamo, che ci si dà una mossina? Snellire iter, procedure, cavilli e chi più ne ha più ne metta, mandare a casa un po’ d’avvocati e imporre tempi certi per i processi, ecc. Tutto finalizzato ad attrarre lo straniero che oggi ci sta lontano e non si fida di noi. Ci starebbe bene una patrimoniale ed il Dl sull’incandidabilità lo semplificherei, sai com’è, facciamo che eleggiamo solo incensurati, in fondo se vogliamo andare a lavorare oggi ci chiedono carichi pendenti e casellario giudiziale, perché i nostri politici dovrebbero esserne esenti?
Infine vorrei dire una parola anch’io su Bersani. Ad oggi, lo dò con probabilità del 40% come un moderno Caronte, non a causa del Vendola di turno, o di un Monti-bis… Io penso che gli italiani stiano già mettendo in conto di avere domani un 14 luglio come i cugini francesi… Questo penso”.
 

Mezzuomo: “Cara la mia massaia. In effetti l’Italia sembra proprio la palude in cui tu abiti. Tutto ciò che dici è per molti versi sacrosanto, ma mi permetto giusto di fare due appunti a quanto affermi.

La prima questione riguarda i tecnici VS i politici. Quel che possiamo salvare di questi 13 mesi di governo Monti credo sia il fatto che siamo stati guidati da un governo fatto da persone competenti, che sanno il fatto loro e che si sono rivelate persone perbene, almeno all’apparenza. Persone credibili che, per quanto costrette a svolgere un lavoro sporco, hanno ricevuto un sostanziale apprezzamento dalla popolazione. La dimostrazione di ciò, come tu giustamente dici, è il fatto che l’indice di gradimento di Monti è ancora decente, nonostante tutto. Quel che ci hanno dimostrato è sicuramente che la politica di oggi è per molti versi un affare per tecnici, a dispetto di quanto pensi il tuo amico Ignazio. Il limite però che io vedo almeno in questi tecnici è la totale mancanza di percezione della pancia del paese di quelli che sono stati e sono i suoi bisogni. Ecco, questo io credo è il limite del tecnico. Non ha il contatto con la gente che può avere un politico che, con la sua struttura capillare, può e deve ascoltare quel che il paese reale chiede. Per questo io penso sia necessaria la politica, per questo non auspico un Monti-bis e per questo penso che la politica in sé abbia ancora un significato. In un’Italia ed un mondo perfetto vorrei avere un primo ministro politico con almeno una metà del consiglio composto da ministri tecnici soprattutto in ministeri cardine quali l’economia, il lavoro, la giustizia e le attività produttive e ministri politici per quanto attiene gli interni, gli esteri e la difesa, tanto per dare un’idea. La guida però DEVE essere politica e DEVE prima di tutto essere in grado di ascoltare la gente.

La seconda questione riguarda il Nano e gli errori di questa fine legislatura da parte del PD e, secondo me, di Napolitano. Dopo lo sberleffo del PdL dell’altro giorno si doveva aprire la più classica delle crisi di governo. La questione dello spread è fuffa, aria fritta. Se anche non fosse successo niente di tutto quel che abbiamo visto, a marzo i mercati ci avrebbero impallinato ugualmente. Ormai s’è capito che ai mercati non piace la democrazia con tutte le sue lentezze e magagne e che preferisce di gran lunga un governo che agisca nelle tasche delle persone favorendo i grandi centri di potere e di finanza. Quel che faccio è prima di tutto un ragionamento logico: la maggioranza non c’è più ergo si procede alla crisi. I mercati ci avrebbero impallinato (come peraltro stanno già facendo) per un tempo relativamente breve, avremmo potuto caricare il PdL delle sue responsabilità oggettive dell’aver indotto questo stato di cose e saremmo partiti immediatamente con un brevissima campagna elettorale che ci avrebbe portato al più tardi a votare a febbraio. Perdere altro tempo lede la gente e politicamente Bersani ed il PD, perché, se ci hai fatto caso, le primarie son state cancellate già, il dominus della politica italiana (e dell’informazione che ne gravita intorno!) è tornato ad essere il Nano e ormai non si parla che di lui. E più spazio si dà al Nano e più lui si gonfia e fagocita tutto ciò che ha intorno.

Se vogliamo uscire dalla palude, e magari tu cara massaia potresti andare a cercarti una casa in un luogo un po’ meno umido, dobbiamo agire. La prassi è il motore di tutto, il tempo è prezioso ed il treno della novità, del progresso, del tentativo di cambiare le cose non aspetta. Una volta che è perso, è perso per sempre.

Bisogna fare presto. Vinceremo, su questo son sicuro. Il Nano è sconfitto, ma mi chiedo perché non siamo decisi? Perché non diamo il colpo di grazia a lui ed a tutti i berluscones? Che sia perché la politica italiana ha in sé un qualche spirito di autoconservazione? Se fosse così… Sì, spero proprio in una rivoluzione vera. Spero proprio di aprire la Terza Repubblica dopo aver assaltato Montecitorio e Palazzo Madama!”

Rieccolo

Rispettosa massaia della palude: “Quanto ci costano le scelte politiche come quelle di Berlusconi e del PdL di ieri? In quanto tempo un eventuale inasprimento dello spread potrebbe bruciare una quantità di denaro, cheneso, paragonabile al fondo di copertura per gli esodati?”

ImageMezzuomo: “Eh, bella domanda. Risulta sempre molto difficile cercare di valutare l’impatto finanziario di certe dichiarazioni e di certi comportamenti anche e soprattutto perché le reazioni istintive sono per definizione irrazionali e dunque incontrollate. La strada più probabile, come pare sia emerso dalla conferenza di Alfano, è una crisi pilotata che porti ad anticipare il voto ai primi di marzo. In queste situazioni basta un nonnulla che… Sai, le variabili in gioco son talmente tante che non risulta affatto facile uscirne bene.Quel che è certo è che il PdL intende dare l’eutanasia a Monti, senza però farsi trovare con la pistola fumante in mano. I motivi sono molteplici per quanto, io credo, il principale al solito sia la giustizia. Lo Psico Nano ritiene che Monti abbia violato quel patto non scritto, quel salvacondotto che avrebbe potuto salvare la sua persona finché non verrà rinchiuso nel suo stesso mausoleo. Il Consiglio dei Ministri infatti ha approvato oggi il Dl relativo all’incandidabilità di (certi) condannati, ma soprattutto una sorta di “autorizzazione a procedere” nel caso un eletto venga condannato durante il proprio mandato con sentenza passata in giudicato che ne determini l’immediata decadenza da ogni carica. Lo Psico Nano, insomma, ha paura che una volta rieletto (in Parlamento, e quel posto non glielo leva nessuno) venga condannato in almeno uno dei suoi mille processi e che di conseguenza gli tocchi dimettersi, tutto qua. Questa è la sua battaglia, lo è sempre stata e finché non se ne andrà ad Hammamet combatterà. Mettiamoci l’anima in pace. Io vi (ri)dico la mia, per me il Nano è il passato. Punto…. Su questo aspetto vostri commenti.

Veniamo però alla domanda vera, cara massaia… Visto che mi stavo perdendo per strada. Lo spread è un falso problema se si tratta di fiammate di breve periodo, così com’è un falso successo quello che declama Monti, visto quel che è successo ieri e vista la volatilità che ha dimostrato il nostro differenziale rispetto ai bund. Lo spread è un problema se s’instaura un trend negativo dovuto all’andamento del nostro tasso laddove il bund dovesse restare stabile. Ciò imporrebbe nelle successive aste di rifinanziamento di “rinnovare” il debito a tassi più alti di quanto non lo siano stati quando quel certo pezzetto di debito (che andiamo a sostituire) era stato in origine generato.

Se dunque cerchiamo di quantificare l’impatto si va sul difficile. E su questo sinceramente dovrei documentarmi. I veri problemi, infatti, sono venuti da trend lunghi mesi (come tra l’estate 2011 e il marzo 2012) e non è ben chiaro quanto ciò abbia influito sulle casse dello stato. Potrei dilungarmi sulla questione andando a fare un conto della serva sull’andamento del nostro debito/PIL di quel periodo, ma le componenti da analizzare sono talmente tante che forse… mi perderei nella palude… ed avrei bisogno che tu, massaia, mi rimettessi sulla retta via.
Ergo lasciamo stare per il momento i numeri. La domanda la faccio a voi. Pensate che le scelte del PdL possano avere un impatto sulle elezioni ormai alle porte? Son curioso di sapere che ne pensate.
Uomo: “A me pare che siamo di fronte all’ennesimo teatrino della politica italiana, proprio nello stile della Prima Repubblica. La tempistica è indicativa. La scorsa settimana primarie del PD. Successo del candidato vincitore prevedibile. Si ricandida “automaticamente” lo Psico, con Alfano che dice “a questo punto le primarie non sono più necessarie”, a ricordarci ancora una volta che quello non è un partito, non è una coalizione, ma solo una emanazione delle velleità dello Psico. Mi pare un percorso già visto, già annunciato, già segnato. Mi pare che non ci sia nulla di nuovo nel panorama politico, nonostante la grande prova di democrazia che sono state le primarie del PD. L’esperienza dei tecnici si avvia verso la fine. Il rigore lo dovevano applicare loro. Mai nessun politico avrebbe avuto il coraggio di compiere scelte così impopolari come quelle viste negli ultimi mesi, con una tassazione che è arrivata a livelli esosi, colpendo le solite categorie e lasciando inalterati i privilegi delle solite cricche. Pagando certamente le scelte scellerate e allegre dei governi dello Pisco…Ma questo non basta certo a spiegare tutto. Rigiro allora la domanda al nostro economista da strapazzo, dove saremmo ora se le primarie non le avesse vinte “il partito”, ma il caro Matteo?!”
Mezzuomo: “Chi è l’economista? Non ne vedo in giro. Provo a rispondere alla domanda politica. Cosa sarebbe successo se avesse vinto Matteo.
Beh, per ora molto poco, visto che l’unica cosa davvero importante è vincere alle prossime politiche. Resta il fatto, però, che nelle dinamiche interne alla politich(etta) italiana qualcosa di grosso sarebbe potuto succedere. Il Nano, in primis, non sarebbe proprio stato della partita, secondo me. Le primarie sono state un grande successo democratico, è vero, ma anche la dimostrazione che l’Italia anche nel suo lato progressista, è un paese che non vuole, o meglio, ha paura di cambiare. Se avesse vinto Renzi domenica, sarebbe stata una deflagrazione per l’establishment del PD e contestualmente la morte sicura del Berlusconi politico, assolutamente non in grado di tener botta ad una persona di quarant’anni più giovane e per molti versi a lui simile. La vittoria di Bersani ha per così dire “ringalluzzito” il Nano che tenta adesso di far saltare il banco, per scappare come al solito col malloppo, cavalcando magari lui l’idea di rottamazione e di ricambio generazionale (tra i suoi e non solo).
Non credo che il Nano vincerà, però, dobbiamo combattere fino alla fine per scongiurare il rischio che gli italiani continuino ostinatamente a non voler cancellare uno dei periodi più scelerati della nostra storia.
Sul lato economico, mi astengo. Bersani implicitamente sostiene che la strada sia già stata in gran parte tracciata da Monti, e a me la cosa non entusiasma, Renzi non abbiamo idea di quello che avrebbe fatto, se non una revisione del modo di spendere i quattrini, cosa che a me faceva molto gola, sinceramente. Un’altra cosa su cui possiamo essere piuttosto sicuri è che non avremmo visto una tale accelerata nella crisi del governo Monti se Bersani non avesse vinto e dunque Silvio non fosse sceso in campo. Credo, invece, che saremmo andati galleggiando fino a primavera con una situazione di spread stazionaria (o forse anche al ribasso), e senza grossi scossoni.
Evidentemente, però, tutto ciò è troppo lontano dal nostro modo di concepire la politica. In fondo, noi italiani non sappiamo neppure cosa sia la Realpolitik di bismarkiana memoria.
Riusciremo ad uscire da questo limbo? Non credo per quanto lo voglia fortemente.
La domanda dunque è: Bersani ci farà da Caronte portandoci all’Inferno oppure si guadagnerà la caratura di statista e ci riporterà nel mondo “normale”?”

Dialoghi molto attuali… Un punto sulle primarie ante-ballottaggio

Un nuovo format, uno scambio di battute molto attuale con un caro amico.

Uomo: “Hai visto il tuo povero amico “Tabaccio” ha preso l’uno per cento!? L’ha votato solo ******, è sicuro. Comunque Renzi avanza come un carro armato. C’è pericolo”.

il-confronto-finale-tra-bersani-e-renzi-in-pr-L-tSo1clMezzuomo: ” ******. Unico come sempre! Allora, la questione Renzi è storica. Credo che sia un pungolo necessario per una classe dirigente PD ormai cristallizzata che ormai non era altro che la riproposizione con colori “smunti” dei partiti  del centro sinistra della Prima Repubblica. Certo, quel gallettino del Valdarno ancora non ha masticato nulla della politica fatta nei palazzi romani e potrebbe scottarsi presto. È un provincialotto montato e non è facile comandare tra lobby, privilegi & co. Comunque resto convinto che domenica Bersani vinca a mani tutto sommato basse e la questione Big Bang Renzi ricomparirà al momento della costruzione delle liste per il 2013…”.

Uomo: “Penso anche io che la questione Renzi sia stata tutto sommato una questione di stimolo provocatorio al rinnovamento, ma ovviamente la gente penso si sia accorta che il Renzi manchi di tutta l’esperienza e la “presentabilità” per potersi affacciare a Roma e soprattutto in Europa. Certo è che i suoi voti li metto insieme a quelli di Grillo: nel senso che bisogna veramente che i partiti ascoltino questo malcontento generale, questa antipolitica che dilaga”.

Mezzuomo: “Il problema di fondo è proprio quello! In Italia la gente si fa abbindolare da chi parla bene, si presenta come messia ed innovatore, ma poi in fondo razzola male. Renzi diventerà un grande leader nel momento in cui si renderà conto che i partiti a qualcosa servono e che i movimenti son poca cosa se non strutturati. Con il 2013 si potrebbe aprire anche la Terza Repubblica, ma solo se e solo se si comincerà a restituire credibilità alla politica, quella vera, che è prassi e gestione della res publica in un’ottica di bene comune. Bersani è uomo perbene, ma è troppo legato a modelli e figure dal passato poco edificante. D’altra parte di Renzi non si sa quanto ci sia di vero e quanto di montato. Ho quindi una paura matta che perderemo un’altra occasione! Si cambierà per non cambiare… A meno che non ci sia qualcuno che da fuori ci imponga di cambiare, ma viste le condizioni dell’UE di oggi, non sono così ottimista”.

Uomo: “Il fatto è che con una destra in queste condizioni, dilaniata da vent’anni di monocrazia berlusconiana, vincere sarebbe obbligatorio. Eppure anche io ho un po’ la tua paura, quella di perdere per l’ennesima volta la grande occasione. Maremma diavola, ma è possibile dare un voto ad un comico ciarlatano? Ma la politica, con tutte le sue storture e schifezze, sarà ancora qualcosa d’altro da slogan, battute o semplicemente anti-politica, spero. Quelli di Renzi mi sembrano solo grandi flash ad effetto, adatti ad abbagliare, ma quasi privi di contenuti. Mi pare anche nauseabondo il suo continuo parlare di rottamazione, parola che trovo anche offensiva e sgradevole. Il fatto è che venti anni di vuoto politico hanno il loro peso, e ci vorranno anni per recuperare quel senso civico che un’intera nazione ha perso. Credo davvero che solo in prospettiva storica riusciremo a renderci conto del disastro che sono stati questi venti anni di dittatura soft”.

Mezzuomo: “Come al solito, le valutazioni si faranno dopo che le schede, quelle di marzo 2013, saranno conteggiate, ma qualcosa credo si possa già dire:

1) La questione dell’occasione.

Oggi come in pochi altri momenti dei 70 anni di storia della Repubblica è il caso di cambiare. Questa poi è la vera occasione per chi si senta progressista. Cambiare è obbligo per cui c’è da cogliere la palla al balzo.
2) La questione del rifiuto della politica.
Si, più che antipolitica in Italia abbiamo il rifiuto della politica. Non siamo come gli americani o gli inglesi che semplicemente non si pongono neppure il problema di andare a votare. Noi abbiamo una tradizione più verace, più emozionale forse della politica. Siamo come i francesi, in generale siamo più continentali che anglofoni nel concepire il diritto/dovere del voto. L’antipolitica in Italia è un frutto (marcio) della Seconda Repubblica e così com’è stata creata solo una nuova (e Terza) Repubblica penso possa riportare quel minino di dignità alla politica da consentire lo sgonfiamento di bubboni come quelli di Grillo, che rappresenta una delle forme di populismo più becere del panorama politico europeo.
3) La questione Renzi.
Sinceramente ancora non riesco a dare un giudizio complessivo di questo personaggio. Provo a spiegarmi. Credo che si debba distinguere la sua figura da quelli che sono emersi come capisaldi del suo programma. Ora, io credo che per quanto riguarda il primo punto il buon Renzi from Incisa sia quanto di più spregevole si possa pensare. A me non piace come si presenta, non piace come si atteggia, non piace l’one man show, non piace l’idea del commander in chief, ecc., ma soprattutto, da ex-uomo di partito, non posso sopportare il modo con cui si relaziona con il PD che, fino a prova contraria, è ancora il suo partito. Per quanto riguarda il programma… Ca**o, se riesci a togliere le suppellettili, le battute ad effetto e la forma, ca**o… ripeto… Ha contenuti veri, interessanti e per molti versi più progressisti di Bersani il quale, secondo me, ha un programma che, al solito, non è né carne né pesce e alla fine si rivela la riproposizione del Prodi-bis… Peccato sia passato un quinquennio e il mondo intorno intanto si sia ribaltato… Eppure quell’ex-ciellino, cattolichino, destrorso di Renzi ha un programma che mi fa una gola pazzesca. Credo che sia ben poca la farina del suo sacco, ma gli va dato atto di essere riuscito a catalizzare proposte incredibilmente moderne e concrete. Alcuni esempi:
  • Il tentativo di reindirizzare le risorse europee che si perdono nei meandri della spesa corrente delle amministrazioni per liberare risorse per lo sviluppo (a onor del vero, va detto che questo punto è interessante se e solo se il budget 2014 – 2018 dell’UE viene approvato per quanto riguarda il piano di aiuti alla coesione per le aree depresse e che non sia troppo penalizzante per l’Italia).
  • La revisione della contrattazione collettiva nazionale (proposta da Ichino per la verità). Questa sì che è tanta roba. Proposta che appare anti-sindacale, ma che nei fatti è l’unico tentativo concreto di riportare il merito e la produttività in un mercato del lavoro asfittico come quello italiano.
  • Il riconoscimento del problema del digital divide e del Web come motore di crescita.
Ora, tornando a quanto di cui sopra.
Sia 1) che 2) che 3) sono tutte e solo eredità di un ventennio scelerato e su questo non ci piove, ma ti faccio un pronostico (sperando di essere smentito per quanto c’è di negativo nella mia “predizione”): Il berlusconismo non si cancellerà col 2013 e neppure al giro successivo, ma a marzo prossimo vincerà Bersani (che ovviamente a quel punto avrà vinto le primarie), per quanto non credo riuscirà a governare per 5 anni. Monti sarà presidente della Repubblica, il buon Renzi romperà col PD e nel giro di una legislatura o poco più non riuscirà a campare a meno che non riesca lui stesso a costruire il nuovo centro, una neonata Balena Bianca (o Celestina…), altro che Italia dei Carini.
Gli italiani resteranno i soliti, solo più poveri di prima, e saranno costretti, al solito, a farsi guidare dall’esterno com’è già successo dopo la Seconda Guerra Mondiale e non più tardi dell’anno scorso. Questo è solo il mio punto di vista, ma la vedo così.
P.S. Nonostante tutto ciò, io non so ancora chi votare domenica, porca m***a. Te lo giuro. Da una parte Renzi mi fa incazzare e dall’altra Bersani lo ritengo un uomo onesto, semplice e tutto sommato sincero, solo accerchiato da soloni in un partito che non ha capito dove ca**o andare e come parlare a quella fettona di italiani che provano ribrezzo per le storture e le ruberie di questa politica.
Ecco, mi servirebbe una via di mezzo tra i due, ma è un ballottaggio e per questo la scelta è dura.
Boh, alla fine domenica mattina mi presenterò a votare alla Fogliaia con una monetina in mano. Testa o croce?

Uomo: “Non sei a guardare il super confronto televisivo Bersani-Renzi?! Come ci siamo americanizzati! Però mi pare che un risultato queste primarie lo abbiano già raggiunto: c’è un gran fermento, noto un rinnovato interesse per questo tema. mi sembra che sia una bella “prima volta” per il panorama politico italiano. magari aprirà la strada anche per imitazioni, speriamo. Comprendo i tuoi dubbi tra i due modelli e in fondo penso sia proprio una scelta tra due modelli di politica profondamente diversi. Uno “antico”, se così si può dire, seppure con tutte le innovazioni e i rimaneggiamenti più o meno di facciata; l’altro è il modello “nuovo”, che prende il bello della giovane età, dell’uomo senza giacca, ma ha anche tanti stereotipi del peggiore berlusconismo che si è visto negli ultimi anni. Vincerà Bersani, sicuramente. ma sarà nuovamente cosa dura trovare una compagine per poter vincere le elezioni e poi eventualmente creare un governo credibile e presentabile a livello internazionale”.

Mezzuomo: “No, il superconfronto non l’ho visto. Sono già abbastanza confuso di mio. Come ti ho detto, per la prima volta da quando ho facoltà di votare, sono in difficoltà per cui ho bisogno di rimettere insieme un po’ le idee. In effetti mai, credo, nella storia della Repubblica si è vista una tale attenzione per il centro-sx, ovvio, che tutto è dovuto all’incosistenza della controparte, che ora più di prima è proprio sparita. Come dicevamo qualche mese fa, morto Silvio… Morto il centro-dx. Sì, apprezzo il confronto, preferirei un modello più tipo tribuna politica anni 80, ma d’altronde viviamo nell’epoca di Twitter (che peraltro si presta in modo incredibile alla velocità di questi tempi), ma comunque tutto ciò che è nuovo nel conservatorismo della televisione italiana è altro che positivo. E sì, ti do ragione nella questione dei modelli. Bersani si fida ancora del modello basato su un partito strutturato, come voleva D’Alema. Un modello che ha le sue liturgie e si basa su poteri più maneggioni e meno evidenti se vogliamo. Renzi è il modello anglosassone che avanza, con tutti i limiti ovviamente. È espressione del partito leggero, liquido di veltroniana memoria, e credo precorra i tempi di quel che saranno le istituzioni politiche italiane del futuro. Non so se questo modello si attagli all’Italia, ma è un fatto che in un momento di spaesamento generale come questo, dopo vent’anni di berlusconismo, è un modello potenzialmente vincente, ci piaccia o meno. Sul vincere alla fine vinceremo comunque. Non c’è partita. Comandare poi per 5 anni sarà altra roba, ma tutto questo parlare di PD non fa altro che bene a questo partito e alle possibilità di riuscita. Sul discorso poi della credibilità internazionale credo che sia tutto relativo. Alla fine comandano gli “sghèi” e se tu crei sviluppo e affari, piaci anche se sei uno sputo a livello internazionale. Il mondo è cinico e guidato dalla legge naturale del più forte. L’importante comunque sarà rendersi conto che le ricette dell’austerità e della scuola di Chicago insieme sono esplosive… Guardiamo in che condizioni è la Grecia e soprattutto l’Argentina… Speriamo ci passi la voglia di credere che si possa creare ricchezza senza produrre o semplicemente per mano divina. Vacca boia!” 

Il giorno dopo della… “singolar tenzone”

Eccomi il giorno successivo al confronto tra i 5 candidati alle primarie del Centro-Sinistra a cercare di fare un punto della situazione.

Un duello, o meglio uno scontro tra 5 contendenti, una royal rumble all’acqua di rose insomma.

Veniamo al dunque. Diciamo due parole su quello che è stato un unicum nella storia almeno recente della politica italiana. Dovremmo perderci in una miriade di valutazione preliminari riguardo al metodo, alla dinamica, alla statistica, e a tutto quel che volete per dire qualcosa di preciso su quanto abbiamo visto ieri sera, ma preferisco dare giusto pochi spunti di riflessione. Perché? Presto detto. Alla fine dei salmi ciascuno di noi, che andrà a votare tra una decina di giorni alle primarie del Centro-Sinistra, metterà semplicemente una croce su un nome, mosso da un mix di pancia e razionalità, per cui credo sia giusto lasciare agli analisti lo sviluppo di un’interpretazione profonda di quel che è stato il confronto di ieri sera.

Una sola premessa credo sia doverosa. Per quanto apprezzabile lo sforzo di Sky di incalzare a raffica i contendenti, credo che i tempi di risposta fossero oggettivamente stretti e possano aver impedito, in vario modo a ciascuno dei candidati, di esprimersi concretamente sul proprio programma (e pensiero). Un minuto e mezzo a risposta su questioni che riguardano il (potenziale) governo futuro di un paese come l’Italia sanno davvero di pistola alla tempia e impongono risposte spesso troppo poco attendibili.

Detto questo, veniamo ad una sintesi candidato per candidato.

Bersani. Convincente, deciso, chiaro e sicuro di sé. Unica pecca l’espressività. Ho avuto l’impressione che non avesse alcuna voglia di trovarsi in quella situazione, di essere incalzato in quel modo e di essere trattato “come” gli altri. Che il favorito abbia peccato di superbia?

Renzi. Discreto, ma non così convincente. Che sia arrivato alla tenzone col fiato un po’ corto? Le risposte, per quanto accettabili, sono sembrate troppo spesso “imbeccate”. Ha mostrato una buona sicurezza per quanto abbia dato l’impressione di essere come quegli studenti universitari (secchioni!) che si preparano in modo maniacale le risposte senza però avere una totale padronanza dell’argomento che trattano. Insomma, il voto sarebbe stato un buon 28, ma siamo sicuri che all’atto pratico sarebbe in grado di ottenere un analogo risultato?

Vendola. Discreto, ma lagnoso e poco “avvenente”. Il suo elettorato ce l’ha, perché non provare a convincere anche qualcuno che non la pensa esattamente come lui? Mi è parso spesso stucchevole nel ribadire fino allo spasmo quelli che ritiene essere contenuti fondanti il suo modo di intendere la politica di governo di domani. L’avversione per il fiscal compact e l’ossessione per la parità di genere, per quanto questioni che meritano una sacrosanta attenzione, non sono tutto, io credo.

Puppato. Tranquilla, sicura (quasi) sempre, ma poco efficace nella comunicazione verso coloro che non sono esattamente “avvezzi” alla politica. Apprezzabile lo sforzo di confrontarsi contro i “mostri sacri” di cui sopra (in termini di seguito e visibilità), ma debole nel catalizzare l’attenzione di quelle donne che potrebbero essere forse l’arma in più per la sua campagna.

Tabacci. Piacevole sorpresa. Si badi bene, nutro le mie remore nei confronti di uno che ha cambiato molte casacche pur restando nel solco della vecchia Balena Bianca, ma va dato atto al politico di lungo corso di essersi presentato in modo sicuro, deciso e forse – comunicativamente parlando – vincente. Certo, parte con handicap, ma può dire la sua e portare contributi pragmatici ed interessanti ai programmi spesso troppo fumosi dei suoi avversari.

Insomma. Ma chi ha vinto? Bah, io credo che l’unico soggetto ad aver davvero vinto sia stato il Centro-Sinistra. Perde un po’ di smalto forse il PD in quanto tale, dato che su molte questioni i candidati sono sembrati appartenere ciascuno ad un partito d’ispirazione diversa. Vero è che il pensiero unico è poco interessante, ma non sarà forse che nel PD ci siano tanti pensieri quante sono le tessere di partito?

Certo, per converso, provate ad immaginarvi quello che potrebbe essere un confronto cui abbiamo assistito ieri tra i candidati alle primarie che escono dalle macerie dell’altro schieramento. Wow! Sarebbe difficile per Sky anche solo trovare le domande, figuratevi che cosa potrebbero essere le risposte!

Ho sempre più l’impressione che il solo sfidante del Centro-Sinistra nel 2013 sarà un certo Beppe Grillo. Uff…

Se mi chiedete un personale giudizio sulla sola performance di ieri sera, io dico in ordine: Bersani – Renzi – Tabacci – Puppato – Vendola. Attenzione però perché non sono affatto convinto che questi siano i veri valori in campo.

Ne vedremo delle belle dunque tra due domeniche. Chi vivrà… vedrà!