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A che punto siamo?

499180_634947836798559345_vignetta_638x408Stallo. Stallo più totale.

A meno di 12 ore dalla riapertura delle Camere, il risiko politico italiano è tutt’altro che finito e la situazione si fa di giorno in giorno più preoccupante.

Il PD mostra segni di sbandamento. Dopo il gancio ricevuto alle elezioni, il partito accusa il colpo, il leader è in netta difficoltà e, manco a dirlo, chi avrebbe potuto essere leader con le primarie, aspetta il proprio turno. Comportamento non chiaro quello di Renzi, che ad oggi sembra auspicare l’affondamento della nave PD e del suo comandante così da poter tornare alla ribalta come salvatore della patria. In tempi non sospetti ho espresso il mio appoggio per Renzi, non ritenendo Bersani adatto ad essere candidato premier in questa fase politica, ma il comportamento del sindaco di Firenze in questi giorni non è affatto condivisibile. Si rischia di distruggere una volta per sempre quel che resta dell’unico partito di stampo socialdemocratico del nostro paese e questa non è una prospettiva da prendere in considerazione.

Grillo, Berlusconi (ed il “pissero” PdL) d’altra parte sono un pericolo per questo paese, secondo me.

Grillo. Che vuoi fare, Grillo? La strategia del M5S pare essere quella di tornare alle urne il più presto possibile. È impensabile però pensare che si possa stare senza governo. L’italiano medio ha bisogno di un pastore che lo prenda a bastonate per darsi da fare. Se i senatori M5S non voteranno la fiducia a Bersani, magari uscendo dall’aula, la possibilità di avere un governo passerà per le mani dei pidiellini, i quali, se dovessero restare in aula e votassero no, garantirebbero comunque il numero legale per la fiducia ad un esecutivo Bersani. Signori, è inutile nasconderselo, il PdL rimarrà in aula solo se avrà sul piatto qualcosa di sostanzioso (per salvare il Nano dalla galera, magari… vista la confessione di Di Gregorio…) e quindi, se il PD accetterà, saremo alle solite, non riuscendo a fare quel passo verso la normalità di cui tutti abbiamo bisogno.

Grillo. Questo è quello che non capisco (oltre ad un 50% del tuo programma, ma questo è un altro par di maniche). Possibile che tu voglia rischiare davvero il baratro per questo paese? Già non è detto che ci salveremmo facendo un governo domani, come si può pensare di tirare a campare per almeno altri 6 mesi (visto che non saremmo comunque in grado di votare prima dell’autunno) quando siamo già circondati dagli squali? Come si può pensare di tenere ancora in vita il Nano dopo che i suoi hanno marciato fino alla scalinata di un palazzo di giustizia? Come si può seriamente credere di prendere più dei voti che hai preso lo scorso mese se andassimo a votare in autunno?

Sono seriamente preoccupato. Vediamo intanto cosa accadrà domani. Ormai viviamo alla giornata, as usual.

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Il crepuscolo degli “austerici”?

Concentrato com’ero in questi giorni sulle italiche vicende, ho taciuto – colpevolmente – riguardo ad un evento che forse, e dico forse, potrebbe nel medio-lungo periodo mettere un freno al declino cui tutti stiamo assistendo.

L’evento in questione è la rielezione di Obama.

Come saprete il 6 novembre scorso Obama ha vinto le elezioni americane assicurandosi così altri 4 anni di governo degli Stati Uniti.

Ecco, per quanto in questi giorni la politica americana verta tutta e solo sul tentativo di scongiurare il fiscal cliff, quel baratro fiscale in cui è stata ficcata dal secondo scellerato mandato di Bush, il fatto che Obama si sia garantito un secondo mandato, a mio modo di vedere, può essere l’unico barlume di speranza per scongiurare il predominio di quelli che Krugman (economista premio Nobel) chiama “austerici” e l’impatto delle loro politiche depressive.

Ormai è un fatto acclarato che in Occidente la dottrina economica dominante sia il rigore, ovvero il tentativo, che finora si è rivelato devastante, di rianimare un infartuato con un grappino, per usare una metafora calzante. In America come in Europa si è pensato di risolvere il problema del debito, deflagrato dopo la crisi subprime, riducendo forzosamente le spese statali e imponendo un’elevata tassazione sui cittadini. Il risultato, ahimé, è sotto gli occhi (e nelle tasche…!) di tutti, la domanda aggregata è crollata, la disoccupazione galoppa e le economie occidentali stagnano, o peggio, crollano.

In questo quadro desolante, un presidente democratico che abbia dalla sua altri quattro anni di mandato, non abbia l’assillo della rielezione e abbia sotto gli occhi i risultati tutto sommato deludenti del quadriennio precedente, potrebbe essere la soluzione.

Se andate indietro di oltre un anno, abbiamo parlato diffusamente di politiche economiche non convenzionali (vi rimando al post “Siamo dannatamente fottuti?” dell’agosto 2011), ecco, forse oggi, con una situazione ancor più grave e incancrenita di un anno fa, Obama potrebbe rappresentare la speranza di ribaltare quel pensiero dominante che offusca le menti di policy makers, giornalisti e uomini della strada.

L’austerità non è la soluzione e Obama è l’unico che, nonostante le barricate che troverà al Congresso, possa accendere la luce sugli errori che i governi occidentali stanno perpetrando ormai da troppo tempo. Lo Stato serve e serve tanto più in depressione, quando la domanda che viene dai cittadini è modesta se non assente, la fiducia è sotto i piedi e non ci sono player a livello globale in grado di assorbire l’output dell’economia occidentale.

Per l’Europa sarà una questione ancor più difficile rispetto all’America, ma il “presidente nero” potrebbe ri-cominciare a fare da esempio innescando quel circolo virtuoso che nella storia ha permesso all’Occidente di uscire dalle situazioni più difficili.

Barack, ascolta Christina Romer, che conosci molto bene:

“Le evidenze dimostrano più che mai che la politica fiscale conta; che lo stimolo fiscale aiuta l’economia a creare nuovi posti di lavoro; e che la riduzione del deficit di bilancio rallenta la crescita, quantomeno nel breve periodo. Eppure, queste evidenze non sembrano trovare riscontro nel processo legislativo”.

e infine Krugman:

“Ciò che impedisce la ripresa è una mancanza di lucidità intellettuale e di volontà politica. Ed è compito di tutti coloro che possono fare la differenza […] fare tutto ciò che è in loro potere per rimediare a quella carenza. Possiamo mettere fine a questa depressione: dobbiamo reclamare politiche che vadano in quel senso, a partire da oggi stesso”.

Barack, regalaci una speranza cui aggrapparci, fa che il 2013 sia l’inizio del crepuscolo degli austerici.

Smaltimento rifiuti

La mossa di Super Mario Draghi di queste ore è quantomeno ambivalente (per quanto, per adesso, i mercati europei l’abbiano festeggiata con un certo entusiasmo). Quel che il governatore della BCE farà a partire da domani è mettere a disposizione una quantità illimitata di liquidità (a tassi attorno all’1%) con scadenza triennale per gli istituti di credito che fanno parte dell’Europa “con l’euro” (i 17, per intenderci) a fronte dell’emissione da parte degli stessi istituti, che ne facciano richiesta, di titoli di stato garantiti dallo stato come collaterale alla concessione del prestito.

In perfetto stile Super Mario, il governatore dà un colpo al cerchio ed un colpo alla botte. Analizziamo la mossa nel dettaglio.

La premessa a tutto il ragionamento sta ancora sulle spalle della Merkelona che, ancora oggi, non vuole che la BCE (ECB in inglese, come nella figura) si faccia prestatore di ultima istanza e che i paesi PIIGS (e non solo…) rimettano a posto i loro disavanzi ed i loro debiti mediante una severa disciplina fiscale. Questo può essere considerato pacifico e, perché no, sacrosanto, il problema è che la situazione pare ormai troppo deteriorata e, presumibilmente, i paesi in difficoltà senza l’appoggio di una mano davvero pesante e forte pare non possano resistere alle pressioni di un mercato così cinico e finire a gambe all’aria.

La mossa di Draghi, quindi, sta proprio nell’ambivalenza di dover dare un contentino ai tedeschi, da un lato, e dall’altro dare una mano (forte) ai PIIGS. Come? Presto detto. Draghi dice: “Io non posso cominciare a comprare a man bassa titoli di stato sul mercato perché la Germania non vuole che immetta nel sistema nuova moneta dunque utilizzo questo escamotage: faccio in modo che le banche – che devono fare da motore della ripresa – abbiano capitali (che al momento non hanno disponibili e svincolabili perché devono iscrivere a bilancio forti minusvalenze sui titoli del debito pubblico) con un prestito illimitato che fornisco io a tassi vantaggiosi concedendo loro di emettere bond garantiti prendendomi in carico questi titoli come collaterale (garanzia) del prestito di cui sopra”.

Intelligente mossa, caro Mario, ma c’è un problema. Supponiamo di dover affrontare il problema della spazzatura a Napoli. Abbiamo un surplus enorme di spazzatura, come si risolve il problema? Si può ripristinare una situazione decente solo se ci muoviamo in due direzioni, da un lato, smaltiamo l’eccedenza con discariche nuove e termovalorizzazione e dall’altra insegnamo alla gente a fare la raccolta differenziata. Ecco, al momento, Draghi si sta occupando di smaltire l’eccedenza, ma siamo sicuri che parallelamente stia insegnando ai cittadini ad attuare una sana politica di raccolta differenziata? Non è che se questi si accorgono che c’è qualcuno che smaltisce la loro sporcizia siano incentivati a fregarsene e continuare con le malsane e menefreghistiche abitudini? Ecco, provate a sostituire la parola ‘cittadino’ con la parola ‘banca’ e magari riuscirete a capire la metafora.

Badate bene, vedo di buon occhio la scelta di Super Mario, ma attenzione la moral suasion spesso non basta a cambiare le cattive pratiche economiche! Quel che dovresti fare, secondo me, caro Mario, è controllare che le banche, cui tu presti denaro, impieghino davvero sul mercato la liquidità che tu concedi loro, o meglio ancora nelle imprese e nello sviluppo. Forse non è esattamente il tuo mandato, ma tu sei un super-uomo e potresti iniziare a fare la voce grossa, in fondo, in questo periodo la fanno tutti!

Solo così, io credo, si potrà da una parte affrontare l’emergenza e dall’altra lavorare davvero ad una crescita più sicura e sostenibile.

Paralleli antipodici

Due paesi a confronto, il Giappone e l’Italia. Alcune similitudini, tanti contrari.

Partiamo dai dati grezzi, brutali, per cercare di infiocchettare una qualche riflessione.

Il Giappone ha un rapporto debito/PIL oltre il 200%, l’Italia attorno al 120%. Il Giappone è in recessione da prima dello tsunami del marzo scorso, noi entreremo “ufficialmente” in recessione nel 2012, non prima del secondo trimestre. Il Giappone ha un deficit pari ad oltre l’8% del PIL, mentre quello dell’Italia si attesta al 4,5%. Se ci fermassimo qui, potremmo certamente dire che i nostri amici dell’estremo oriente non se passano affatto bene, e magari questo è pure vero, visti gli effetti della terribile calamità di 8 mesi fa, ma proseguiamo con un altro dato, un dato fondamentale nell’economia di questi anni. Il rating. Il Giappone ha mediamente un rating AA, l’Italia A+.
C’è qualcosa che stona? Si, se ci fermiamo ad un’analisi superficiale dei dati macro appena esposti, no se invece guardiamo ad una variabile fondamentale, che riguarda il debito. Chi detiene i titoli di stato. Ecco che emerge la differenza fondamentale del Giappone, non solo con l’Italia, ma forse con ogni altro paese del mondo. Il 97% del debito giapponese è in mano a giapponesi, il debito italiano, al contrario, è in mano “solo” per il 54% agli italiani.
Questa situazione crea un unicum nel panorama mondiale. I giapponesi se la cantano e se la suonano da sé, ma soprattutto sono patriottici. Punto.

Ora capisco quei soldati che 70 anni fa si lanciavano sulle portaerei americane!

I giapponesi se ne fregano dei rendimenti che sarebbe possibile ottenere sui mercati internazionali ed investono nel proprio paese, che appare così solidissimo, nonostante sia seduto su una polveriera naturale, la Cina lo stia cannibalizzando, abbia una popolazione molto vecchia, un’inflazione in crescita, un debito pazzesco, e soprattutto stia più o meno stagnando da anni.

Come potrebbe la speculazione attaccare questo paese? Semplicemente non può, o almeno potrebbe farlo soltanto se gli stessi giapponesi, attanagliati in una crisi nerissima (e dico nerissima!) non riuscissero a rifinanziare le obbligazioni del proprio paese in scadenza, entrando così in un vortice che, involontariamente, li condurrebbe a fare harakiri (per restare in tema) e dunque a boicottare i propri risparmi… Eh beh… Questo è francamente inverosimile!

Insomma, quante cose potremmo imparare dai nostri amici dagli occhi a mandorla!

La sagra degli Impresentabili 3

Nel giorno in cui il Mercato pare darci un minimo di fiato, ecco comparire lui…

Lamberto Dini. Direttamente ripescato dall’oltretomba…

Ma che dico? E’ ancora vivo e vegeto, gli paghiamo la pensione…

(Guardate dal minuto 2 o giù di lì…)

Ancora una volta siamo di fronte alla dimostrazione che la legge dell’entropia non si applica solo a sistemi fisici, e che il caos è quanto di più assimilabile alla politica italiana.

Di fronte ad un candidato che per poche ore era diventato forte, di spessore e – almeno sulla carta – condiviso da una buona fetta dei nostri parlamentari, riecco spuntare la Prima Repubblica… se mai se n’era andata! Ancora una volta gretti interessi di poltrona, di privilegio, di partito, ecc… mettono a rischio il culo (scusate la finezza!) di tutti noi. Già, come sono ingenuo, ancora nutro un po’ di fiducia nelle istituzioni. Che bischero che sono!

Presidente Napolitano, pensaci tu. Non farti imbambolare, per favore! Lunedì arriva presto… E se non avremo il governo che il mondo si aspetta… Va bè, facciamo gli scongiuri.

The Quest of two Mario

Mario & Mario. Mario al quadrato.

Mario è il nome dell’anno, c’è poco da fare. Mario è il nome che s’invoca oggi in Italia.

Da un lato, Mario Draghi, il Presidente della BCE, che viene tirato per la giacchetta perché l’istituzione da lui guidata diventi the lender of last resort d’Europa; in barba ai trattati ed in barba a molti tedeschi che sbuffano di fronte ai PIIGS.

Dall’altro, Mario Monti, che è stato appena nominato senatore a vita e che, ormai pare candidato in pectore alla guida di quel governo tecnico che si fa sempre più probabile.

Del primo abbiamo già ampiamente parlato e non pare, almeno per adesso, che intenda cominciare a stampare carta moneta come il suo omologo americano (vi ricordate di Helicopter Ben?), in ragione anche delle ultime analisi di Bankitalia e di Fitch.

Del secondo qualcosa possiamo dire. Senza dubbio è una personalità di spicco del quadro economico e politico europeo; è un tecnico, un tecnocrate, e questo depone a suo vantaggio, e pare godere di una grande fiducia da parte di Napolitano, che lo ha nominato in fretta e furia senatore a vita, quasi come se volesse far accettare a tutte le componenti del Parlamento che è lui il civile servitore della patria in questo momento così difficile.

Dopo che i mercati – specie londinesi – ci hanno per l’ennesima volta impallinato e dopo che Mr Doom ha profetizzato il taglio di capelli anche per noi, sul Ft ci si rivolge a Draghi dicendo: “it’s time to fire the silver bullet, Mr Draghi” .

Io mi rivolgo a lei, Mr Monti: “Trasformati in…

… e lanciati nel salvataggio della Principessa Italia!”

Commissariamento

Commissariati.

Ebbene sì, questo è l’esito del G20. Come accade nei paesi africani, come in Sud America nelle dittature militari più corrotte e becere, così in Italia. Non siamo in grado di dare un minimo di fiducia agli investitori e quindi c’impongono gli ispettori del FMI (è inutile che Silvio dica che li ha voluti lui!!) a controllare che vengano fatte le riforme richieste e che i risultati attesi, e non scontati, ci siano davvero.

Dopo mesi, quindi, siamo sempre allo stesso punto. Anzi, forse peggio.

Siamo imbarazzanti agli occhi di chi investe su di noi, dei nostri partner e di coloro che, come noi, fanno parte dell’Unione europea. Mi vergogno di me e degli italiani tutti. Mi vergogno di avere questo Presidente, e del suo ventennio. E mi vergogno dello stato dell’informazione. E mi vergogno di una classe politica che ci ha fatto perdere una generazione ed i cui tentacoli avviluppano ogni aspetto della vita sociale ed economica. E mi vergogno di una classe imprenditoriale che non agisce e non fa neppure lobbying quando servirebbe. E mi vergogno di sindacati che in dieci anni di precarizzazione del mondo del lavoro non hanno saputo ottenere la minima rappresentatività nel “nuovo” mondo del lavoro. E mi vergogno di avere una grande fetta di miei concittadini che hanno accesso ai miei stessi servizi, ma non pagano un euro di tasse. E mi vergogno anche di vivere in città che si sgretolano a fronte di piogge torrenziali. E…

Domani il PD, e buona parte del centro-sinistra manifesterà a Roma. Manifestazione condivisibile e lodevole, per carità, ma altrettanto inutile. L’unica cosa che credo potremmo (e forse dovremmo) fare è impedire a coloro che ci governano di entrare in Parlamento.

Un amico, in genere pacato e moderato, l’altra sera mi ha detto: “il destino non si aspetta, si determina… ed in Italia serve la carabina!”

Se siamo a questo punto, vuol dire che il limite è passato, che l’indignazione non basta più, e che il conflitto è palpabile… Ma no, ma che dico? Che bischero che sono, oggi il mio (e vostro) Presidente ha detto che i ristoranti e gli aerei sono pieni e che gli italiani non sentono la crisi.