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State a vedere che…

159839-400-629-1-100-The_Great_Wave_off_KanagawaSupergiovane è pure di sinistra! Gaber, o Gaber, cosa avresti detto di Matteo?

Il mercoledì da leoni è arrivato. Supergiovane ha sfoderato la sua tavola, o meglio le sue tavole (vedasi slides) ed ha affrontato la Grande Onda!

Al di là delle citazioni al limite tra musica, cinema e… il Piotta, Renzi ha sparigliato il tavolo ed è andato all in.

Mezzuomo, e basta con le battute che manco sai giocare a poker!

Sarò serio, è meglio.

Veniamo al sodo, ho già sciupato troppe parole. Renzi qualche ora fa ha mostrato i suoi primi veri propositi da premier. Siamo al primo punto della questione. Si tratta di propositi, non ci sono decreti né disegni di legge. Contrariamente alla vulgata imposta da 70 anni di storia repubblicana, Renzi si è presentato con un documento programmatico, senza il consueto elenco di norme approvate e quant’altro. Segno dei tempi che cambiano, io credo, ma prima di tutto un enorme rischio per la tenuta del Governo che, da che mondo e mondo, si misura sui fatti e non sulle parole. A parziale difesa del nuovo modo di fare il primo ministro di Supergiovane è necessario dire che ha presentato impegni concreti con scadenze e preventivi di spesa. Sul metodo il punto sta tutto qui. La strategia è chiara, tranchant, si fa questo, in questi tempi e perché lo dico io. Se funziona, vinco io (e forse tocca qualcosa anche a voi) se non funziona… beh… perderemo prima tutti noi e ahimè perderò anch’io che sono Supergiovane. Per la verità, il ragazzetto del Valdarno dice di metterci la faccia in ogni cosa che fa, ma aspettiamolo alla prova dei fatti… e dei risultati, che sono pure più importanti.

Veniamo al merito delle proposte. Alcuni punti del programma sono molto interessanti devo dire. Taglio IRPEF, aumento tassazione sulle rendite, taglio del costo dell’energia per le PMI e sblocco una tantum dei vincoli del patto di stabilità per scuola e tutela del territorio. Tutte misure che non si vedevano da tempo. Altri sono molto meno ben riusciti, insufficienti per me sono il piano lavoro come pure debole è il piano di aggressione al “burocratismo”, fumosa è la ridefinizione del bicameralismo e infine mediocre è la questione IRAP. Certo, nel complesso molte più luci che ombre. Non mi sarei aspettato tanto, anche perché da solo il taglio dell’IRPEF per molti miei coetanei e non solo suona oggi come una quattordicesima o giù di lì. Eppure resta un sapore amaro in bocca. Perché? Perché la scommessa di Renzi è grande. Forse troppo grande. Tutto questo impianto di sgravi si regge su un ottimismo di fondo che alla luce dei dati macro non condivido, almeno per il momento ed a costo di ricredermi. La copertura per tutte queste operazioni finanziarie, infatti, è stra-ordinaria, una tantum, o meglio one shot come dicono a Bruxelles, nella misura in cui ci è concessa solo perché abbiamo da spendere sul 2014 un tesoretto che ci è concesso a fronte dal rispetto del rapporto deficit/PIL (accidenti a noi che ce lo siamo messi pure in Costituzione!) e dal ripiegamento nell’ipercomprato del rendimento delle nostre obbligazioni e dallo spread. Confermare dunque un piano di sgravi come questo tra 9 mesi sarà possibile solo a condizione che la macchina Italia si rimetta in moto, che il contesto generale si rassereni, ma soprattutto a patto che l’incredibile flusso di capitali che esonda verso la nostra penisola dagli Stati Uniti e soprattutto dal Giappone non si esaurisca (consiglio in proposito un’interessante lettura). Renzi magari è convinto che ciò avvenga, io lo sono un po’ meno. Maledetto pessimismo!

Sul piano squisitamente politico però la situazione si fa via via si fa più nitida. Molte mosse che finora per me restavano insensate prendono forma, se guardate la ventina di slides che Renzi ha presentato, si capiscono molte cose. Si capisce perché Letta sia stato defenestrato con quella rapidità, si capisce perché 2/3 dei soloni parlamentari siano tendenzialmente contrari al giovanotto del Valdarno, si capisce perché Supergiovane sia l’unico a rendere interessante la politica italiana di questi tempi, ma soprattutto si capisce perché sia veramente in grado di farsi piacere dalla gente di destra, di sinistra, populista o di apparato che sia sebbene nessuno lo abbia mai votato.

Se vorrete un giorno approfondiremo queste questioni, per adesso, comunque… State a vedere che il democristianino è più di sinistra di quanto non appaia. Nel frattempo corri Matteo corri che maggio arriva presto e la gente vuol vedere il “lesso”!

La soluzione

altan repubblica

 

La soluzione? Semplice. Diventiamo una colonia.

Togliamoci il pensiero, togliamoci il problema. Facciamoci governare da qualcun altro. L’Italia e gli italiani sono incapaci di governarsi.

Ad una classe politica incapace di rinnovarsi, cristallizzata nei propri palazzi e indisponibile al compromesso laddove dovesse essere sfavorevole a se stessa, si contrappone la grande novità M5S che, ahimé, giorno dopo giorno, si sgonfia, non rendendosi conto che la politica è prima di tutto “governo della società”. Esatto. Governo. Senza governo non si sta, senza governo viene meno uno dei 3 poteri dello Stato, senza governo viene meno l’equilibrio e la possibilità di passare da tesi e antitesi a qualsivoglia forma di sintesi.

In puro stile italico, nel tentativo – vano, io credo – di salvare capra e cavoli, Re Giorgio nei giorni di Pasqua sforna 10 saggi, summa di commissioni e di non so ché che sanno tanto di Coalition of the Willing. No, via, non ci siamo. Mi tocca dare ragione ad Alfano. No, via, siamo al contrappasso! Aiutatemi!

E poi tutto questo per cosa? Per guadagnare 10 o 15 giorni ed arrivare alla scadenza naturale di una monarchia che non ha né primi né secondi geniti cui passare la corona. Sì, 15 giorni prima di andare a scannarci in Parlamento divisi come saremo in una votazione in cui servono i 2/3 dei voti per eleggere una qualsiasi figura.

No, via. Stasera sono sfiduciato. Lasciamo i nostri politici a baloccarsi coi loro bizantinismi, lasciamo che i neoarrivati ci conducano allo scioglimento delle Camere prima ancora che abbiano percepito il primo stipendio (decurtato del 75%, sia chiaro, loro ci tengono!) e poi portiamo direttamente le chiavi del Quirinale e di Palazzo Chigi a Bruxelles. Se non altro, saremmo innovativi. Saremmo i primi nell’Eurozona a rinunciare alla nostra sovranità. Credo che non potremmo che guadagnarci, in fondo il nostro futuro è già ipotecato col fiscal compact. Che altro abbiamo da perdere? Mica vi farà schifo fare a meno di qualche poltrona, eh?

Tecnocrazia

Da questa sera l’Italia ha un governo completamente tecnico. Ora, si potrebbe obiettare che nessun uomo è in toto apolitico ed asociale, ma un Governo come quello che ha giurato oggi a Roma rappresenta forse il primo caso italiano in cui neppure un(a) uomo(donna) abbia una qualche esplicita estrazione politica.

Premesso che auguro alla nuova squadra di ministri il miglior successo possibile in quanto – da italiano, ed amante dell’Italia – spero in un futuro migliore per tutti noi, credo che dobbiamo riflettere ancora su quello che sta succedendo nel nostro Paese.

Per quanto, come più volte detto, viviamo in una situazione di estrema emergenza, un Governo come quello di Monti ha davvero le sembianze di un team di commissari. Mai nella storia, smentitemi se sbaglio, abbiamo avuto una quindicina di tecnocrati alla guida del nostro Paese. Intendiamoci, per quanto ami la politica, negli ultimi anni l’Italia è diventata un covo di burocrati ed arrivisti che, oggi più che mai, ha rafforzato quel potere di “casta” che ha incancrenito la vita pubblica della nostra Italia. Una ventata di aria totalmente nuova come quella che si accompagna al Governo Monti credo non possa fare peggio dello status quo ante.

Il problema però resta, e, paradossalmente, in futuro potrebbe anche esacerbarsi. Ci troviamo di fronte, nei fatti, ad una politica che è stata davvero esautorata del suo potere, o almeno del potere esecutivo che, per Costituzione, appartiene al governo democraticamente eletto.

Si torna a quanto scritto nel precedente post: la democrazia come la conosciamo oggi in Italia è morta? Non credo, o almeno spero che non lo sia. Per quanto pieno di Impresentabili, il Parlamento ancora esiste, il Presidente della Repubblica pure, le strutture dello Stato anche. Quel che manca, semmai, è la legittimazione di un governo che non è uscito dalle urne. Credo, e spero, che la situazione sia transitoria. Anzi, voglio essere sicuro che la situazione sia transitoria perché, per quanto si abbia davvero bisogno di tecnocrati e, ancora di più, si abbia bisogno di mettere un sacco di cose a posto, il rischio concreto sarebbe di trasformare l’Italia in quello che alcuni politologi hanno definito “regime liberale”, ovvero in una democrazia che si fa antidemocratica.

La democrazia rappresentativa si fonda sull’idea del volere popolare e quindi, per estensione, sull’idea di auto-governo della popolazione. Negli ultimi anni purtroppo la democrazia è stata lentamente, ma inesorabilmente, esautorata della rapprensentatività tenendo il soggetto – il popolo – lontano dalla gestione della res publica che, per converso, è stata preda di piccole élite ed oligarchie partitiche (pesudo-partitiche e parapartitiche) che ne hanno preso il controllo.

Il nuovo Governo dei tecnocrati, dunque, dovrà rispondere a due sfide e si reggerà su un sottile filo di lana. Da un lato dovrà affrontare la cogente situazione economica, dall’altro dovrà riscoprire quel lato della politica (positivo, io credo) che consiste nel FARE. Nel caso dovesse riuscirci, io credo, potrebbe essere davvero un toccasana per risvegliare le coscienze di un paese di dormienti (e disamorati… passatemi il termine) come il nostro.

Buon lavoro Presidente Monti. A te ed alla tua squadra. Fateci riscoprire il fascino intrinseco della πρᾶξις (prassi).

Siamo dannatamente fottuti?

http://www.youtube.com/watch?v=tTi1l6gdoQ0

Nel corso di questi ultimi mesi ho avuto modo di leggere, e soprattutto di parlare della situazione economica della nostra Italia e più in generale dell’economia occidentale con amici, colleghi… e con la mia coscienza.

Un uomo, qualche settimana fa, mi ha messo una pulce in un orecchio. La discussione nasceva attorno alla proposta del nostro governetto di inserire il pareggio di bilancio nella nostra bella Costituzione (a tal proposito si vedano anche i post precedenti). In particolare una frase del mio interlocutore mi ha scosso; questi mi ha chiesto: “Ma sei sicuro che il debito sia un male per definizione?”

Da quel momento in avanti, si è fatta largo in me la convinzione che il punto di vista ormai preponderante nei nostri governanti europei, secondo cui l’austerity è un must sempre e comunque, aveva in sé qualcosa di profondamente fuorviante. Sono arrivato alla conclusione che il momento economico che stiamo vivendo sia veramente eccezionale e che, data l’eccezionalità, le misure, le contromosse da mettere in campo dovessero essere parimenti eccezionali.

Oggi, sul Web (strumento questo sì davvero eccezionale), ho avuto la fortuna di imbattermi in questo articolo: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.com/2011/08/si-chiama-christina-romer-e-una.html e non nego di esserne rimasto piacevolmente folgorato.

Consiglio a tutti di leggerlo, con la dovuta attenzione.

Come ho già iniziato a fare in precedenti post, voglio dire ad alta voce che forse esiste una strada alternativa per uscire dal pantano in cui stiamo rischiando di affogare. Ascoltiamo quanti come Christina Romer hanno il coraggio di dire e di agire oculatamente e secondo le evidenze empiriche (lei dice addirittura scientifiche) della (scienza) economica. E agire qui non significa spaccare il capello in quattro per capire se tagliare 20 o 30 o tutte le province d’Italia. Agire significa mettere in campo strumenti, stimoli REALI che consentano a chi investe di essere incentivato a farlo, a chi lavora di farlo con profitto e con un reale ritorno di portafoglio e a chi ci governa di farlo perseguendo il vero interesse della Cosa Pubblica. Agire significa avere coraggio e non arrendersi allo status quo perché, come dice la Romer, il quadro di lungo periodo è decisamente lugubre.

Io non mi rassegno al silenzio, dovreste farlo anche voi. Mettiamoci la faccia (vade retro Brunetta), in fondo non abbiamo altro che da perdere da un’Italia governata in modo infame, da un’Europa ottusa e da un’America in bilico tra pressioni oscurantiste e la paura strisciante di non essere più il paese al centro del mondo.

Pareggio di Bilancio: il refrain di questa calda estate

Il nostro ministro dell’economia oggi ha detto:

[La scelta di inserire il pareggio di bilancio in Costituzione è] «una scelta che segna la fine di un’epoca nella quale l’Occidente poteva piazzare titoli ai valori che voleva». [Oggi viviamo in un’ epoca] «che costringe a scelte di maggior rigore: non puoi spendere più di quello che prendi soprattutto se con riluttanza prendono i tuoi titoli. È fondamentale che nella costituzionalizzazione del pareggio di bilancio ci sia un esplicito riferimento ai meccanismi europei, che sia definito da parte della Repubblica italiana il riconoscimento dei vincoli di bilancio che ci vengono dall’Europa. Non basta fare riferimento ai trattati dell’Unione europea, perché sono in evoluzione» (da Corriere.it).

Siamo veramente sicuri che il rigore (e soprattutto l’anticipo al 2013 del pareggio) sia davvero la strada maestra in quest’epoca in cui un paese come l’Italia ha prima di tutto un problema di crescita e di produttività?

Siamo sicuri che “perdere tempo” in un percorso ad ostacoli come una modifica costituzionale sia la soluzione più coerente quando in cui gli squali che sguazzano nei mercati ci chiedono risposte rapide e chiare?

Scusa – caro Keynes – se ti fanno rivoltare nella tomba.