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Siamo più italiani di quanto credessimo?

… L’italiano medio crede nell’Italia?

Mi prenderete per folle eppure i dati pubblicati in questi giorni da Adusbef e basati su rilevazioni di Banca d’Italia fanno quantomeno riflettere.

Stiamo parlando dei volumi e dell’andamento dei rendimenti dei titoli di stato italiani, ma soprattutto stiamo parlando di quegli italiani che comprano e scommettono sull'”Azienda Italia”. Quel che emerge con chiarezza dagli ultimi 8 mesi di rilevazioni è che l’italiano medio ha avuto meno paura dello straniero medio ed ha fatto man bassa di titoli di stato comprandone molti di più di quanti in effetti siano stati venduti dai creditori esteri.

A fronte di un rendimento a tratti veramente preoccupante, si vedano in particolare le medie di novembre e dicembre, a differenza di quanto avremmo potuto pensare e di quanto ci propinassero i giornali, gli investitori privati italiani hanno tirato fuori il coraggio e l’orgoglio e hanno fatto incetta di titoli di debito statali.


Per la prima volta da molti anni a questa parte, oltre il 50% del debito in titoli di stato sul mercato (debito che ammonta a circa 1.600 mld/€) è in mano ad investitori italiani. Se si considera che fino ad un anno fa gli investitori esteri controllavano il 52% del nostro debito, non si può non definire un successo quanto sta avvenendo in questi ultimi mesi.

Insomma, siamo i primi azionisti di noi stessi!

Ora, ci sonodue facce di una medaglia, è bene ricordarlo. La faccia negativa è che se gli stranieri negli ultimi 6 mesi si sono liberati di oltre 57 miliardi di titoli italiani è un segno di forte sfiducia nel nostro Paese. Non siamo considerati affidabili e per questo molti stranieri hanno preferito dirottare i loro risparmi verso lidi più sicuri. Questo è forse l’ostacolo più difficile da superare: riconquistare la fiducia nei nostri confronti. Ben vengano dunque i viaggi all’estero del nostro Presidente del Consiglio!

La faccia positiva, invece, riguarda l’orgoglio nazionale; è un fatto, ed i numeri ne danno prova, che a fronte di una forte difficoltà gli italiani che hanno potuto permetterselo, si sono impegnati in difesa dell’Italia stessa. Per carità, rendimenti come quelli che si sono visti nell’ultima parte del 2011 facevano obiettivamente gola, tanto più se riconosciuti da uno degli 8 o 9 paesi più industrializzati al mondo, ma è innegabile che gli italiani, oltre che popolo di risparmiatori, si sono dimostrati “popolo di italiani” ed hanno “comprato italiano”. Non si tratta di un semplice giro di parole o di una captatio benevolentiae nei confronti dei miei concittadini, sia ben chiaro.

Perdonatemi anche se ho scritto troppe volte la parola ‘italiano’, ma un minimo di spirito nazionale e patriottico quando ci dimostriamo più uniti di quanto non appare nei media mi rende sinceramente orgoglioso… Sì… Orgoglioso di essere italiano!

In riferimento a qualche post fa… Impariamo dai giapponesi! Siamo sulla buona strada!

La strana querelle delle ricapitalizzazioni bancarie

C’è qualcosa che non riesco proprio a capire in queste concitate settimane di discussione attorno alla necessità di capitale delle banche italiane e riguarda proprio il nocciolo della questione. Insomma, le banche italiane hanno o no bisogno di capitale?

Lasciamo stare per un attimo le pressione dell’Autorità di Vigilanza Europea (la solita EBA), che – volenti o nolenti – è un organo di emanazione politica nominato dal Parlamento Europeo e concentriamoci sul problema generale.

Che cosa deve fare una banca nei sistemi economici moderni? Deve prestare denaro. I ricavi di questa “industria del credito” infatti vengono da interessi e commissioni sui prestiti concessi alla clientela, persone fisiche o aziende che siano. Per fare questo “prodotto”, la banca deve farsi prestare la materia prima da chi la produce (la BCE, se si parla di euro, per esempio) o dai cittadini e deve impiegarla affidandola alla clientela previa un’attenta analisi del soggetto cui si va a concedere il credito il quale dovrà essere in grado di restituirlo maggiorato di interessi e commissioni coi tempi e coi modi accordati dall’istituto erogante. Tutto qui, nient’altro.

Vero è che la banca deve avere una scialuppa di salvataggio a fronte di eventi improvvisi, ed è per questo che le viene richiesto di accantonare una certa quota di capitale a patrimonio per poter far fronte ad improvvise crisi di liquidità, ecc.

Se la situazione è questa e ammesso che l’EBA abbia misurato tutte le banche (almeno le italiane…) col solito metro, com’è possibile che Unicredit abbia scelto la perigliosa via di chiedere un aumento di capitale monstre al mercato e le altre tre banche cui viene richiesto un’adeguamento patrimoniale – MPS, UBI e BPM – se la possano cavare con semplici espedienti di vernissage, rivedendo alcune voci di bilancio e prevedendo dismissioni di asset. Mmmhhhh… qui gatta ci cova.

Delle due l’una. O Unicredit era veramente alla canna del gas, come si dice da queste parti, ma non lo credo vista la coraggiosa scelta di svalutare gli avviamenti nel 3° trimestre e la scelta di non accelerare su dismissioni colossali e peraltro già previste, come quella di Pioneer oppure sono le altre banche che, vista la rischiosità dell’ormai riuscita (per quanto affatto scontata!) operazione di aumento di capitale di Unicredit, si stanno prostituendo in Banca d’Italia per non dover ricorrere al mercato.

Personalmente propendo per la seconda e, visto che il colosso i suoi rischi se li è già presi, credo che la Banca d’Italia non dovrebbe essere tanto tenera con le tre di cui sopra… e se non sarà il mercato… credo che sarà lo Stato a ricapitalizzare almeno una di esse…

Potrebbe entrare la politica di mezzo… è vero… ma questo discorso ci porterebbe moooolto lontano.

Attendiamo e vediamo, sperando nel minor male…

The Quest of two Mario

Mario & Mario. Mario al quadrato.

Mario è il nome dell’anno, c’è poco da fare. Mario è il nome che s’invoca oggi in Italia.

Da un lato, Mario Draghi, il Presidente della BCE, che viene tirato per la giacchetta perché l’istituzione da lui guidata diventi the lender of last resort d’Europa; in barba ai trattati ed in barba a molti tedeschi che sbuffano di fronte ai PIIGS.

Dall’altro, Mario Monti, che è stato appena nominato senatore a vita e che, ormai pare candidato in pectore alla guida di quel governo tecnico che si fa sempre più probabile.

Del primo abbiamo già ampiamente parlato e non pare, almeno per adesso, che intenda cominciare a stampare carta moneta come il suo omologo americano (vi ricordate di Helicopter Ben?), in ragione anche delle ultime analisi di Bankitalia e di Fitch.

Del secondo qualcosa possiamo dire. Senza dubbio è una personalità di spicco del quadro economico e politico europeo; è un tecnico, un tecnocrate, e questo depone a suo vantaggio, e pare godere di una grande fiducia da parte di Napolitano, che lo ha nominato in fretta e furia senatore a vita, quasi come se volesse far accettare a tutte le componenti del Parlamento che è lui il civile servitore della patria in questo momento così difficile.

Dopo che i mercati – specie londinesi – ci hanno per l’ennesima volta impallinato e dopo che Mr Doom ha profetizzato il taglio di capelli anche per noi, sul Ft ci si rivolge a Draghi dicendo: “it’s time to fire the silver bullet, Mr Draghi” .

Io mi rivolgo a lei, Mr Monti: “Trasformati in…

… e lanciati nel salvataggio della Principessa Italia!”

In bocca al lupo Governatore!

Si apre l’era di Marione alla BCE. Non un’era fortunata, almeno per ora, e non certo per colpa sua.

Tra Eurobond, EFSF, controllo dell’inflazione e incentivi alla crescita, ma soprattutto “unione economica”, le sfide del delfino di Ciampi non sono certo facili.

Gli auguro le migliori fortune, in fondo non mi sembra peggio di tanti altri che calcano senza meriti i palcoscenici della politica dei nostri giorni, ed in fondo ne va anche del mio futuro in quanto cittadino italiano (ed europeo).

Guardando a casa nostra, non siamo ancora riusciti a trovare il successore, e non c’è bisogno di ricordarne i motivi. Pare che domani il dominus di Arcore si pronunci.

Spero, sinceramente, che chiunque assuma lo scranno che fu di Marione lo faccia con la stessa dedizione ed impegno, senza farsi tirare per la giacchetta dalla nostra classe politica, che per gran parte non sa neanche cosa sia e rappresenti la Banca d’Italia.

Insomma, in bocca al lupo Governatore, e ricorda che bisogna vincerle le sfide di cui sopra, non basta partecipare. Partecipare in questo caso è peggio che perdere.

In balia della corrente

Chi dopo di lui?

Ennesimo esempio della pochezza della politica italiana.
Dopo Antonio Fazio, e le sue connivenze coi “furbetti”, abbiamo avuto uno dei pochi orgogli nazionali: Marione Draghi.

E dopo?

Ebbene, siamo di nuovo in panne.
Il Presidente del Consiglio, che “deve” eleggere il nuovo Governatore, vuole Saccomanni, anche se non ne è convintissimo non essendo un “suo” candidato, il Ministro dell’Economia, con la Lega, vuole Grilli (per la verità la Lega vorrebbe un uomo del nord… per partito preso), e arriva a minacciare addirittura di far cadere il Governo in caso di mancata nomina.

Ancora una volta, siamo al ridicolo.

In un momento in cui servirebbe mostrare forza e capacità decisionale, riusciamo a mostrare il nostro lato peggiore, la debolezza e l’incapacità prospettica di questo Governo.

Come finirà questa storia? In una brutta figura, as usual.

Come al solito, si “bypassa” il merito delle questioni. Non uno di noi ormai si chiede quale dei due candidati (sempre che non ce ne siano altri…) sia il più adatto al ruolo, anzi peggio, nessuno di noi si chiede chi siano Saccomanni e Grilli.

In un momento in cui la parola “recessione” non è più tabù, anzi, rischia di diventare una solida realtà, noi – ancora una volta – siamo in balia della corrente.

Ipse dixit…

5 anni fa, un venerdì di ottobre (in particolare il 20 ottobre) al Governo c’era Romano Prodi ed il presidente dell’allora Forza Italia tirò fuori il comunicato stampa di cui sotto:

“Prodi irresponsabile, se ne vada”

(Le due agenzie di rating Fitch e S&P avevano appena tagliato il merito di credito dell’Italia rispettivamente ad AA- da AA)

Quelle del presidente del Consiglio, si legge in una nota del presidente di Forza Italia, sono “dichiarazioni irresponsabili e contrarie al vero”, visto che Prodi “cerca di scaricare queste decisioni sul precedente governo”.

“Le motivazioni della decisione di queste agenzie sono lì, nero su bianco, e sono una solenne e sonora bocciatura di questa Finanziaria”.

“Questo è un governo che, bocciato dalla maggioranza degli italiani, dalla Banca di Italia, dalla finanza internazionale dovrebbe avere il buon senso di restituire le chiavi di Palazzo Chigi prima di arrecare altri e irreparabili danni al paese”.

[Reuters]

Ora, confrontate quanto di cui sopra con le dichiarazioni di ieri del nostro amato Presidente del Consiglio (e dei suoi collaboratori)… non ci sono parole… un uomo… una poltrona.