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Il pifferaio

C’era una volta un tizio.

Un quaraquaquà nel lessico di Sciascia.

Passavano gli anni, cambiavano i tempi eppure costui era sempre lì, pronto ad ingannare le folle con voce suadente e atteggiamento ammaliante. Le sue parole di volta in volta si rivelavano favole, promesse irrealizzate e irrealizzabili eppure… eppure… Le folle continuavano ad adorarlo ed inevitabilmente a votarlo.

Avete capito di chi parlo, vero? Bene, allora non c’è bisogno che vi dica chi è, tanto è grande il mio disgusto.

Facciamo così. Vi racconto un’altra storia. Vi racconto la vera storia degli effetti delle parole di quel tizio.

Guardate il grafico qui sotto:

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Ecco. Questo è il grafico dell’andamento del prezzo del nostro BTP a 40 anni. Il più lungo e di conseguenza meno soggetto all’emotività, alla volatilità che si deve a fatti, eventi e proclami che giorno dopo giorno accadono, ma che non incidono affatto sulla nostra storia. Come potete vedere con i vostri occhi a partire dall’estate di quest’anno, l’Italia ha guadagnato fiducia sui mercati. Il grafico è evidentemente ascendente, segno di un miglioramento del clima. Dobbiamo ringraziare Draghi, Monti, ma soprattutto tutti gli italiani che si sono votati al sacrificio in questi mesi. Insomma, è un fatto che oggi i mercati ci concedano maggior fiducia rispetto all’annus horribilis 2011.

Se guardate bene, però, ci sono 3 bolle in azzurro che evidenziano brusche rotture del trend ascendente. Volete sapere cos’è successo in quei giorni? Provate ad indovinare…

–          Metà ottobre: prima (ri)discesa del tizio in campo e primi veri scricchiolii nella fiducia al governo Monti.

–          Dicembre: colpo di mano del tizio che non vota la fiducia al decreto Sviluppo: il 20 dicembre Monti rassegnerà le dimissioni.

–          Fine gennaio: nel pieno della campagna elettorale, il tizio racconta la favola della restituzione dell’IMU, con annessi e connessi.

Ringrazio l’amico (“omertoso”) che mi ha raccontato questa (triste) storia e concludo mutuando le sue parole: “Questi son fatti non discorsi”. Speriamo che le folle, a questo giro, seguano qualcun altro (auspicabilmente al centro-sinistra), e non credano a quel nauseabondo pifferaio!

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Don’t give up, Europe

Alienazione, straniamento, perdita di speranza e coscienza dei propri mezzi.

Questa è la situazione di noi, giovani, nati in Italia tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80.

Metteteci il terremoto, i dati sulla disoccupazione record usciti venerdì, le borse e la continua emorragia di capitali dalla periferia d’Europa, il cattivo gusto della parata del 2 giugno ed infine il papa in forma elettorale a Milano. Mescolate tutto ed otterrete una sbobba vomitevole che vi farà passare la fame.

Che c’entra tutto questo con lo stato d’animo di una generazione? C’entra, eccome se c’entra. Non c’è bisogno di andare a scomodare premi Nobel (per inciso, andate a leggervi qui le parole di una vera mente illuminata) per accorgersi che il clima “comanda” e guida l’agire umano. No, non sto parlando del clima atmosferico (per quanto ci siano svariati studi che correlano la metereologia con il comportamento umano…), ma dell’aria che si respira nel nostro paese prima ancora che nella nostra Europa.

Quella che si aprirà domani sarà l’ennesima settimana campale della crisi dell’Eurozona. Una guerra di trincea ormai che vede scontrarsi creditori e debitori, ma dove, come succede sempre nelle guerre di posizione, nessuno dei contendenti riesce a prevalere. A differenza di quanto avviene sul campo di battaglia, però, qui la questione sarebbe molto più semplice se solo si riuscisse a ragionare concretamente, in modo pragmatico. Il problema se volete è che non esiste il problema. Scusate il giro di parole, ma se vi fermate a pensare tutto apparirà più chiaro. Debitore e creditore sono due facce della stessa medaglia. Uno non può vivere senza l’altro. Il debitore non vive se non ha i soldi del creditore ed il creditore non vive se non impiega i suoi soldi.

Abbiamo già lungamente parlato di unione politica dell’Europa e non voglio tornarci sopra, ma è un fatto che un sistema in cui i titoli tedeschi (quelli del creditore) danno una rendita negativa non può andare avanti all’infinito (stessa cosa si può dire per i rendimenti stratosferici dei periferici, ovviamente). E la Germania questo lo sa, e i PIIGS questo la sanno. Lo devono sapere.

Vogliamo avere un futuro, vogliamo darlo ai nostri figli? Questo è IL problema. Il futuro non può prescindere dall’Europa unita, io credo. Non può prescindere oggi più di ieri da un vero e proprio piano Marshall per le giovani generazioni, che sarebbero pronte a spendere, a fare debito, a credere nel domani, se solo potessero avere il lavoro.

In periodi bui e tempestosi dovremmo ripartire, tutti e dico tutti, da quel motto che è stato prima motore dello sviluppo americano e poi il mantra della ricostruzione post-Fukushima giapponese, quel don’t give up che può nascere solo infondendo fiducia e speranza e dimenticandoci degli artifici contabili, dell’austerity e delle ridicole regole di bilancio imposte da quelli che oggi (e forse solo oggi…) sono i ricchi, i creditori, i “bravi”, quelli che s’innalzano a paladini dell’equità e del bon ton.

Abbiamo tutte le carte in regola per fare il grande passo. Fatica, sudore e sangue non mancheranno, ma se non manchiamo di coinvolgere i nostri giovani nella (ri)costruzione di un’Europa più vera, possiamo farcela.

E allora, forza Europa, non mollare!

La dinamica dei rendimenti

Parliamo di btp e di bund.

Argomento trito e ritrito per carità, ma l’andamento dei tassi dei titoli di stato decennali dei vari paesi europei registrati nell’ultimo mese sono da analizzare. Partiamo dai dati di fatto, guardiamo ai btp da una parte ed ai bund dall’altra. Ecco, i titoli teutonici mostrano un rendimento effettivo che non ripaga neppure l’inflazione prevista nei 10 anni, come a dire che gli investitori riflettono ancora un timore di fondo che li porta al flight to quality, ad una corsa alla qualità che dimostra come si sia disposti a pagare una “tassa sulla sicurezza” (definizione che devo a Onado de lavoce.info) piuttosto che avere un qualche rendimento di lungo periodo. D’altra parte, il ripiegamento dei rendimenti dei btp italiani, che a differenza del grafico sopra pare ormai stabilmente sotto al 6%, rivela come con molta probabilità la crescita smisurata nei tassi degli ultimi mesi fosse dovuta solo ad una forte speculazione da parte dei mercati che avevano visto nel nostro paese la catena debole del potere politico prima ed economico poi dell’EZ.

Ora, al solito, non è tutto oro quel che luccica, anzi, mi pare che ci sia parecchio ottone a giro. Ma in che senso? L’impressione degli analisti è che il rischio connesso ai bund sia sottopesato, mentre sia ancora sopravvalutato quello italiano. Ciò però non significa che la situazione italiana sia stabilizzata e nel lungo periodo, ma neppure che gli eccellenti dati macro tedeschi possano essere garanzia contro ogni possibile sconvolgimento futuro.

La cautela è dunque d’obbligo, ma si comincia a sentire più di una voce dire che uno spread attorno ai 400 punti sia ancora troppo grande e sarà destinato a ridursi, tutto però starà nel vedere se si ridurrà perché caleranno i rendimenti dei btp (e dunque per meriti italiani) o perché saliranno quelli dei bund (e dunque per demeriti tedeschi). L’impressione è che un fair spread per il 2012 possa essere attorno ai 300 punti, con rendimenti dei titoli di stato italiani al 5% e tedeschi al 2%, ciò renderebbe meno oneroso il servizio del debito italiano e allineerebbe il costo del rischio connesso alla AAA tedesca (in terra Europea…) più ragionevole.

Chi vivrà, vedrà… Se non altro speriamo che questo burian che in questi giorni sferza le terre dello stivale porti via con sé qualche altro punticino di quel vituperato spread che ormai è la parola più (ab)usata di questi ultimi mesi!

Ipse dixit… e 2…

Saranno come al solito i posteri a ricordarsi delle sparate vergognose del nostro Presidente del Consiglio, ma quanto detto in queste ore ha già oggi dell’inverosimile.

A fronte di un’asta Btp con rendimenti da junk bond, il Nano italico ha detto, riguardo all’euro: «Non ha convinto nessuno, è una moneta strana, non c’è una banca di riferimento e non ha un governo unitario l’economia. È un fenomeno mai visto, ecco perché c’è un attacco della speculazione e risulta problematico collocare i titoli del debito pubblico».

Quando ho letto questa dichiarazione mi è venuta la pelle d’oca, e non sto scherzando. Ma è vera? Possibile che l’abbia detta? Eppure è tutto vero…dev’esserlo, altrimenti in puro stile Silvio “Rigirafrittate” Berlusconi non avrebbe detto poco più di un’ora dopo: “È una polemica pretestuosa, l’euro è la nostra bandiera.[…] Come al solito, si cerca di alzare pretestuose polemiche su una mia frase interpretata in maniera maliziosa e distorta. L’euro è la nostra moneta, la nostra bandiera. È proprio per difendere l’euro dall’attacco speculativo che l’Italia sta facendo pesanti sacrifici. Il problema dell’euro – aggiunge – è che è l’unica moneta al mondo senza un governo comune, senza uno Stato, senza una banca di ultima istanza. Per queste ragioni è una moneta che può essere oggetto di attacchi speculativi”.

Ecco, va preso atto che qualcosa di quest’ultima dichiarazione è considivisibile, almeno in parte, ma ormai, caro Presidente, la frittata l’hai fatta, girata e cotta a puntino. Ancora una volta mi vergogno di te!

Riposati, vai a casa. Lasciaci stare. Ci hai rotto.