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The dark side of the Force

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Mettetela come volete, ma ho proprio l’impressione che il “lato oscuro della forza” abbia annebbiato le menti dei policy makers europei e non solo.

Capisco che le industriose formichine teutoniche e nordiche si finanzino a tassi zero sulle spalle delle cicale sperperatrici del sud, ma prima o poi l’inverno arriverà anche per loro. Le cicale tra poco non avranno più monetine cosicché smetteranno di comprare i bund tedeschi. Se non fosse che è in gioco la vita di ciascuno di noi, tutto quel che sta accadendo in Europa negli ultimi giorni sarebbe quantomeno ironico.

La Germania è sparita. La Merkelona si sta preoccupando solo di non prendere una sberla troppo forte alle elezioni della prossima primavera.
La BCE è sparita, ma non posso e non voglio credere che abbia Draghi abbia le mani così legate quanto qualcuno vuol farci credere.
La Grecia ci chiede di dimenticarci di lei almeno fino al 2014.
La Catalogna in crisi di liquidità chiede ossigeno a Madrid… Che ha le bombole vuote (od al più ipotecate per comprare Cristiano Ronaldo!)… Che suona al campanello della BCE dove qualcuno risponde al citofono con un “Mario non c’è, è uscito”.
Per non parlare della querelle tutta italiota tra Sicilia e governo centrale, tra Lombardo e Roma Ladrona… Della serie “da quale pulpito…”.

Ed in questo gran polverone, con Milano e Madrid sull’orlo del collasso con azioni a saldo che non trovano più un floor ed una continua emorragia di capitali, ecco l’uovo di Colombo dei regolatori: vietiamo lo short sui titoli bancari. Attenzione però, non lo short in sé, lo short “di tutti”, solo lo short “di alcuni”. Ecco, bene, provate a chiedervi chi paga le perdite dei pesci grossi. Il solito parco buoi, as usual.

Bravi, non c’è che dire! Ora sì che siamo a posto! Così sì che si riconquista la fiducia!

Ora, io mi domando, possibile che chi ci guida, chi ci comanda in ogni ambito della nostra vita di privati cittadini sia così inetto da non accorgersi dei risvolti delle proprie azioni? Possibile che l’incompetenza sia il minimo comune denominatore del potere?

Siccome mi rifiuto di crederlo, allora DEVE esserci dolo, DEVE esserci una qualche volontà nel perseguire scelte che vanno contro gli interessi di noi poveri mortali.

Ho paura e non ve lo nascondo.

Il vero tesoro dell’Italia

In un mondo globalizzato in cui la ricchezza va polarizzandosi ed i paesi con minori risorse sono costretti generalmente a rincorrere i paesi più grandi e quelli che possiedono materie prime e fonti energetiche, l’Italia non pare avere un grande avvenire. Siamo piccoli, abbiamo poche risorse e siamo ingessati da un “sistema paese” che non si è mai evoluto.
Eppure c’è qualcosa che nessuno può toglierci o copiarci, qualcosa che tutti c’invidiano e che nessun altro paese può eguagliare. È il nostro territorio ed i nostri beni artistici e archeologici.
Ecco, date un’occhiata a questo sito: http://www.sightsmap.com/
Questo sito è stato creato, creato utilizzando i riferimenti geografici presenti nelle foto Panoramio di Google, mostra quali siano i luoghi al mondo più fotografati. Non si tratta di una statistica “certificata”, dato che raccoglie la sola banca dati Panoramio (e di conseguenza Google Earth), dato che esiste un’innegabile correlazione con l’utilizzo della stessa piattaforma e con la concentrazione di abitanti nelle varie zone della Terra, ma l’Italia è il luogo più fotografato al mondo, seguita da Francia e Spagna.
Non sarà forse il caso di cominciare a prestare una maggiore attenzione al nostro territorio, alla nostra vera ricchezza?

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Waterloo… Caporetto… E chi più ne ha più ne metta

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Quando andavo a scuola, i professori dicevano a mia madre: “Il ragazzo è bravo, ma se s’impegnasse, potrebbe dare di più”. Mia mamma tornava a casa, mi faceva un bello shampoo, io da quel momento ci davo dentro e tutto sommato i risultati sono arrivati. Cosa sarebbe successo se quegli stessi professori non mi avessero dato alcuna possibilità di riprendermi? Probabilmente a quest’ora non sarei riuscito a costruire granché di buono.
Ecco, il professor S&P oggi ha deciso che l’Europa è praticamente da cestinare. Secondo me, è arrivata l’ora di mandare qualche ispettore a casa di quel tizio e mettergli un po’ di paura.
Siamo sempre alle solite, siamo sempre a parlare di agenzie di rating, purtroppo.
A questo punto è chiaro infatti che c’è un vero e proprio accanimento nei confronti dell’Ue, anzi, signori, siamo proprio sotto attacco! Badate bene, non è il voto in sé che deve farci incazzare, è la modalità e la tempistica in cui arriva che è criminale. Ormai era nell’aria infatti che i francesi avrebbero perso la tripla A, che il Portogallo è ad un passo dal default e che Italia e Spagna fossero destinate come minimo agli esami di riparazione, ma non in questi termini ed in questi modi.
Appare ridicolo infatti che questi tizi americani possano decidere a piacimento, come abbiamo già detto, quando e come calare la scure e tagliare le teste dei condannati.
Quel che è successo oggi è gravissimo, tanto più perché avvantaggia, o almeno non svantaggia, solo un paese nel mondo, gli Stati Uniti che, guarda caso, lunedì prossimo avranno la borsa chiusa per il Martin Luther King day. Abbiate pazienza, questa è evidenza di dolo!
Se non dovessero uscire novità dirompenti nel corso di questo fine settimana, con molta probabilità le borse mondiali lunedì accuseranno il colpo mentre gli Stati Uniti se ne staranno bellamente a godersi la festa… Pace all’anima del buon Martin!
Quando finirà questa ridicola pantomima? Giusto ieri il buon Obama ha presentato un disegno di legge per innalzare ulteriormente il tetto del debito, come al solito, dimostrando che gli americani fanno come vogliono in barba a tutto il resto del mondo ed alla faccia di coloro che, come noi europei, si svenano pur di arginare la spesa facile ed il debito pubblico. Ora, per quanto sia legittimo per un paese sovrano come gli USA stampare tutte le banconote che vuole e fare una politica di deficit spending agguerrita, io comincerei a rendergli pan per focaccia iniziando a ripargarli con la stessa moneta, anzi, impegnandomi a non comprare più neanche un T bill!
C’è poco da fare, questi giocano sporco, ormai hanno scommesso al ribasso sulla nostra moneta e la nostra stabilità e ci bombardano a loro piacimento, con ondate di vendite short sulle nostre banche a mercati aperti e con mezzi istituzionalmente convenzionali come le agenzie di rating al limite della legalità che si muovono sul terreno sporco dei conflitti d’interesse. Alla faccia del patto Atlantico e dei nostri morti in guerre che gli americani hanno scatenato!
Ebbene sì, oggi sono proprio incazzato! Per quanto ancora dovremo scontare il debito di riconoscenza che viene dal Piano Marshall? Per quanto ancora dovremo essere succubi?
Badate bene, qui non è in gioco l’antiamericanismo, il comunismo o il giustificazionismo nei confronti del terrorismo. Qui non è in gioco nessun -ismo!
Si tratta solo di abbandonare l’ipocrisia, di tendersi la mano quando se ne ha bisogno oppure tirarsi indietro, senza rimorsi. Se, come lo zio Sam ci sta dimostrando, gli Stati Uniti continueranno a perseguire una politica egemonica con i più biechi mezzi del signoraggio economico sarà bene che l’Europa cominci seriamente a guardare al Pacifico piuttosto che al caro vecchio Atlantico.

Adios Zapatero

Zapatero in realtà se n’era già andato, con onore e rispetto per le istituzioni peraltro. Non come hanno fatto altri! Con lui se ne vanno le sue parole. Questo non sarà un epitaffio in memoriam, ma un semplice spunto di riflessione.

Con le elezioni politiche di oggi la Spagna volta pagina, e lo fa fragorosamente secondo quanto emerge dagli exit poll. L’uomo che ha polarizzato l’attenzione di una fetta importante della sinistra pan-europea e che si era dimesso alla fine di questa estate sulla scorta anzitutto di una crisi economica, che morde davvero in Spagna, abbandona il quadro politico iberico.

Il PP e la coalizione di centro-destra guidata da Rajoy tornano al governo dopo 7 anni e chiudono un’epoca tanto controversa quanto importante per la vita spagnola: l’epoca del governo socialista. La Spagna che dovrà governare Rajoy è un paese molto in difficoltà, con una disoccupazione che sfiora il 20%, una quantità abnorme di immobili invenduti che di fatto rendono il business delle costruzioni assolutamente asfittico, ma è anche un paese molto più moderno di quanto non lo fosse fino all’epoca di Aznar. La Spagna oggi è un paese molto più emancipato, è il paese degli indignados ed è un paese in cui, lasciatemelo dire, l’influenza oscurantista del cattolicesimo – comunque molto rilevante – è stata per lo meno rivista al ribasso.

Su quest’ultimo punto potremmo discutere a lungo, ma è un fatto ormai acclarato che le scelte politiche, spesso radicali, compiute da Zapatero, hanno segnato i rapporti Stato – Chiesa e, se da un lato le istituzioni religiose hanno fatto di tutto per non perdere la forte presa sulla popolazione (non per niente, le giornate mondiali della gioventù quest’anno si sono svolte a Madrid), dall’altro le scelte zapateriane hanno abbattuto il muro del bigottismo ed hanno reso la Spagna un paese più moderno.

Si chiude dunque un’epoca, se pur breve, che resterà davvero nella storia della Spagna che, in questi anni, ha tirato fuori un grande orgoglio (si vedano le vittorie sportive che, quando sono così tante, non vengono per caso) e una grande voglia di non essere tra le pecore nere dell’Eurozona, nonostante scelte di politica economica tutto sommato discutibili che hanno generato alla fine quella bolla, puntualmente esplosa, che oggi strozza ogni velleità di ripresa.

Ti saluto, dunque, caro Zapatero, peccato però che non possa farlo con tutta la stima che avevo per te fino a qualche anno fa! La legge che ha previsto l’introduzione del pareggio di bilancio in costituzione – che sicuramente ti hanno bisbigliato all’orecchio quelle due pesti della Merkelona e Sarkò! – te la potevi proprio risparmiare. Il popolo si è “indignato” con te (sebbene la legge sia stata votata in modo bipartisan), ma soprattutto si rivelerà un ennesimo laccio con cui i tuoi concittadini spagnoli potranno strozzarsi!

Lo vogliamo fare o no questo passo verso l’Europa?

Non ci facciamo spaventare dal faccione di quella signora a sinistra.

Oggi più di ieri abbiamo bisogno di Europa. Di un’Europa vera, di una politica comunitaria coesa e di leader convinti.

Ho avuto modo di sbirciare un report di UBS (sì, quella banca elvetica che si è fatta “fottere” 2,5 mld di euro da un singolo trader…sigh…). Secondo questa analisi, il costo per l’intera Comunità Europea, in caso di fallimento del nostro caro Euro, si aggirerebbe nell’ordine delle migliaia di miliardi (sempre di Euro, s’intende) a fronte di un costo dell’ordine di “sole” centinaia di miliardi di euro per stabilizzare l’ormai cronica crisi dei debiti sovrani e la crescita asfittica.

Ora, pur prendendo col beneficio del dubbio questi dati, mi sembra un chiaro caso in cui dovremmo farci prestare il rasoio dal caro vecchio Ockham… solo una scelta è evidentemente percorribile. Non ci sono dubbi.

Ma come fare?

Mi sono già dilungato più volte, e non smetterò finché avrò voce. C’è bisogno di credere nel progetto Europa, c’è bisogno di mettere da parte le rendite dei nostri cortili per cominciare a coltivare in modo estensivo “questa grande penisola ad ovest del continente asiatico”.

La Grecia è fallita. Basta. Non nascondiamocelo più. L’Irlanda mostra deboli segnali di ripresa, il Portogallo no, la Spagna ha una disoccupazione galoppante, l’Italia ha una situazione politica avvilente. Tutto vero, ma possibile che non si possa uscire da questa impasse? No, io non ci credo.

La parola che viene ripetuta ormai come un mantra, ed a ragione, è “crescita”. Il problema è che chi la pronuncia fa davvero poco per metterla in atto. Certo non lo fa il nostro Governo, che oggi più di ieri dovrebbe responsabilmente andare a casa, certo non lo fa la Merkelona, che pensa solo ai suoi problemi interni e neppure Sarkò, i cui campioni nazionali vengono continuamente impallinati dai mercati.

E allora, ripeto, come fare?

Dobbiamo fare scelte forti, dure, e che nel breve periodo appaiono senza dubbio impopolari. La situazione non si risolve con l’austerità e basta (come dimostra la Grecia).

In Italia dobbiamo dare speranza a quella generazione – i trentenni – che se avessero soldi da spendere lo farebbero. Tenere a lavoro un sessantenne che non ha più alcuna “fame” di lavorare non ha senso. Tenere a casa un giovane, magari anche preparato, che avrebbe una gran voglia di emanciparsi dalla famiglia ha ancora meno senso. Avere 900 e passa parlamentari, migliaia di consiglieri regionali, provinciali, comunali, enti e municipalizzate, ecc. non ha senso se non rispettano i canoni dell’efficacia e dell’efficienza. Mantenere monopoli perché ritenuti “strategici” non ha senso quando i servizi sono scarsi, avvilenti, costosi e antieconomici.

Via sù, dilungarsi avrebbe poco senso, se poi non scendiamo nel dettaglio delle questioni. Facciamo così, chiunque legga e voglia commentare sarà bene accetto. Ripartiamo da qui e vediamo che cosa possiamo tirar fuori, poi facciamo circolare le idee, magari qualcuno potrebbe ritenerle interessanti e cominciare a valutarle.

Sarebbe un primo piccolo vero passo verso l’Europa.