Archivio mensile:luglio 2012

The dark side of the Force

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Mettetela come volete, ma ho proprio l’impressione che il “lato oscuro della forza” abbia annebbiato le menti dei policy makers europei e non solo.

Capisco che le industriose formichine teutoniche e nordiche si finanzino a tassi zero sulle spalle delle cicale sperperatrici del sud, ma prima o poi l’inverno arriverà anche per loro. Le cicale tra poco non avranno più monetine cosicché smetteranno di comprare i bund tedeschi. Se non fosse che è in gioco la vita di ciascuno di noi, tutto quel che sta accadendo in Europa negli ultimi giorni sarebbe quantomeno ironico.

La Germania è sparita. La Merkelona si sta preoccupando solo di non prendere una sberla troppo forte alle elezioni della prossima primavera.
La BCE è sparita, ma non posso e non voglio credere che abbia Draghi abbia le mani così legate quanto qualcuno vuol farci credere.
La Grecia ci chiede di dimenticarci di lei almeno fino al 2014.
La Catalogna in crisi di liquidità chiede ossigeno a Madrid… Che ha le bombole vuote (od al più ipotecate per comprare Cristiano Ronaldo!)… Che suona al campanello della BCE dove qualcuno risponde al citofono con un “Mario non c’è, è uscito”.
Per non parlare della querelle tutta italiota tra Sicilia e governo centrale, tra Lombardo e Roma Ladrona… Della serie “da quale pulpito…”.

Ed in questo gran polverone, con Milano e Madrid sull’orlo del collasso con azioni a saldo che non trovano più un floor ed una continua emorragia di capitali, ecco l’uovo di Colombo dei regolatori: vietiamo lo short sui titoli bancari. Attenzione però, non lo short in sé, lo short “di tutti”, solo lo short “di alcuni”. Ecco, bene, provate a chiedervi chi paga le perdite dei pesci grossi. Il solito parco buoi, as usual.

Bravi, non c’è che dire! Ora sì che siamo a posto! Così sì che si riconquista la fiducia!

Ora, io mi domando, possibile che chi ci guida, chi ci comanda in ogni ambito della nostra vita di privati cittadini sia così inetto da non accorgersi dei risvolti delle proprie azioni? Possibile che l’incompetenza sia il minimo comune denominatore del potere?

Siccome mi rifiuto di crederlo, allora DEVE esserci dolo, DEVE esserci una qualche volontà nel perseguire scelte che vanno contro gli interessi di noi poveri mortali.

Ho paura e non ve lo nascondo.

Le piaghe della Sicilia

Mi è capitato di risentire in streaming la conferenza stampa di Lombardo di qualche giorno fa. Quella in cui difende a spada tratta il suo operato contro tutti quelli che parlano della Sicilia come di una regione sull’orlo del default e mi è venuta in mente questa scena…

Non me ne vogliano i miei amici siciliani…

Meglio andare a letto…

Buonanotte.

Chi è senza peccato, scagli la prima pietra

http://www.corriere.it/editoriali/12_luglio_13/perfetta-impudenza-galli-della-loggia_c7a2572c-cca8-11e1-a3bf-e53ef061f69e.shtml

Sono molto preoccupato. Non so se esserlo di più perché concordo e sottoscrivo con quanto espresso da Galli Della Loggia nell’editoriale di cui sopra oppure per il problema in sé che quell’editoriale esprime.

A parte l’ironia di dubbio gusto in un momento come questo, una domanda sorge quasi spontanea. Non è che dobbiamo rassegnarci e prendere atto che “la casta siamo noi”?

Sì, perché se ci pensate bene l’Italia è un paese democratico e se abbiamo votato e mantenuto per decenni una classe dirigente così gretta ad ogni livello del nostro apparato statale e non solo la colpa è nostra, prima di tutto. Se la pensiamo in questo modo, chiediamoci il perché di cotanta alienazione e accorgiamoci che ha fatto comodo più o meno a tutti un sistema così corrotto, una mentalità imprenditoriale da bottegai, un mero corporativismo sindacale, un welfare pieno di baby pensionati e un’amicizia di tipo collusivo, che ha rappresentato il valore fondante del nostro stato sociale.

Il giochino purtroppo si è rotto. E c’era da aspettarselo, aggiungo.

Adesso nessuno vuol restare col cerino in mano e tutti inscenano uno scaricabarile degno del teatro dell’assurdo, eppure nessuno pare accorgersi che il problema è più profondo e, come ho detto sopra, riguarda tutti perché tutti abbiamo in mano un po’ di quel cerino rimasto ormai spento.

Certo, come accade in ogni società che si rispetti, più si sale lungo la catena del comando più la quota di responsabilità si fa importante per cui sarebbe lecito chiedere prima di tutto ai nostri politici di dichiarare la loro colpevolezza. Un gesto che secondo me varrebbe molto. Un buon esempio di quelli di cui avremmo un gran bisogno.

Ho paura però che il problema sia più atavico. Per adesso niente è cambiato. Con la crisi, anzi, quella “perfetta impudenza” dei potenti di cui parla Della Loggia si percepisce forse più di prima in quel popolino che nelle difficoltà non cerca l’innovazione e la strada nuova per il cambiamento, ma si rifugia nell’ideale dell’ostrica di verghiana memoria, in quella che crede essere la sua dimensione, non accorgendosi che questa scelta lo condannerà ad un sicuro peggioramento del suo status.

Probabilmente la sotto-specie homo italicus del genere homo e della specie sapiens sapiens, che pure dovrebbe essere mossa da un naturale istinto di auto-conservazione, rischia l’estinzione, non riuscendo a rendersi conto di continuare a perpetuare comportamenti senza speranza.

Forse mi sbaglierò, ma ho paura che siamo sul ramo evolutivo sbagliato dell’albero di Darwin.

Cosa resta della politica?

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Si fa un gran parlare in questi giorni di “montismo”. Se ne parla come se quest’uomo fosse già passato alla storia, diviso, come ogni personaggio che si rispetti, tra chi lo idolatra e chi lo rifugge come la peste.
È un dato di fatto che questo governo tecnico, ed il suo primo Ministro, stiano rappresentando un raro esempio di pragmaticità in un’Italia storicamente caratterizzata da un estremo conservatorismo e da quel sistema di veti (politici) che hanno da sempre reso difficile riforme sostanziali e fondamentali in ogni ambito della “mano pubblica”.
È altrettanto un fatto, però, che si possa e si debba discutere sul contenuto delle riforme del “montismo”. Il mio entusiasmo della prima ora giorno dopo giorno va scemando, ed anche questo è un fatto, ma quel che mi preoccupa in questo momento è lo stato del quadro politico nella nostra bella Italia.
Quando sento ventilare ipotesi riguardo alla candidatura di Monti per il 2013, alla guida, si suppone, di una grande coalizione di germanica memoria, mi avvilisco.
Non me ne voglia il buon Monti, ma sarebbe l’ennesima sconfitta della politica. Il trionfo del qualunquismo e del “grillismo”, altro -ismo che secondo me intende essere ricordato dai posteri. Che cosa resta dei partiti della Seconda Repubblica se dopo un anno e mezzo di governo tecnico non dovessero riuscire a proporre un candidato quantomeno accettabile? Che ne sarebbe dell’Italia se malauguratamente dovessimo rivedere il Nano od un Bersani appena truccato?
Se fino a qualche tempo fa un Monti bis era una boutade, oggi che ha avuto pure l’endorsment da parte di Bruxelles, non è meno probabile di un Grillo che entra in Parlamento.
Se vogliamo uscire da questa crisi che prima di tutto è istituzionale, si devono dare buoni esempi, non c’è altra strada. Lo abbiamo detto più e più volte, per ogni cattivo esempio ce ne vorrebbero almeno dieci positivi per restaurare quel minimo di fiducia che potrebbe riavvicinare i cittadini alla propria res publica ed ai partiti di essa.
Senza un’operazione di pulizia generalizzata come si può pensare di agire sulle strutture statali in cui le nomine che contano, oggi come nella Prima Repubblica, sono esplicitamente o implicitamente politiche?
Alfano, Bersani e Casini più che stare a parlare di coalizioni, di primarie e di porcellum, dovrebbero iniziare a rinunciare al clientelismo, a sfoltire le loro rappresentanze, a fare qualcosa di tangibile per il paese. Ciò significa mandare a casa i condannati, imporre ai propri compagni di partito di partecipare alla vita politica attivamente in parlamento e nelle commissioni, ecc.
Ho paura però che questa politica non sia matura per passi di discontinuità di questa portata, per cui non mi meraviglierei se nel 2013 dovessimo rivedere rigor Montis come primo ministro di questo paese.

Un neo-feudalesimo all’orizzonte?

Siamo abbondantemente entrati nel Terzo Millennio. Eppure.
Giorno dopo giorno sta maturando in me un’idea stramba, ma che pian piano gli accadimenti vanno confermando, o per lo meno non sconfessando.
Ho l’impressione che la forma di capitalismo in cui siamo immersi e la società che su questa peculiare forma economica si è sviluppata abbia caratteristiche per certi versi simili alla realtà sociale del Primo Millennio. Potrete pensare che sia folle quello che scrivo, eppure con uno sguardo attento alle dinamiche che si osservano nel mondo del lavoro di questi ultimi anni, mi pare si tenda ad una regressione nei rapporti umani e contrattuali che sembrano condurci a quello che senza paura mi permetto di chiamare “neo-feudalesimo“.
Sì, i rapporti di “classe” e gli squilibri di potere che si vanno affermando hanno un non so che di medievale. Guardate con attenzione al mondo del lavoro. A fronte di una costante diminuzione della produzione, dei consumi, del risparmio, ecc. si nota l’emergere di una sempre più profonda frattura tra chi “comanda” e chi “obbedisce”, cioè una dinamica sociale che assomiglia in modo preoccupante alla società feudale medievale dove da un lato c’erano i nobili, i feudatari, e dall’altro il popolino, per gran parte costituito da servi della gleba. Vero è che in tutta la storia della civiltà sono esistite strutture sociali analoghe, ma quel che vediamo oggi è uno smantellamento lento, costante ed esplicito di diritti acquisiti in decenni di battaglie di civiltà.
Se ci soffermiamo sui panegirici del ministro Fornero o sulle dichiarazioni di Marchionne, in barba alle regole ed alle sentenze, ecco che tutto si fa più chiaro: in periodi di vacche magre chi deve darsi da fare pare dover essere sempre il popolino, costretto a lavorare (se vuol campare) ed a ingoiare bocconi indigesti, quasi come succedeva con le corvées medievali.
Non che ci si debba stupire di questo. Il potente, per definizione, è al di sopra dei più, banchetta mentre gli altri raccolgono le briciole, si nasconde quando gli altri sono in guerra, eppure credo che dobbiamo riflettere sul profilo del “potente” di oggi proprio confrontandolo con quanto la storia medievale ci racconta.
Se nel Medioevo il potente lo era per lignaggio e per rango e dunque il suo status era garantito dalla genia, com’è possibile che individui esattamente uguali a me o a voi possano ergersi a potenti oggi e si arroghino diritti che nessuno ha concesso loro? Lasciamo da parte la classe politica, ci sarebbe molto da discutere su di essa, ma tutto sommato questa viene eletta per cui in un certo qual modo è autorizzata ad essere sopra di me e voi. Concentriamo sui manager.
Chi sono costoro? Com’è possibile che per loro valgano leggi diverse dalle mie? Com’è possibile che facciano quel che vogliono anche a patto di calpestare diritti e limitare la libertà altrui? Questi signori a cui dovremmo ascrivere una buona fetta di responsabilità nell’averci condotto in questo baratro, non possono non pagare il fio di quanto fatto. Eppure vengono strapagati per assumersi responsabilità (anche legali) del proprio operato e delle società che essi rappresentano.
Senza tornare alla ormai celebre sfacciataggine dello squalo Dick Fuld (ceo di Lehman al momento del crollo), è possibile che coloro che hanno distrutto il valore di società importanti (si guardi ai casi Fonsai, Alitalia, Telecom, solo per citarne alcuni) la passino sempre liscia? La risposta è si. Nonostante questi siano, di fatto, dipendenti di queste società (come me e voi), essi godono di uno status olimpico che li avvicina in misura preoccupante al feudatario medievale. Eppure costoro sono solo dipendenti, ed, a differenza del feudatario che era proprietario di terre e beni, sono – e lo ripeto – semplici dipendenti di queste società.
Ecco, è qui che casca l’asino. Qui il modello economico su cui è basata la nostra società mostra i suoi piedi d’argilla ed è muovendosi in questa direzione che rischia di avvitarsi in un circolo vizioso insanabile.
Se non cominciamo a dare il giusto peso al concetto di responsabilità, il futuro è gramo. Che la battaglia sia già persa?
Spero di no, od almeno spero che si cominci a pensare, già questa sarebbe un’ottima conquista.