Archivio mensile:dicembre 2011

Il semestre più difficile della storia europea recente

Il semestre che si chiuderà domani con la fine del 2011 è stato senza dubbio il più difficile della storia recente e, parallelamente, è stato il primo semestre di vita di questo blog.

Se avete intenzione di ripensare a com’è andata, il Wall Street Journal  propone oggi una lettura tutto sommato onesta che vi consiglio di leggere:

http://online.wsj.com/article/SB10001424052970203391104577124480046463576.html?mod=WSJEurope_hpp_LEFTTopStories

Niente di nuovo sul fronte, verrebbe da dire, ma come spesso succede, ripensare al passato ed agli errori commessi può rivelarsi un buon viatico per provare a non ripeterli.

Quanto abbiamo vissuto a partire da questa rovente estate in effetti deve essere annotato in tutti i libri di storia, deve diventare un bagaglio culturale imprescindibile in vista del nostro futuro.

Senza affrettare giudizi su quanto accaduto, visto che ne ho già dati molti nei post precedenti, penso che dovremmo apprestarci ad affrontare il 2012 con un rinnovato spirito di coesione salvando quanto di positivo può essere trovato nell’approccio mutualistico che possiamo leggere nelle mosse dell’Ue degli ultimi mesi. Certo, si dirà che ancora questa pseudo-solidarietà internazionale è figlia dei più gretti interessi di bandiera, ma se non altro è stata l’unico motore che ha – per ora – scongiurato quell’implosione che avrebbe potuto essere incredibilmente catastrofica.

Riusciremo nel 2012 a far meglio? Riusciremo ad attuare quel riformismo auspicato dall’ottuagenario Napolitano (come lo ha definito il WSJ)? Riusciranno i nostri leader a superare l’affanno di questi ultimi mesi portandoci fuori dal guado di un Ue che oggi come ieri si trova ancora con la melma fino alla vita?

Le premesse sono ancora decisamente scure, non abbiamo ancora scampato il pericolo e questo è indubbio, ma voglio chiudere questo annus horribilis con una cauta speranza ben sapendo, comunque, che il cammino sarà “lungo e periglioso”.

Non credo sia il momento della polemica, ne abbiamo già fatta abbastanza quando era il caso.

Adesso, io credo, dobbiamo aspettare (e sperare) che il nostro Governo si muova nella direzione della crescita e dell’equità tanto sbandierata, prendendo di petto tutti quegli odiosi lacci e lacciuoli posti da quelle corporazioni che fanno del male alla stragrande maggioranza di questo paese.

Dobbiamo essere fiduciosi che nel mese di marzo si riesca davvero a dare una sterzata alla politica dell’Unione attuando quelle riforme nei trattati di cui più volte abbiamo parlato e sperando ancora che le tante teste (e i tanti sederi) dei leader dell’Ue, per una volta almeno, si muovano all’unisono.

Gente, la speranza insomma deve essere l’ultima a morire, dobbiamo prima di tutto credere di potercela fare altrimenti è inutile che stiamo al gioco. Deve essere la nostra bussola!

Se la rassegnazione dovesse prendere il posto della speranza, beh allora arrivederci e grazie! E guai a chi dovesse poi mettersi a piangere!

Buon 2012 a tutti voi, che avete avuto la pazienza di seguirmi nei primi mesi di vita di quest’avventura virtuale!

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Un futuro ormai scritto?

Chi saranno le potenze economiche mondiali da qui ai prossimi anni? La risposta pare ovvia, i BRICS.
Un conto però è dire che domani qualcuno farà meglio di te, un altro è constatare che qualcuno sta GIA’ facendo meglio di te!
Ieri è uscito uno studio del CEBR inglese (Centre for Economics and Business Research) che ha annunciato l’avvenuto sorpasso del Brasile ai danni del Regno Unito in termini di PIL.
L’Italia al solito resta al palo, all’ottavo posto, ma la distanza dai suoi inseguitori (Russia e India) si fa sempre più esigua.

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Insomma, secondo questa previsione, nel 2020 la Vecchia Europa sarà davvero vecchia ed i rapporti economici e geopolitici saranno totalmente diversi da quelli che abbiamo conosciuto finora. A nostra parziale difesa, possiamo prevedere che il forte sviluppo registrato in questi paesi dovrà necessariamente rallentare. L’aumento della ricchezza in paesi storicamente poveri, infatti, è fisiologicamente correlato con una crescente richiesta di condizioni migliori di vita, di diritti sul lavoro, di welfare, di servizi, ecc.
Dal nostro punto di vista, di italiani prima ed europei poi, credo dovremmo riflettere con sempre più attenzione sulla necessità di una rapida integrazione a livello continentale, altrimenti il nostro destino è segnato. Saremo cannibalizzati dai BRIC e, si badi bene, il problema sarà prima di tutto sociale nel momento in cui ci accorgeremo che quanto abbiamo finora ottenuto (e sfruttato) non potrà essere mantenuto.
Non ci sarà City che tenga, e neppure rendite per l’orticello tedesco o per la mania di grandeur francese se non ci diamo una svegliata, se non accettiamo di iniziare a ragione in termini di mutualità continentale e se non uniamo i nostri pregi (e difetti) una volta per tutte.
Si potrà senza dubbio obiettare che si può essere felici anche senza crescita e che, anzi, il PIL non è l’indicatore migliore del benessere (e della felicità) di un paese. Tutto vero. A patto che ci si renda conto che nei momenti difficili tanto più che in quelli facili, tutti dovrebbero remare nella stessa direzione e non “privatizzare gli utili e socializzare le perdite”, come si è fatto con sempre maggior gravità in questi ultimi anni.
Potremmo fare come il Bhutan in cui si fa di tutto per far “felici” i cittadini ed addirittura si cerca il modo migliore per massimizzare la felicità… A patto però di un “leggerissimo” isolamento di stampo himalayano.
Mh mh mh… No… l’Europa non mi sembra proprio il Bhutan!
Per informazioni: http://www.kingdomofbhutan.com/kingdom/kingdom_.html

C’è chi si prepara al peggio

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Ieri ho avuto modo di leggere questo articolo:
http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204552304577117003072894554.html

Fino ad oggi se ne erano sentite tante in effetti, ma mai era stata trovata la smoking gun, ora si tratterebbe di trovare il colpevole (o i colpevoli…). Più di una grande istituzione ormai sta scommettendo sull’implosione della nostra moneta e crede che questo sia possibile al punto da preparare una vera e propria exit strategy spendendo fior di soldi in un momento in cui le disponibilità finanziarie sono al lumicino.
Al di là delle rassicurazioni di Draghi, le forze centrifughe sembrano avere il sopravvento e la scellerata scelta dell’EBA va nella direzione di esacerbare gli animi e spingere molti a pensare che, forse, se l’euro non ci fosse, ognuno sarebbe libero di agire sul mercato come meglio crede. Una posizione come questa, che personalmente ritengo quantomeno ridicola, si sta facendo strada sulle principali testate economiche mondiali e, come si dice, spesso parlare dell’inverosimile rende possibile quello che razionalmente sarebbe impensabile e questo è tanto più vero sui mercati internazionali dove sappiamo quanto conti ormai il mood, la fiducia ed il clima in generale. Dobbiamo scongiurare come la peste queste idee che sono potenzialmente distruttive per tutto quello che è stato creato in questi anni di cammino verso una sana e pacifica integrazione europea.
Fortuna che ancora oggi ci sono istituzioni, come lo Swift, la BCE e la BRI, che si comportano secondo il proprio mandato e non si fanno tirare troppo dalla giacchetta da qualcuno di quelli che ormai sono unanimemente considerati too big to fail.
Ancora una volta siamo di fronte alla necessità di rivedere i rapporti di forza sui mercati, purtroppo però si fa sempre più strada in me l’idea che sarà necessario un “grande botto” perché qualcosa si smuova… Speriamo che non sia il nostro, egoisticamente parlando, e speriamo che non sia comunque troppo forte.

Prime avvisaglie…

… di recessione.

Ecco gli ultimi dati del PIL italiano al terzo trimestre 2011.

I dati sono concatenati e destagionalizzati, ovvero depurati dall’inflazione e dall’effetto del calendario.

Come abbiamo più volte detto servono tecnicamente due trimestri cnsecutivi di crescita negativa per parlare di recessione, ma la cosa più spaventosa, io credo, è quanto siamo distanti dai volumi di PIL che producevamo prima della crisi subprime del 2008. Ogni trimestre produciamo circa 15 miliardi meno di quanto non facessimo 4 anni fa, ovvero 60 miliardi meno l’anno.

Avete capito ora perché facciamo manovre correttive su manovre correttive?

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Smaltimento rifiuti

La mossa di Super Mario Draghi di queste ore è quantomeno ambivalente (per quanto, per adesso, i mercati europei l’abbiano festeggiata con un certo entusiasmo). Quel che il governatore della BCE farà a partire da domani è mettere a disposizione una quantità illimitata di liquidità (a tassi attorno all’1%) con scadenza triennale per gli istituti di credito che fanno parte dell’Europa “con l’euro” (i 17, per intenderci) a fronte dell’emissione da parte degli stessi istituti, che ne facciano richiesta, di titoli di stato garantiti dallo stato come collaterale alla concessione del prestito.

In perfetto stile Super Mario, il governatore dà un colpo al cerchio ed un colpo alla botte. Analizziamo la mossa nel dettaglio.

La premessa a tutto il ragionamento sta ancora sulle spalle della Merkelona che, ancora oggi, non vuole che la BCE (ECB in inglese, come nella figura) si faccia prestatore di ultima istanza e che i paesi PIIGS (e non solo…) rimettano a posto i loro disavanzi ed i loro debiti mediante una severa disciplina fiscale. Questo può essere considerato pacifico e, perché no, sacrosanto, il problema è che la situazione pare ormai troppo deteriorata e, presumibilmente, i paesi in difficoltà senza l’appoggio di una mano davvero pesante e forte pare non possano resistere alle pressioni di un mercato così cinico e finire a gambe all’aria.

La mossa di Draghi, quindi, sta proprio nell’ambivalenza di dover dare un contentino ai tedeschi, da un lato, e dall’altro dare una mano (forte) ai PIIGS. Come? Presto detto. Draghi dice: “Io non posso cominciare a comprare a man bassa titoli di stato sul mercato perché la Germania non vuole che immetta nel sistema nuova moneta dunque utilizzo questo escamotage: faccio in modo che le banche – che devono fare da motore della ripresa – abbiano capitali (che al momento non hanno disponibili e svincolabili perché devono iscrivere a bilancio forti minusvalenze sui titoli del debito pubblico) con un prestito illimitato che fornisco io a tassi vantaggiosi concedendo loro di emettere bond garantiti prendendomi in carico questi titoli come collaterale (garanzia) del prestito di cui sopra”.

Intelligente mossa, caro Mario, ma c’è un problema. Supponiamo di dover affrontare il problema della spazzatura a Napoli. Abbiamo un surplus enorme di spazzatura, come si risolve il problema? Si può ripristinare una situazione decente solo se ci muoviamo in due direzioni, da un lato, smaltiamo l’eccedenza con discariche nuove e termovalorizzazione e dall’altra insegnamo alla gente a fare la raccolta differenziata. Ecco, al momento, Draghi si sta occupando di smaltire l’eccedenza, ma siamo sicuri che parallelamente stia insegnando ai cittadini ad attuare una sana politica di raccolta differenziata? Non è che se questi si accorgono che c’è qualcuno che smaltisce la loro sporcizia siano incentivati a fregarsene e continuare con le malsane e menefreghistiche abitudini? Ecco, provate a sostituire la parola ‘cittadino’ con la parola ‘banca’ e magari riuscirete a capire la metafora.

Badate bene, vedo di buon occhio la scelta di Super Mario, ma attenzione la moral suasion spesso non basta a cambiare le cattive pratiche economiche! Quel che dovresti fare, secondo me, caro Mario, è controllare che le banche, cui tu presti denaro, impieghino davvero sul mercato la liquidità che tu concedi loro, o meglio ancora nelle imprese e nello sviluppo. Forse non è esattamente il tuo mandato, ma tu sei un super-uomo e potresti iniziare a fare la voce grossa, in fondo, in questo periodo la fanno tutti!

Solo così, io credo, si potrà da una parte affrontare l’emergenza e dall’altra lavorare davvero ad una crescita più sicura e sostenibile.

Concorso di bellezza

In perfetto stile “Italietta”, in questi giorni si dibatte attorno al beauty contest. Sì, un concorso di bellezza? Ma la bellezza di chi? Dove sono le ragazze? Via, ci sarà qualcosa da vedere? Sono pronto a scrivere in segreto il numero della mia vincitrice, la mia Miss e vedere se poi vince.

Niente di tutto questo. Si parla di frequenze ex-televisive (le vecchie frequenze analogiche liberatesi col passaggio al digitale). Vi chiederete cosa ci sia di bello nelle televisioni italiane da poterne indire un concorso. In effetti ben poco ed in effetti un concorso ci sta come il cavolo a merenda.

Senza entrare troppo nei tecnicismi, che risalgono all’assegnazione di stampo oligarchico (ed oligopolistico) delle frequenze digitali in rapporto alle frequenze analogiche possedute, che rappresenta il vero peccato originale, la situazione odierna prevede che le frequenze analogiche (ora libere) vengano assegnate (tramite beauty contest) e gratuitamente agli operatori televisivi (che nel frattempo hanno moltiplicato il loro potere sul digitale).

Miseriaccia. C’è qualcosa che non va. La concorrenza è – al solito – una chimera in Italia, e si sa, ma qui la questione si rivela una ruberia bella e buona nei confronti degli italiani. Qui si cede, a titolo gratuito, a soggetti privati un bene – le frequenze – che è di tutti noi.

Come ho già detto, probabilmente il vero errore sta nel peccato originale, ma è già stato commesso per cui non possiamo giustificare lo status quo tricerandosi dietro un lasco “avremmo dovuto fare… bla bla bla”, bensì imparare dal grave errore commesso e cancellare questo malsano “concorso di bruttezza” e cogliere l’occasione per riaprire l’etere – per quanto in minima parte – a nuovi (o vecchi) soggetti che vogliano entrare nel grande gioco della comunicazione, dell’informazione, della pubblicità e dell’entertainment italico dietro congruo pagamento, s’intende.

Ben venga dunque la discussione. Ben venga la provocazione di Santoro. Ben venga l’OdG proposto da parte dell’ex-opposizione e accolto e recepito dal Governo, che chiede la sospensione di questo scandaloso beauty contest  e l’impegno da parte dell’esecutivo di valutare le forme più corrette per valorizzare questo bene pubblico. Ben vengano quindi le parole di Passera, che prima di ancora di sottolinearne l’interesse economico, ha evidenziato la rilevanza etica di un ripensamento attorno a questo tema.

Ma soprattutto, ben venga la prima vera incrinatura nel potere (economico prima che politico) quasi incontrastato del fu Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Che sia il primo sintomo di una svolta vera? Presto per dirlo, ma l’aria comincia a puzzare un po’ meno, è arrivata la tramontana.