Archivio mensile:agosto 2011

Siamo dannatamente fottuti?

http://www.youtube.com/watch?v=tTi1l6gdoQ0

Nel corso di questi ultimi mesi ho avuto modo di leggere, e soprattutto di parlare della situazione economica della nostra Italia e più in generale dell’economia occidentale con amici, colleghi… e con la mia coscienza.

Un uomo, qualche settimana fa, mi ha messo una pulce in un orecchio. La discussione nasceva attorno alla proposta del nostro governetto di inserire il pareggio di bilancio nella nostra bella Costituzione (a tal proposito si vedano anche i post precedenti). In particolare una frase del mio interlocutore mi ha scosso; questi mi ha chiesto: “Ma sei sicuro che il debito sia un male per definizione?”

Da quel momento in avanti, si è fatta largo in me la convinzione che il punto di vista ormai preponderante nei nostri governanti europei, secondo cui l’austerity è un must sempre e comunque, aveva in sé qualcosa di profondamente fuorviante. Sono arrivato alla conclusione che il momento economico che stiamo vivendo sia veramente eccezionale e che, data l’eccezionalità, le misure, le contromosse da mettere in campo dovessero essere parimenti eccezionali.

Oggi, sul Web (strumento questo sì davvero eccezionale), ho avuto la fortuna di imbattermi in questo articolo: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.com/2011/08/si-chiama-christina-romer-e-una.html e non nego di esserne rimasto piacevolmente folgorato.

Consiglio a tutti di leggerlo, con la dovuta attenzione.

Come ho già iniziato a fare in precedenti post, voglio dire ad alta voce che forse esiste una strada alternativa per uscire dal pantano in cui stiamo rischiando di affogare. Ascoltiamo quanti come Christina Romer hanno il coraggio di dire e di agire oculatamente e secondo le evidenze empiriche (lei dice addirittura scientifiche) della (scienza) economica. E agire qui non significa spaccare il capello in quattro per capire se tagliare 20 o 30 o tutte le province d’Italia. Agire significa mettere in campo strumenti, stimoli REALI che consentano a chi investe di essere incentivato a farlo, a chi lavora di farlo con profitto e con un reale ritorno di portafoglio e a chi ci governa di farlo perseguendo il vero interesse della Cosa Pubblica. Agire significa avere coraggio e non arrendersi allo status quo perché, come dice la Romer, il quadro di lungo periodo è decisamente lugubre.

Io non mi rassegno al silenzio, dovreste farlo anche voi. Mettiamoci la faccia (vade retro Brunetta), in fondo non abbiamo altro che da perdere da un’Italia governata in modo infame, da un’Europa ottusa e da un’America in bilico tra pressioni oscurantiste e la paura strisciante di non essere più il paese al centro del mondo.

Cose di casa nostra

Il Presidente si butta sulle tisane e sul Milan, il Senatùr si rompe un gomito rotolando in casa, Il presidentino del senatino s’impermalosisce, sfoggia la più classica codina di paglia e chiama la Mamma (RAI), Alfano… o chi è Alfano?…

Bersani presenta la Contromanovra… il microfono era spento… L’integerrimo Antonino (Di Pietro) se ne accorge, batte i piedi in terra e bofonchia: “L’ho detto prima io, l’ho detto prima io, l’ho detto prima iooooo!”…

L’ intelligencija (cir. интеллигенция) va a dare sfoggio della propria abbronzatura a Rimini… dai Ciellini…

Intanto a Roma…

Pare che la Commissione Bilancio (non mi ricordo se della Camera, del Senato, o di entrambi), chiusa in qualche stanza buia, stia esaminando la Manovr(on)a… ma sarebbe sorto un problema imprevisto: pare non sia scritta in italiano perché nessuno la capisce.
E io… tra me e me… tra una goccia di sudore e l’altra… “moccolo” (come si dice dalle mie parti), aspettando lunedì e le tanto agognate ferie.

Ritassiamo lo scudo

Perché no? Nella mia ignoranza ero sinceramente perplesso, ma quest’articolo mi ha fatto riflettere. E allora perché no?

Riporto di seguito il primo trafiletto (che si trovava sulla prima pagina de l’Unità del 19 agosto), il resto lo trovate al link di cui sotto:

“La proposta del Pd di tassare con un’imposta straordinaria del 15% i capitali che hanno beneficiato dello scudo fiscale ha sollecitato un intenso dibattito. Ad essa è stata contrapposta nelle ultime ore l’ipotesi, avanzata da alcuni parlamentari del Pdl, di mettere a punto un nuovo scudo fiscale da cui ricavare, con un’aliquota che potrebbe essere del 7%, un gettito straordinario di 2-3 miliardi…”

http://archivio.unita.it/archivio/navigatore.php?page=24&dd=19&mm=08&yy=2011&nn=&ed=Nazionale&url=http://82.85.28.114/cgi-bin/showfile.pl?file=edizioni/20110819/pdf/NAZ/pages/20110819_24_19NAZ24A.pdf

Una proposta tangibile

Non sono in grado di valutare la bontà di una proposta del genere, non sono abbastanza ferrato, ma è la prima proposta concreta che vedo scritta nero su bianco e dettagliatamente su uno dei principali giornali nazionali.

Vediamo se qualcuno gliela fa leggere ai miei amici Sarkò e Merkel (c’è anche la versione in inglese, non avete scuse… oh, no, caspita, uno è francese, l’altra tedesca… va bè, sarà per la prossima volta).

http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-08-22/eurounionbond-nuova-europa-201300.shtml?uuid=AapbbDyD

Potrebbe andar peggio… Potrebbe piovere

Nooo… se guardo il tempo fuori dalla finestra… non credo possa piovere… ma… forse… in un certo senso…

Oggi una lettura interessante (notizia peraltro apparsa anche su Corriere.it) quanto raccapricciante.
http://www.huffingtonpost.com/2011/08/22/federal-reserve-12-trillion-loans_n_933615.html

Nel corso della crisi Lehman, la Fed ha concesso 1.200 miliardi di dollari (per dare un’idea della dimensione di questo prestito, il nostro debito pubblico ammonta più o meno a 2.700 miliardi di dollari, ai corsi attuali) ad istituti di credito in difficoltà.

A distanza di 3 anni, si scopre, grazie al Freedom Information Act, che la Fed ha foraggiato questi istituti – autonomamente ed indipendentemente dal Governo Federale – per un importo quasi doppio rispetto a quanto previsto dal piano TARP approvato da Bush e dal Congresso.

Emerge un quadro ben più raccapricciante di quanto non fosse già noto all’opinione pubblica. Non voglio in questo momento valutare l’opportunità o meno di questo intervento, va ben al di là delle mie scarse conoscenze di macroeconomia e politica monetaria.

Ammesso però che questa mossa fosse necessaria (come ribadito più volte da Bernanke… “Helicopter Ben” non a caso), gli ordini di problemi che emergono sono almeno due.

In primo luogo, è un assurdità che un azionista non possa sapere (o venga a conoscenza della cosa solo dopo 3 anni) la reale situazione patrimoniale di una società (di una banca in questo caso) nella quale ha investito propri risparmi. Che ci sta a fare la SEC (o la Consob in Italia)? Si è configurata una bella e buona manipolazione del mercato checché sostengano quelli che dicono che rendere pubblico un intervento di tale portata avrebbe scatenato il panico sui mercati. Qualcuno si sarà senza dubbio avvantaggiato (i soliti insider) a scapito del solito parco buoi, o no?

In secondo luogo, l’occultamento di una notizia di questa portata induce gli istituti che ricevono il prestito a ritenersi davvero too big to fail. Se voi trovaste qualcuno che ripaga i vostri debiti di gioco senza chiedervi niente, continuereste o no a giocare? Io credo proprio di sì. In effetti, come molti hanno commentato, Bernanke nel 2008 si trovava nella situazione di poter rinegoziare il rapporto con le banche, ma invece di chiedere qualcosa in cambio, di chiedere severe ristrutturazioni, di rivedere i modelli di business, ha lasciato che questi colossi continuassero ad imperversare a scapito dei cittadini (del mondo, non solo americani) che in molti casi vedevano crollare il valore dei propri immobili ben al di sotto dei mutui contratti per comprarli.

Sono passati 3 anni. Il mondo (o almeno l’Occidente) stagna. La crisi del debito è di là da essere risolta. Quando arriverà qualche buona notizia?

Per concludere, appiccico qui sotto anche il grafico di lungo periodo del VIX, cortesemente in prestito dal sito lavoce.info (ieri l’indice ha chiuso a 42,44… c’è poco da stare allegri).

Non è un paese per giovani

Parafrasando i fratelli Coen, l’Italia non è un paese per giovani.

Un paese che ha 16 milioni di pensionati (al 2004) su circa 60 milioni di abitanti totali è un paese di “vecchi”. E se a questo aggiungiamo il fatto che una parte rilevante dei pensionati percepisce un vitalizio assolutamente non in linea con i contributi realmente versati (baby-pensionati & co.), ci accorgiamo che la situazione è già ora insostenibile.

http://www.corriere.it/economia/11_agosto_21/baby-pensionati-marro_1681f8f6-cbc5-11e0-b17c-f32c89c7e751.shtml

Io sto con Franco Tomassini. Punto.