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Soldi soldi soldi…

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… Tanti soldi…

Che settimana gente! Forse la più importante dell’anno. Gli esiti delle decisioni di questo scorcio fresco d’estate sono quanto mai incerti, ma pare che in questa settimana il mondo occidentale si sia in qualche modo svegliato.

La settimana scorsa Draghi che rilancia il piano di acquisto dei titoli di stato dei periferici open ended (senza una scadenza prefissata), poi la Corte tedesca che legittima il fondo Salva-Stati europeo, l’ESM, consentendo alla Germania di investire fino ad oltre 100 miliardi (se non sbaglio…), poi le elezioni olandesi che rilanciano i partiti europeisti ed infine oggi è tornato alla carica Helicopter Ben con il QE3 (anche questo open ended per non farci mancare nulla).

Ecco, se le notizie che vengono dall’Europa sono inequivocabilmente positive e vanno nella direzione coraggiosa degli Stati Uniti d’Europa, la mossa di Bernanke è secondo me quantomeno ambigua, ma è un fatto fondamentale di cui prendere atto.

Si badi bene, la ventata di ottimismo che nel breve-medio periodo porterà con sé tale mossa potrebbe essere tanto potente da restaurare un minimo di fiducia nell’economia americana prima e mondiale poi, ma non sono affatto sicuro che sia questo IL giusto modo di affrontare questo tipo di crisi. E Bernanke questo lo sa. E lo ha pure detto.

Aggiungere debito a debito senza un piano di sviluppo vero non consentirà di per sé di far ripartire l’economia reale (a tal proposito… la vignetta di cui sopra è meravigliosa!) tanto più se il fiume di denaro che s’immette nell’economia non fluisce verso coloro che ne hanno davvero bisogno.

Insomma, ho una paura matta che tutta quest’ondata di sghèi sarà assorbita da quella spugna gigante che è Wall Street e non arriverà mai sulle strade, all’uomo comune, dove veramente ce ne sarebbe bisogno.

Certo, gli andamenti dei mercati dovrebbero essere “a pioggia” benefici anche per l’economia reale, ma è un po’ come se rimaneste fermi in strada senza benzina alla vostra auto e voleste ripartire rovesciando una tanica di carburante da sopra il tettuccio. Qualche goccia entrerà pure nel serbatoio (sempre che sia aperto…), ma quanta strada riuscireste a percorrere?

Gli americani ricchi, o che almeno quelli che proprio male non stanno, cercheranno di accaparrarsi questo denaro comprando stocks (azioni), come fanno di solito in questi casi, ed in parte riusciranno a riempirsi le tasche con gli indici che probabilmente cresceranno ancora, ma quanti di costoro “investiranno” nel senso reale del termine e quanti di costoro invece semplicemente “speculeranno”?

Bah, per una volta, consoliamoci con le notizie che vengono dalla cara Vecchia Europa e godiamoci da spettatori interessati il teatrino delle primarie del PD, che in questi giorni entra nel vivo delle “cose di casa nostra”.

Siamo più italiani di quanto credessimo?

… L’italiano medio crede nell’Italia?

Mi prenderete per folle eppure i dati pubblicati in questi giorni da Adusbef e basati su rilevazioni di Banca d’Italia fanno quantomeno riflettere.

Stiamo parlando dei volumi e dell’andamento dei rendimenti dei titoli di stato italiani, ma soprattutto stiamo parlando di quegli italiani che comprano e scommettono sull'”Azienda Italia”. Quel che emerge con chiarezza dagli ultimi 8 mesi di rilevazioni è che l’italiano medio ha avuto meno paura dello straniero medio ed ha fatto man bassa di titoli di stato comprandone molti di più di quanti in effetti siano stati venduti dai creditori esteri.

A fronte di un rendimento a tratti veramente preoccupante, si vedano in particolare le medie di novembre e dicembre, a differenza di quanto avremmo potuto pensare e di quanto ci propinassero i giornali, gli investitori privati italiani hanno tirato fuori il coraggio e l’orgoglio e hanno fatto incetta di titoli di debito statali.


Per la prima volta da molti anni a questa parte, oltre il 50% del debito in titoli di stato sul mercato (debito che ammonta a circa 1.600 mld/€) è in mano ad investitori italiani. Se si considera che fino ad un anno fa gli investitori esteri controllavano il 52% del nostro debito, non si può non definire un successo quanto sta avvenendo in questi ultimi mesi.

Insomma, siamo i primi azionisti di noi stessi!

Ora, ci sonodue facce di una medaglia, è bene ricordarlo. La faccia negativa è che se gli stranieri negli ultimi 6 mesi si sono liberati di oltre 57 miliardi di titoli italiani è un segno di forte sfiducia nel nostro Paese. Non siamo considerati affidabili e per questo molti stranieri hanno preferito dirottare i loro risparmi verso lidi più sicuri. Questo è forse l’ostacolo più difficile da superare: riconquistare la fiducia nei nostri confronti. Ben vengano dunque i viaggi all’estero del nostro Presidente del Consiglio!

La faccia positiva, invece, riguarda l’orgoglio nazionale; è un fatto, ed i numeri ne danno prova, che a fronte di una forte difficoltà gli italiani che hanno potuto permetterselo, si sono impegnati in difesa dell’Italia stessa. Per carità, rendimenti come quelli che si sono visti nell’ultima parte del 2011 facevano obiettivamente gola, tanto più se riconosciuti da uno degli 8 o 9 paesi più industrializzati al mondo, ma è innegabile che gli italiani, oltre che popolo di risparmiatori, si sono dimostrati “popolo di italiani” ed hanno “comprato italiano”. Non si tratta di un semplice giro di parole o di una captatio benevolentiae nei confronti dei miei concittadini, sia ben chiaro.

Perdonatemi anche se ho scritto troppe volte la parola ‘italiano’, ma un minimo di spirito nazionale e patriottico quando ci dimostriamo più uniti di quanto non appare nei media mi rende sinceramente orgoglioso… Sì… Orgoglioso di essere italiano!

In riferimento a qualche post fa… Impariamo dai giapponesi! Siamo sulla buona strada!

Smaltimento rifiuti

La mossa di Super Mario Draghi di queste ore è quantomeno ambivalente (per quanto, per adesso, i mercati europei l’abbiano festeggiata con un certo entusiasmo). Quel che il governatore della BCE farà a partire da domani è mettere a disposizione una quantità illimitata di liquidità (a tassi attorno all’1%) con scadenza triennale per gli istituti di credito che fanno parte dell’Europa “con l’euro” (i 17, per intenderci) a fronte dell’emissione da parte degli stessi istituti, che ne facciano richiesta, di titoli di stato garantiti dallo stato come collaterale alla concessione del prestito.

In perfetto stile Super Mario, il governatore dà un colpo al cerchio ed un colpo alla botte. Analizziamo la mossa nel dettaglio.

La premessa a tutto il ragionamento sta ancora sulle spalle della Merkelona che, ancora oggi, non vuole che la BCE (ECB in inglese, come nella figura) si faccia prestatore di ultima istanza e che i paesi PIIGS (e non solo…) rimettano a posto i loro disavanzi ed i loro debiti mediante una severa disciplina fiscale. Questo può essere considerato pacifico e, perché no, sacrosanto, il problema è che la situazione pare ormai troppo deteriorata e, presumibilmente, i paesi in difficoltà senza l’appoggio di una mano davvero pesante e forte pare non possano resistere alle pressioni di un mercato così cinico e finire a gambe all’aria.

La mossa di Draghi, quindi, sta proprio nell’ambivalenza di dover dare un contentino ai tedeschi, da un lato, e dall’altro dare una mano (forte) ai PIIGS. Come? Presto detto. Draghi dice: “Io non posso cominciare a comprare a man bassa titoli di stato sul mercato perché la Germania non vuole che immetta nel sistema nuova moneta dunque utilizzo questo escamotage: faccio in modo che le banche – che devono fare da motore della ripresa – abbiano capitali (che al momento non hanno disponibili e svincolabili perché devono iscrivere a bilancio forti minusvalenze sui titoli del debito pubblico) con un prestito illimitato che fornisco io a tassi vantaggiosi concedendo loro di emettere bond garantiti prendendomi in carico questi titoli come collaterale (garanzia) del prestito di cui sopra”.

Intelligente mossa, caro Mario, ma c’è un problema. Supponiamo di dover affrontare il problema della spazzatura a Napoli. Abbiamo un surplus enorme di spazzatura, come si risolve il problema? Si può ripristinare una situazione decente solo se ci muoviamo in due direzioni, da un lato, smaltiamo l’eccedenza con discariche nuove e termovalorizzazione e dall’altra insegnamo alla gente a fare la raccolta differenziata. Ecco, al momento, Draghi si sta occupando di smaltire l’eccedenza, ma siamo sicuri che parallelamente stia insegnando ai cittadini ad attuare una sana politica di raccolta differenziata? Non è che se questi si accorgono che c’è qualcuno che smaltisce la loro sporcizia siano incentivati a fregarsene e continuare con le malsane e menefreghistiche abitudini? Ecco, provate a sostituire la parola ‘cittadino’ con la parola ‘banca’ e magari riuscirete a capire la metafora.

Badate bene, vedo di buon occhio la scelta di Super Mario, ma attenzione la moral suasion spesso non basta a cambiare le cattive pratiche economiche! Quel che dovresti fare, secondo me, caro Mario, è controllare che le banche, cui tu presti denaro, impieghino davvero sul mercato la liquidità che tu concedi loro, o meglio ancora nelle imprese e nello sviluppo. Forse non è esattamente il tuo mandato, ma tu sei un super-uomo e potresti iniziare a fare la voce grossa, in fondo, in questo periodo la fanno tutti!

Solo così, io credo, si potrà da una parte affrontare l’emergenza e dall’altra lavorare davvero ad una crescita più sicura e sostenibile.

Ipse dixit… e 2…

Saranno come al solito i posteri a ricordarsi delle sparate vergognose del nostro Presidente del Consiglio, ma quanto detto in queste ore ha già oggi dell’inverosimile.

A fronte di un’asta Btp con rendimenti da junk bond, il Nano italico ha detto, riguardo all’euro: «Non ha convinto nessuno, è una moneta strana, non c’è una banca di riferimento e non ha un governo unitario l’economia. È un fenomeno mai visto, ecco perché c’è un attacco della speculazione e risulta problematico collocare i titoli del debito pubblico».

Quando ho letto questa dichiarazione mi è venuta la pelle d’oca, e non sto scherzando. Ma è vera? Possibile che l’abbia detta? Eppure è tutto vero…dev’esserlo, altrimenti in puro stile Silvio “Rigirafrittate” Berlusconi non avrebbe detto poco più di un’ora dopo: “È una polemica pretestuosa, l’euro è la nostra bandiera.[…] Come al solito, si cerca di alzare pretestuose polemiche su una mia frase interpretata in maniera maliziosa e distorta. L’euro è la nostra moneta, la nostra bandiera. È proprio per difendere l’euro dall’attacco speculativo che l’Italia sta facendo pesanti sacrifici. Il problema dell’euro – aggiunge – è che è l’unica moneta al mondo senza un governo comune, senza uno Stato, senza una banca di ultima istanza. Per queste ragioni è una moneta che può essere oggetto di attacchi speculativi”.

Ecco, va preso atto che qualcosa di quest’ultima dichiarazione è considivisibile, almeno in parte, ma ormai, caro Presidente, la frittata l’hai fatta, girata e cotta a puntino. Ancora una volta mi vergogno di te!

Riposati, vai a casa. Lasciaci stare. Ci hai rotto.