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Una risposta alla massaia… con una valanga di debito sulla testa

Mezzuomo: “Hai visto, massaia. Il tuo amico B. è andato a Bruxelles e… Non l’hanno fatto neppure parlare, o quasi. Gli hanno dato il benservito, anzi, l’hanno proprio scaricato. Mossa inedita per un partito politico europeo come il PPE, che non è una struttura monolitica e che non aveva mai fatto prima ingerenze tanto forti nella politica del nostro paese.

Tanto più inusuale è poi l’endorsement di Monti, un tecnico, non iscritto al PPE (appoggio peraltro che viene anche da l’Economist, giornale tutt’altro che filo-popolare, e che ieri titolava “Run, Mario run”). Tutto ciò è la dimostrazione, anzi, la certificazione del fallimento del centro-destra italiano.

Ti confido che sono contento, sì, sono proprio contento, per una volta. Monti, da persona scaltra, difficilmente si calerà nell’agone, sapendo di perdere, ma tutto questo turmoil non fa che rimescolare le carte del conservatorismo italiano e, forse, per una volta fa il gioco del nostro paese che a questo punto non potrà che abbandonare il berlusconismo.

Io non lo voterei mai, ma sarei contento di confrontarmi con uno schieramento guidato da una persona tutto sommato corretta come Monti, a differenza di quel che pensa D’Alema.

Tu che ne dici? Sei d’accordo con me?

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Intanto, ieri, l’altro Mario, Draghi, è stato eletto Person of the Year dal FT ed, in effetti, credo che il premio sia strameritato. Piaccia o no, se ancora oggi lo spread è sotto controllo, ma soprattutto esiste ancora un’unione monetaria in barba alle cassandre d’oltreoceano (e non solo!), il merito è di Draghi, non certo dei governanti che, anzi, hanno fatto di tutto per farci rimpiangere i principi di mutualità, solidarietà e coesione europee.

Un altra riflessione… Oggi siamo a 2.000.000.000.000, sì, un due seguito da dodici zeri, duemilamiliardi di euro, il debito pubblico italiano. Trentatremila e passa euro a capoccia, sì, un 33 seguito da cinque zeri. Sarà il caso di rilanciare la crescita, in ottica di spending review, cominciando magari ad alienare un po’ di roba ed abbattere un po’ di questo debito (altrimenti inesigibile, diciamocelo francamente) magari trovando un tesoretto da destinare al rilancio, quello vero?”

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Europa. Periferia del mondo che conta?

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Come anticipato sabato, le elezioni greche sono andate secondo copione. Qualche difficoltà in più c’è stata alla riapertura dei mercati di lunedì, ma con i rialzi di ieri e di oggi, possiamo dire che un rimbalzino c’è stato. Ora, senza scendere nei dettagli, vi basti sapere che siamo comunque ben lungi dall’aver invertito il trend. La debolezza di Wally, sulla scorta delle parole di Bernanke, ed il muro a 13800 punti sul nostro listino, non danno molte speranze. Non è però di questo che voglio parlare.

Voglio soffermarmi sulla foto di cui sopra. Dopo averla vista e dopo aver letto i resoconti di un G20 più sotto tono del solito, mi è sorta una domanda. Dove sono i nostri leader? Dov’è l’Europa?

La risposta è tanto semplice quanto cruda. L’Europa è esattamente dove si vede in foto. E dove? E com’è messa?

Frammentata, ma soprattutto “alla periferia del mondo che conta”. Sarà un caso, forse, ma come potete vedere non ci sono leader europei in prima fila, alcuni addirittura non si vedono. Ripeto, sarà un caso, ma considerando quanto la politica mondiale “ci tenga alla forma”, il fatto che i nostri rappresentanti non siano uniti e non siano in alcun modo in primo piano, un po’ fa riflettere. Voi non pensate?

In effetti, Obama che disdice l’incontro con i vertici Ue, i BRICS che fanno la voce grossa, la Merkel che continua imperterrita nella sua campagna pro-rigore, Hollande che dice che gli Eurobond sono una cosa di là da venire, e infine il portavoce di Rehn che bolla come semplice palliativo la proposta di Monti di comprare i bond dei periferici tramite l’EFSF-ESM, sono tutti segnali di un’incapacità decisionale che si è fatta cronica e che colpisce, manco a dirlo, chi in questo momento avrebbe bisogno di una mano forte, cioè noi europei, tutti.

Se ormai l’Europa è relegata in un angolino di mondo, dunque, come possiamo tornare alla ribalta?
Ci vuole realpolitik e coraggio, ci vogliono interventi rapidi, in primis la tutela dei depositi a livello Ue ed una disciplina fiscale comune che non sia un mero fiscal compact quanto piuttosto un più ampio e complesso growth compact, ma soprattutto ci vuole una guida politica che batta il ritmo e imponga a tutti di remare dalla stessa parte. Siamo pronti ad accettare tutto questo? Se lo siamo, allora abbiamo già intrapreso la strada giusta per tornare ad essere parte integrante del nuovo scenario mondiale, se non lo siamo, allora lasciamo ogni speranza e velleità, che è meglio.

Sveglia. La primavera è arrivata da un pezzo

Mario, sveglia!!

Ormai da un mesetto i giornali stranieri si sono accorti di quello che ormai è uno stato di fatto. La spinta propulsiva dovuta alla novità e, diciamocelo, all’altrettanto forte spinta repulsiva nei confronti di ciò che c’era prima è terminata e piano piano i nodi vengono al pettine.

Non voglio darla vinta a quelle “cassandre”, termine tanto caro al nostro caro Silvio (che per inciso ora si è messo a fare il benefattore…), che dicevano che Monti non è stato eletto da nessuno, che sarebbe stato un bagno di sangue per l’italiano medio, ecc. è un fatto, però, che tanti dei buoni propositi con i quali Monti ed il suo Governo si sono presentati sono stati cancellati o quantomeno messi da parte.

Al solito, è rimasta la pars destruens, quella più facile da implementare, ma anche quella che – ahimé – è assolutamente recessiva. La storia non mente. Chiedere solo sacrifici ai soliti noti e non proporre alcuna soluzione in grado per lo meno di svegliarci dal torpore e darci un po’ di fiducia, porta questo governo tecnico sull’orlo del collasso, e noi, Italia, con lui.

Il fatto che i mercati abbiamo ricominciato ad impallinarci è dovuto banalmente alla presa di coscienza che niente è cambiato sotto il sole da due mesi a questa parte e quelli che erano buoni propositi sono andati spegnendosi.

Perché questo? Perché siamo arrivati a tanto? Perché il nostro Presidente non più tardi di ieri spingeva con una mano verso la crescita e con l’altra tirava forsennatamente la corda dell’austerità e del rigore?

A questo punto, ahimé, un’idea me la sono fatta e purtroppo non è niente di buono. Ho l’impressione che Monti ci stia mostrando giorno dopo giorno il vero concetto di politica economica che sta alla base del suo modo di concepire lo Stato. Un concetto fortemente liberista che non è in grado, secondo il mio punto di vista, di risollevare in questo momento un’economia che al contrario avrebbe bisogno di “droga” e di uno stato pusher. Abbiamo ormai visto che l’Italia non ha un problema di liquidità, o almeno non solo di liquidità, quindi non è sufficiente un QE (Quantitative Easing) o un LTRO (Long Term Refinancing Operation) piuttosto serve rimettere in moto una macchina che ha bisogno di pezzi di ricambio, di materia prima e solo in misura moderata di energia, di denaro.

Ripartire non può significare fare a meno dell’investimento pubblico, di deficit spending. Non si può credere – come abbiamo detto più e più volte – che basti tagliare costi ed aumentare la tassazione per chiudere la voragine del debito, altrimenti ci prendiamo in giro. Il problema del debito, storicamente, si risolve in due modi, con la crescita o con la ristrutturazione. Scartando la seconda ipotesi, che non è percorribile, resta la crescita, eppure ci arrocchiamo nel fiscal compact e ci facciamo solo del male. Ben venga dunque una vittoria di Hollande in Francia, che ha già dichiarato che il fiscal compact va quantomeno rivisto. Un’altra voce che si unisce al coro. Una voce pesante, peraltro.

Un altro appunto alla dottrina Monti. Vorrei ricordare al Presidente le storture create da un sistema (liberista) in cui chi più ha non viene tassato quanto colui che non ha (o comunque ha molto meno). Come dice l’oracolo di Omaha (W. Buffett), non è possibile “che la mia segretaria paghi più tasse di me”! Vorrei ricordare che per ultimo ci ha provato quello sveglione del presidente Bush (figlio), che ha perseguito una spregiudicata politica di de-tassazione delle grandi fortune e delle grandi corporazioni credendo in questo modo di poter rimettere in moto l’economia, risvegliando la voglia d’investire del ricco. Vorrei ricordare, però, che quest’idea ha fatto scoppiare i bubboni Enron, AOL e quand’anche Lehman, con tutto quel che ha significato. E vorrei ricordare infine che a quel Bush non sono bastate neppure due guerre per far ripartire la locomotiva americana.

C’è poco da fare, oggi più che mai, l’investimento pubblico e la redistribuzione sono gli unici volani che possano dare un barlume di speranza quando la fiducia è sotto i piedi.

Peccato, Presidente, che tu abbia sentito suonare la sveglia, tu l’abbia spenta e ti sia girato dall’altra parte!

L’eterno ritorno

Una settimana senza scrivere e ri-eccoci.

L’eterno ritorno dell’uguale. L’Italia non ha e non avrà mai la possibilità di uscire dal pantano in cui sta sprofondando se, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, dobbiamo sempre assistere ai medesimi teatrini. Per una settimana non riesco a scrivere e quando trovo un po’ di tempo gli argomenti di cui parlare son sempre gli stessi. Un governo che si affloscia, una classe politica che si preoccupa solo della propria sopravvivenza, un’economia che stagna e che porta con sé un progressivo aumento della tensione sociale in un contesto in cui solo i più forti sopravvivono.

Un mio buon amico mi ha fatto notare che il Monti degli ultimi tempi, pur ricevendo le lodi del WSJ che lo paragona alla Iron Lady, ha rinnovato la deprecabile prassi del “sono stato frainteso” il cui copyright appartiene di diritto al vecchio Silvio. Il ministro Fornero (come ama farsi chiamare!), e con lei tutta la pletora delle parti sociali, stanno a “baloccarsi” e battibeccarsi con le questioni attinenti l’Art. 18 continuando imperterriti a cercare di togliersi la pagliuzza dagli occhi senza accorgersi (apparentemente, o piuttosto volutamente) di essere ormai ciechi.

Intanto, intanto, escono le statistiche sulle dichiarazioni dei redditi 2010 e cadiamo tutti dal pero… Toh, guarda, in Italia siamo poveri, ma soprattutto l’evasione esiste, ed è un problema. Ma no, che novità! Eppure c’è chi ancora dice che i dati vanno interpretati e che non rispecchiano la vera distribuzione della ricchezza e che… E che Gesù è morto dal sonno…

Poi c’è la politica. Toh, forse si svolta. C’è un primo accordo sulla riforma della legge elettorale. Ebbene, invece di guardare avanti, ci mettiamo nelle condizioni di buttare a mare tutto quanto visto finora. Bene, direte voi, peggio del Porcellum non si può fare. Peccato che la bozza di riforma sia strumentale a ricreare un clima da Pentapartito in puro stile Prima Repubblica. Tanto vale, dunque, che andiamo a riesumare Craxi e lo riportiamo a Roma.

Ah già, poi ci sono i costi della politica. Giusto oggi si parlava di cancelleria. Ogni nostro deputato e senatore riceve un litro di colla liquida l’anno. Per fare cosa? Un’idea me la sono fatta sinceramente. Credo che serva loro per appiccicarsi alle poltrone, ma non ditelo in giro! Altrimenti se ancora ci dovesse essere qualcuno che ancora non ha capito perché riceve quel flacone, comincerà ad usarlo!

E poi? E poi c’è l’inflazione che da noi, in proiezione annuale, arriverà al 4,4% (la media europea è al 2,7%, ed in Europa, vi ricordo, ci sono anche Spagna, Portogallo, Grecia e Irlanda), eppure ad ottobre porteremo l’IVA al 23% e contestualmente stiamo rinnovando e rinnoveremo decine di contratti collettivi di lavoro scaduti senza concedere il benché minimo aumento a quei lavoratori dipendenti che sono gli unici che pagano TUTTE le tasse sul reddito perché non possono fare diversamente, e che sono i primi a soffrire dell’impennata dei prezzi.

E la crescita? No, quella dimentichiamocela. Il buon Ministro dello Sviluppo Economico, Passera, ha detto che non arriverà prima del 2013. Peccato si sia dimenticato di dire che a dicembre finirà il mondo!

Un buon fine settimana per tutti voi! E che Pangloss sia con voi… Io l’ho mandato a quel paese da tempo, magari voi riuscirete a farvelo amico!

Per Monti. Lettera di un italiano medio

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Io, italiano medio, mi rivolgo direttamente a Lei, Presidente Monti.

Presidente, non cada nelle maglie della “Piovra”!
Non renda emendabile il Decreto Cresci Italia e disinneschi il Maxiemendamento che sta vedendo la luce in queste ore.

Io, italiano medio, di età media, con uno stipendio medio, una casa media e prospettive mediocri, non mi sento rappresentato dagli attuali partiti di Governo e presenti in Parlamento, ma soprattutto non mi sento rappresentato da quelle sparute e potenti lobby che stanno minando le basi del Suo Decreto per la crescita.

Fino ad oggi, io Le ho dato fiducia, per quanto Lei non sia stato da me votato.
Fino ad oggi, io Le ho dato fiducia come ho dato fiducia al mio Presidente, Giorgio Napolitano, il quale – preoccupato per le sorti del nostro comune Paese – ha ritenuto che Lei potesse fare il lavoro “sporco” per risollevare questo nostro Paese pieno di incongruenze, disparità ed ingessato da una classe politica di dubbia levatura morale ed assolutamente incapace di gestire la nostra res publica.
Fino ad oggi, io Le ho dato fiducia dimostrandoLe la mia volontà (coatta, s’intende) a sopportare sacrifici per il bene comune. Non ho eccepito sul Decreto Salva Italia, anzi, ho ingoiato l’amara medicina convinto di dover fare la mia parte affinché tutti, domani, potessero stare meglio di quanto non stessero oggi.

Io, italiano medio, ho fatto la mia parte.

Le chiedo, adesso, che tutti facciano – volenti o nolenti – quanto fatto da me.
Le chiedo che l’italiano ricco, il privilegiato, il corrotto, il corruttore, il lobbista, il tassista, il farmacista, l’avvocato, il notaio, il dirigente pubblico e quand’anche il fannullone, solo per citarne alcuni, facciano la loro parte.

In caso questo non avvenga, Le anticipo formalmente che mi riterrò svincolato dal rapporto di fiducia che ci lega auspicando si possa aprire una nuova fase Costituente della vita della nostra malata res publica.

2012 a passo di lumaca?

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L’argomento di questi giorni – ahimé – sono le navi. Purtroppo è così.
Qui non parliamo però di crociere, ma di trasporto merci ed in particolare del Baltic Dry Index. Quest’indice rappresenta l’andamento dei prezzi del trasporto marittimo di cargo (navi) che trasportano materiale sfuso e secco (principalmente cereali, carbone e materiali ferrosi) dunque rappresenta un importante indicatore del livello di domanda ed offerta per tali merci e, siccome tali materiali sono la base di una grande quantità di beni di consumo ed industriali, rappresenta un indicatore economico efficiente della crescita economica e della produzione futura.

Guardiamo il seguente grafico:

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Il 2012 rischia di ripetere le performance negative della crisi del 2009 mostrando ancora, per quanto non ce ne fosse davvero bisogno, che questo sarà un altro anno di passione tanto più se è vero che la domanda aggregata dei BRICS non basta ancora ad assorbire la forte contrazione cui assisteremo nell’Eurozona e l’incapacità di ripartire della locomotiva americana.
Spero di sbagliarmi, ma se il buongiorno si vede dal mattino… Ci aspetta proprio una giornataccia.
Se non altro, speriamo, come dice il proverbio, che chi va piano… come le lumachine… vada lontano!

Brava Italia! 7 +

L’Italia ha superato l’esame di riparazione, secondo quanto affermato dalla professoressa Merkelona! Ciò non vuol dire che sia cambiato molto da qualche giorno fa, ma se non altro è un risultato rilevante.
I veri problemi, al solito, sono quelli di crescita, credibilità internazionale, integrazione a livello di Eurozona e liquidità sui nostri titoli di debito a tassi ragionevoli.
Domani la prima giornata campale. Parla Draghi e ci si aspetta che vengano annunciati interventi di politica monetaria non convenzionale. In effetti, il mercato va rassicurato. Il fatto che la Germania si finanzi a tassi negativi, significa che gli investitori hanno talmente paura di prendere perdite nell’investire nell’Ue da essere disposti a pagare qualcosa a patto di parcheggiare i propri soldini nelle casse dei “crucchi”!
Esiste poi il problema dei soldi necessari alla ricapitalizzazione delle banche core dell’Europa, e l’Italia da questo punto di vista è la più in difficoltà, si vedano i casi di Unicredit e del Monte dei Paschi!
Un pizzico di ottimismo in questo periodo gramo però ci voleva! Forza! Come ho già detto, la speranza dev’essere l’ultima a morire!
Per adesso vi lascio la bozza del nuovo trattato di stabilità della zona Euro. Dategli una lettura, riguarda la vita di ciascuno di noi: http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/SoleOnLine5/_Oggetti_Correlati/Documenti/Notizie/2012/01/Revised-draft-bozza-ue.pdf?uuid=f83a003a-3c64-11e1-9ba8-d86a5feed73e