Archivio mensile:febbraio 2013

Così è, se vi pare

551318_423888971032213_1064517879_nEccoci. Archiviate le elezioni, è tempo di ragionare.

Facile e controproducente sarebbe in questo momento sparare a zero contro la dirigenza del PD, rea di una campagna elettorale deludente, ma a me non interessa in questo momento, al centro del palco c’è altro. La storia non si fa con i “se” e la recriminazione per l’assenza di Renzi in prima linea deve esaurirsi dopo le prime più istintive e poco ragionate riflessioni.

Nessuno, neppure Grillo ne sono sicuro, avrebbe immaginato un risultato tanto largo per il Movimento 5 Stelle. Questo è a centro palco.

Tornando alle categorie di cui parlavo alla vigilia delle elezioni, la vittoria del Centro Sinistra è una “vittoria mutilata” in quanto il vincitore vero è il voto di protesta, il voto contro l’establishment, il voto a Beppe Grillo. Neppure il Nano nel ’94 era riuscito a raccogliere 8.8 milioni di voti alla prima tornata di elezioni politiche. E i numeri assoluti sono numeri veri e fanno impressione, al di là delle percentuali, che spesso appaiono fuorvianti.

Se facciamo due conti, la distanza tra Centro Sinistra, Centro Destra e Movimento 5 Stelle è decisamente labile e non si può non attribuire la vittoria a quest’ultimo, cioè ad un movimento che non aveva vocazione maggioritaria prima di queste elezioni. I numeri di PdL e PD, al contrario, sono quelli di una débacle senza appello. Ciascuna compagine ha ottenuto 1 voto su 5 aventi diritto (più o meno) e questo fa sì che, globalmente, solo 2 elettori su 5 abbiano scelto uno di questi partiti quindi, checché se ne dica, ciascuno di essi esce da queste elezioni con le ossa rotte.

Silvio ha poco da stare allegro. Per quanto sia galvanizzato dall’essere uscito dall’angolo in cui tutti pensavamo di averlo messo, ha perso 1 dei 2 voti presi alle scorse elezioni politiche e ciò significa che promettere la luna ormai non basta a convincere il volgo.

Chi sta peggio, neanche a dirlo, è però il PD, partito al cui interno immagino si apriranno faide inenarrabili. Bersani e l’attuale classe dirigente ha fallito. Puntare, come peraltro fatto negli ultimi sessant’anni prima con il PCI, poi con il PDS, poi con i DS, ecc… sul voto della militanza è inutile e controproducente. Queste persone non devono essere convinte. Queste persone avrebbero votato Renzi così come domenica scorsa hanno votato Bersani (avrebbero votato, per la cronaca, anche per Vendola o Tabacci o la Puppato, se uno di essi avesse vinto le primarie). Se però il maggior partito di Centro Sinistra che, come ho più volte detto, dovrebbe ergersi a paladino dello stato sociale e dei più deboli, non riesce ad acchiappare un voto al di fuori della ristretta cerchia di militanti e simpatizzanti tanto più in momenti di crisi sociale nera deve cominciare una profonda riflessione che deve sfociare in una nuova struttura, un nuovo statuto, un nuovo segretario, un nuovo modo di approcciarsi alla cittadinanza.

Chi però patirà sopra ogni altro questo voto, almeno nel breve/medio periodo, sono gli italiani. Quegli stessi italiani che hanno scelto la protesta, il rifiuto di una certa classe politica e che si ritrovano oggi nel mezzo di un guado molto pericoloso avendo scelto di mettere in discussione le pur discutibili linee guida europee. Per carità, sul lungo periodo, un progetto programmatico di stampo grillino è molto interessante, ma proprio quel Keynes che tanti ora invocano con troppa faciloneria diceva: “In the long run we are all dead”.

Per il bene comune, purtroppo, dobbiamo (ri)mettere la contingenza al primo posto. Potreste obiettare che non è giusto ragionare sempre in emergenza e non guardare al domani, ma come si fa a farlo se da quest’emergenza non vogliamo uscirne? Speriamo intanto di riuscire a formare un governo, di riuscire rapidamente a trovare un sostituto a Re Giorgio e di cambiare la legge elettorale, che sia proporzionale stretta a doppio turno o maggioritaria va bene uguale, ma basta con il Porcellum (che per la verità a questo giro ha consentito al PD di vincere…).

Pensateci.

Annunci

Vademecum per l’elettore

quijote_sauraCi siamo. Alla fine ce l’abbiamo fatta ad arrivare alle urne. Finalmente mettiamo fine a questa vacatio che oggettivamente cominciava ad essere un po’ lunga. Come andrà a finire è  piuttosto chiaro, secondo me. Al solito il vincitore si troverà a dover scendere a patti con qualcuno per governare visto che in Senato è improbabile che riesca ad ottenere una qualsiasi maggioranza.

Chi sarà il vincitore l’ho già detto. Non sto a riperterlo perché almeno oggi (e domani mattina) vorrei provare ad essere scaramantico. Vorrei offrire invece una guida al voto per gli indecisi. Sì, lo so, siamo in silenzio elettorale, ma la rete è magica in questi casi e poi io mica dico per chi votare…

Chiunque si rechi alle urne, credo dovrebbe fare almeno tre riflessioni per poter votare con coscienza. Una prima (e dirimente) riguarda il metodo, una seconda (pragmatica) riguarda il “voto utile” e solo la terza riguarda le proprie convinzioni intorno al futuro della nostra società.

La prima è fondamentale. Votare un qualsiasi schieramento “ordinario” oppure votare Grillo. Escludo per semplicità tutte quelle sigle ridicole che puntualmente ricompaiono sulla scheda ogni qual volta si avvicina una scadenza elettorale per poi scomparire il giorno successivo alla conta dei voti. Credo sia fondamentale rispetto a guardare i contenuti di una proposta di governo scegliere il metodo, il modo con cui un qualsiasi programma verrà attuato. Votare Grillo significa votare un modello decisionale anti-establishment, votare qualsiasi altro partito (sì, pure il PdL…) significa dare un voto a favore dell’establishment. Questa è la madre di tutte le domande. Questa è la domanda che pochi hanno colto, ma che ciascun italiano dovrebbe porsi. Se votare Grillo, e sottolineo indipendentemente dal suo programma, ed andare contro il modello di gestione della cosa pubblica che oggi è quello dell’Italia e dell’Europa oppure votare uno dei partiti “tradizionali” provando così a risolvere le cose che non vanno “dall’interno”.

La seconda domanda che, ovviamente, ha senso solo se non abbiamo scelto Grillo, riguarda l’utilità del nostro voto. Si badi bene, se questo paese vuol evolversi deve superare la frammentazione dell’arco parlamentare (favorita da questa ridicola legge elettorale) e tornare verso un modello di stampo maggioritario. Due/tre grandi schieramenti ed il resto devono essere noccioline. Per questo motivo, votare Ingroia o Storace o Fermare il Declino o il partito marxista-leninista significa buttare via il proprio voto.

Infine la terza domanda. E qui si viene ai contenuti. Vi stupirete, ma la cosa è più semplice di quanto crediate. Volete uno stato che si occupi di voi o ne preferite uno che riconosca più spazio alla libera iniziativa, nel bene e nel male. Per voi è più importante avere una rete di protezione sociale, un welfare, costoso, macchinoso, ma garantito a tutti oppure pensate che lo stato debba farsi pian piano da parte e che ciascuno di noi, in base alle proprie esigenze e possibilità, debba provvedere a garantirsi il futuro, la salute e la vecchiaia?

Bene, se propendete per la prima ipotesi, votate Bersani ed il PD. Se per la seconda votate Monti. Il PdL finché il Nano sarà vivo non è oggettivamente votabile.

Buon voto a tutti.

Il pifferaio

C’era una volta un tizio.

Un quaraquaquà nel lessico di Sciascia.

Passavano gli anni, cambiavano i tempi eppure costui era sempre lì, pronto ad ingannare le folle con voce suadente e atteggiamento ammaliante. Le sue parole di volta in volta si rivelavano favole, promesse irrealizzate e irrealizzabili eppure… eppure… Le folle continuavano ad adorarlo ed inevitabilmente a votarlo.

Avete capito di chi parlo, vero? Bene, allora non c’è bisogno che vi dica chi è, tanto è grande il mio disgusto.

Facciamo così. Vi racconto un’altra storia. Vi racconto la vera storia degli effetti delle parole di quel tizio.

Guardate il grafico qui sotto:

3

Ecco. Questo è il grafico dell’andamento del prezzo del nostro BTP a 40 anni. Il più lungo e di conseguenza meno soggetto all’emotività, alla volatilità che si deve a fatti, eventi e proclami che giorno dopo giorno accadono, ma che non incidono affatto sulla nostra storia. Come potete vedere con i vostri occhi a partire dall’estate di quest’anno, l’Italia ha guadagnato fiducia sui mercati. Il grafico è evidentemente ascendente, segno di un miglioramento del clima. Dobbiamo ringraziare Draghi, Monti, ma soprattutto tutti gli italiani che si sono votati al sacrificio in questi mesi. Insomma, è un fatto che oggi i mercati ci concedano maggior fiducia rispetto all’annus horribilis 2011.

Se guardate bene, però, ci sono 3 bolle in azzurro che evidenziano brusche rotture del trend ascendente. Volete sapere cos’è successo in quei giorni? Provate ad indovinare…

–          Metà ottobre: prima (ri)discesa del tizio in campo e primi veri scricchiolii nella fiducia al governo Monti.

–          Dicembre: colpo di mano del tizio che non vota la fiducia al decreto Sviluppo: il 20 dicembre Monti rassegnerà le dimissioni.

–          Fine gennaio: nel pieno della campagna elettorale, il tizio racconta la favola della restituzione dell’IMU, con annessi e connessi.

Ringrazio l’amico (“omertoso”) che mi ha raccontato questa (triste) storia e concludo mutuando le sue parole: “Questi son fatti non discorsi”. Speriamo che le folle, a questo giro, seguano qualcun altro (auspicabilmente al centro-sinistra), e non credano a quel nauseabondo pifferaio!

Sul Monte dei Paschi ovvero sull’Italia

Babbo Monte

Sono passati alcuni giorni dall’esplosione dell’affaire MPS, ma qualcosa possiamo già dirla, nonostante la situazione sia ancora decisamente fluida, non siano stati emessi ancora avvisi di garanzia e non si sappia ancora quali saranno i reati per i quali molti del vecchio management della banca saranno indagati.

In effetti, ferma restando una chiara responsabilità da parte (ahimé) del PD, il MPS è una foto tutto sommato fedele della realtà italiana. C’è di tutto dentro. Politica di tutti i colori, incompetenza e malaffare del top management, controlli scarsi e controllori conniventi, organizzazioni sindacali silenti ed infine semplici dipendenti e milioni di correntisti, che pagano rispettivamente con il loro culo e le loro tasche i danni altrui.

Comunque la giriamo, insomma, abbiamo per le mani la solita immangiabile frittata fatta con uova stantie che ormai può essere mangiata solo da avvoltoi e sciacalli. In questi giorni, in effetti, mi sono divertito sia a cercare di capire un po’ le dinamiche dell’affaire e sia a godermi il triste spettacolo in cui tutti, nessuno escluso, si avventavano sul corpo, ormai debole, della banca.

Mi chiedo dove fossero tutti fino ad oggi, ma sbaglio a pormi questo interrogativo.

Mi chiedo se non ci fosse una exit strategy più agevole per non finire in questo pantano, ma è proprio inutile che me lo chieda tanto ormai nel pantano ci siamo finti.

Mi chiedo quale sia il livello medio di competenza della nostra classe dirigente. Ecco, questa è proprio una domanda da non farsi.

Mi chiedo quante altre ILVA, MPS, Saipem, ecc. abbiamo oggi in Italia. Shhhhh, Silenzio! Non svegliare il can che dorme!

Mi chiedo quando l’italiano medio, quello che paga davvero, si sveglierà dal torpore e passerà all’azione. Domanda retorica, vi basti guardare i senesi la cui preoccupazione ancora oggi sono solo i soldi per le Contrade ed il Palio.

Mi chiedo se non siamo di fronte alla fine traumatica della nostra Seconda Repubblica. Una nuova Tangentopoli in grado di dilaniare l’ultimo partito a vocazione maggioritaria rimasto in questo paese. Domanda questa cui, nel bene e nel male, solo il futuro potrà dare una risposta.

Sarebbe facile cadere nel populismo becero, nel cercare di dare risposte sensate a queste domande ed è per questo che non rispondo. Non credo di riuscire per adesso ad essere obiettivo. Per questo, vi lascio con le parole di uno degli ultimi veri cantautori italiani… Chissà che qualcuno non la pensi come me. Il tempo dell’impunità e del perdono è finito. Deve esserlo se vogliamo bene a noi stessi.

[…] Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese.
Non me ne frega niente se anch’ io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!