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Non so come dire…

UnknownSon deluso forse? Amareggiato? Disincantato?

O forse semplicemente. Sono incazzato.

Eppure non lo so. Provo un misto di sensazioni, mi balenano pensieri profondamente contrastanti. Da un lato, sono deluso per aver votato un cambiamento che poi ha scelto la strada che aborro pur di andare alla guida del paese. Dall’altro, sono strafelice che la ridicola esperienza Letta si chiuda qui. Forse non poteva essere altrimenti.

Poi però mi fermo a pensare e mi dico che se davvero si vuole il cambiamento, si deve avere il coraggio di misurarsi con la realtà, con le elezioni, con i nemici e con i sistemi elettorali.

Ci penso un attimo in più e mi chiedo però se tutto ciò che sta accadendo non sia la naturale conseguenza di un partito, quello per cui ho votato, che pur essendo clinicamente morto, appiattito com’è sulla sola figura oggi in grado di parlare, Renzi, continui a fare il bello, o meglio, il cattivo tempo dall’oltretomba. E oggi, o meglio ieri, l’ha dimostrato ancora una volta.

Mi sento a disagio per un modo di fare politica che è lontano anni luce dal mio sentire, eppure, mi fermo a riflettere e fantastico sugli scenari che potrebbero aprirsi ora che il tavolo è stato ribaltato come nei migliori film western. Mi chiedo se Renzi non sia in tutto e per tutto un cambiamento di paradigma che fatico a comprendere.

Forse è così, ma insomma, da che parte sto?

In 15 anni di politica, da quando la seguo davvero con attenzione, non mi ero mai trovato così a disagio. Ne ho viste e patite tante. Un annetto fa, come testimonia questo blog, pensavo di averle viste tutte. Evidentemente mi sbagliavo. Ho avuto le mie buone remore a passare dalla parte di Renzi, ma in quel caso ero riuscito a pensare in modo freddo, distaccato, senza dubbio cinico e razionale. Con certosina attenzione avevo messo in fila i pro ed i contro, valutato le alternative, i possibili scenari. Oggi, in questo contesto, tutto mi è più difficoltoso, quasi che non volessi trovarmi in una situazione di questo tipo, incapace di interpretare senza emozionarmi la realtà venuta alla luce.

Ma insomma, da che parte sto?

Sono incazzato nero, ma sto ancora con Renzi. Dopo il putsch d’alemiano nei confronti di Prodi nel ’98, mi ero detto “mai più”, ma oggi devo smentirmi. Sto con Renzi perché credo non sia solo fame di potere la sua, ma perché credo ancora sia l’unico in grado, oggi, di cambiare qualcosa pur avendo una visione delle cose che non è la mia.

Se si rivelerà uno statista, od un fuoco di paglia e dunque una tremenda delusione, lo vedremo presto. Per ora ha vinto la partita con un gol in fuorigioco, vediamo se riesce a compattare la squadra e a vincere il campionato.

Forse in fondo ci spero ancora.

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A volte ritornano

Parlando con amici qualche giorno mi ero ripromesso di tornare parlare. Scrivere è un po’ una necessità, spesso un modo per sfogare un po’ del disagio e dell’inquietudine che almeno io vivo in questo che, come abbiamo detto, non è un paese per giovani. Poi però i giorni passavano ed inevitabilmente continuavo a dare a questo proposito la priorità ennesima e quindi, come succedeva da mesi a questa parte, non ho scritto alcunché.

Ba_ee6YCQAEBqSX.jpg-largePoi è venuto il giorno delle Primarie 2013 ed intorno a questo argomento, devo dire, mi sono trovato in una discussione che mi ha scosso come non mi succedeva da tempo. E allora ecco che la necessità di sfogarsi si è rifatta più forte di prima e… Eccomi qua.

La discussione (o meglio lo scazzo!) ruotava intorno alle solite questioni. Il destino del PD, la sorte dell’Italia, Renzi sì, Renzi no, Renzi è un cattivo politico come gli altri, è un burocrate più degli altri, Cuperlo è onesto, D’Alema non c’entra nulla con tutto quello che si dice abbia fatto, Civati non rappresenta neppure se stesso e bla, bla, bla. Un po’ sono stato al gioco, un po’ ho tollerato, un po’ ho ascoltato poi una parola, una frase infelice ed il vaso è traboccato… Da quel momento non si è potuto che degenerare. Mi spiace aver alzato la voce, mi spiace ancor di più averlo fatto nei confronti di una persona a me cara, più anziana di me e che stimo molto, ma a tutto c’è un limite. C’è un limite alla decenza e, se volete, c’è un limite anche nella visione di coloro che oggi pensavano che Cuperlo potesse salvare una barca ormai colata a picco. E questa sera ne abbiamo avuto la dimostrazione quando la vittoria del bamboccione del Valdarno è deflagrata in seno al PD. I miseri 300.000 voti di Cuperlo sono l’emblema del fallimento di un establishment che ha fatto il suo tempo, che ha tenuto botta in momenti anche importanti nella Seconda Repubblica, ma che, ahimé, rappresenta una storia fatta principalmente di sconfitte che hanno fatto male prima all’Italia che al PD stesso.

Che Renzi possa essere la chiave per risolvere il malessere di questo paese è tutto da dimostrare. Ho scritto in tempi non sospetti quanto non mi stia simpatico, quanto sia distante dal mio sentire e quante e quali siano le mie perplessità sul personaggio, ma da tempo ormai credo rappresenti l’unica carta ancora spendibile.

Deve dimostrare molto, anzi tutto, viste le esperienze incolore da presidente di provincia e sindaco, ma l’alternativa oggi non c’è, checché se ne dica. Volendo provare a cambiare qualcosa in questo paese in malora, non credo ci fosse e ci sia altra strada. Ora non ci sono più alibi, quel che è stato è stato, è tempo che Renzi cominci a raddrizzare un governo che obiettivamente è inviso alla gran parte di noi e cominci a realizzare qualcosa di quanto finora promesso.

 

Certamente il sindaco di Firenze ha dalla sua che siamo in uno stato comatoso e che per quanto non ci sia fine al peggio tanto peggio di così non credo possa andare, comunque la mettiate però non c’è più tempo da perdere. Qualcosa si può ancora fare ed è doveroso farlo.

La palla è sui tuoi piedi, Matteo, ora vedi di segnare.

 

Ho visto un re

NAPOLITANObis-580x474Nella giornata di ieri, si è celebrato l’assurdo.

Siamo riusciti in ciò che nessuno aveva fatto prima. Siamo riusciti, ahimé, a rendere reale un ossimoro, figura retorica che notoriamente accosta termini antitetici. Siamo riusciti a realizzare la prima monarchia presidenziale. Dovremmo candidarci per il Nobel, sì, bèh, ma quale? Letteratura o Politica?

Scegliamo Politica. Nessuno può imitarci.

Ebbene. In giornate convulse come queste, mi riesce difficile ragionare razionalmente. Mi resta difficile mantenere il distacco, sopprimere il sentimento e sforzarmi di capire le scelte che ci hanno portato al disastro di questi ultimi giorni.

Nonostante questo, vorrei cercare, al solito, di dire la mia. Vorrei analizzare la situazione da due punti di vista. Da italiano, in primo luogo, e da elettore convinto del PD, in secondo.

Da italiano… Mi vergogno di esserlo e la cosa che fa più male è che questa volta mi vergogno come quando a scuola mi presentavo alle interrogazioni senza aver aperto alcun libro. Sono stati proprio “i miei” i primi responsabili ad averci reso lo zimbello dell’Europa e del mondo tutto. Da italiano, voglio dire ancora due parole. La rielezione di Napolitano per me è un grosso errore, per quanto ritenga Re Giorgio l’unico eletto ad essersi dimostrato all’altezza del complesso ruolo che ha svolto in questi anni. Sì, potrete dire che politicamente non saremmo usciti dall’impasse e che oggi non ci sarebbero bastati i 23 scrutini che servirono ad eleggere Giovanni Leone per trovare una quadra, ma è un fatto che serviva il cambiamento. E questo cambiamento non c’è stato. Da italiano, poi, mi vergogno di una democrazia in cui chi perde – comunque la si guardi – urla al colpo di stato e marcia su Roma, salvo poi, tardivamente, innestare la retromarcia. Da italiano mi vergogno della pochezza di una classe politica ottusa che non si accorge che i problemi del paese sono prima di tutto fuori dalle stanze dei bottoni. Da italiano, infine, mi vergogno di me e dei miei connazionali in quanto, come ho sempre sostenuto, la classe politica è lo specchio del paese, i primi politici siamo noi, sono le nostre scelte ed il nostro modo di condurre la vita di tutti i giorni.

Da elettore del PD… Mi vergogno se possibile ancora di più. Mi vergogno dell’ipocrisia dei 100 e passa cecchini che hanno affossato Prodi. Che ci fosse dietro la lunga mano di D’Alema o, com’è più probabile, si trattasse di più teste pensanti e/o più correnti poco cambia oggi. Il partito è morto e trovare la pistola fumante non credo possa dare sollievo agli elettori delusi. Com’è mio solito non voglio stare a pontificare su quello che sarebbe stato meglio fare. Semplicemente, dopo tutte le cazzate messe in fila, dopo il madornale errore Marini, il colpevole naufragio cui abbiamo destinato l’incolpevole Prodi e la pochezza del segretario Bersani e della segreteria tutta, non riesco a capire perché non abbiamo scelto di votare per Rodotà, uomo da tempo fuori dalle fazioni e di sicure speranze al Colle più alto. E non mi si dica che è stato per non rincorrere i pentastellati o quant’altro perché avrei centomila motivazioni per rispondere ad una tale obiezione.

Cosa resta dunque da questo “epico” week-end?

Da un lato resta un PD morto che, io credo, se non già dal primo congresso, a tendere andrà verso un’inevitabile e dolorosa scissione, tra una parte socialista, più vicina ai laburisti ed al PSE ed un’altra, che potremmo forse chiamare “democratica”, che si avvicinerà inevitabilmente al centro. Sebbene i tempi di questo gran sommovimento saranno scanditi dalle scelte di Re Giorgio e, forse, dall’impianto di una nuova legge elettorale.

Dall’altro, più importante, resta l’Italia. Un paese ancor più lacerato ed in difficoltà abbandonato in un universo parallelo che riparte dall’anno 1946 e sceglie la monarchia senza passare dal referendum e dunque senza che si possa compiere il salvifico intervento degli americani. Sentiremo quanto ci dirà domani Re Giorgio nella speranza che assuma un (a)tipico incarico “a tempo” e “di scopo” (parola che ora va tanto di moda!) e staremo a vedere.

Vi lascio con una domanda. Che si stesse meglio quando si stava peggio?

Dialoghi di attualità… dalla palude italica

Unknown

Dopo il primo voto per l’elezione dei presidenti di Camera e Senato…

Rispettosa massaia della palude: “Qui si è perso il lume! I grillini sono andati a fare i balocchi? Diamo loro ancora una votazione di tempo, ma poi non penso si possa che far scontare la responsabilità a quei cittadini nel futuro dell’Italia. E Grillo? Paradossalmente non è da nessuna parte, eppure governa il suo partito che, in teoria, dovrebbe essere un servizio a disposizione del paese. Mi devo essere persa qualcosa”.
Mezzuomo: “Primi scricchiolii tra i grillini?”

… Elezione conclusa. Abbiamo i nuovi presidenti… E intanto in una sperduta isoletta del Mediterraneo…

Rispettosa massaia della palude: “Minchia! Fosse passato Schifani per colpa di quei nuovi burattini…! Meno male qualcuno ha almeno un carattere costruttivo. Riminchia! Grazie anche ad alcuni con un po’ di senno, s’ha du’ presidenti con i controcoglioni e di cui, dopo tanto tempo, essere orgogliosi. Almeno per oggi si può vedere il bicchiere mezzo pieno. Che sia pure l’inizio di una nuova illuminazione dello zoccolo duro del PD? Che sia la foto degli attuali rapporti di forza all’interno di quel partito?”

Mezzuomo: “Sì, bicchiere mezzo pieno. Io però ci vedo anche qualcos’altro. Non sarà che Bersani stia cercando il modo di uscire di scena? Considera che la “prassi” della fiducia al governo presuppone che in caso di assenza della stessa e conseguente necessità di formare un governo tecnico, governissimo, o quant’altro, il presidente della Repubblica dia un incarico esplorativo al presidente del Senato… Ecco, una figura come Grasso, pur non avendo esperienza politica romana, potrebbe essere una persona che scompagina le carte del M5S… Per cui… In settimana prossima sapremo.”

Dottor C: “Secondo me la migliore mossa che potrebbe fare Pierluigi è fare un passo indietro, non candidarsi come presidente del Consiglio, ma proporre, anzi direi “far emergere” (come ha già fatto per le camere), un nome che raccolga un consenso più ampio di quello delle sole fila PD. Questa è l’unica strada percorribile, l’unica che potrebbe veramente mettere da parte definitivamente 20 anni di berlusconismo. E per fare questo, il fatto che il M5S non sia un partito gioca a favore del PD, non a sfavore. È l’unica strada percorribile. Ah, e niente Renzi, ovviamente!”

Rispettosa massaia della palude: “Concordo. Oltre a essere l’unico partito, se ciò si avverasse, Bersani sarebbe la persona che più di ogni altra avrà mostrato umiltà e rispetto per il paese, come peraltro dovrebbe essere la linea comportamentale di ogni politico. P.S. Chi presidente della Repubblica? D’Alema? Alloraaaaaaaaa…!”

Mezzuomo: “Se Bersani se ne esce di scena è un signore. Non credo però che avverrà. Quello si vede già a Palazzo Chigi. Credo. La situazione si potrebbe sbloccare solo se Grillo davvero cominciasse a “tollerare la democrazia” dei suoi… Cosa non facile, ma possibile. Nel qual caso potrebbe pure venire fuori una maggioranza trasversale magari su un nome un po’ meno inviso ai più. Oggi c’è stata un’apertura. Il signor Grillo per la prima volta ha parlato di Grasso VS Schifani in modo “positivo” (per i modi di Grillo s’intende) per Grasso… Il primo, se non erro, è stato etichettato come “raffreddore”, il secondo come “peste bubbonica”… Insomma un po’ di differenza pare cominci a vederla pure lui… I problemi son comunque enormi. L’avete visto Cipro? Tu vai al bancomat, ti fai un estratto conto e ti accorgi che lo stato ti ha puppato tra il 6 ed il 10% di quello che avevi depositato. Ma di che si parla? Questa è pura follia. Questo è il modo per far scoppiare i peggiori sommovimenti di piazza che uno possa immaginare. Ora è vero che da un punto di vista “etico” non c’è niente di male, in fondo, ad esempio, il prelievo IRPEF sulle nostre buste paga funziona in quel modo, ma una cosa è non farteli neppure vedere i soldi, un’altra è ESPROPRIARTELI. In un mondo perfetto in cui tutti pagassero le tasse potrebbe pure essere una cosa normale, ma da lì ad ammettere come lecita da parte della Commissione Europea una legge di un paese membro che è regressiva, iniqua e aberrante ne passa… Ora, si potrebbe discutere di tutto ciò che significa davvero Cipro nello scacchiere mediterraneo, ma il problema resta e va risolto. Se vogliamo un’Europa democratica, non si può dar adito a questioni di questa natura. Cazzo. Alla fine pare abbia ragione il populista che vorrebbe bruciare ogni istituzione. Ri-cazzo! E meno male che per ora i mercati l’hanno presa ben(ino)… Vi avrei fatto vedere il panico di stanotte. Son andato a letto con l’idea di vedere una giornata rosso sangue. O meglio, ero praticamente convinto di arrivare alla chiusura di oggi con un MENO grosso come una casa, invece, tutto sommato, pare che la fiducia ancora regga… Il problema è però: quanto ancora potremo tirare la corda? Molto poco, credo. Spero di sbagliarmi, ma nel dubbio tengo le mele molto strette.”

Rispettosa massaia della palude “Ho seguito ma non conosco i numeri. Il SEI percento mi pare una bella cifra. Ma di quanti soldi hanno bisogno? La cosa che dà fastidio è che queste cose accadono perché uno stato si trova alle perse. Ma un tentativo minimo di previsione? No? Magari si riusciva a fare proposte più eque. Questi eventi sono così imprevedibili? Si torna al problema più caro alla nostra nazione. Ognuno guarda al proprio orticello, purtroppo. Si cerca di far contento l’elettore disattento e si va avanti. Le regole non vengono rispettate e alla fine la storia si ripete. Un po’ di legalità e autocritica risolverebbero molti problemi. Prima o poi si capirà questo stato di cose? Speriamo di non dover tornare all’età della pietra o a quella del rame. Certo, ci tornassimo, le cose a cui prestare attenzione sarebbero sufficientemente poche e direttamente correlate alla sopravvivenza. Forse le cose andrebbero meglio”.

Mezzuomo: “Robe turche, anzi, cipriote in questo caso. Comunque sabato sono andato a cercare un rifugio in montagna. Bisogna perpararci per la rivolta. Alla fine la corda si strapperà e poi non ci sarà welfare che tenga… Si passa alle bombe!”

Rispettosa massaia della palude: “Lo dice anche Casaleggio!”

Dottor C: “Maremma diavolona. In effetti l’idea del rifugio in montagna potrebbe non essere male: in fondo pare che la luce alla fine del tunnel sia ancora lontana anche solo dall’essere intravista… E dunque in questo lasso di tempo che rimane ancora (e che ormai dura da anni) potrebbe succedere di tutto. Il compito della politica diventa allora ancora più importante in questi momenti. Mi direte: ogni fase storica ha avuto i suoi problemi, gravissimi e insormontabili; i nostri nonni hanno combattuto guerre mondiali, dove si moriva o dove si veniva sterminati in campi di concentramento per pure ideologie. Noi non conosciamo niente di tutte queste atrocità, e la “crisi” che ci spaventa così tanto, ridimensionata, è solo forse un taglio drastico (per noi)  al superfluo a cui eravamo ingiustamente assuefatti. Eppure dietro a tutto questo c’è sicuramente un disagio sistemico ben più profondo, che va al di là dei voti di protesta ad un comico o delle difficoltà di un paese democratico di darsi un governo che possa affrontare le problematiche anche più spicciole. Quello che c’è dietro, secondo me, è la crisi d’identità di un paio di generazioni che non sanno più cosa fare di loro stesse, e che si trovano smarrite di fronte ad un mondo che sta andando avanti (vedi i paesi ora “nuovi”, quelli emergenti e trainanti per l’economia) che non hanno più nessuna voglia di aspettare nessuno. Che sia la vecchia dialettica della lotta di classe di Marx, dove la classe operaia (il terzo, quarto mondo) sta sovvertendo gli ordini globali, trovandoci del tutto impreparati?”

Mezzuomo: “Quel che dici è correttissimo. Ogni epoca storica ha le sue peculiarità. La nostra è sicuramente una situazione agiata, ma solo grazie al duro lavoro di generazioni che hanno avuto la fortuna di avere il lavoro, quello vero, quello che ti permetteva di avere un minimo di fiducia nel futuro, quello dove il reddito era garantito e soprattutto era tale da comprarti casa, macchina e lasciare qualcosa ai figli. Oggi a casa mia si esulta per un posto fisso a 900 euro al mese. G., per fortuna dico io, ha firmato giusto oggi dopo 4 anni di apprendistato, un contratto a tempo indeterminato. Si esulta, si stappa uno spumante e si fa festa, ma se poi ci pensiamo bene ci sarebbe davvero da tirar su le barricate. Un tempo il primo stipendio a tempo indeterminato era sinonimo, diciamo, dell’inizio di una carriera che, per quanto scarsa potesse essere, ti consentiva di arrivare alla pensione con un reddito almeno triplo (e dico almeno) di quello da cui eri partito anche solo grazie agli scatti di anzianità. Oggi non è affatto così. Il tuo ultimo stipendio prima della pensione sarà si e no 900 euro più l’inflazione dei prossimi 40 anni. Di cosa stiamo parlando? Un conto della serva grazie alla magia della capitalizzazione composta. Supponiamo che si abbia l’inflazione programmata dalla BCE. Il 2% per i prossimi 40 anni. 900*(1+0.02)^40 = 1987.2 Avete idea di cosa potranno essere 2000 euro circa di stipendio nel 2053? Uno sputo. Ecco cosa saranno. Se a questo aggiungiamo che l’indicizzazione all’inflazione va via via scomparendo e che andremo in pensione con il contributivo, ci possiamo direttamente tagliare le palle, con buona pace di un paio di generazioni di classe politica che non ha capito una benemerita minchia di cosa volesse dire la globalizzazione. Il problema politico comunque lo si giri sta tutto qui. Il semplice cittadino può abbandonare il superfluo, essere onesto, pagare tasse ordinarie e tasse una tantum straordinarie, ma se avrà di fronte una politica come quella attuale che non dà risposte ai bisogni primari, non dà sostegno serio a reddito, occupazione e potere d’acquisto, prima manderà tutti a fanculo, Grillo’s style, poi ahimé inizierà a staccare i sanpietrini per strada ed a tirarli contro le istituzioni. Poi… Poi… Meglio non pensarci a quel che potrebbe venire dopo. Non so se si possa parlare di dialettica marxista, il mondo è cambiato talmente tanto che le vecchie categorie del materialismo storico non è detto che siano del tutto calzanti, ma è una certezza che in Occidente siamo di fronte alla crisi forte di un modello, quello capitalistico, che sta già sfociando in situazioni di conflitto che noi fatichiamo a figurarci, non essendoci mai passati. Come andrà a finire questa storia non lo so, ma nel dubbio un paio di ruderi in montagna li ho già adocchiati…”

Bentornata!

Mezzuomo: “Bentornata, amica massaia. Di questi tempi, tornare nel nostro paese non è così semplice. Si vedono cose fuori da qui che spesso ci fanno invidiare i nostri vicini, purtroppo.

Lungi da me rinnegare il mio paese o, peggio, denigrarlo, ma è chiaro che da noi ci sono un bel po’ di cose, come dire, da raddrizzare.

In effetti, le peripezie del Nano continuano ad essere il sintomo di un malessere generale. Un malessere generato dal disprezzo nei confronti dell’elettorato, delle persone che silenziosamente mandano avanti questo paese e che meriterebbero ben altri rappresentanti nei delicati ruoli istituzionali. Eppure, come hai visto, non è bastato andare a Bruxelles e cospargersi il capo di cenere… Quel Nano malefico è tornato in patria ed ha riiniziato a comportarsi come un volgare tribuno convinto di poter convincere la plebe e veicolarne il consenso a proprio uso e consumo. Peccato per lui che i tempi siano cambiati e che l’antica Roma sia solo un lontano ricordo.

Detto ciò, comincio ad essere intollerante. Non voglio più parlare di LUI, non si merita attenzione e non ci deve distrarre dal vero obiettivo di queste elezioni, dal votare per avere, domani, un governo politico (eletto!) che sia migliore di quanto non abbiamo visto in questi ultimi anni ed escludendo la parentesi tecnica che da questo lato non può essere giudicata.

Ecco, a proposito di tecnici. Vedrai, Monti non si farà tirare per la giacchetta. Non è un uomo avvezzo al confronto, nel suo modo di agire non prevede di poter essere dalla parte sbagliata e banalmente di poter perdere. Questo credo sia il suo più grosso limite e questo credo sia il motivo per cui lo rivedremo negli scranni che contano, ma non come un qualsiasi politico eletto dal popolo. Vero è d’altra parte che di persone come Monti ce ne sono ben poche e ce ne sarebbe un gran bisogno.

Detto ciò, siamo alle solite. Il tuo amico Baffino, in effetti, ci ha un po’ divertito.

vignetta-staino-dalemaMassimo, parlo con te. Lascia stare, Massimo! Non è questo il modo per vincere. Si vince convincendo la gente del progetto che s’intende attuare, non attaccandosi alle regole e impermalendosi intorno alla figura di Monti che, si sa, avresti una gran voglia di vestire con una tua maglietta, per quanto liberale, liberista e conservatore questi sia. I problemi sono altri. La gente questo lo sente e lo vede nelle proprie tasche e nella vita di tutti i giorni. Fate pure le primarie per i parlamentari, non fissatevi però su numeri e regole, anzi, ripeto visti i tempi, preoccupatevi di approntare e dirci chiaramente quel che volete fare. Non vorrete farci credere che non avete ben chiara la direzione in cui andare, eh? Levatevi di mezzo quei 10 rompipalle che vogliono la deroga e vogliono tornare in tutti i modi in parlamento, fate scegliere a Bersani (che le primarie le ha già vinte!) più del 10% delle liste e poi mettete un punto. Siete arrivati lunghi a causa della prematura fine della legislatura, e di questo non ne siete responsabili, dunque, di primarie vere, parlatene al prossimo giro. Il problema oggi è come volete governare l’Italia, come intendete riportare un po’ di vera equità sociale e come restituire dignità alla gente tramite il lavoro.

Tutto il resto è noia!”

La massaia di ritorno dall’Europa

Unknown

Rispettosa massaia della palude: “Sono veramente indignata che si siano dimenticati di portare rispetto ad un loro iscritto (ed ex-premier) oltre che “statista illuminato”. La presenza di Monti poi mi è sembrata poi offensiva nei suoi confronti. Poverino.

Vero è che, dopo le uscite dei giorni precedenti, pensavo lo mettessero contro un muro e che a turno tutti i rappresentanti del PPE presenti operassero qualsivoglia forma di denigrazione verso la sua persona, ma alla fine gli è andata meglio di così… In fondo, galleggia ancora…

Certo, il fallimento del centro destra italiano appare evidente a (quasi) tutti e, se mai ce ne fosse stato bisogno, ora abbiamo pure la certificazione europea di tutto ciò! Spero sia la fine di quell’accozzaglia di partito al cui interno c’erano insieme anime europeiste, leghiste, ecc. e che, per tenerle insieme, si è sempre “traccheggiato scientificamente” in modo da garantire poltrone ed interessi, più o meno leciti, dall’ex-premier in giù.

Il mio auspicio è che con questa mossa del PPE l’adorazione del Silvio si concluda. Si concluda l’esperienza di questa politica la politica autoreferenziale, ripeto, fatta di una campagna elettorale permanente segnata da assenza di contenuti e coerenza. Sarei contento se da qui in avanti si avesse una politica degna di questo nome, a destra al centro e a sinistra, dove si evidenziassero le proprie convinzioni nel rispetto degli altri e con unico scopo finale il bene dell’Italia tutta. Sarebbe la fine del mondo se poi si capisse di dover guardare lontano ed indirizzare oltre la scadenza dei singoli mandati i piani di sviluppo così da rendere partecipe la popolazione. Sarebbe l’inizio di uno nuovo, a mio avviso auspicabile per tutti, scenario politico. In quest’ottica mi sembra che Monti si trovi decisamente nella cerchia degli “innovatori” e quindi la sua presenza mi sembra del tutto positiva in questa fase. 

Se si realizzasse questo cambiamento nella politica forse anche chi pensa che va bene rubare e fare i propri interessi tanto “così fan tutti”, potrebbe cominciare a sentirsi meno a suo agio e meno incentivato a percorrere questa strada. Questa è la forza, secondo me, degli esempi positivi.

A tal proposito, c’è un detto sul quale D’Alema potrebbe riflettere. Il detto recita: “meglio un buon nemico che un cattivo amico”. Parlando di fanta politica: tra un centro sinistra guidato da Vendola e un centro destra guidato da Monti mi troverei oggettivamente sicuramente in ambasce. Mi pare che Baffino pensi più alla campagna elettorale stile vecchio governo (e al suo futuro) che all’Italia e che se fosse stato zitto sarebbe stato meglio per il PD.

Su Monti ha già parlato Napoliano per tempo e sono d’accordo con te che il premier non faccia niente di scorretto né trami losche coalizioni. Con chi poi? La Lega, Silvio, ma via su! Mi sembra ancora fantapolitica! Ergo nella legalità farà quello che riterrà opportuno, e mi sbilancio dicendo che forse quello che farà sarà più nell’interesse dell’Italia di quanto non abbiano fatto tutto il PdL e la Lega in questi anni.

Torno un attimo a Baffino. Se vuole essere utile al partito e alla DEMOCRAZIA si risparmi queste uscite “Silviostyle” e dia mano al partito nelle primarie per il parlamento che non sono banali da realizzare, visti i tempi. L’avete mai visto così accalorato per fare una nuova legge elettorale? Ed una sul conflitto di interessi?

Bei numeri poi quelli che ci hai snocciolato riguardo al debito. Mi piacciono tutti quegli zeri in fila. Io direi che per cominciare dovremmo restare sulla strada intrapresa, riprendiamo anche quelle leggi bloccate dal PdL. Partito di sveglioni quello, che dopo aver appoggiato le tasse, si è accorto che l’Italia stava andando a rotoli. Quando c’è stato da votare le leggi riguardo alle frequenze televisive erano attenti, quando invece ci si preoccupava del taglio delle spese della politica che tutti gli italiani chiedevano, si sono magicamente addormentati.

Gradirei ancora una cosina tra le tante da fare. Il giorno dopo l’insediamento del nuovo governo, voglio una patrimoniale sostanziosa. Voglio che gli introiti vengano reinvestiti il prima possibile (magari con tempi teutonici!) e divisi per settore d’intervento: una metà volti alla riduzione dei debiti dello stato verso le imprese in base al rapporto debito/fatturato e una metà in base agli investimenti fatti dalle aziende in tecnologie atte a migliorare l’efficienza (energetica in primis). E da qui, anno per anno, aggiustare il tiro mantenendo come obiettivi principali l’energia, l’ambiente e l’export”.

Una risposta alla massaia… con una valanga di debito sulla testa

Mezzuomo: “Hai visto, massaia. Il tuo amico B. è andato a Bruxelles e… Non l’hanno fatto neppure parlare, o quasi. Gli hanno dato il benservito, anzi, l’hanno proprio scaricato. Mossa inedita per un partito politico europeo come il PPE, che non è una struttura monolitica e che non aveva mai fatto prima ingerenze tanto forti nella politica del nostro paese.

Tanto più inusuale è poi l’endorsement di Monti, un tecnico, non iscritto al PPE (appoggio peraltro che viene anche da l’Economist, giornale tutt’altro che filo-popolare, e che ieri titolava “Run, Mario run”). Tutto ciò è la dimostrazione, anzi, la certificazione del fallimento del centro-destra italiano.

Ti confido che sono contento, sì, sono proprio contento, per una volta. Monti, da persona scaltra, difficilmente si calerà nell’agone, sapendo di perdere, ma tutto questo turmoil non fa che rimescolare le carte del conservatorismo italiano e, forse, per una volta fa il gioco del nostro paese che a questo punto non potrà che abbandonare il berlusconismo.

Io non lo voterei mai, ma sarei contento di confrontarmi con uno schieramento guidato da una persona tutto sommato corretta come Monti, a differenza di quel che pensa D’Alema.

Tu che ne dici? Sei d’accordo con me?

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Intanto, ieri, l’altro Mario, Draghi, è stato eletto Person of the Year dal FT ed, in effetti, credo che il premio sia strameritato. Piaccia o no, se ancora oggi lo spread è sotto controllo, ma soprattutto esiste ancora un’unione monetaria in barba alle cassandre d’oltreoceano (e non solo!), il merito è di Draghi, non certo dei governanti che, anzi, hanno fatto di tutto per farci rimpiangere i principi di mutualità, solidarietà e coesione europee.

Un altra riflessione… Oggi siamo a 2.000.000.000.000, sì, un due seguito da dodici zeri, duemilamiliardi di euro, il debito pubblico italiano. Trentatremila e passa euro a capoccia, sì, un 33 seguito da cinque zeri. Sarà il caso di rilanciare la crescita, in ottica di spending review, cominciando magari ad alienare un po’ di roba ed abbattere un po’ di questo debito (altrimenti inesigibile, diciamocelo francamente) magari trovando un tesoretto da destinare al rilancio, quello vero?”