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Una vittoria rotonda

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Una vittoria rotonda. Punto.

Una volta tanto i conti servono a poco tanto sono chiari eppure partire i numeri di una elezione con un sistema strettamente proporzionale possono dirci molto della vittoria più ampia che si ricordi di un partito di Centro Sinistra (da solo) nella storia di questa Repubblica. Il 40.8% dei votanti, che sono stati circa il 56% degli aventi diritto, significa che Supergiovane e il PD hanno ottenuto qualcosa come 11.1 milioni di voti, o giù di lì. Su un bacino potenziale, come dicono i politologi, grande al massimo di 12 milioni di voti, significa che il PD ha fatto il pieno. Non ci sono dubbi. Potremmo riflettere a lungo sulle circostanze astrali che hanno portato a questo successo che si deve in primis a Supergiovane, ma, come era solito dire Napoleone, i grandi generali sono tali se e solo se baciati anche da una grande fortuna. E non possiamo negare che Renzi abbia avuto dalla sua un sano “culo”. La fortuna da sé però non basta a portare un italiano su due a votare (e di questi 4 su 10 a votare per il governo di turno) in una calda domenica di fine maggio in una tornata elettorale generalmente indigesta come sono le elezioni europee. Allora cos’è successo? Cosa c’è di nuovo sotto il sole? Praticamente nulla. Siamo di fronte ad un voto che premia l’unico personaggio tutto sommato nuovo nella compagine politica italiana, un voto che premia l’unico che non si è ancora sporcato nelle aule del Parlamento, l’unico che pur entrando in scena con un fallo da ammonizione, ha saputo essere propositivo, prima ancora che produttivo.

Il voto di ieri non si spiega con i famigerati 80 euro. Si spiega con un paese allo stremo che ha bisogno di simboli e che preferisce affidarsi ad uno in grado di parlare bene prima ancora che di “razzolare” dove veramente è necessario farlo piuttosto che nelle mani di un comico o di un derelitto. Si badi bene però il voto di ieri potrebbe avere una valenza potenzialmente deflagrante e potrebbe far diventare il ragazzetto del Valdarno l’uomo più importante della politica europea dei prossimi anni. Questo voto insieme al successo dei populisti in alcuni dei grandi paesi d’Europa, Francia con Le Pen e Gran Bretagna con Farage in testa, fa sì che i 30 e passa eletti del PD nel quadro del PSE siano la compagine più numerosa e di fatto facciano restare a galla la candidatura di Schultz a presidente della Commissione, sebbene Junker resti chiaramente favorito dai numeri. Tutto ciò unito al semestre di presidenza italiana che si apre tra pochi giorni pongono Renzi su di un piedistallo che gli permette di moltiplicare forze e consensi laddove intendesse realmente proseguire nell’opera coraggiosa appena intrapresa.

Che dire ancora? Potremmo spendere fiumi di parole, ma non è il caso visto che la politica di oggi è cangiante come il vento e deve essere prima di tutto prassi in quanto le parole stanno a zero quando sul lungo periodo non si ottiene quanto promesso. Che piaccia o meno, la lezione di Renzi deve essere imparata da tutti coloro che abbiano velleità politica in questi anni travagliati dunque rimbocchiamoci le maniche e restituiamo agli italiani, a quelli che lo meritano, la dignità che troppe volte in questi anni è stata calpestata.

In bocca al lupo Presidente Renzi.

Sugli 80 € in busta paga… Ovvero riguardo al labile confine tra propaganda ed azione.

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L’anatema contro l'”elemosina di Renzi” di Pelù al concerto del I Maggio, che personalmente ho ritenuto del tutto fuori luogo, ha avuto senza dubbio il merito di farmi riflettere sulla misura e l’impatto deflagrante di una tale mossa e, più in generale, su quanto sia sottile il confine tra propaganda ed azione politica.

Checché ne dica quel Pelù, che ormai davvero non ha più la voce dei bei tempi andati, il taglio dell’Irpef attuato da Supergiovane è esplosivo. Perché vi chiederete voi. Cosa avrebbe di diverso questo taglio di tasse rispetto ad analoghi provvedimenti attuati dai governi precedenti? Ecco. Due secondo me sono le riflessioni da fare. La prima è come al solito pragmatica e che riguarda la pancia piuttosto che la mente. Il denaro è denaro. Sporco lurido denaro. Quando un Governo restituisce qualcosa allo strato medio/basso della popolazione, soprattutto quando quel qualcosa non sono semplicemente briciole come pensa quel grigione di Pelù, si consente ai beneficiari di “riempirsi un po’ la pancia” o di sanare qualche arretrato o più in generale di farne no matter what. Il secondo aspetto, che è più interessante, è il potenziale esplosivo di questa mossa. Esplosiva sì, mi sbilancio. Esplosiva perché ha messo in subbuglio più o meno tutte quelle strutture della nostra società che vivevano e vivono nell’ombra dell’immobilismo. Incredibile, ma vero. Una mossa largamente approvata dalla popolazione è motivo di conflitto col sindacato, che non riesce a digerirla, con gli apparati dello Stato, che hanno difficoltà ad attuarla, con le imprese, che non ne vedono vantaggi evidenti e con le corporazioni, che si sentono defraudate. Sta tutta qui la questione. Il taglio delle tasse di Renzi scontenta coloro che avrebbero nel loro statuto la difesa della popolazione perché mette a nudo l’incapacità di costoro nel rispondere alle necessità di una popolazione in questi anni più che mai indebolita ed impoverita dallo stato comatoso in cui siamo venuti a trovarci. Con buona pace dei sindacalisti, un taglio dell’IRPEF come questo a conti fatti è un risultato migliore e maggiormente tangibile di quanto ottenuto in quindici anni di concertazione e di contrattazione collettiva. A conti fatti, in Italia il 60% dei dipendenti privati ha contratti collettivi scaduti e/o non rinnovati e la mossa di Renzi restituisce nelle tasche di coloro che hanno redditi più bassi ben più degli aumenti legati all’inflazione, che sono poi gli unici obiettivi visibili raggiunti dagli accordi sindacali. Certo, tanti ne sono ancora esclusi. Incapienti, pensionati, liberi professionisti, ecc. ma da qualche parte dovremmo pure cominciare o no? 

Come dicevo nel titolo, insomma, il confine tra propaganda ed azione è quanto mai labile, ma perché dovremmo mettere in discussione una mossa pensata in ottica propagandistica se questa ottiene come effetto risultati reali nelle tasche di buona parte di noi?

Bah, misteri dell’Italietta. 

State a vedere che…

159839-400-629-1-100-The_Great_Wave_off_KanagawaSupergiovane è pure di sinistra! Gaber, o Gaber, cosa avresti detto di Matteo?

Il mercoledì da leoni è arrivato. Supergiovane ha sfoderato la sua tavola, o meglio le sue tavole (vedasi slides) ed ha affrontato la Grande Onda!

Al di là delle citazioni al limite tra musica, cinema e… il Piotta, Renzi ha sparigliato il tavolo ed è andato all in.

Mezzuomo, e basta con le battute che manco sai giocare a poker!

Sarò serio, è meglio.

Veniamo al sodo, ho già sciupato troppe parole. Renzi qualche ora fa ha mostrato i suoi primi veri propositi da premier. Siamo al primo punto della questione. Si tratta di propositi, non ci sono decreti né disegni di legge. Contrariamente alla vulgata imposta da 70 anni di storia repubblicana, Renzi si è presentato con un documento programmatico, senza il consueto elenco di norme approvate e quant’altro. Segno dei tempi che cambiano, io credo, ma prima di tutto un enorme rischio per la tenuta del Governo che, da che mondo e mondo, si misura sui fatti e non sulle parole. A parziale difesa del nuovo modo di fare il primo ministro di Supergiovane è necessario dire che ha presentato impegni concreti con scadenze e preventivi di spesa. Sul metodo il punto sta tutto qui. La strategia è chiara, tranchant, si fa questo, in questi tempi e perché lo dico io. Se funziona, vinco io (e forse tocca qualcosa anche a voi) se non funziona… beh… perderemo prima tutti noi e ahimè perderò anch’io che sono Supergiovane. Per la verità, il ragazzetto del Valdarno dice di metterci la faccia in ogni cosa che fa, ma aspettiamolo alla prova dei fatti… e dei risultati, che sono pure più importanti.

Veniamo al merito delle proposte. Alcuni punti del programma sono molto interessanti devo dire. Taglio IRPEF, aumento tassazione sulle rendite, taglio del costo dell’energia per le PMI e sblocco una tantum dei vincoli del patto di stabilità per scuola e tutela del territorio. Tutte misure che non si vedevano da tempo. Altri sono molto meno ben riusciti, insufficienti per me sono il piano lavoro come pure debole è il piano di aggressione al “burocratismo”, fumosa è la ridefinizione del bicameralismo e infine mediocre è la questione IRAP. Certo, nel complesso molte più luci che ombre. Non mi sarei aspettato tanto, anche perché da solo il taglio dell’IRPEF per molti miei coetanei e non solo suona oggi come una quattordicesima o giù di lì. Eppure resta un sapore amaro in bocca. Perché? Perché la scommessa di Renzi è grande. Forse troppo grande. Tutto questo impianto di sgravi si regge su un ottimismo di fondo che alla luce dei dati macro non condivido, almeno per il momento ed a costo di ricredermi. La copertura per tutte queste operazioni finanziarie, infatti, è stra-ordinaria, una tantum, o meglio one shot come dicono a Bruxelles, nella misura in cui ci è concessa solo perché abbiamo da spendere sul 2014 un tesoretto che ci è concesso a fronte dal rispetto del rapporto deficit/PIL (accidenti a noi che ce lo siamo messi pure in Costituzione!) e dal ripiegamento nell’ipercomprato del rendimento delle nostre obbligazioni e dallo spread. Confermare dunque un piano di sgravi come questo tra 9 mesi sarà possibile solo a condizione che la macchina Italia si rimetta in moto, che il contesto generale si rassereni, ma soprattutto a patto che l’incredibile flusso di capitali che esonda verso la nostra penisola dagli Stati Uniti e soprattutto dal Giappone non si esaurisca (consiglio in proposito un’interessante lettura). Renzi magari è convinto che ciò avvenga, io lo sono un po’ meno. Maledetto pessimismo!

Sul piano squisitamente politico però la situazione si fa via via si fa più nitida. Molte mosse che finora per me restavano insensate prendono forma, se guardate la ventina di slides che Renzi ha presentato, si capiscono molte cose. Si capisce perché Letta sia stato defenestrato con quella rapidità, si capisce perché 2/3 dei soloni parlamentari siano tendenzialmente contrari al giovanotto del Valdarno, si capisce perché Supergiovane sia l’unico a rendere interessante la politica italiana di questi tempi, ma soprattutto si capisce perché sia veramente in grado di farsi piacere dalla gente di destra, di sinistra, populista o di apparato che sia sebbene nessuno lo abbia mai votato.

Se vorrete un giorno approfondiremo queste questioni, per adesso, comunque… State a vedere che il democristianino è più di sinistra di quanto non appaia. Nel frattempo corri Matteo corri che maggio arriva presto e la gente vuol vedere il “lesso”!

La mia parte intollerante

vignetta-orfini-fassina-232585_tnSono stato preso da quella forma di indolenza tipica delle zitelle becere. Non ci posso far niente. Non tollero più l’ipocrisia. Non ne posso più di sentire starnazzare personaggi, per di più della mia parte politica, che non sono riusciti a compicciare niente in passato ed oggi non trovano di meglio da fare se non addurre futili argomentazioni alla “sterzata” politica renziana.

L’ho detto da tempo. Ci sarebbe molto da discutere sul merito e sul metodo con cui Renzi agisce, parla e (s)parla, ma non è possibile che i suoi detrattori non siano in grado di offrire niente se non argomenti di principio assolutamente discutibili.

Coloro che oggi rappresentano la minoranza del PD dovrebbero, io credo, farsi un esame di coscienza lucido. Se Renzi ha (stra)vinto la corsa alla leadership in un partito fondato su principi e strutture così distanti dalla sua natura, è prima di tutto per colpa di coloro che hanno ridotto il più grande partito della sinistra italiana ad un cumulo di macerie.

Non si possono sentire le parole addotte contro Renzi che incontra (in casa nostra) il Nano. Non si può sentire un ex-viceministro, Fassina, che critica la mossa del segretario sulla base del principio secondo cui Berlusconi in quanto condannato non abbia i requisiti minimi del politico con cui trattare su argomenti delicati come la legge elettorale. Caro Fassina, ma dov’eri quando hai partecipato ad un governo di larghe intese e sei diventato addirittura viceministro di un governo fatto proprio con il Nano? Posso concederti che ancora non fosse stato condannato in via definitiva. D’accordo. Però tutti sapevamo che a breve lo sarebbe stato. Semmai posso io criticare il mio segretario se intende scendere a patti con Berlusconi. Io che mi sono messo contro queste larghe intese dal primo minuto. Non tu. Vogliamo ancora nasconderci dietro ad un dito? Caro Fassina, tutti sappiamo che servono larghe maggioranze per cambiare la legge elettorale e peggio per attuare riforme costituzionali. Dicci tu con chi le avresti fatte. Dicci con chi avresti trattato quando l’altro terzo dell’emiciclo parlamentare è occupato da eletti di un partito, il M5S, il cui leader non intende in alcun modo parlare con noi. Dicci allora con chi avresti trattato della destra. Con Angelino che non rappresenta che una costola dello stesso Berlusconi? Suvvia l’argomentazione è insostenibile. Oggettivamente è un problema della destra se da vent’anni non è in grado di esprimere un leader alternativo al criminale Berlusconi. Non certo un nostro problema, che, anzi, ne abbiamo ben altri.

Sarò cinico, senza dubbio sono una vecchia zitella, ma la(le) sfida(e) che ha di fronte Renzi è(sono) difficili ed ambiziose. Ormai è chiaro che il sindaco di Firenze si stia giocando la faccia. Con coraggio, io credo. Se sarà vera gloria lo vedremo dopo i passaggi parlamentari e ancor di più alle prossime elezioni.

Se vincerà, è probabile che le cose cambino davvero. Non so se in meglio, ma visto come siamo messi, in peggio sarà difficile. Se perderà, avranno avuto ragione i vari piccoli Fassina e la strategia d’attacco di Renzi scomparirà come sono scomparsi tutti gli innovatori affacciatisi negli anni nell’agone della politica italiana. E ripartiremo da zero. Come abbiamo sempre fatto peraltro.

Finché i giochi non saranno conclusi, per favore, vediamo di evitare futili ripicche e qualunquismo. Vediamo di remare tutti dalla stessa parte, ognuno con le proprie convinzioni e punti di vista, ma con l’obiettivo di fare almeno un po’ di bene al paese.

Ma di che parliamo?

15806157Letta Uno. A casa. Entro mercoledì. Letta Due. Forse. Da giovedì. Con le larghe intese. Ma con chi? Per cosa? E come?

Passano i mesi, ma il réfrain è sempre lo stesso. Stiamo sempre a pettinare bambole. Bambole che a forza di pettine stanno perdendo i capelli. Bambole che sempre meno di noi possono permettersi. Bambole consunte che saranno le uniche cose che ci rimarranno.

Ormai l’infezione si è fatta cancrena. Non resta che amputare e sperare di sopravvivere alle complicazioni di interventi chirurgici così invasivi.

Ha senso ancora parlare? Perseguire il bene comune, scopo ultima della Politica con la P maiuscola, è un inutile esercizio accademico. In fondo, la democrazia è la peggior forma di governo eccetto tutte le altre.

Ci incazziamo perché giorno dopo giorno veniamo presi per il culo da coloro che abbiamo eletto, ci indigniamo per le (s)vendite modello Telecom, non capiamo perché ancora 1/3 di noi voti un condannato pappone settantasettenne che pensa solo per sé e monopolizza l’attenzione del mondo. Sapete che vi dico? Il meglio che potremmo attenderci è un esercito di di Caschi Blu che attraversasse le Alpi come Annibale e, dopo una breve transizione, ci consegnasse ad un governo con base a Bruxelles.

Sì, proprio nelle mani di quelli che ci fanno le multe perché ci puliamo il culo nel bidet!

Torride riflessioni estive

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O forse no?

Sono stati giorni difficili questi. Difficili per tre motivi. Il primo è il tempo, condizione necessaria io credo per ogni riflessione che abbia la presunzione di non essere banale.
Il secondo è il Nano. Non lo sopporto. Non lo posso più vedere e mi sono rotto di sentire parlare di lui. Quando ho visto che giovedì le televisioni davano in diretta la sentenza, mi sono sentito male. Speravo in un’allucinazione, un colpo di calore e invece no, era tutto vero.
Il terzo riguarda invece “il nulla”. Come definireste voi la politica del governo Letta oppure la novità del M5S in parlamento oppure le diatribe noiose e retrive interne al PD oppure esistenza stessa del PdL?
Io non trovo nessuna migliore definizione se non “il nulla”.
E scrivere sul nulla, sapete, a meno che non siate filosofi cresciuti in Germania nella prima metà dello scorso secolo, non è cosa semplice. A me non riesce affatto e risulta tanto più difficile in momenti come questi in cui sarebbe il caso di lasciare stare le chiacchiere e passare ai fatti.
Eccovi spiegato il motivo della mia latitanza ed eccovi spiegato perché, per una volta, non parlerò del mondo delle idee della politica romana, ma di due casi diametralmente opposti in grado di dimostrare quale sia il vero motivo per cui l’Italia sia ridotta in questo modo eppure non sia ancora fallita ed il perché non ci possiamo lamentare se stiamo in questa situazione e se la classe politica è, come ho sempre detto, specchio di un popolino ignorante, di spalla tonda e spesso disonesto come siamo noi italiani.
Il primo caso riguarda Draghi. È passato circa un anno da quel whatever it takes che ha spento ogni velleità distruttiva in coloro che intendevano sgretolare l’euro soffiando sul fuoco della crisi del debito. Da alcuni giorni è uscito un report di JP Morgan che quantifica in circa 20 miliardi di oneri sul debito risparmiati dall’Italia a seguito della discesa e successiva stabilizzazione dello spread che si deve alle parole del governatore della BCE. Vi rendete conto quanti sono? Fate un po’ il conto con quanto pesano le manovre su IVA e IMU.
Poco da dire. Nemesi delle nemesi. È grazie ai mercati se l’Italia non è fallita. Grazie a Draghi ed a fattori esogeni, dunque, di è avuto un miglioramento del clima in Europa. Draghi, l’italiano Draghi aiutato dal fiume di denaro fluito verso il Vecchio Continente da Giappone e Stati Uniti, ha dimostrato di essere forte ed in grado di passare all’azione risparmiando a noi italiani un bel po’ di grattacapi per quest’anno.
Ma quanto potrà durare?
Poco, ed eccoci al secondo caso che riguarda ancora l’Italia e gli italiani, ma è – ahimé – antipodico.
Una pizzeria, non dirò quale, sulla costa tirrenica. Ci presentiamo in 3, di sabato sera, attorno alle 20.15. La struttura si trova all’aperto ed ha una ventina di tavoli tutti vuoti eccetto uno. Chiediamo cortesemente se ha posto per 3 persone per mangiare una pizza al volo visto che avevamo pure una certa fretta. La risposta è brutale quanto inaspettata: “No… Tutto prenotato. Non possiamo fare niente”. Vi sareste aspettati almeno un po’ di cortesia ed invece del turista italiano disposto a spendere – specie sempre più rara – non frega proprio. Anzi, peggio, lo si scaccia. Gli unici beni che davvero nessuno può rubare in questo paese sono cultura e turismo eppure non c’interessa trovare soluzioni per Pompei e neppure fare uno scontrino in più, anzi, preferiamo vivere nel nostro bozzolo e lamentarci col mondo perché viviamo in questo bozzolo che non ci dà aria né speranza. Non pretendevamo di mangiare in quella pizzeria come sappiamo che il problema Pompei non si risolve in un minuto, ma la cortesia, da un lato, è buona educazione e l’impegno, dall’altro, sono i primi e più potenti motori per l’accoglienza del turista.
Come si può pensare di uscire dalle sabbie mobili di questi anni se non siamo i primi ad impegnarci, se non ci proviamo, se non riconosciamo che il cambiamento deve partire da noi, se scacciamo il business, se non impariamo dagli esempi alti come quello di Draghi e non, invece, rifuggiamo il cattivo esempio che pervade ovunque le nostre terre?
Per risolvere tanti problemi basterebbe volerlo fare, ma l’Italia è un deserto di volontà, luogo di compromesso a ribasso (la sentenza di ieri docet!) e “uovi sodi” che non vanno né in su né in giù. 

Della débâcle pentastellata ovvero della politica incapace di alcunché

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Come dopo le politiche di febbraio ebbi a cospargermi il capo di cenere per non aver affatto percepito il successo che avrebbe avuto la compagine grillina, così dopo queste amministrative posso vantarmi di aver pronosticato per tempo un crollo dei pentastellati.

Sono bastate le prime uscite in Parlamento e la tornata elettorale in Friuli di qualche tempo fa per convincermi che il movimento nato dal successo del piazzista Grillo avrebbe avuto una vita a dire poco difficile.

Ne ho visti e vissuti tanti di movimenti nella mia relativamente breve vita per poter affermare con forza che queste compagini politiche sono in grado di moltiplicare le proprie forze solo canalizzando l’attenzione su argomenti specifici, ma soprattutto solo se, nel tempo, sono in grado di non disperdere il proprio, mi si passi il termine, spirito rivoluzionario. Grillo, per adesso, non è sembrato in grado di scaldare di nuovo i bollenti spiriti di quegli italiani che appena 3 mesi fa lo avevano votato in modo plebiscitario ed il motivo è, con buona pace del buon Beppe, che l’italiano è fondamentalmente un uomo cui non piace cambiare, cui non piace faticare più del giusto e che intende cambiare la strada vecchia per la nuova solo quando la vecchia sia clamorosamente impraticabile.

L’insuccesso del PD a febbraio, quello di Grillo oggi e contestualmente il crollo della partecipazione ad un voto amministrativo dove, storicamente, la gente a votare va, sono la prova provata di quanto ho appena detto. La parabola di Grillo, quindi, deve essere letta non tanto o non solo come una sconfitta o come il tramonto del comico genovese quanto piuttosto come l’ennesima prova di una politica priva di ogni tipo di considerazione agli occhi degli italiani.

Eccoci però al corto circuito. Siamo in un paese dove la politica ormai è priva di ogni genere di autorità agli occhi dei cittadini eppure comanda. Ci sono un governo, un Parlamento e chi più ne ha più ne metta, ma nessuno e dico nessuno per ora pare in grado di far qualcosa per gli italiani non sulle spalle (o peggio alle spalle!) degli italiani!

Il FT oggi ha certificato il nulla assoluto del governo Letta, la fronda grillina fa implodere l’unico gruppo parlamentare che avrebbe potuto, forse, interpretare la pancia degli italiani… Ma allora, mi dico io, quanto ancora potrà tirare avanti una situazione così ridicola?

Ho paura. Molta paura. Bisogna stare attenti perché il confine tra noi e la Grecia, o peggio, la Turchia, si fa sempre più labile. Occhio che ridendo e scherzando, nell’ultimo mese, tra un IMU sospeso, il trentesimo e passa calo consecutivo della produzione industriale, una disoccupazione al record dal ’77 e… un Hindenburg Omen che incombe, la possibiltà di rivedere un FTSEMIB sotto i 15000 non è affatto peregrina… E se mai dovesse rompere quella quota, tornare al clima da guerra civile (<12000) non è poi così improbabile!

Beppe, sveglia! Enrico, sveglia!
…cazzo! E scusate il francesismo!