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La strana querelle delle ricapitalizzazioni bancarie

C’è qualcosa che non riesco proprio a capire in queste concitate settimane di discussione attorno alla necessità di capitale delle banche italiane e riguarda proprio il nocciolo della questione. Insomma, le banche italiane hanno o no bisogno di capitale?

Lasciamo stare per un attimo le pressione dell’Autorità di Vigilanza Europea (la solita EBA), che – volenti o nolenti – è un organo di emanazione politica nominato dal Parlamento Europeo e concentriamoci sul problema generale.

Che cosa deve fare una banca nei sistemi economici moderni? Deve prestare denaro. I ricavi di questa “industria del credito” infatti vengono da interessi e commissioni sui prestiti concessi alla clientela, persone fisiche o aziende che siano. Per fare questo “prodotto”, la banca deve farsi prestare la materia prima da chi la produce (la BCE, se si parla di euro, per esempio) o dai cittadini e deve impiegarla affidandola alla clientela previa un’attenta analisi del soggetto cui si va a concedere il credito il quale dovrà essere in grado di restituirlo maggiorato di interessi e commissioni coi tempi e coi modi accordati dall’istituto erogante. Tutto qui, nient’altro.

Vero è che la banca deve avere una scialuppa di salvataggio a fronte di eventi improvvisi, ed è per questo che le viene richiesto di accantonare una certa quota di capitale a patrimonio per poter far fronte ad improvvise crisi di liquidità, ecc.

Se la situazione è questa e ammesso che l’EBA abbia misurato tutte le banche (almeno le italiane…) col solito metro, com’è possibile che Unicredit abbia scelto la perigliosa via di chiedere un aumento di capitale monstre al mercato e le altre tre banche cui viene richiesto un’adeguamento patrimoniale – MPS, UBI e BPM – se la possano cavare con semplici espedienti di vernissage, rivedendo alcune voci di bilancio e prevedendo dismissioni di asset. Mmmhhhh… qui gatta ci cova.

Delle due l’una. O Unicredit era veramente alla canna del gas, come si dice da queste parti, ma non lo credo vista la coraggiosa scelta di svalutare gli avviamenti nel 3° trimestre e la scelta di non accelerare su dismissioni colossali e peraltro già previste, come quella di Pioneer oppure sono le altre banche che, vista la rischiosità dell’ormai riuscita (per quanto affatto scontata!) operazione di aumento di capitale di Unicredit, si stanno prostituendo in Banca d’Italia per non dover ricorrere al mercato.

Personalmente propendo per la seconda e, visto che il colosso i suoi rischi se li è già presi, credo che la Banca d’Italia non dovrebbe essere tanto tenera con le tre di cui sopra… e se non sarà il mercato… credo che sarà lo Stato a ricapitalizzare almeno una di esse…

Potrebbe entrare la politica di mezzo… è vero… ma questo discorso ci porterebbe moooolto lontano.

Attendiamo e vediamo, sperando nel minor male…

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Brava Italia! 7 +

L’Italia ha superato l’esame di riparazione, secondo quanto affermato dalla professoressa Merkelona! Ciò non vuol dire che sia cambiato molto da qualche giorno fa, ma se non altro è un risultato rilevante.
I veri problemi, al solito, sono quelli di crescita, credibilità internazionale, integrazione a livello di Eurozona e liquidità sui nostri titoli di debito a tassi ragionevoli.
Domani la prima giornata campale. Parla Draghi e ci si aspetta che vengano annunciati interventi di politica monetaria non convenzionale. In effetti, il mercato va rassicurato. Il fatto che la Germania si finanzi a tassi negativi, significa che gli investitori hanno talmente paura di prendere perdite nell’investire nell’Ue da essere disposti a pagare qualcosa a patto di parcheggiare i propri soldini nelle casse dei “crucchi”!
Esiste poi il problema dei soldi necessari alla ricapitalizzazione delle banche core dell’Europa, e l’Italia da questo punto di vista è la più in difficoltà, si vedano i casi di Unicredit e del Monte dei Paschi!
Un pizzico di ottimismo in questo periodo gramo però ci voleva! Forza! Come ho già detto, la speranza dev’essere l’ultima a morire!
Per adesso vi lascio la bozza del nuovo trattato di stabilità della zona Euro. Dategli una lettura, riguarda la vita di ciascuno di noi: http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/SoleOnLine5/_Oggetti_Correlati/Documenti/Notizie/2012/01/Revised-draft-bozza-ue.pdf?uuid=f83a003a-3c64-11e1-9ba8-d86a5feed73e

C’è chi si prepara al peggio

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Ieri ho avuto modo di leggere questo articolo:
http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204552304577117003072894554.html

Fino ad oggi se ne erano sentite tante in effetti, ma mai era stata trovata la smoking gun, ora si tratterebbe di trovare il colpevole (o i colpevoli…). Più di una grande istituzione ormai sta scommettendo sull’implosione della nostra moneta e crede che questo sia possibile al punto da preparare una vera e propria exit strategy spendendo fior di soldi in un momento in cui le disponibilità finanziarie sono al lumicino.
Al di là delle rassicurazioni di Draghi, le forze centrifughe sembrano avere il sopravvento e la scellerata scelta dell’EBA va nella direzione di esacerbare gli animi e spingere molti a pensare che, forse, se l’euro non ci fosse, ognuno sarebbe libero di agire sul mercato come meglio crede. Una posizione come questa, che personalmente ritengo quantomeno ridicola, si sta facendo strada sulle principali testate economiche mondiali e, come si dice, spesso parlare dell’inverosimile rende possibile quello che razionalmente sarebbe impensabile e questo è tanto più vero sui mercati internazionali dove sappiamo quanto conti ormai il mood, la fiducia ed il clima in generale. Dobbiamo scongiurare come la peste queste idee che sono potenzialmente distruttive per tutto quello che è stato creato in questi anni di cammino verso una sana e pacifica integrazione europea.
Fortuna che ancora oggi ci sono istituzioni, come lo Swift, la BCE e la BRI, che si comportano secondo il proprio mandato e non si fanno tirare troppo dalla giacchetta da qualcuno di quelli che ormai sono unanimemente considerati too big to fail.
Ancora una volta siamo di fronte alla necessità di rivedere i rapporti di forza sui mercati, purtroppo però si fa sempre più strada in me l’idea che sarà necessario un “grande botto” perché qualcosa si smuova… Speriamo che non sia il nostro, egoisticamente parlando, e speriamo che non sia comunque troppo forte.

Parola d’ordine Deleveraging

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“Datemi una leva, ed un punto d’appoggio e vi solleverò il mondo”, diceva Archimede. Affermazione coraggiosa, non c’e’ dubbio, ma confermata dalle evidenze della fisica. In effetti, più e’ lunga la leva di cui si dispone e più forza si riesce a generare.
Nei secoli, ci si e’ accorti che applicare il principio della leva in economia risultava molto vantaggioso, a patto che si avesse un occhio di riguardo alla “lunghezza” della leva.
Spieghiamoci meglio. Quando si parla di leva (leverage) in economia si parla di un rapporto tra la somma del patrimonio e dei debiti ed il patrimonio stesso: per intendersi, se una società non avesse debiti, il rapporto sarebbe uguale ad 1 e, ovviamente, una società che non ha debiti e’ una società assolutamente sicura per quanto spesso ben poco profittevole (Apple e’ l’eccezione che conferma la regola).
Al contrario, società come gli hedge fund hanno una leva pari anche a centinaia di volte il proprio patrimonio netto; ciò fa di esse società capaci di investimenti enormi e di conseguenza anche utili (o perdite) enormi.
Le banche europee, oggi, eccetto rare eccezioni mitteleuropee, hanno leve pari a qualche decina di volte il patrimonio netto, solo prima dello scoppio di Lehman questo rapporto ammontava a centinaia di volte. In questo quadro caratterizzato da una forte pressione polarizzata sui debiti sovrani, l’EBA e’ intervenuta chiedendo agli istituti europei di mettere in sicurezza i propri conti. Com’e’ possibile fare questo?
Solo muovendosi in due direzioni, o aumentando il patrimonio tramite aumenti di capitale così da diluire i debiti oppure cedendo asset e, in ogni caso, chiudendo i rubinetti del credito.
Eccoci al dunque. Questo e’ deleveraging! Questo e’ il motivo principale per cui l’Ue nel 2012 tornerà in recessione.
Nutro forti dubbi sui modi e sui calcoli dell’EBA, ma ormai la situazione e’ questa e se vogliamo salvare il salvabile in una situazione che si sta avvitando pericolosamente, c’e’ bisogno dell’intervento pubblico, dei governi, che devono spingere la crescita anche tramite strumenti non proprio “ordinari”, ma soprattutto c’e’ bisogno che la Merkelona si scucia un po’ e permetta al buon Marione Draghi di diventare prestatore di ultima istanza. Non c’e’ via d’uscita.
Su, svegliamoci!

La sindrome bipolare del Mercato

Oggi tutte le Borse mondiali in grande spolvero… E meno male, dico io…E lo dice anche il mio portafoglio!

Ma perché?

Bah, andando a leggere un qualsiasi giornale, le motivazioni sarebbero da ricercarsi su questioni puramente tecniche (non sto a dilungarmi… I mercati hanno perso molto per cui sarebbe storicamente “normale” una correzione verso l’alto), ma soprattutto per gli accordi dell’Eurozona, che riguardano il taglio di capelli (haircut) del debito greco, la ricapitalizzazione per oltre 40 mld/€ delle banche europee, la possibiltà di ampliare la disponibilità e la potenza di fuoco del nascente EFSF e per la presentazione delle misure di politica fiscale dell’Italia.

Qualcosa non mi convince, anzi, non mi pare proprio sia cambiato granché sotto il sole. Mi spiego, punto per punto.

Prima questione. La Grecia non onererà mai il suo debito. Si decide per il taglio dello stesso che equivale, tutto sommato, ad un default soft, in quanto se oggi possedete un titolo di stato ellenico, a scadenza vi sarà corrisposta la metà del valore nominale (né più né meno che un “saldo e stralcio”, come si dice dalle mie parti…). Bene, si dirà, meglio di nulla, meglio un uovo oggi che… Ecco, più o meno questo è stato il ragionamento dei grandi banchieri stra-indebitati con la Grecia (specialmente francesi e tedeschi). Ma siamo sicuri che sia tutto oro quel che luccica?

No, ed il motivo si lega alla seconda questione da analizzare. Si decide di ricapitalizzare le banche (solo in Italia servono una 15 di miliardozzi, la metà serve ad Unicredit, 3 servono a MPS, i restanti 5 agli altri gruppi). Della serie, ti faccio mettere a bilancio una perdita sulla Grecia, ma ti ricapitalizzo (coi soldi dei contribuenti) in puro stile “un colpo al cerchio, un colpo alla botte”.

Terza questione. Il Fondo Salva Stati, l’EFSF potrà agire a leva aumentando così (virtualmente!) la sua dotazione di capitale, che ricordo viene data proporzionalmente dagli Stati membri dell’Unione, ed essere così più “forte” sui mercati. Bah… tutto troppo facile che mi sembra una gran baggianata. Della serie, non si chiedono (molti) più soldi agli Stati membri, visto che sono già super-indebitati, e allora si concede per statuto che questo fondo possa fare come un classico fondo d’investimento e lavorare in leva. Ora, se lavoro in leva qualcuno mi dovrà comunque “prestare” quel capitale… Ecco la perla. La BCE (che ricordo essere la Banca Centrale Europea… e non del Congo, con tutto il rispetto per i congolesi!) non intende prestarlo, per cui che si fa? Bene, il presidente del EFSF, Regling, vola a Pechino per “elemosinare” i dindini necessari. E tutta questa manfrina è minacciata dalla spada di damocle delle agenzie di rating che hanno già fatto presente che nel caso in cui la dotazione di capitale del EFSF non fosse abbastanza corposa, sarebbe a rischio la tripla A per questo fondo… Che buffo sarebbe se lo strumento (stabilizzatore) che dovrebbe assicurare la stabilità finanziaria dell’Eurozona, ricevesse un voto, un rating, più basso di alcuni dei membri (stabilizzati, o meglio “stabilizzandi”) sui quali dovrebbe intervenire! Insomma sarebbe un po’ come se a scuola il professore stesse a sedere di fronte alla cattedra!

Quarta questione. La “lettera” e le misure italiane. Un foglio di carta nulla più. Perché? Semplicemente perché le proposte contenute nella lettera sono francamente inattuabili nel breve periodo e comunque moooolto difficilmente realizzabili anche nel lungo. Che cosa abbiamo detto all’Europa? Abbiamo detto che manderemo a casa senza giusta causa i lavoratori delle aziende in difficoltà (come se fosse colpa loro se queste aziende versano in cattive acque!). Abbiamo detto che innalzeremo l’età pensionabile. Abbiamo detto che venderemo il nostro patrimonio in tranche da 5 mld/€ l’anno. E, pensate, abbiamo addirittura detto che risparmieremo la carta. Sì, proprio la carta! Daremo le pagelle in formato elettronico agli studenti. Ooooh, avranno detto a Bruxelles: “Ma guarda che bravi questi italiani!” Sicuramente non l’hanno detto. Non avrebbero potuto dirlo, ma certo lo avranno pensato.

E allora torniamo alla domanda iniziale? Perché le Borse festeggiano?

Volete sapere qual’è la migliore risposta? Eccola: Boh!

Chiedete ad un’analista tecnico, ad un esperto di fondamentali, ad un insider, ad uno esperto di psicologia comportamentale dei mercati, tutti vi daranno una risposta diversa… La migliore resta quella scritta poche righe più su… Boh!

Potremmo parlarne per altri cento post e non trovare il bandolo della matassa, ma voglio accennarvi ad un’interpretazione per me molto affascinante, e che negli ultimi anni acquista sempre maggior credito. Ormai molti (matematici, studiosi delle reti, economisti e finanche evoluzionisti) intrepretano il Mercato come un organismo vivente, come un essere della natura, come me e voi insomma.

Se questo fosse vero, perché allora non interpretare il Mercato come un soggetto affetto da sindrome bipolare?

Ai posteri l’ardua sentenza!