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È la democrazia, bellezza!

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Potremmo strumentalizzare i risultati di questa tornata di elezioni amministrative come fanno buona parte dei commentatori, ma non credo sia il caso. I perdenti non devono fasciarsi troppo la testa, i vincenti non devono pensare che il vento sia cambiato. In entrambi i casi, sarebbe un grave errore attribuire a queste elezioni un significato che andasse al di là della mera elezione di una serie seppur importante di sindaci. L’unico dato che val la pena di analizzare è quell’anemica affluenza che dimostra un disincanto giorno per giorno crescente nei confronti di una classe politica obiettivamente avvilente.

Nonostante queste raccomandazioni, sotto il cielo della politica ne vediamo, al solito, di ogni forma e colore. Il PD riesuma Bersani, che va pure in televisione e riparte come se nulla fosse con le sue ormai trite e ritrite battute e con la litania del bisogna governare il Paese, il PdL da parte sua parla di mancato traino del Nano, ma a questo giro l’Oscar goes to Beppe Grillo. A mani basse.

Il comico di Genova comincia ad offendere gli italiani che votano (quelli che non votano lui e non credono nel suo approccio politico) e questo, ahimé, è il più grande errore che può fare un leader che intenda davvero sparigliare le carte. Il suo consenso inevitabilmente collasserà se proseguirà con la retorica dell’italiano imbecillesenonvotaipentastellati e rischia di far sfumare quanto di buono aveva fatto vedere alle politiche del febbraio scorso.

Caro Beppe, avresti potuto prendere di tacco qualsiasi obiezione riguardo al risultato di queste amministrative. In termini di numeri, tu hai ancora vinto nel confronto con quanto ottenesti alla tornata amministrativa precedente. Ahimé, alla prima vera prova, alla gogna mediatica a cui, ingiustamente dico io, ti hanno sottoposto tu hai mostrato il tuo lato peggiore, hai risposto nel peggiore dei modi prestando il fianco alle insidie della “ordinaria” democrazia rappresentativa. Svegliati! Per quanto non ti apprezzi, sei una risorsa per questo paese e sarebbe bene tu ti accorgessi che l’Italia ha certe regole, certi crismi, e certe (grosse per carità) storture. Se vuoi davvero cambiarla, devi essere disposto al compromesso ed alla mediazione.

D’altronde, questa è la democrazia reale, bellezza!

Ho visto un re

NAPOLITANObis-580x474Nella giornata di ieri, si è celebrato l’assurdo.

Siamo riusciti in ciò che nessuno aveva fatto prima. Siamo riusciti, ahimé, a rendere reale un ossimoro, figura retorica che notoriamente accosta termini antitetici. Siamo riusciti a realizzare la prima monarchia presidenziale. Dovremmo candidarci per il Nobel, sì, bèh, ma quale? Letteratura o Politica?

Scegliamo Politica. Nessuno può imitarci.

Ebbene. In giornate convulse come queste, mi riesce difficile ragionare razionalmente. Mi resta difficile mantenere il distacco, sopprimere il sentimento e sforzarmi di capire le scelte che ci hanno portato al disastro di questi ultimi giorni.

Nonostante questo, vorrei cercare, al solito, di dire la mia. Vorrei analizzare la situazione da due punti di vista. Da italiano, in primo luogo, e da elettore convinto del PD, in secondo.

Da italiano… Mi vergogno di esserlo e la cosa che fa più male è che questa volta mi vergogno come quando a scuola mi presentavo alle interrogazioni senza aver aperto alcun libro. Sono stati proprio “i miei” i primi responsabili ad averci reso lo zimbello dell’Europa e del mondo tutto. Da italiano, voglio dire ancora due parole. La rielezione di Napolitano per me è un grosso errore, per quanto ritenga Re Giorgio l’unico eletto ad essersi dimostrato all’altezza del complesso ruolo che ha svolto in questi anni. Sì, potrete dire che politicamente non saremmo usciti dall’impasse e che oggi non ci sarebbero bastati i 23 scrutini che servirono ad eleggere Giovanni Leone per trovare una quadra, ma è un fatto che serviva il cambiamento. E questo cambiamento non c’è stato. Da italiano, poi, mi vergogno di una democrazia in cui chi perde – comunque la si guardi – urla al colpo di stato e marcia su Roma, salvo poi, tardivamente, innestare la retromarcia. Da italiano mi vergogno della pochezza di una classe politica ottusa che non si accorge che i problemi del paese sono prima di tutto fuori dalle stanze dei bottoni. Da italiano, infine, mi vergogno di me e dei miei connazionali in quanto, come ho sempre sostenuto, la classe politica è lo specchio del paese, i primi politici siamo noi, sono le nostre scelte ed il nostro modo di condurre la vita di tutti i giorni.

Da elettore del PD… Mi vergogno se possibile ancora di più. Mi vergogno dell’ipocrisia dei 100 e passa cecchini che hanno affossato Prodi. Che ci fosse dietro la lunga mano di D’Alema o, com’è più probabile, si trattasse di più teste pensanti e/o più correnti poco cambia oggi. Il partito è morto e trovare la pistola fumante non credo possa dare sollievo agli elettori delusi. Com’è mio solito non voglio stare a pontificare su quello che sarebbe stato meglio fare. Semplicemente, dopo tutte le cazzate messe in fila, dopo il madornale errore Marini, il colpevole naufragio cui abbiamo destinato l’incolpevole Prodi e la pochezza del segretario Bersani e della segreteria tutta, non riesco a capire perché non abbiamo scelto di votare per Rodotà, uomo da tempo fuori dalle fazioni e di sicure speranze al Colle più alto. E non mi si dica che è stato per non rincorrere i pentastellati o quant’altro perché avrei centomila motivazioni per rispondere ad una tale obiezione.

Cosa resta dunque da questo “epico” week-end?

Da un lato resta un PD morto che, io credo, se non già dal primo congresso, a tendere andrà verso un’inevitabile e dolorosa scissione, tra una parte socialista, più vicina ai laburisti ed al PSE ed un’altra, che potremmo forse chiamare “democratica”, che si avvicinerà inevitabilmente al centro. Sebbene i tempi di questo gran sommovimento saranno scanditi dalle scelte di Re Giorgio e, forse, dall’impianto di una nuova legge elettorale.

Dall’altro, più importante, resta l’Italia. Un paese ancor più lacerato ed in difficoltà abbandonato in un universo parallelo che riparte dall’anno 1946 e sceglie la monarchia senza passare dal referendum e dunque senza che si possa compiere il salvifico intervento degli americani. Sentiremo quanto ci dirà domani Re Giorgio nella speranza che assuma un (a)tipico incarico “a tempo” e “di scopo” (parola che ora va tanto di moda!) e staremo a vedere.

Vi lascio con una domanda. Che si stesse meglio quando si stava peggio?

Non tutte le ciambelle…

ellekappa6… Riescono col buco.

Certo però che se non riesci a farne neppure una sarebbe il caso tu abbandonassi il mestiere di pasticcere. O sbaglio?

Signori, non è il caso di andarci per il sottile. Il triste spettacolo che si sta consumando nelle ultime 24 ore è lo sgretolamento dell’unico partito progressista italiano. E di questo sono molto addolorato ed incazzato.

I sintomi della malattia erano nell’aria da tempo, ma nelle ultime ore siamo arrivati allo stato terminale.

Bersani, o chi per lui, visto che ultimamente appare come il celebre vaso di coccio tra migliaia di ferro, ha inesorabilmente perso la bussola tanto che ogni direzione scelta si è rivelata quanto mai sbagliata. Chi sta sul mercato, ad esempio, impara sulla propria pelle che al peggio non c’è mai fine e che quando tutti cominciano a vendere si deve essere celeri ad abbandonare le proprie posizioni per non restare con il cerino in mano, o, peggio, con nient’altro che un pugno di mosche. Pierluigi Bersani questo non l’ha capito e, ahimé, ormai è e sarà per sempre additato come il leader che ha portato allo sfascio il Partito Democratico come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi. Non è affatto detto che quest’entità non possa riformarsi, ripartire e magari vincere le elezioni un domani, ma è una certezza che il PD che abbiamo visto finora non sarà più lo stesso dopo l’insanabile spaccatura intorno al nome di Marini che è emersa a partire dalla serata di ieri.

Potremmo fare tanta dietrologia, ma non si ragiona con i se. Ex-post tutti credono di poter pontificare su quello che sarebbe stato meglio fare, ma non è bello né giusto ragionare senza essere propositivi, additando le altrui responsabilità e lavandosi pilatescamente le mani.

Domani a quest’ora probabilmente avremo un nuovo Presidente della Repubblica. Magari sarà pure un buon presidente. Un presidente in grado di rappresentare tutti e sufficientemente abile da sparigliare le carte e rimettere questa spenta locomotiva sul giusto binario, ma, sinceramente, non sono così fiducioso.

Nel mio piccolo, comunque, vorrei dare un modesto contributo. Dopo questo bailamme, cercando di “leggere la pancia” di elettori ed iscritti, credo che grosse differenze tra i nomi di Zagrebelsky, Chiamparino, Rodotà, Veltroni o Prodi non ci siano. Quel che vogliamo vedere è la condivisione di un nome tra chi la pensa in modo simile a noi e non con chi è il primo responsabile dello sfascio in cui ci troviamo. Non conta più cercare mere rendite di posizione, vincere o perdere attorno ad uno di questi nomi, conta solo prendere una decisione chiara, dare una risposta a chi ha votato centro-sinistra e per estensione agli italiani tutti, che sono sempre più in difficoltà e non hanno assolutamente altro tempo da perdere. Non ce ne frega una mazza delle formule, non c’interessa se il nuovo presidente avallerà un governo di scopo, un governissimo, un governicchio o piuttosto taglierà la testa al toro e ci rimanderà tutti ad infilare un paio di schede in scatole di cartone ciascuno nella propria sezione elettorale.

Nel Risiko del mondo ormai non siamo che una periferia da conquistare e se non vogliamo che il cinismo altrui ci divori definitivamente dobbiamo avere la possibilità di rimboccarci le maniche ed iniziare quella dura e faticosa (ri)costruzione che ha come precondizione la scelta del capo dello stato e del nuovo esecutivo, da cui, volenti o nolenti, non possiamo prescindere.

Dunque, Pierluigi, se le ciambelle non sono il tuo forte, rassegnati. Vai in pasticceria e comprane per tutti. Sarebbe quanto di meglio tu potessi fare.

 

E ora?

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L’esploratore Bersani torna al Colle senza aver trovato la gallina dalle uova d’oro.

Riparte Napolitano, ma il sentiero è stretto, molto, forse oggettivamente troppo.

Il giudizio sul lavoro di questi giorni di Bersani è ambivalente, al solito. Se da un lato è stato apprezzabile lo sforzo di non accettare le pregiudiziali del Nano, dall’altro è stato un colpevole errore non provare ad accordarsi con i grillini intorno ad alcuni punti di scopo come la rinuncia ai rimborsi elettorali e la strutturazione di una nuova legge elettorale. Checché ne dica il signor Grillo non credo che i suoi, o almeno parte di essi, non sarebbero stati disponibili a concedere una fiducia seppur condizionata a Bersani se questi avesse accettato alcune precondizioni.

E adesso che succede? Il Nano, dopo l’incontro col Presidente della Repubblica, ha dato il più classico dei baci della morte a Bersani che, a questo punto, se dovesse accettare un appoggio da parte del PdL dovrebbe senza colpo ferire calarsi i pantaloni in vista della battaglia per l’elezione dell’inquilino del Quirinale.

Grillo chiederà per sé l’incarico, ma è altrettanto scontato che Napolitano lo rimandi a casa di corsa. Nonostante i tanti proclami del piazzista genovese.

Poi toccherà a Monti salire al Colle. Sì, Monti. La delusione Monti. L’uomo che ha avuto la chance irripetibile per cambiare qualcosa in questo paese, ma che si è avviluppato nel più trito politichese e che ormai è un triste ricordo di un’Italia che non c’è più, o meglio, che forse non c’è mai stata.

Infine ritoccherà al PD. In quest’ultimo incontro, io credo, ci possano essere le residue speranze di non tornare di corsa al voto. Speranze riposte nella possibilità di trovare e proporre un outsider in grado di far saltare il banco. Speranze che però hanno scarsissime probabilità di successo.

Che fine faremo, quindi, resta un gran mistero. Indovinare la direzione in cui andremo da qui alla fine delle brevissime vacanze pasquali è più o meno come lanciare una moneta. Di una cosa però possiamo essere certi: è passato più di un mese dalle elezioni e non abbiamo ancora cavato un ragno dal buco. La domanda che mi pongo dunque è se non sarebbe stato meglio rivotare a stretto giro. E non mi si dica che non è possibile, la Grecia in piena crisi lo scorso anno ha votato due volte, rispettivamente il 6 maggio ed il 17 giugno. Se in Italia non riusciamo a farlo, con buona pace di destra e sinistra, è solo perché i partiti tradizionali avevano (ed hanno) una paura matta di essere risucchiati nel turbine della protesta e cercano in tutti i modi di prendere tempo per trovare una soluzione per (auto)conservarsi.

Non possiamo aver paura di Grillo e soprattutto gli italiani non possono permettersi di perdere altro tempo.  

Caro re Giorgio, pensaci.

Dialoghi di attualità… dalla palude italica

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Dopo il primo voto per l’elezione dei presidenti di Camera e Senato…

Rispettosa massaia della palude: “Qui si è perso il lume! I grillini sono andati a fare i balocchi? Diamo loro ancora una votazione di tempo, ma poi non penso si possa che far scontare la responsabilità a quei cittadini nel futuro dell’Italia. E Grillo? Paradossalmente non è da nessuna parte, eppure governa il suo partito che, in teoria, dovrebbe essere un servizio a disposizione del paese. Mi devo essere persa qualcosa”.
Mezzuomo: “Primi scricchiolii tra i grillini?”

… Elezione conclusa. Abbiamo i nuovi presidenti… E intanto in una sperduta isoletta del Mediterraneo…

Rispettosa massaia della palude: “Minchia! Fosse passato Schifani per colpa di quei nuovi burattini…! Meno male qualcuno ha almeno un carattere costruttivo. Riminchia! Grazie anche ad alcuni con un po’ di senno, s’ha du’ presidenti con i controcoglioni e di cui, dopo tanto tempo, essere orgogliosi. Almeno per oggi si può vedere il bicchiere mezzo pieno. Che sia pure l’inizio di una nuova illuminazione dello zoccolo duro del PD? Che sia la foto degli attuali rapporti di forza all’interno di quel partito?”

Mezzuomo: “Sì, bicchiere mezzo pieno. Io però ci vedo anche qualcos’altro. Non sarà che Bersani stia cercando il modo di uscire di scena? Considera che la “prassi” della fiducia al governo presuppone che in caso di assenza della stessa e conseguente necessità di formare un governo tecnico, governissimo, o quant’altro, il presidente della Repubblica dia un incarico esplorativo al presidente del Senato… Ecco, una figura come Grasso, pur non avendo esperienza politica romana, potrebbe essere una persona che scompagina le carte del M5S… Per cui… In settimana prossima sapremo.”

Dottor C: “Secondo me la migliore mossa che potrebbe fare Pierluigi è fare un passo indietro, non candidarsi come presidente del Consiglio, ma proporre, anzi direi “far emergere” (come ha già fatto per le camere), un nome che raccolga un consenso più ampio di quello delle sole fila PD. Questa è l’unica strada percorribile, l’unica che potrebbe veramente mettere da parte definitivamente 20 anni di berlusconismo. E per fare questo, il fatto che il M5S non sia un partito gioca a favore del PD, non a sfavore. È l’unica strada percorribile. Ah, e niente Renzi, ovviamente!”

Rispettosa massaia della palude: “Concordo. Oltre a essere l’unico partito, se ciò si avverasse, Bersani sarebbe la persona che più di ogni altra avrà mostrato umiltà e rispetto per il paese, come peraltro dovrebbe essere la linea comportamentale di ogni politico. P.S. Chi presidente della Repubblica? D’Alema? Alloraaaaaaaaa…!”

Mezzuomo: “Se Bersani se ne esce di scena è un signore. Non credo però che avverrà. Quello si vede già a Palazzo Chigi. Credo. La situazione si potrebbe sbloccare solo se Grillo davvero cominciasse a “tollerare la democrazia” dei suoi… Cosa non facile, ma possibile. Nel qual caso potrebbe pure venire fuori una maggioranza trasversale magari su un nome un po’ meno inviso ai più. Oggi c’è stata un’apertura. Il signor Grillo per la prima volta ha parlato di Grasso VS Schifani in modo “positivo” (per i modi di Grillo s’intende) per Grasso… Il primo, se non erro, è stato etichettato come “raffreddore”, il secondo come “peste bubbonica”… Insomma un po’ di differenza pare cominci a vederla pure lui… I problemi son comunque enormi. L’avete visto Cipro? Tu vai al bancomat, ti fai un estratto conto e ti accorgi che lo stato ti ha puppato tra il 6 ed il 10% di quello che avevi depositato. Ma di che si parla? Questa è pura follia. Questo è il modo per far scoppiare i peggiori sommovimenti di piazza che uno possa immaginare. Ora è vero che da un punto di vista “etico” non c’è niente di male, in fondo, ad esempio, il prelievo IRPEF sulle nostre buste paga funziona in quel modo, ma una cosa è non farteli neppure vedere i soldi, un’altra è ESPROPRIARTELI. In un mondo perfetto in cui tutti pagassero le tasse potrebbe pure essere una cosa normale, ma da lì ad ammettere come lecita da parte della Commissione Europea una legge di un paese membro che è regressiva, iniqua e aberrante ne passa… Ora, si potrebbe discutere di tutto ciò che significa davvero Cipro nello scacchiere mediterraneo, ma il problema resta e va risolto. Se vogliamo un’Europa democratica, non si può dar adito a questioni di questa natura. Cazzo. Alla fine pare abbia ragione il populista che vorrebbe bruciare ogni istituzione. Ri-cazzo! E meno male che per ora i mercati l’hanno presa ben(ino)… Vi avrei fatto vedere il panico di stanotte. Son andato a letto con l’idea di vedere una giornata rosso sangue. O meglio, ero praticamente convinto di arrivare alla chiusura di oggi con un MENO grosso come una casa, invece, tutto sommato, pare che la fiducia ancora regga… Il problema è però: quanto ancora potremo tirare la corda? Molto poco, credo. Spero di sbagliarmi, ma nel dubbio tengo le mele molto strette.”

Rispettosa massaia della palude “Ho seguito ma non conosco i numeri. Il SEI percento mi pare una bella cifra. Ma di quanti soldi hanno bisogno? La cosa che dà fastidio è che queste cose accadono perché uno stato si trova alle perse. Ma un tentativo minimo di previsione? No? Magari si riusciva a fare proposte più eque. Questi eventi sono così imprevedibili? Si torna al problema più caro alla nostra nazione. Ognuno guarda al proprio orticello, purtroppo. Si cerca di far contento l’elettore disattento e si va avanti. Le regole non vengono rispettate e alla fine la storia si ripete. Un po’ di legalità e autocritica risolverebbero molti problemi. Prima o poi si capirà questo stato di cose? Speriamo di non dover tornare all’età della pietra o a quella del rame. Certo, ci tornassimo, le cose a cui prestare attenzione sarebbero sufficientemente poche e direttamente correlate alla sopravvivenza. Forse le cose andrebbero meglio”.

Mezzuomo: “Robe turche, anzi, cipriote in questo caso. Comunque sabato sono andato a cercare un rifugio in montagna. Bisogna perpararci per la rivolta. Alla fine la corda si strapperà e poi non ci sarà welfare che tenga… Si passa alle bombe!”

Rispettosa massaia della palude: “Lo dice anche Casaleggio!”

Dottor C: “Maremma diavolona. In effetti l’idea del rifugio in montagna potrebbe non essere male: in fondo pare che la luce alla fine del tunnel sia ancora lontana anche solo dall’essere intravista… E dunque in questo lasso di tempo che rimane ancora (e che ormai dura da anni) potrebbe succedere di tutto. Il compito della politica diventa allora ancora più importante in questi momenti. Mi direte: ogni fase storica ha avuto i suoi problemi, gravissimi e insormontabili; i nostri nonni hanno combattuto guerre mondiali, dove si moriva o dove si veniva sterminati in campi di concentramento per pure ideologie. Noi non conosciamo niente di tutte queste atrocità, e la “crisi” che ci spaventa così tanto, ridimensionata, è solo forse un taglio drastico (per noi)  al superfluo a cui eravamo ingiustamente assuefatti. Eppure dietro a tutto questo c’è sicuramente un disagio sistemico ben più profondo, che va al di là dei voti di protesta ad un comico o delle difficoltà di un paese democratico di darsi un governo che possa affrontare le problematiche anche più spicciole. Quello che c’è dietro, secondo me, è la crisi d’identità di un paio di generazioni che non sanno più cosa fare di loro stesse, e che si trovano smarrite di fronte ad un mondo che sta andando avanti (vedi i paesi ora “nuovi”, quelli emergenti e trainanti per l’economia) che non hanno più nessuna voglia di aspettare nessuno. Che sia la vecchia dialettica della lotta di classe di Marx, dove la classe operaia (il terzo, quarto mondo) sta sovvertendo gli ordini globali, trovandoci del tutto impreparati?”

Mezzuomo: “Quel che dici è correttissimo. Ogni epoca storica ha le sue peculiarità. La nostra è sicuramente una situazione agiata, ma solo grazie al duro lavoro di generazioni che hanno avuto la fortuna di avere il lavoro, quello vero, quello che ti permetteva di avere un minimo di fiducia nel futuro, quello dove il reddito era garantito e soprattutto era tale da comprarti casa, macchina e lasciare qualcosa ai figli. Oggi a casa mia si esulta per un posto fisso a 900 euro al mese. G., per fortuna dico io, ha firmato giusto oggi dopo 4 anni di apprendistato, un contratto a tempo indeterminato. Si esulta, si stappa uno spumante e si fa festa, ma se poi ci pensiamo bene ci sarebbe davvero da tirar su le barricate. Un tempo il primo stipendio a tempo indeterminato era sinonimo, diciamo, dell’inizio di una carriera che, per quanto scarsa potesse essere, ti consentiva di arrivare alla pensione con un reddito almeno triplo (e dico almeno) di quello da cui eri partito anche solo grazie agli scatti di anzianità. Oggi non è affatto così. Il tuo ultimo stipendio prima della pensione sarà si e no 900 euro più l’inflazione dei prossimi 40 anni. Di cosa stiamo parlando? Un conto della serva grazie alla magia della capitalizzazione composta. Supponiamo che si abbia l’inflazione programmata dalla BCE. Il 2% per i prossimi 40 anni. 900*(1+0.02)^40 = 1987.2 Avete idea di cosa potranno essere 2000 euro circa di stipendio nel 2053? Uno sputo. Ecco cosa saranno. Se a questo aggiungiamo che l’indicizzazione all’inflazione va via via scomparendo e che andremo in pensione con il contributivo, ci possiamo direttamente tagliare le palle, con buona pace di un paio di generazioni di classe politica che non ha capito una benemerita minchia di cosa volesse dire la globalizzazione. Il problema politico comunque lo si giri sta tutto qui. Il semplice cittadino può abbandonare il superfluo, essere onesto, pagare tasse ordinarie e tasse una tantum straordinarie, ma se avrà di fronte una politica come quella attuale che non dà risposte ai bisogni primari, non dà sostegno serio a reddito, occupazione e potere d’acquisto, prima manderà tutti a fanculo, Grillo’s style, poi ahimé inizierà a staccare i sanpietrini per strada ed a tirarli contro le istituzioni. Poi… Poi… Meglio non pensarci a quel che potrebbe venire dopo. Non so se si possa parlare di dialettica marxista, il mondo è cambiato talmente tanto che le vecchie categorie del materialismo storico non è detto che siano del tutto calzanti, ma è una certezza che in Occidente siamo di fronte alla crisi forte di un modello, quello capitalistico, che sta già sfociando in situazioni di conflitto che noi fatichiamo a figurarci, non essendoci mai passati. Come andrà a finire questa storia non lo so, ma nel dubbio un paio di ruderi in montagna li ho già adocchiati…”

A che punto siamo?

499180_634947836798559345_vignetta_638x408Stallo. Stallo più totale.

A meno di 12 ore dalla riapertura delle Camere, il risiko politico italiano è tutt’altro che finito e la situazione si fa di giorno in giorno più preoccupante.

Il PD mostra segni di sbandamento. Dopo il gancio ricevuto alle elezioni, il partito accusa il colpo, il leader è in netta difficoltà e, manco a dirlo, chi avrebbe potuto essere leader con le primarie, aspetta il proprio turno. Comportamento non chiaro quello di Renzi, che ad oggi sembra auspicare l’affondamento della nave PD e del suo comandante così da poter tornare alla ribalta come salvatore della patria. In tempi non sospetti ho espresso il mio appoggio per Renzi, non ritenendo Bersani adatto ad essere candidato premier in questa fase politica, ma il comportamento del sindaco di Firenze in questi giorni non è affatto condivisibile. Si rischia di distruggere una volta per sempre quel che resta dell’unico partito di stampo socialdemocratico del nostro paese e questa non è una prospettiva da prendere in considerazione.

Grillo, Berlusconi (ed il “pissero” PdL) d’altra parte sono un pericolo per questo paese, secondo me.

Grillo. Che vuoi fare, Grillo? La strategia del M5S pare essere quella di tornare alle urne il più presto possibile. È impensabile però pensare che si possa stare senza governo. L’italiano medio ha bisogno di un pastore che lo prenda a bastonate per darsi da fare. Se i senatori M5S non voteranno la fiducia a Bersani, magari uscendo dall’aula, la possibilità di avere un governo passerà per le mani dei pidiellini, i quali, se dovessero restare in aula e votassero no, garantirebbero comunque il numero legale per la fiducia ad un esecutivo Bersani. Signori, è inutile nasconderselo, il PdL rimarrà in aula solo se avrà sul piatto qualcosa di sostanzioso (per salvare il Nano dalla galera, magari… vista la confessione di Di Gregorio…) e quindi, se il PD accetterà, saremo alle solite, non riuscendo a fare quel passo verso la normalità di cui tutti abbiamo bisogno.

Grillo. Questo è quello che non capisco (oltre ad un 50% del tuo programma, ma questo è un altro par di maniche). Possibile che tu voglia rischiare davvero il baratro per questo paese? Già non è detto che ci salveremmo facendo un governo domani, come si può pensare di tirare a campare per almeno altri 6 mesi (visto che non saremmo comunque in grado di votare prima dell’autunno) quando siamo già circondati dagli squali? Come si può pensare di tenere ancora in vita il Nano dopo che i suoi hanno marciato fino alla scalinata di un palazzo di giustizia? Come si può seriamente credere di prendere più dei voti che hai preso lo scorso mese se andassimo a votare in autunno?

Sono seriamente preoccupato. Vediamo intanto cosa accadrà domani. Ormai viviamo alla giornata, as usual.

Così è, se vi pare

551318_423888971032213_1064517879_nEccoci. Archiviate le elezioni, è tempo di ragionare.

Facile e controproducente sarebbe in questo momento sparare a zero contro la dirigenza del PD, rea di una campagna elettorale deludente, ma a me non interessa in questo momento, al centro del palco c’è altro. La storia non si fa con i “se” e la recriminazione per l’assenza di Renzi in prima linea deve esaurirsi dopo le prime più istintive e poco ragionate riflessioni.

Nessuno, neppure Grillo ne sono sicuro, avrebbe immaginato un risultato tanto largo per il Movimento 5 Stelle. Questo è a centro palco.

Tornando alle categorie di cui parlavo alla vigilia delle elezioni, la vittoria del Centro Sinistra è una “vittoria mutilata” in quanto il vincitore vero è il voto di protesta, il voto contro l’establishment, il voto a Beppe Grillo. Neppure il Nano nel ’94 era riuscito a raccogliere 8.8 milioni di voti alla prima tornata di elezioni politiche. E i numeri assoluti sono numeri veri e fanno impressione, al di là delle percentuali, che spesso appaiono fuorvianti.

Se facciamo due conti, la distanza tra Centro Sinistra, Centro Destra e Movimento 5 Stelle è decisamente labile e non si può non attribuire la vittoria a quest’ultimo, cioè ad un movimento che non aveva vocazione maggioritaria prima di queste elezioni. I numeri di PdL e PD, al contrario, sono quelli di una débacle senza appello. Ciascuna compagine ha ottenuto 1 voto su 5 aventi diritto (più o meno) e questo fa sì che, globalmente, solo 2 elettori su 5 abbiano scelto uno di questi partiti quindi, checché se ne dica, ciascuno di essi esce da queste elezioni con le ossa rotte.

Silvio ha poco da stare allegro. Per quanto sia galvanizzato dall’essere uscito dall’angolo in cui tutti pensavamo di averlo messo, ha perso 1 dei 2 voti presi alle scorse elezioni politiche e ciò significa che promettere la luna ormai non basta a convincere il volgo.

Chi sta peggio, neanche a dirlo, è però il PD, partito al cui interno immagino si apriranno faide inenarrabili. Bersani e l’attuale classe dirigente ha fallito. Puntare, come peraltro fatto negli ultimi sessant’anni prima con il PCI, poi con il PDS, poi con i DS, ecc… sul voto della militanza è inutile e controproducente. Queste persone non devono essere convinte. Queste persone avrebbero votato Renzi così come domenica scorsa hanno votato Bersani (avrebbero votato, per la cronaca, anche per Vendola o Tabacci o la Puppato, se uno di essi avesse vinto le primarie). Se però il maggior partito di Centro Sinistra che, come ho più volte detto, dovrebbe ergersi a paladino dello stato sociale e dei più deboli, non riesce ad acchiappare un voto al di fuori della ristretta cerchia di militanti e simpatizzanti tanto più in momenti di crisi sociale nera deve cominciare una profonda riflessione che deve sfociare in una nuova struttura, un nuovo statuto, un nuovo segretario, un nuovo modo di approcciarsi alla cittadinanza.

Chi però patirà sopra ogni altro questo voto, almeno nel breve/medio periodo, sono gli italiani. Quegli stessi italiani che hanno scelto la protesta, il rifiuto di una certa classe politica e che si ritrovano oggi nel mezzo di un guado molto pericoloso avendo scelto di mettere in discussione le pur discutibili linee guida europee. Per carità, sul lungo periodo, un progetto programmatico di stampo grillino è molto interessante, ma proprio quel Keynes che tanti ora invocano con troppa faciloneria diceva: “In the long run we are all dead”.

Per il bene comune, purtroppo, dobbiamo (ri)mettere la contingenza al primo posto. Potreste obiettare che non è giusto ragionare sempre in emergenza e non guardare al domani, ma come si fa a farlo se da quest’emergenza non vogliamo uscirne? Speriamo intanto di riuscire a formare un governo, di riuscire rapidamente a trovare un sostituto a Re Giorgio e di cambiare la legge elettorale, che sia proporzionale stretta a doppio turno o maggioritaria va bene uguale, ma basta con il Porcellum (che per la verità a questo giro ha consentito al PD di vincere…).

Pensateci.