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Europa. Periferia del mondo che conta?

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Come anticipato sabato, le elezioni greche sono andate secondo copione. Qualche difficoltà in più c’è stata alla riapertura dei mercati di lunedì, ma con i rialzi di ieri e di oggi, possiamo dire che un rimbalzino c’è stato. Ora, senza scendere nei dettagli, vi basti sapere che siamo comunque ben lungi dall’aver invertito il trend. La debolezza di Wally, sulla scorta delle parole di Bernanke, ed il muro a 13800 punti sul nostro listino, non danno molte speranze. Non è però di questo che voglio parlare.

Voglio soffermarmi sulla foto di cui sopra. Dopo averla vista e dopo aver letto i resoconti di un G20 più sotto tono del solito, mi è sorta una domanda. Dove sono i nostri leader? Dov’è l’Europa?

La risposta è tanto semplice quanto cruda. L’Europa è esattamente dove si vede in foto. E dove? E com’è messa?

Frammentata, ma soprattutto “alla periferia del mondo che conta”. Sarà un caso, forse, ma come potete vedere non ci sono leader europei in prima fila, alcuni addirittura non si vedono. Ripeto, sarà un caso, ma considerando quanto la politica mondiale “ci tenga alla forma”, il fatto che i nostri rappresentanti non siano uniti e non siano in alcun modo in primo piano, un po’ fa riflettere. Voi non pensate?

In effetti, Obama che disdice l’incontro con i vertici Ue, i BRICS che fanno la voce grossa, la Merkel che continua imperterrita nella sua campagna pro-rigore, Hollande che dice che gli Eurobond sono una cosa di là da venire, e infine il portavoce di Rehn che bolla come semplice palliativo la proposta di Monti di comprare i bond dei periferici tramite l’EFSF-ESM, sono tutti segnali di un’incapacità decisionale che si è fatta cronica e che colpisce, manco a dirlo, chi in questo momento avrebbe bisogno di una mano forte, cioè noi europei, tutti.

Se ormai l’Europa è relegata in un angolino di mondo, dunque, come possiamo tornare alla ribalta?
Ci vuole realpolitik e coraggio, ci vogliono interventi rapidi, in primis la tutela dei depositi a livello Ue ed una disciplina fiscale comune che non sia un mero fiscal compact quanto piuttosto un più ampio e complesso growth compact, ma soprattutto ci vuole una guida politica che batta il ritmo e imponga a tutti di remare dalla stessa parte. Siamo pronti ad accettare tutto questo? Se lo siamo, allora abbiamo già intrapreso la strada giusta per tornare ad essere parte integrante del nuovo scenario mondiale, se non lo siamo, allora lasciamo ogni speranza e velleità, che è meglio.

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In bocca al lupo Governatore!

Si apre l’era di Marione alla BCE. Non un’era fortunata, almeno per ora, e non certo per colpa sua.

Tra Eurobond, EFSF, controllo dell’inflazione e incentivi alla crescita, ma soprattutto “unione economica”, le sfide del delfino di Ciampi non sono certo facili.

Gli auguro le migliori fortune, in fondo non mi sembra peggio di tanti altri che calcano senza meriti i palcoscenici della politica dei nostri giorni, ed in fondo ne va anche del mio futuro in quanto cittadino italiano (ed europeo).

Guardando a casa nostra, non siamo ancora riusciti a trovare il successore, e non c’è bisogno di ricordarne i motivi. Pare che domani il dominus di Arcore si pronunci.

Spero, sinceramente, che chiunque assuma lo scranno che fu di Marione lo faccia con la stessa dedizione ed impegno, senza farsi tirare per la giacchetta dalla nostra classe politica, che per gran parte non sa neanche cosa sia e rappresenti la Banca d’Italia.

Insomma, in bocca al lupo Governatore, e ricorda che bisogna vincerle le sfide di cui sopra, non basta partecipare. Partecipare in questo caso è peggio che perdere.

Una proposta tangibile

Non sono in grado di valutare la bontà di una proposta del genere, non sono abbastanza ferrato, ma è la prima proposta concreta che vedo scritta nero su bianco e dettagliatamente su uno dei principali giornali nazionali.

Vediamo se qualcuno gliela fa leggere ai miei amici Sarkò e Merkel (c’è anche la versione in inglese, non avete scuse… oh, no, caspita, uno è francese, l’altra tedesca… va bè, sarà per la prossima volta).

http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-08-22/eurounionbond-nuova-europa-201300.shtml?uuid=AapbbDyD

L’Europa del Terzo Millennio

Oggi a Parigi si sono incontrati i capi di stato dei due più pesanti (ed importanti) paesi d’Europa, la Merkel e Sarkò. Un vertice necessario, quanto mai atteso, ma che alla fine si è rivelato il solito buco nell’acqua. Si è parlato di debito sovrano, di politica economica comune, di eurobond (da non fare…?!?), di riforme, ma – come al solito – non si è affrontato IL problema.

Come ben sanno i vecchi biciclettai, quando la camera d’aria è bucata, prima si trova il buco, poi se ne puliscono i bordi, poi si applica il mastice e solo alla fine si mette la toppa… e come dicono loro – che tante camere d’aria hanno aggiustato – una toppa ben messa fa tornare nuova una camera d’aria che altrimenti sarebbe stata da buttare.

Ebbene, Germania e Francia, a parer mio, una volta accortisi del buco, hanno spalmato un po’ di mastice con le dita ed hanno messo una pecetta… non credo che reggerà per molto… probabilmente alla prima buca saremo punto e a capo.

Uscendo dalla metafora, il vero problema (il vero buco) è la politica europea.

Diavolo, possibile che il fallimento del trattato di Lisbona, l’allargamento frettoloso, l’impasse del sistema delle presidenze a turno, la pachidermica lentezza di un’Europa che dovrebbe correre come un cavallo per stare al passo di questa turbo-economia, non abbiano insegnato niente? Possibile che lo straordinario successo della moneta Euro sia già dimenticato? Possibile che non ci sia statista oggi nella nostra Europa in grado di dare una svolta, di accorgersi che gli oneri (debiti) sono di tutti e ugualmente lo sono gli onori (la crescita, il benessere, la coesione sociale)? Possibile che nessuno riconosca che oggi il mercato deve essere chiamato con la lettera maiuscola, come fosse un nome proprio di persona?

Qualche settimana fa, un grande uomo sebbene con una visione dell’Europa ben distante dalla mia, mi ha fatto una domanda a cui non sono riuscito a dare la risposta che avrei voluto. Mi ha chiesto: “Sei sicuro che gli italiani saranno mai disposti a farsi guidare da un presidente tedesco?”

Signori, la vera Europa ci potrà essere solo quando potremo dare con coscienza una risposta affermativa a questa domanda.

Fino ad allora l’Europa non sarà altro che una grande penisola ad ovest del continente asiatico, come vediamo nelle cartine geografiche.