Archivio mensile:marzo 2013

E ora?

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L’esploratore Bersani torna al Colle senza aver trovato la gallina dalle uova d’oro.

Riparte Napolitano, ma il sentiero è stretto, molto, forse oggettivamente troppo.

Il giudizio sul lavoro di questi giorni di Bersani è ambivalente, al solito. Se da un lato è stato apprezzabile lo sforzo di non accettare le pregiudiziali del Nano, dall’altro è stato un colpevole errore non provare ad accordarsi con i grillini intorno ad alcuni punti di scopo come la rinuncia ai rimborsi elettorali e la strutturazione di una nuova legge elettorale. Checché ne dica il signor Grillo non credo che i suoi, o almeno parte di essi, non sarebbero stati disponibili a concedere una fiducia seppur condizionata a Bersani se questi avesse accettato alcune precondizioni.

E adesso che succede? Il Nano, dopo l’incontro col Presidente della Repubblica, ha dato il più classico dei baci della morte a Bersani che, a questo punto, se dovesse accettare un appoggio da parte del PdL dovrebbe senza colpo ferire calarsi i pantaloni in vista della battaglia per l’elezione dell’inquilino del Quirinale.

Grillo chiederà per sé l’incarico, ma è altrettanto scontato che Napolitano lo rimandi a casa di corsa. Nonostante i tanti proclami del piazzista genovese.

Poi toccherà a Monti salire al Colle. Sì, Monti. La delusione Monti. L’uomo che ha avuto la chance irripetibile per cambiare qualcosa in questo paese, ma che si è avviluppato nel più trito politichese e che ormai è un triste ricordo di un’Italia che non c’è più, o meglio, che forse non c’è mai stata.

Infine ritoccherà al PD. In quest’ultimo incontro, io credo, ci possano essere le residue speranze di non tornare di corsa al voto. Speranze riposte nella possibilità di trovare e proporre un outsider in grado di far saltare il banco. Speranze che però hanno scarsissime probabilità di successo.

Che fine faremo, quindi, resta un gran mistero. Indovinare la direzione in cui andremo da qui alla fine delle brevissime vacanze pasquali è più o meno come lanciare una moneta. Di una cosa però possiamo essere certi: è passato più di un mese dalle elezioni e non abbiamo ancora cavato un ragno dal buco. La domanda che mi pongo dunque è se non sarebbe stato meglio rivotare a stretto giro. E non mi si dica che non è possibile, la Grecia in piena crisi lo scorso anno ha votato due volte, rispettivamente il 6 maggio ed il 17 giugno. Se in Italia non riusciamo a farlo, con buona pace di destra e sinistra, è solo perché i partiti tradizionali avevano (ed hanno) una paura matta di essere risucchiati nel turbine della protesta e cercano in tutti i modi di prendere tempo per trovare una soluzione per (auto)conservarsi.

Non possiamo aver paura di Grillo e soprattutto gli italiani non possono permettersi di perdere altro tempo.  

Caro re Giorgio, pensaci.

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Dialoghi di attualità… dalla palude italica

Unknown

Dopo il primo voto per l’elezione dei presidenti di Camera e Senato…

Rispettosa massaia della palude: “Qui si è perso il lume! I grillini sono andati a fare i balocchi? Diamo loro ancora una votazione di tempo, ma poi non penso si possa che far scontare la responsabilità a quei cittadini nel futuro dell’Italia. E Grillo? Paradossalmente non è da nessuna parte, eppure governa il suo partito che, in teoria, dovrebbe essere un servizio a disposizione del paese. Mi devo essere persa qualcosa”.
Mezzuomo: “Primi scricchiolii tra i grillini?”

… Elezione conclusa. Abbiamo i nuovi presidenti… E intanto in una sperduta isoletta del Mediterraneo…

Rispettosa massaia della palude: “Minchia! Fosse passato Schifani per colpa di quei nuovi burattini…! Meno male qualcuno ha almeno un carattere costruttivo. Riminchia! Grazie anche ad alcuni con un po’ di senno, s’ha du’ presidenti con i controcoglioni e di cui, dopo tanto tempo, essere orgogliosi. Almeno per oggi si può vedere il bicchiere mezzo pieno. Che sia pure l’inizio di una nuova illuminazione dello zoccolo duro del PD? Che sia la foto degli attuali rapporti di forza all’interno di quel partito?”

Mezzuomo: “Sì, bicchiere mezzo pieno. Io però ci vedo anche qualcos’altro. Non sarà che Bersani stia cercando il modo di uscire di scena? Considera che la “prassi” della fiducia al governo presuppone che in caso di assenza della stessa e conseguente necessità di formare un governo tecnico, governissimo, o quant’altro, il presidente della Repubblica dia un incarico esplorativo al presidente del Senato… Ecco, una figura come Grasso, pur non avendo esperienza politica romana, potrebbe essere una persona che scompagina le carte del M5S… Per cui… In settimana prossima sapremo.”

Dottor C: “Secondo me la migliore mossa che potrebbe fare Pierluigi è fare un passo indietro, non candidarsi come presidente del Consiglio, ma proporre, anzi direi “far emergere” (come ha già fatto per le camere), un nome che raccolga un consenso più ampio di quello delle sole fila PD. Questa è l’unica strada percorribile, l’unica che potrebbe veramente mettere da parte definitivamente 20 anni di berlusconismo. E per fare questo, il fatto che il M5S non sia un partito gioca a favore del PD, non a sfavore. È l’unica strada percorribile. Ah, e niente Renzi, ovviamente!”

Rispettosa massaia della palude: “Concordo. Oltre a essere l’unico partito, se ciò si avverasse, Bersani sarebbe la persona che più di ogni altra avrà mostrato umiltà e rispetto per il paese, come peraltro dovrebbe essere la linea comportamentale di ogni politico. P.S. Chi presidente della Repubblica? D’Alema? Alloraaaaaaaaa…!”

Mezzuomo: “Se Bersani se ne esce di scena è un signore. Non credo però che avverrà. Quello si vede già a Palazzo Chigi. Credo. La situazione si potrebbe sbloccare solo se Grillo davvero cominciasse a “tollerare la democrazia” dei suoi… Cosa non facile, ma possibile. Nel qual caso potrebbe pure venire fuori una maggioranza trasversale magari su un nome un po’ meno inviso ai più. Oggi c’è stata un’apertura. Il signor Grillo per la prima volta ha parlato di Grasso VS Schifani in modo “positivo” (per i modi di Grillo s’intende) per Grasso… Il primo, se non erro, è stato etichettato come “raffreddore”, il secondo come “peste bubbonica”… Insomma un po’ di differenza pare cominci a vederla pure lui… I problemi son comunque enormi. L’avete visto Cipro? Tu vai al bancomat, ti fai un estratto conto e ti accorgi che lo stato ti ha puppato tra il 6 ed il 10% di quello che avevi depositato. Ma di che si parla? Questa è pura follia. Questo è il modo per far scoppiare i peggiori sommovimenti di piazza che uno possa immaginare. Ora è vero che da un punto di vista “etico” non c’è niente di male, in fondo, ad esempio, il prelievo IRPEF sulle nostre buste paga funziona in quel modo, ma una cosa è non farteli neppure vedere i soldi, un’altra è ESPROPRIARTELI. In un mondo perfetto in cui tutti pagassero le tasse potrebbe pure essere una cosa normale, ma da lì ad ammettere come lecita da parte della Commissione Europea una legge di un paese membro che è regressiva, iniqua e aberrante ne passa… Ora, si potrebbe discutere di tutto ciò che significa davvero Cipro nello scacchiere mediterraneo, ma il problema resta e va risolto. Se vogliamo un’Europa democratica, non si può dar adito a questioni di questa natura. Cazzo. Alla fine pare abbia ragione il populista che vorrebbe bruciare ogni istituzione. Ri-cazzo! E meno male che per ora i mercati l’hanno presa ben(ino)… Vi avrei fatto vedere il panico di stanotte. Son andato a letto con l’idea di vedere una giornata rosso sangue. O meglio, ero praticamente convinto di arrivare alla chiusura di oggi con un MENO grosso come una casa, invece, tutto sommato, pare che la fiducia ancora regga… Il problema è però: quanto ancora potremo tirare la corda? Molto poco, credo. Spero di sbagliarmi, ma nel dubbio tengo le mele molto strette.”

Rispettosa massaia della palude “Ho seguito ma non conosco i numeri. Il SEI percento mi pare una bella cifra. Ma di quanti soldi hanno bisogno? La cosa che dà fastidio è che queste cose accadono perché uno stato si trova alle perse. Ma un tentativo minimo di previsione? No? Magari si riusciva a fare proposte più eque. Questi eventi sono così imprevedibili? Si torna al problema più caro alla nostra nazione. Ognuno guarda al proprio orticello, purtroppo. Si cerca di far contento l’elettore disattento e si va avanti. Le regole non vengono rispettate e alla fine la storia si ripete. Un po’ di legalità e autocritica risolverebbero molti problemi. Prima o poi si capirà questo stato di cose? Speriamo di non dover tornare all’età della pietra o a quella del rame. Certo, ci tornassimo, le cose a cui prestare attenzione sarebbero sufficientemente poche e direttamente correlate alla sopravvivenza. Forse le cose andrebbero meglio”.

Mezzuomo: “Robe turche, anzi, cipriote in questo caso. Comunque sabato sono andato a cercare un rifugio in montagna. Bisogna perpararci per la rivolta. Alla fine la corda si strapperà e poi non ci sarà welfare che tenga… Si passa alle bombe!”

Rispettosa massaia della palude: “Lo dice anche Casaleggio!”

Dottor C: “Maremma diavolona. In effetti l’idea del rifugio in montagna potrebbe non essere male: in fondo pare che la luce alla fine del tunnel sia ancora lontana anche solo dall’essere intravista… E dunque in questo lasso di tempo che rimane ancora (e che ormai dura da anni) potrebbe succedere di tutto. Il compito della politica diventa allora ancora più importante in questi momenti. Mi direte: ogni fase storica ha avuto i suoi problemi, gravissimi e insormontabili; i nostri nonni hanno combattuto guerre mondiali, dove si moriva o dove si veniva sterminati in campi di concentramento per pure ideologie. Noi non conosciamo niente di tutte queste atrocità, e la “crisi” che ci spaventa così tanto, ridimensionata, è solo forse un taglio drastico (per noi)  al superfluo a cui eravamo ingiustamente assuefatti. Eppure dietro a tutto questo c’è sicuramente un disagio sistemico ben più profondo, che va al di là dei voti di protesta ad un comico o delle difficoltà di un paese democratico di darsi un governo che possa affrontare le problematiche anche più spicciole. Quello che c’è dietro, secondo me, è la crisi d’identità di un paio di generazioni che non sanno più cosa fare di loro stesse, e che si trovano smarrite di fronte ad un mondo che sta andando avanti (vedi i paesi ora “nuovi”, quelli emergenti e trainanti per l’economia) che non hanno più nessuna voglia di aspettare nessuno. Che sia la vecchia dialettica della lotta di classe di Marx, dove la classe operaia (il terzo, quarto mondo) sta sovvertendo gli ordini globali, trovandoci del tutto impreparati?”

Mezzuomo: “Quel che dici è correttissimo. Ogni epoca storica ha le sue peculiarità. La nostra è sicuramente una situazione agiata, ma solo grazie al duro lavoro di generazioni che hanno avuto la fortuna di avere il lavoro, quello vero, quello che ti permetteva di avere un minimo di fiducia nel futuro, quello dove il reddito era garantito e soprattutto era tale da comprarti casa, macchina e lasciare qualcosa ai figli. Oggi a casa mia si esulta per un posto fisso a 900 euro al mese. G., per fortuna dico io, ha firmato giusto oggi dopo 4 anni di apprendistato, un contratto a tempo indeterminato. Si esulta, si stappa uno spumante e si fa festa, ma se poi ci pensiamo bene ci sarebbe davvero da tirar su le barricate. Un tempo il primo stipendio a tempo indeterminato era sinonimo, diciamo, dell’inizio di una carriera che, per quanto scarsa potesse essere, ti consentiva di arrivare alla pensione con un reddito almeno triplo (e dico almeno) di quello da cui eri partito anche solo grazie agli scatti di anzianità. Oggi non è affatto così. Il tuo ultimo stipendio prima della pensione sarà si e no 900 euro più l’inflazione dei prossimi 40 anni. Di cosa stiamo parlando? Un conto della serva grazie alla magia della capitalizzazione composta. Supponiamo che si abbia l’inflazione programmata dalla BCE. Il 2% per i prossimi 40 anni. 900*(1+0.02)^40 = 1987.2 Avete idea di cosa potranno essere 2000 euro circa di stipendio nel 2053? Uno sputo. Ecco cosa saranno. Se a questo aggiungiamo che l’indicizzazione all’inflazione va via via scomparendo e che andremo in pensione con il contributivo, ci possiamo direttamente tagliare le palle, con buona pace di un paio di generazioni di classe politica che non ha capito una benemerita minchia di cosa volesse dire la globalizzazione. Il problema politico comunque lo si giri sta tutto qui. Il semplice cittadino può abbandonare il superfluo, essere onesto, pagare tasse ordinarie e tasse una tantum straordinarie, ma se avrà di fronte una politica come quella attuale che non dà risposte ai bisogni primari, non dà sostegno serio a reddito, occupazione e potere d’acquisto, prima manderà tutti a fanculo, Grillo’s style, poi ahimé inizierà a staccare i sanpietrini per strada ed a tirarli contro le istituzioni. Poi… Poi… Meglio non pensarci a quel che potrebbe venire dopo. Non so se si possa parlare di dialettica marxista, il mondo è cambiato talmente tanto che le vecchie categorie del materialismo storico non è detto che siano del tutto calzanti, ma è una certezza che in Occidente siamo di fronte alla crisi forte di un modello, quello capitalistico, che sta già sfociando in situazioni di conflitto che noi fatichiamo a figurarci, non essendoci mai passati. Come andrà a finire questa storia non lo so, ma nel dubbio un paio di ruderi in montagna li ho già adocchiati…”

A che punto siamo?

499180_634947836798559345_vignetta_638x408Stallo. Stallo più totale.

A meno di 12 ore dalla riapertura delle Camere, il risiko politico italiano è tutt’altro che finito e la situazione si fa di giorno in giorno più preoccupante.

Il PD mostra segni di sbandamento. Dopo il gancio ricevuto alle elezioni, il partito accusa il colpo, il leader è in netta difficoltà e, manco a dirlo, chi avrebbe potuto essere leader con le primarie, aspetta il proprio turno. Comportamento non chiaro quello di Renzi, che ad oggi sembra auspicare l’affondamento della nave PD e del suo comandante così da poter tornare alla ribalta come salvatore della patria. In tempi non sospetti ho espresso il mio appoggio per Renzi, non ritenendo Bersani adatto ad essere candidato premier in questa fase politica, ma il comportamento del sindaco di Firenze in questi giorni non è affatto condivisibile. Si rischia di distruggere una volta per sempre quel che resta dell’unico partito di stampo socialdemocratico del nostro paese e questa non è una prospettiva da prendere in considerazione.

Grillo, Berlusconi (ed il “pissero” PdL) d’altra parte sono un pericolo per questo paese, secondo me.

Grillo. Che vuoi fare, Grillo? La strategia del M5S pare essere quella di tornare alle urne il più presto possibile. È impensabile però pensare che si possa stare senza governo. L’italiano medio ha bisogno di un pastore che lo prenda a bastonate per darsi da fare. Se i senatori M5S non voteranno la fiducia a Bersani, magari uscendo dall’aula, la possibilità di avere un governo passerà per le mani dei pidiellini, i quali, se dovessero restare in aula e votassero no, garantirebbero comunque il numero legale per la fiducia ad un esecutivo Bersani. Signori, è inutile nasconderselo, il PdL rimarrà in aula solo se avrà sul piatto qualcosa di sostanzioso (per salvare il Nano dalla galera, magari… vista la confessione di Di Gregorio…) e quindi, se il PD accetterà, saremo alle solite, non riuscendo a fare quel passo verso la normalità di cui tutti abbiamo bisogno.

Grillo. Questo è quello che non capisco (oltre ad un 50% del tuo programma, ma questo è un altro par di maniche). Possibile che tu voglia rischiare davvero il baratro per questo paese? Già non è detto che ci salveremmo facendo un governo domani, come si può pensare di tirare a campare per almeno altri 6 mesi (visto che non saremmo comunque in grado di votare prima dell’autunno) quando siamo già circondati dagli squali? Come si può pensare di tenere ancora in vita il Nano dopo che i suoi hanno marciato fino alla scalinata di un palazzo di giustizia? Come si può seriamente credere di prendere più dei voti che hai preso lo scorso mese se andassimo a votare in autunno?

Sono seriamente preoccupato. Vediamo intanto cosa accadrà domani. Ormai viviamo alla giornata, as usual.