Archivio mensile:ottobre 2012

Due, tre, quattro… Enne pesi per enne misure

 

Avrei potuto intitolare quest’articolo molto più semplicemente Tobin Tax, ma sarebbe stato troppo semplice.

Penserete di aver capito di cosa parliamo, ma vi sbagliate.

La questione Tobin Tax è solo il pretesto per riflettere sulla pochezza dell’Europa e della sua unione politica.

Vediamo di chiarirci. La Tobin Tax, appunto, è una tassa sulle transazioni finanziarie di cui si parla da decenni. Viene proposta dal premio Nobel James Tobin al fine di disincentivare la speculazione e raccogliere proventi da destinare all’aiuto allo sviluppo.

In effetti si tratta, secondo il mio modestissimo parere, di una delle poche tasse sacrosante. Il principio su cui si basa è ineccepibile: si tassano gli speculatori (che in genere sono pure ricchi) in modo da abbattere la volatilità dei mercati spingendo così ad entrare sul mercato al fine di investire e non per creare/distruggere valore sul nulla.

Se le cose stessero così, non dovremmo neppure ragionare della tassa di Tobin. Dovremmo applicarla e basta. Ovviamente, però, nell’Italia (e nell’Europa) di oggi si è perso ogni contatto con la realtà e si riesce a rendere sbagliata anche una tassa che dovrebbe apparire indiscutibile.

Il problema che emerge in modo lampante in questi giorni è duplice. Da un lato nel contenuto la Tobin Tax delineata dal Governo Monti è un abominio da ogni punto di vista, dall’altro, la direttiva sulla Tobin Tax approvata da soli 10 su 27 paesi in Europa è un abominio prima di tutto politico e porterà con sé probabilmente problemi economici non indifferenti, quantificati in almeno un mezzo punto di PIL a livello europeo.

Andiamo con ordine. Il primo punto. La Tobin proposta da Monti fa obiettivamente schifo, scusate la finezza, è iniqua in quanto colpisce tutte le transazioni, grandi e piccole, con la stessa aliquota ed economicamente perdente in quanto, favorendo una diminuzione forte dei volumi e della liquidità sul mercato, porterà forti scostamenti dei prezzi e scambi modestissimi, cosicché la nostra borsetta potrà diventare terra di conquista per molti stranieri che, peraltro, la tassa non la pagheranno in quanto domiciliati fiscalmente fuori dai nostri confini. Altro problema riguarda la fuga di società finanziarie italiane (e con loro fatturato e soldini) dall’Italia che avranno importanti vantaggi nel mettere radici in ogni altro paese accanto a noi che non contempli la Tobin. Infine, ultimo, ma non ultimo, non colpirà assolutamente coloro che, ad oggi, sono i veri predoni dei mercati ovvero quelle società di HFT (High Frequency Trading) che operano sul book di negoziazione inserendo e togliendo a velocità astrali ordini di acquisto/vendita eseguendone solo una minima parte (ecco perché sarebbe stato meglio ascoltare quelli che di mercati se ne intendono e spingono per una tassa da applicare agli ordini “ineseguiti”…).

Il secondo punto. Vogliamo o non vogliamo diventare gli “Stati Uniti d’Europa”? Ecco, questo è il nodo cruciale, l’argomento della discussione. L’indecisione nell’applicazione di questa tassa a livello europeo rischia di diventare l’ennesima dimostrazione che non siamo un entità politica unitaria. Il dissenso è legittimo, per carità, ma se in sede europea una direttiva passa a maggioranza, non ci possono essere distinguo da alcun paese facente parte dell’Unione quand’anche questi fosse contrario. O si applica tutti, oppure non l’applica nessuno. Il motivo è semplice. I paesi che l’applicheranno saranno evidentemente svantaggiati nell’attrarre capitali e la loro bilancia commerciale non potrà che risentirne. E questo è un fatto.

Siamo alle solite, se vogliamo il bene di questo piccolo angolo di mondo, dobbiamo scardinare quel vecchio e trito modo di fare politica basato su campanilismi, ripicche. Enne pesi per enne misure, insomma. Se non riusciamo a farlo, allora bisognerà che ciascuno di noi pensi a son propre jardin restando tutti amici (o nemici) come prima accentando il fallimento dell’unico vero esperimento di democrazia internazionale dal dopoguerra ad oggi.

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Tasse tasse… E ancora…

… Tasse!

Possibile che sia diventato un qualunquista? Possibile che sia diventato un uomo che si fa forza dei pregiudizi, che sparla di tutto e tutti, che “pensa male”, che “quelli son tutti ladri”, ecc.?

No, non lo credo.

Signori, siamo agli sgoccioli dell’agenda Monti e la delusione ormai si fa lampante.

No, non pensavo che potesse arrivare uno che con la bacchetta magica rimettesse le cose a posto, sempre che siano mai state a posto le cose nel nostro paese. No, non pensavo che il rigore dei conti pubblici potesse prescindere da nuove tasse e tagli. No, non pensavo che questo governo di tecnici sarebbe riuscito in tutti i suoi propositi iniziali.

Pensavo però che non avrebbe preso in giro un paese che negli ultimi vent’anni “ha visto cose che voi umani…”

Mi sbagliavo, e non di poco.

Il fallimento del governo Monti nel dare speranza a noi italiani non passa soltanto per l’incredibile dose di tasse imposte, la totale mancanza di visione del futuro e l’iniquità generale dei provvedimenti approntati, ma anche nel modo in cui sono state plasmati e serviti al volgo.

Per restare in tema, in questi giorni la mia personale classifica di “impresentabili” si è arricchita da cotal Grilli. Ministro dell’economia quasi per caso, pare, che ha tirato fuori dal cilindro due numeri da prestigiatore nato. In primis ha introdotto i provvedimenti che sarebbero confluiti nella legge di stabilità con un nonsoché di magico, in secundis, a legge approvata, ne ha presentato i dettagli come fossero il sacro Graal, la fonte dell’eterna giovinezza, il nonplusultra delle leggi del Creato. No, non sono diventato blasfemo, ma questo ministro dell’economia dovrebbe essere preso a calci. Perdonatemi, stasera sono un po’ livoroso!

Andiamo con ordine. Qualche giorno fa, intervistato riguardo al possibile innalzamento dell’IVA al 23% nel 2013, Grilli ha affermato qualcosa di così strabiliante che quasi non volevo crederci. Ha detto che il governo Monti sarà ricordato per aver abbassato le tasse in quanto l’IVA non sarà innalzata al 23%, come previsto dal decreto Salva-Italia dell’anno scorso, ma solo al 22%. Sì, avete capito bene. Questo governo è meglio di Mandrake! Ecco poi che, non soddisfatto ancora dalla splendida magia, Grilli torna alla ribalta e oggi dichiara che la legge di stabilità consentirà, con la riduzione di un punto delle prime due aliquote dell’IRPEF, una riduzione delle tasse, una compensazione degli effetti dell’aumento di un punto dell’IVA cosicché che il 99% degli italiani nel 2013 pagherà meno tasse.

Aiutoooooo! L’uomo che dovrebbe tenere sotto controllo i conti della macchina statale non sa fare neanche un conto della serva! Non serve un master in Economics a New York per capire che l’ha fatta proprio fuori dal vaso. Un solo esempio. Il reddito mediano in Italia (che cade tra i 20 e i 25 mila euro lordi) avrà benefici per circa 40 – 50 euro tra taglio dell’IRPEF e aumento dell’IVA, ma tutto ciò è vero AMMESSO E NON CONCESSO che i prezzi restino fermi nel 2013. Peccato che l’inflazione corra tra il 2 ed il 3% e che l’imposizione di un punto ulteriore di IVA abbia effetti devastanti sull’andamento dei consumi e dei prezzi. Ed ecco che abbiamo bruciato in un attimo il foglio arancione che avete nel portafoglio e che Mago Grilli dichiara risparmierete! Questi sono i numeri VERI!

Caro Grilli, che cosa ti stai fumando? Passala anche a noi, magari qualche sostanza psicotropa illegale potrebbe farci ritrovare un po’ di ottimismo!

Buon lavoro, Walter

Oggi Veltroni ha annunciato che non si ricandiderà in quelle che saranno le elezioni politiche del 2013.

Non ho ancora metabolizzato la notizia. Non ve lo nascondo. Correva l’anno 1999 quando ebbi la fortuna di ascoltarlo dal vivo la prima volta. Quel discorso mi colpì.

Pur con errori, sconfitte, ed una buona dose di testardaggine, ecc. sono cresciuto (politicamente) con Veltroni e provo una certa malinconia nel pensare che la sua stagione politica sia finita. Forse avrei apprezzato di più un ritiro dall’agone politico dopo le dimissioni da segretario del PD nel 2009, ma nessuno è perfetto…

Pur dichiarando di non lasciare la politica e di proseguire col suo impegno civile ed istituzionale, impegno che ha rappresentato il suo mestiere (visto anche che come romanziere non è poi granché…) per una vita intera, credo che stiamo assistendo al tramonto di un politico che sarà ricordato per aver fatto scelte coraggiose, spesso perdenti, ma che hanno avuto il pregio di portare un po’ di Europa e di America nel nostro paese. Molte delle sue idee confluiscono direttamente nei programmi di Renzi e Bersani e di questo, io credo, potrà esserne orgoglioso.

Non m’interessa la sterile discussione sul “ha fatto bene”, “era l’ora”, “almeno lui ha avuto il coraggio di andarsene”, ecc. Credo sia il caso di riconoscergli l’onore delle armi, di qualsiasi estrazione politica voi siate.

Veltroni è stato ed è un grande progressista, uno dei pochi veri progressisti italiani, e proprio oggi che si fa un gran parlare di “vero progressismo” (True Progressivism – The Economist), come terza via per affrontare le diseguaglianze senza impattare sulla crescita economica, io credo che avrebbe avuto parecchie cose da dire.

Arrivederci e buon lavoro, Walter.

C’è ancora qualcuno che abbia a cuore l’Italia?

 

La domanda non è così scontata.

La deriva della politica e, per estensione, della società italiana è avvilente.

La corruzione è dilagante e spudorata. I casi del Lazio, della Lombardia, del comune di Reggio Calabria, ecc. si moltiplicano tanto che ormai è acclarato che il malaffare è preponderante rispetto all’interesse nazionale.

La situazione è ahimé peggiore se andiamo a vedere “come” vengono spesi i denari dei contribuenti. Se è vero che la corruzione è un male da estirpare e che trova vigore nell’istinto animale dell’uomo (e del politico in particolare) che si abbuffa davanti ad una tavola troppo spesso carica di leccornie è altresì vero che l’inefficienza e lo spreco sono un male assoluto della PA italiana.

Decenni e decenni di contiguità con un sistema partitico fatto di malaffare hanno contagiato anche il lavoro di dirigenti, quadri ed impiegati di ministeri, enti, municipi, ecc. Come si dice? Il pesce puzza sempre dalla testa, ma se la testa puzza da parecchio tempo, ci dobbiamo aspettare un corpo ormai marcio.

Ecco che compare Monti. Moderno Dracone da una parte, e salvatore della patria perduta dall’altro. Si riempie la bocca con parole come equità, progressività, lotta all’evasione, attenzione ai conti e spending review e poi va a cercare le coperture nelle tasche dei soliti noti tradendo così le aspettative di milioni di italiani vessati da tasse e tagli che giorno dopo giorno si rivelano iniqui, poco netti e talmente indecisi da lasciare le sacche di inefficienza pregresse.

Certo, non è che l’imprenditoria stia molto meglio. Guardiamo alla querelle Renzi – Marchionne dell’altro ieri. L’AD Fiat ha perso veramente un’occasione per stare zitto. Come possiamo fidarci di capi-azienda che dovrebbero fare il sacrosanto bene delle loro aziende, ma che non perdono l’occasione per sputare nel piatto in cui hanno mangiato e continuano a mangiare da una vita?

E poi che altro?

Ci sarebbe tanta cacca da spalare, ma per oggi sono piuttosto stanco.