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La soluzione

altan repubblica

 

La soluzione? Semplice. Diventiamo una colonia.

Togliamoci il pensiero, togliamoci il problema. Facciamoci governare da qualcun altro. L’Italia e gli italiani sono incapaci di governarsi.

Ad una classe politica incapace di rinnovarsi, cristallizzata nei propri palazzi e indisponibile al compromesso laddove dovesse essere sfavorevole a se stessa, si contrappone la grande novità M5S che, ahimé, giorno dopo giorno, si sgonfia, non rendendosi conto che la politica è prima di tutto “governo della società”. Esatto. Governo. Senza governo non si sta, senza governo viene meno uno dei 3 poteri dello Stato, senza governo viene meno l’equilibrio e la possibilità di passare da tesi e antitesi a qualsivoglia forma di sintesi.

In puro stile italico, nel tentativo – vano, io credo – di salvare capra e cavoli, Re Giorgio nei giorni di Pasqua sforna 10 saggi, summa di commissioni e di non so ché che sanno tanto di Coalition of the Willing. No, via, non ci siamo. Mi tocca dare ragione ad Alfano. No, via, siamo al contrappasso! Aiutatemi!

E poi tutto questo per cosa? Per guadagnare 10 o 15 giorni ed arrivare alla scadenza naturale di una monarchia che non ha né primi né secondi geniti cui passare la corona. Sì, 15 giorni prima di andare a scannarci in Parlamento divisi come saremo in una votazione in cui servono i 2/3 dei voti per eleggere una qualsiasi figura.

No, via. Stasera sono sfiduciato. Lasciamo i nostri politici a baloccarsi coi loro bizantinismi, lasciamo che i neoarrivati ci conducano allo scioglimento delle Camere prima ancora che abbiano percepito il primo stipendio (decurtato del 75%, sia chiaro, loro ci tengono!) e poi portiamo direttamente le chiavi del Quirinale e di Palazzo Chigi a Bruxelles. Se non altro, saremmo innovativi. Saremmo i primi nell’Eurozona a rinunciare alla nostra sovranità. Credo che non potremmo che guadagnarci, in fondo il nostro futuro è già ipotecato col fiscal compact. Che altro abbiamo da perdere? Mica vi farà schifo fare a meno di qualche poltrona, eh?

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Parole Parole Parole

Parole parole parole, soltanto parole…

Così potremmo riassumere la giornata.

Un’ennesima occasione mancata o qualcosa di nuovo sotto il sole?

Partiamo con ordine. Partiamo dalle parole e dai fatti che ne sono seguiti.

Alle 13.45 viene pubblicata la decisione della BCE di non modificare i tassi, alle 14.30 parla Draghi… Ed i mercati non la prendono molto bene, per usare un eufemismo.

Perché tutto ciò? Cosa ha detto e cosa NON ha detto quel Mario? Cosa si aspettava il mercato?

Come ho detto, partiamo dalle parole. Draghi ha rinnovato la minaccia. L’Euro è irreversibile e la BCE farà whatever it takes. “Farà”… “whatever”… verbi al futuro, termini generici… Tutto ciò non piace agli operatori del mercato che, senza pensarci neppure troppo su, vendono e vendono e ancora vendono tonnellate di asset denominati in Euro. Da lì il crollo. Crollano le borse e crolla la moneta (e questo forse per l’asfittica economia italiana proprio male non è, ma questa è un’altra parte della storia).

Ora, lungi da me un’analisi filologica o un’interpretazione oracolare delle parole del Governatore, ma è un fatto che abbiamo assistito al più classico caso di sell on news, perché in effetti la news, la notizia, è una non-notizia. Quanto ci ha detto oggi Draghi già lo sapevamo, o forse no? Certo, sapevamo che nel board della BCE è maggioritaria ormai la voce (ed il voto) di coloro che intendono intervenire, sappiamo che solo la Bundesbank non vuole riattivare gli strumenti non convenzionali atti al raffreddamento degli spread, quel che però non sapevamo è che Draghi lasciasse campo libero agli assalti della speculazione estiva che, com’è noto, ha ampi margini di manovra quando c’è volatilità e bassi volumi, come accade generalmente in agosto.

Perché allora tutto ciò? Perché prestare il fianco ad una sempre più probabile fuga di capitali dalla Vecchia Europa? Ecco, io credo che Draghi abbia voluto dare un segnale forte alla politica europea. Solo a Bruxelles si possono decidere le sorti del continente. Solo a Bruxelles è possibile emendare lo statuto del nascente meccanismo europeo di stabilità (ESM), in modo che questo soggetto possa, con un’eventuale licenza bancaria, intervenire attivamente sui mercati secondari e finanziarsi presso la BCE, come fanno le normali banche. Solo una cessione di sovranità a Bruxelles potrà scongiurare il ripetersi di scelte di politica economica scelerate come quelle che abbiamo visto in Grecia, in Spagna e perché no in Italia.

Insomma, valutare le parole parole parole (soltanto parole…) di Draghi di oggi, non è facile, ma voglio essere ottimista. Voglio pensare che non tutto il male venga per nuocere e che, anzi, Draghi volesse proprio sfruttare un’accelerazione netta e cattiva al ribasso dei mercati per far capire ai politici che il cerino in mano ce l’hanno pur sempre loro.

Sarà davvero così? Non lo so, ma non vedo perché non sperarci, in fondo, non ci sono alternative… Se non le funi del cielo…

David, what game are you playing?

Mentre sto scrivendo a Bruxelles si sta decidendo il futuro dell’Europa.

Non m’interessa la cronaca giornalistica, a quella ci pensano le testate italiane che, in molti casi, non hanno neanche colto il senso della discussione. Forse perché in Europa si parlano lingue diverse dall’italiano? No, già, esistono i traduttori, che cattivo che sono!

Lasciamo stare la polemica e guardiamo in faccia la realtà. In questi giorni, finalmente, David Cameron – primo ministro inglese per chi non lo sapesse – ha finalmente scoperto le carte, o forse dovremmo dire: ha fatto la prima mossa, visto che ha esplicitamente dichiarato di andare a giocare a scacchi in una partita in cui si trova di fronte 26 avversari.

Nella migliore tradizione della Sagra degli Impresentabili, quindi, ecco che lo storico euro-scettico primo ministro inglese scala la nostra personale classifica, e, badate bene, qui non stiamo parlando di un ministretto italian style!

Il vertice dunque parte davvero zoppo. Invece di mettersi intorno ad un tavolo per risolvere i problemi tra amici o se preferite colleghi della grande azienda che si chiama Ue, ecco comparire le fazioni, come ci hanno più volte fatto vedere il duo Sarkò-Merkelona.

Possibile che ancora dopo tutto quello che abbiamo visto in questi mesi, non si riesca a capire quale sia il bene supremo? Possibile non si capisca che oggi più di ieri il destino dell’Europa sia superiore alla coltivazione degli ormai miseri orticelli di ciascuno dei 27 paesi dell’Eurozona?

Se queste sono le premesse, stanotte, al solito non decideremo niente e, al solito, le pressioni centrifughe non potranno che avere il sopravvento e non potranno che portare al dissolvimento di quel grande ed ambizioso progetto che è l’Europa e che, volenti o nolenti, è anche l’unica possibilità di sopravvivenza per ciascuno dei paesi che ne fanno parte.

A questo punto devo davvero ripensare le fondamenta sulle quali si basa il mio ottimismo europeista. C’è poco da fare, i nostri governanti europei sono ottusi. Punto. Di gente come Monti, Prodi, Ciampi, ma anche Van Rompuy e Kohl ce n’è troppo poca. In Europa domina il vecchio adagio di voltaireana memoria il faut cultiver notre jardin e se così è non stupiamoci se tra 20 o 30 anni saremo considerati poco più che quella che abbiamo definito “grande penisola ad ovest del continente asiatico”.

Per dovere di cronaca, e per aiutare ciascuno di voi che guarda i telegiornali, vi riepilogo il dispiegamento di forze in campo:

Cameron – Gran Bretagna – intende mantenere il mercato unico Ue, ma non intende entrare nell’Euro e contestualmente vuole un salvacondotto per la City da cui, ormai è chiaro, partono buona parte degli attacchi al debito sovrano dei paesi dell’Europa continentale. Sembra quindi disposto ad una modifica dei trattati Ue, ma solo se “gli interessi della corona britannica” fossero salvaguardati, in caso contrario, sarebbe pronto a far saltare il tavolo per quanto sappia, però, che è impossibile avere la botte piena e la moglie ubriaca… David, se hai orecchie per intendere…

Merkel – Germania – intende estendere i vincoli di bilancio alle costituzioni di tutti i paesi; solo in questo modo, secondo lei, sarebbe possibile salvare la moneta unica anche senza prevedere modifiche ai trattati oggi in essere. Il suo ragionamento si basa sull’idea che la Germania – la virtuosa – sarebbe disposta a staccare più corposi assegni al EFSF e far sì che la BCE diventasse un LOLR (lender of last resort) soltanto se tutti – i viziosi – si dimostrassero disposti a risanare i loro conti… Angela, attenta, se tu sei così virtuosa è anche perché gli altri sono così viziosi, se hai orecchie per intendere…

Sarkosy – Francia – intende spaccare l’euro. Non vede spiragli nell’attuale situazione e sa che la prossima a cadere sarà la Francia nel caso in cui non si cambiassero i rapporti di forza con vere modifiche ai trattati. In quest’ottica, i malpensanti, come me, ritengono che voglia comunque smettere di ragionare in ottica di 27 ed addirittura anche di 17. Sembra tenere il piede in due staffe col solo obiettivo di recuperare la perduta grandeur transalpina. Nicolas, attento, tu hai i piedi di argilla, se hai orecchie per intendere…

Gli altri. Escludendo chi non può parlare perché già commissariato (i PIIGS più il Belgio), al solito, si allineeranno al vincitore.

Che tristezza. Com’è accaduto più volte in almeno tre millenni di storia, più che di Europa unita dobbiamo parlare di “teatro di guerra”. Non ci resta che sperare di non diventare anche terreno di conquista.

Se Atene piange…

…Sicuramente Bruxelles non ride.

Con i bond greci a 2 anni che superano il 95% di rendimento, è ormai chiaro che la Grecia è alle soglie del default. Ditemi voi se esiste ancora oggi un business che possa permettere di ripagare ogni anno il doppio di quanto investito; è come se voi andaste dalla vostra banca, vi faceste prestare denaro per un’attività e questa vi chiedesse di ripagare ogni anno interessi pari, tutto sommato, all’importo erogato… Dovreste avere un pollaio pieno di galline dalle uova d’oro per onorare il vostro debito.

Questa è la situazione, è inutile nascondersi dietro ad un dito, un haircut del 50% del debito è uno specchietto per le allodole. La Grecia fallirà e, se saremo onesti con il mezzo miliardo di cittadini europei, dovrà uscire dall’Euro. E se non agirà Bruxelles, ci penseranno i cittadini greci stessi che, già vessati da piani di austerity impossibili da sopportare, voteranno contro il piano di aiuti UE al referendum indetto dal Governo Papandreou.

Ma che pensavamo? Via, sù, i nodi prima o poi vengono al pettine. Se la Merkel ragiona da tedesca, Sarkò da francese, Berlusconi da… da… non lo so, Papandreou ragiona da greco, da politico greco, e se Atene brucia non vuol esser certo lui a farsi trovare col cerino in mano, tanto meglio allora dare colpa alle masse, e restituire loro la dracma…. Anzi, una mazzetta di dracme visto che quando torneranno a quella moneta, le banconote varranno meno della carta da parati!

Come ne usciamo da questa situazione? Ne dobbiamo uscire. Ormai esistono solo due strade, ed entrambe sono a senso unico. Abbandoniamo (tutti) l’Euro e diciamo al mondo che l’Europa è morta, e che siamo ormai la reliquia di un (lontano) passato glorioso oppure ci rendiamo conto, TUTTI, che siamo così interconnessi da dover ragionare con una testa, che la nostra nazione dovrà essere l’Europa, e che non c’è più spazio per l’incompetenza e la faciloneria.

Entrambe le strade comportano lacrime e sangue. Non esiste crisi economica nella storia che si sia conclusa a tarallucci e vino. Mettiamocelo bene in testa.

Nelle mani del Nano italico

Il Presidente del Consiglio porta la lettera d’intenti alla UE… ci sarebbe tanto da dire, ma in fondo aspettiamo l’esito dell’analisi della Commissione. Una cosa, però, è certa, con la scusa dell’austerity i diritti dei lavoratori saranno quantomeno ridotti…

Speriamo per il bene di tutti che dietro a questa copertina ci sia qualcos’altro di buono, anche se sinceramente dubito…