Archivi tag: Sarkozy

It’s the end of the world…

20120508-181907.jpg

And I feel fine! Cantava un Michael Stipe in splendida forma.
Non credo di poter dire lo stesso, non credo che ci si possa svegliare dall’incubo in cui siamo caduti (e intrappolati).
Pessimista? No, sbagliate. Sono assolutamente realista.
Ci credete che se non fosse stato per la vittoria di Hollande e la scomparsa di Sarkò dal panorama europeo, non avrei trovato una ed una sola notizia positiva negli ultimi 10 giorni.
Che sta succedendo? Siamo di fronte alla fine del mondo oppure con la primavera, con la natura che sboccia, con la vita che riparte, ecc. siamo di fronte alla fioritura di tutto quel che di più marcio c’è nella realtà sociale ed economica europea? Non sarà forse che aver concimato il nostro orticello con prodotti malsani ed inquinanti stia portando alla progressiva sterilizzazione del nostro bel campo?
Come storicamente avviene quando le istituzioni consolidate latitano e non riescono a dare risposte concrete, quando la crisi morde e la stagnazione sia economica che istituzionale è evidente, il popolo risponde prima con lo spaesamento, poi con la protesta, ed infine con il rifiuto dell’istituzione come tale aprendo le porte al baratro dell’antipolitica prima e del radicalismo poi.
Ecco che l’Europa di questi ultimi tempi è la prova provata, la fotografia di quanto vi sto dicendo. In particolare, in base a dove vorrete guardare, sarete in grado di distinguere i livelli degenerativi di cui vi sto parlando.
Guardate la Francia. La vittoria di Hollande è un voto di protesta contro un governo che ha minato la grandeur française. Un voto di alternanza mosso prima di tutto dalla paura, dallo spaesamento di perdere tanto di quel potere conquistato in passato.
Guardate l’Italia. La perdita di credibilità delle istituzioni, la perdita di consenso dei partiti di governo e lo stallo dei “professori” hanno condotto alla vittoria del partito (anzi no, del “movimento”) di Grillo che, per carità, predica molto bene, dice tante e tante cose giuste, ma alla prova dei fatti ancora non ha mostrato granché di buono. E se ci si mette anche Napolitano a farla fuori dal vaso, siamo a posto.
Guardate la Spagna. Ormai gli indignados “vivono” in piazza anche e soprattutto perché il lavoro non c’è. La protesta è perpetua.
Guardate infine la Grecia. Da quant’è che diciamo che è fallita? Da quant’è che i politici europei lo sanno e non fanno niente? Da quanto provano a nascondere una malattia che ormai si è fatta metastasi? Ecco, guardate attentamente alla Grecia. Il voto ha riportato la frammentazione e, peggio, ha portato il paese in mano alla sinistra radicale, agli anti-europeisti, dopo la rinuncia a formare il nuovo governo del primo partito di centro-destra… E non è ancora detto che siamo arrivati alla fine visto che il terzo partito sono i neo-nazisti ed ecco che l’eventualità di un’ulteriore tornata elettorale si fa sempre più pressante… E, visto che parliamo di Grecia, il ritorno dei militari non è poi così lontano dalla realtà.
E allora?
E allora l’è banda, come dicono dalle mie parti!

Annunci

Un motivo in più per stare con Monti

Oggi sul Financial Times è uscito un articolo il cui titolo mi ha incuriosito: “Europe rests on Monti’s shoulders”.

Ho iniziato a leggerlo e, una volta tanto, si è risvegliato in me l’orgoglio di avere, dopo molto tempo, un Presidente del Consiglio credibile al punto da portare una vera ventata di ottimismo fin nella City dove, com’è noto, non siamo mai stati molto amati e rispettati.

Come è già successo, vi tradurrò le parole contenute nell’articolo di Philip Stephens, certo di dare uno spunto di riflessione anche a voi.

Magari, dopo aver letto l’articolo, potrete come me ingoiare l’amara medicina storcendo un po’ meno il naso.

L’Europa sta in piedi sulle spalle di Monti

L’Italia è tornata. Angela Merkel sta in testa alla classifica del potere in Europa. Il francese Nicolas Sarkozy può vantarsi di essere il leader più energetico del continente. Mario Monti è il più interessante. Dopo un’assenza durata un paio di decadi, l’Italia è ritornata sul palco. Il destino di Monti potrebbe essere il destino dell’intera Europa. Qualche giorno fa la Casa Bianca ha affermato che Monti a breve incontrerà Obama e descrivere questo annuncio come caloroso è quanto meno eufemistico. Monti ed il presidente americano discuteranno “dei provvedimenti generali che il governo italiano sta approntando per ristabilire la fiducia dei mercati e rinvigorire la crescita attraverso riforme strutturali, nell’ottica di un’espansione della difesa finanziaria dell’EZ”. Traducete e leggerete tra le righe che “il presidente Obama sta dietro a Monti in tutti i sensi, anche quando questi mette pressione alla signora Merkel”.

C’è stato un tempo in cui l’Italia aveva qualcosa da dire in Europa. Gli Italiani sono stati campioni nel grande sforzo di integrazione degli anni Ottanta. Il summit di Milano del 1985 fornì la spinta verso il mercato unico. Cinque anni dopo in un meeting a Roma si approntò la tabella di marcia per l’entrata in vigore dell’Euro. Questo fornì le condizioni per la caduta di Margaret Thatcher: il suo “No, No, No” alla moneta unica portò allo scontro nei Tories. Per quanto possa apparire strano, un tempo i Conservatori inglesi erano per la maggior parte europeisti.

L’era di Silvio Berlusconi ha messo fine all’influenza italiana. Sebbene egli avesse sempre ricevutoo un caloroso benvenuto da Vladimir Putin, i principali leader europei lo hanno sempre evitato in quanto era visto come fonte d’irritazione ed imbarazzo. Monti, un accademico serio con un piano altrettanto serio, è differente secondo tutti i punti di vista. Berlusconi faceva rozze battute sulla signora Merkel, Monti parla con lei di questioni economiche.

C’è un altro italiano, poi, al tavolo principale. Mario Draghi – l’altro Mario – ha fatto suoi i titoli delle principali testate nella sua ancora breve presidenza della BCE. Per quanto voglia l’ortodossia economica, egli ha presentato se stesso come un vero tedesco. Sebbene la sua direzione abbia lanciato una grande operazione di rifinanziamento, una sorta di quantitative easing, egli è riuscito a scaldare il sistema bancario ed ha portato una relativa calma sulle piazze finanziarie. L’argine della BCE non sarà permanente, ma ha creato spazio per i politici per negoziare il prezioso accordo fiscale caldeggiato dalla signora Merkel.

Per quanto ci siano ancora grosse nubi sulla Grecia, ci sono segnali che la crisi dell’Euro sia passata almeno dalla fase acuta a quella cronica. La questione è tutta sulle spalle di Monti dato che le prospettive di lungo termine dell’Euro si decidono proprio in Italia. Se la Grecia dovesse cadere sul lato della carreggiata, Spagna, Portogallo ed Irlanda si troverebbero proprio sulla linea di fuoco, ma sarà l’Italia il vero snodo della questione. Se la terza più grande economia dell’EZ non riuscirà a tracciare un percorso economico credibile, l’Euro inteso come progetto pan-europeo non avrà un futuro.

Monti ha una coppia di assi nella manica. Le misure di austerità si stanno già rivelando impopolari, ma i politici italiani eletti non mostrano di essere in gran forma. Berlusconi spara dalle retrovie, ma la sua coalizione di centro destra sarebbe distrutta d’un colpo in un’elezione a breve termine. Monti può quindi pensare di avere un altro anno a disposizione, fino alle elezione della primavera del 2013, per approntare la sua strategia e farla correre. La seconda carta che Monti può giocarsi è di poter parlare francamente al potere politico tedesco. Il suo curriculum di riformatore liberale, affermatosi nel corso degli anni alla Commisione Europea, è indiscutibile. La sua condotta mette in discussione lo stereotipo dell’uomo del sud-Europa come inconcludente e pigro. E Obama lo appoggia quando Monti afferma alla signora Merkel che il rigore indefinito potrebbe trasformare il patto fiscale in un vero e proprio suicidio.

Sospetto al contrario che Sarkozy soffra l’intrusione di Monti. Il presidente francese non è uno da condividere le luci della ribalta. Finora Parigi si è avocata la leadership nel patto franco-tedesco, ma, in realtà, la chimica tra il presidente francese ed il cancelliere tedesco è tutt’altro che buona. Come spesso succede, adesso Sarkozy ha più interesse per il successo di Monti più che del suo. Sebbene abbia incontrato le élite francesi al recente colloquio anglo-francese, non credo molto nella loro insistenza nella sopravvivenza dell’Euro come di un fatto essenziale. Quello che intendono, penso, è che un’eventuale rottura della moneta unica vedrebbe la Francia costretta nell’Europa di serie B così da privarla di ogni rimanente velleità sul piano dell’influenza globale.

Non ci sono garanzie che Monti abbia successo. Grandi tagli alla spesa e l’incremento nella tassazione sono una cosa, ma la vera sfida è rappresentata dalla liberalizzazione dell’economia. Su questo piano egli deve confrontarsi con un coacervo di attività che chiudono (o chiuderanno), pratiche restrittive e cartelli “affittasi”. Questa settimana le città italiane sono state gettate nel caos dallo sciopero dei tassisti e dei camionisti. Avvocati, farmacisti e distributori di benzina affilano le armi contro il piano che prevede di cancellare i loro privilegi. Non sarà facile. Queste scelte sono inevitabili. Il dibattito sul futuro dell’EZ èdisperatamente polarizzato. Da un lato stanno coloro che credono che l’impresa potrà aver successo soltanto se il cattolico sud-Europa assorbirà la cultura protestante del nord fatta di parsimonia e duro lavoro. Dall’altra stanno coloro che credono che l’unica via verso il successo sia convincere i tedeschi a spendere ed indebitarsi di più sottoscrivendo i debiti dei loro vicini del sud. Entrambi i ragionamenti, purtroppo, sono però completamente ingenui. La sfida che affronta l’Europa cristallizzata dalla crisi dell’Euro è di adattarsi in un mondo in cui il Vecchio Continente non è più in grado di dettare i rapporti commerciali.

Politici ed economisti possono argomentare tutto quello che vogliono riguardo ai meriti e demeriti della svalutazione e affinamento del bilanciamento tra rettitudine fiscale e supporto della domanda, ma l’unica vera questione è se l’Europa possa davvero competere in un mondo in cui l’Occidente non avrà più la grande influenza del passato ed è proprio in quest’ottica che quello che sta facendo Monti in Italia conta davvero.

David, what game are you playing?

Mentre sto scrivendo a Bruxelles si sta decidendo il futuro dell’Europa.

Non m’interessa la cronaca giornalistica, a quella ci pensano le testate italiane che, in molti casi, non hanno neanche colto il senso della discussione. Forse perché in Europa si parlano lingue diverse dall’italiano? No, già, esistono i traduttori, che cattivo che sono!

Lasciamo stare la polemica e guardiamo in faccia la realtà. In questi giorni, finalmente, David Cameron – primo ministro inglese per chi non lo sapesse – ha finalmente scoperto le carte, o forse dovremmo dire: ha fatto la prima mossa, visto che ha esplicitamente dichiarato di andare a giocare a scacchi in una partita in cui si trova di fronte 26 avversari.

Nella migliore tradizione della Sagra degli Impresentabili, quindi, ecco che lo storico euro-scettico primo ministro inglese scala la nostra personale classifica, e, badate bene, qui non stiamo parlando di un ministretto italian style!

Il vertice dunque parte davvero zoppo. Invece di mettersi intorno ad un tavolo per risolvere i problemi tra amici o se preferite colleghi della grande azienda che si chiama Ue, ecco comparire le fazioni, come ci hanno più volte fatto vedere il duo Sarkò-Merkelona.

Possibile che ancora dopo tutto quello che abbiamo visto in questi mesi, non si riesca a capire quale sia il bene supremo? Possibile non si capisca che oggi più di ieri il destino dell’Europa sia superiore alla coltivazione degli ormai miseri orticelli di ciascuno dei 27 paesi dell’Eurozona?

Se queste sono le premesse, stanotte, al solito non decideremo niente e, al solito, le pressioni centrifughe non potranno che avere il sopravvento e non potranno che portare al dissolvimento di quel grande ed ambizioso progetto che è l’Europa e che, volenti o nolenti, è anche l’unica possibilità di sopravvivenza per ciascuno dei paesi che ne fanno parte.

A questo punto devo davvero ripensare le fondamenta sulle quali si basa il mio ottimismo europeista. C’è poco da fare, i nostri governanti europei sono ottusi. Punto. Di gente come Monti, Prodi, Ciampi, ma anche Van Rompuy e Kohl ce n’è troppo poca. In Europa domina il vecchio adagio di voltaireana memoria il faut cultiver notre jardin e se così è non stupiamoci se tra 20 o 30 anni saremo considerati poco più che quella che abbiamo definito “grande penisola ad ovest del continente asiatico”.

Per dovere di cronaca, e per aiutare ciascuno di voi che guarda i telegiornali, vi riepilogo il dispiegamento di forze in campo:

Cameron – Gran Bretagna – intende mantenere il mercato unico Ue, ma non intende entrare nell’Euro e contestualmente vuole un salvacondotto per la City da cui, ormai è chiaro, partono buona parte degli attacchi al debito sovrano dei paesi dell’Europa continentale. Sembra quindi disposto ad una modifica dei trattati Ue, ma solo se “gli interessi della corona britannica” fossero salvaguardati, in caso contrario, sarebbe pronto a far saltare il tavolo per quanto sappia, però, che è impossibile avere la botte piena e la moglie ubriaca… David, se hai orecchie per intendere…

Merkel – Germania – intende estendere i vincoli di bilancio alle costituzioni di tutti i paesi; solo in questo modo, secondo lei, sarebbe possibile salvare la moneta unica anche senza prevedere modifiche ai trattati oggi in essere. Il suo ragionamento si basa sull’idea che la Germania – la virtuosa – sarebbe disposta a staccare più corposi assegni al EFSF e far sì che la BCE diventasse un LOLR (lender of last resort) soltanto se tutti – i viziosi – si dimostrassero disposti a risanare i loro conti… Angela, attenta, se tu sei così virtuosa è anche perché gli altri sono così viziosi, se hai orecchie per intendere…

Sarkosy – Francia – intende spaccare l’euro. Non vede spiragli nell’attuale situazione e sa che la prossima a cadere sarà la Francia nel caso in cui non si cambiassero i rapporti di forza con vere modifiche ai trattati. In quest’ottica, i malpensanti, come me, ritengono che voglia comunque smettere di ragionare in ottica di 27 ed addirittura anche di 17. Sembra tenere il piede in due staffe col solo obiettivo di recuperare la perduta grandeur transalpina. Nicolas, attento, tu hai i piedi di argilla, se hai orecchie per intendere…

Gli altri. Escludendo chi non può parlare perché già commissariato (i PIIGS più il Belgio), al solito, si allineeranno al vincitore.

Che tristezza. Com’è accaduto più volte in almeno tre millenni di storia, più che di Europa unita dobbiamo parlare di “teatro di guerra”. Non ci resta che sperare di non diventare anche terreno di conquista.

Adios Zapatero

Zapatero in realtà se n’era già andato, con onore e rispetto per le istituzioni peraltro. Non come hanno fatto altri! Con lui se ne vanno le sue parole. Questo non sarà un epitaffio in memoriam, ma un semplice spunto di riflessione.

Con le elezioni politiche di oggi la Spagna volta pagina, e lo fa fragorosamente secondo quanto emerge dagli exit poll. L’uomo che ha polarizzato l’attenzione di una fetta importante della sinistra pan-europea e che si era dimesso alla fine di questa estate sulla scorta anzitutto di una crisi economica, che morde davvero in Spagna, abbandona il quadro politico iberico.

Il PP e la coalizione di centro-destra guidata da Rajoy tornano al governo dopo 7 anni e chiudono un’epoca tanto controversa quanto importante per la vita spagnola: l’epoca del governo socialista. La Spagna che dovrà governare Rajoy è un paese molto in difficoltà, con una disoccupazione che sfiora il 20%, una quantità abnorme di immobili invenduti che di fatto rendono il business delle costruzioni assolutamente asfittico, ma è anche un paese molto più moderno di quanto non lo fosse fino all’epoca di Aznar. La Spagna oggi è un paese molto più emancipato, è il paese degli indignados ed è un paese in cui, lasciatemelo dire, l’influenza oscurantista del cattolicesimo – comunque molto rilevante – è stata per lo meno rivista al ribasso.

Su quest’ultimo punto potremmo discutere a lungo, ma è un fatto ormai acclarato che le scelte politiche, spesso radicali, compiute da Zapatero, hanno segnato i rapporti Stato – Chiesa e, se da un lato le istituzioni religiose hanno fatto di tutto per non perdere la forte presa sulla popolazione (non per niente, le giornate mondiali della gioventù quest’anno si sono svolte a Madrid), dall’altro le scelte zapateriane hanno abbattuto il muro del bigottismo ed hanno reso la Spagna un paese più moderno.

Si chiude dunque un’epoca, se pur breve, che resterà davvero nella storia della Spagna che, in questi anni, ha tirato fuori un grande orgoglio (si vedano le vittorie sportive che, quando sono così tante, non vengono per caso) e una grande voglia di non essere tra le pecore nere dell’Eurozona, nonostante scelte di politica economica tutto sommato discutibili che hanno generato alla fine quella bolla, puntualmente esplosa, che oggi strozza ogni velleità di ripresa.

Ti saluto, dunque, caro Zapatero, peccato però che non possa farlo con tutta la stima che avevo per te fino a qualche anno fa! La legge che ha previsto l’introduzione del pareggio di bilancio in costituzione – che sicuramente ti hanno bisbigliato all’orecchio quelle due pesti della Merkelona e Sarkò! – te la potevi proprio risparmiare. Il popolo si è “indignato” con te (sebbene la legge sia stata votata in modo bipartisan), ma soprattutto si rivelerà un ennesimo laccio con cui i tuoi concittadini spagnoli potranno strozzarsi!

Se Atene piange…

…Sicuramente Bruxelles non ride.

Con i bond greci a 2 anni che superano il 95% di rendimento, è ormai chiaro che la Grecia è alle soglie del default. Ditemi voi se esiste ancora oggi un business che possa permettere di ripagare ogni anno il doppio di quanto investito; è come se voi andaste dalla vostra banca, vi faceste prestare denaro per un’attività e questa vi chiedesse di ripagare ogni anno interessi pari, tutto sommato, all’importo erogato… Dovreste avere un pollaio pieno di galline dalle uova d’oro per onorare il vostro debito.

Questa è la situazione, è inutile nascondersi dietro ad un dito, un haircut del 50% del debito è uno specchietto per le allodole. La Grecia fallirà e, se saremo onesti con il mezzo miliardo di cittadini europei, dovrà uscire dall’Euro. E se non agirà Bruxelles, ci penseranno i cittadini greci stessi che, già vessati da piani di austerity impossibili da sopportare, voteranno contro il piano di aiuti UE al referendum indetto dal Governo Papandreou.

Ma che pensavamo? Via, sù, i nodi prima o poi vengono al pettine. Se la Merkel ragiona da tedesca, Sarkò da francese, Berlusconi da… da… non lo so, Papandreou ragiona da greco, da politico greco, e se Atene brucia non vuol esser certo lui a farsi trovare col cerino in mano, tanto meglio allora dare colpa alle masse, e restituire loro la dracma…. Anzi, una mazzetta di dracme visto che quando torneranno a quella moneta, le banconote varranno meno della carta da parati!

Come ne usciamo da questa situazione? Ne dobbiamo uscire. Ormai esistono solo due strade, ed entrambe sono a senso unico. Abbandoniamo (tutti) l’Euro e diciamo al mondo che l’Europa è morta, e che siamo ormai la reliquia di un (lontano) passato glorioso oppure ci rendiamo conto, TUTTI, che siamo così interconnessi da dover ragionare con una testa, che la nostra nazione dovrà essere l’Europa, e che non c’è più spazio per l’incompetenza e la faciloneria.

Entrambe le strade comportano lacrime e sangue. Non esiste crisi economica nella storia che si sia conclusa a tarallucci e vino. Mettiamocelo bene in testa.

Povera Italia

Questi due ci prendono in giro. Il mondo si fa beffe di noi.

E noi?

C’incazziamo… ma neanche poi tanto.

Il teatrino del duo Sarkò-Merkel all’ennesimo summit inconcludente è stato decisamente di cattivo gusto.

Un giornalista ha chiesto loro se l’Italia ce la farà ad onorare l’impegno della crescita presentando un programma concreto. Il duo (o meglio la Merkelona) ha risposta sorridendo, facendo “spallucce” e restando decisamente sul vago. Poco dopo, lo stesso giornalista, ha chiesto se Berlusconi avesse dato loro l’impressione di rendersi conto della gravità della situazione e se mai avesse “rassicurato” l’Europa, il duo (o meglio il neo-padre Sarkò) si è messo addirittura a “ridere”!

Ora, al di là della caduta di stile del nano francese (… e che caspita, non ce l’avremo mica solo noi un presidente nano!) e del silenzio colpevole della signorotta tedesca, il problema è grave, gravissimo.

L’Italia esce dalla giornata di oggi con le ossa ancora più rotte di ieri. Vediamo come reagiranno i mercati domani (per quanto il comportamento schizofrenico di questi ultimi tempi potrebbe far presagire anche una corsa verso l’alto che non rispecchia i fondamentali), diamo altri due giorni a Silvio per presentare questo benedetto dl sulla crescita (la scadenza imposta dall’Europa pare sia proprio mercoledì), ma la malattia resta, anzi, peggiora.

Certo, quel che passerà alla storia della giornata di oggi (al di là del terremoto in Turchia e dell’infausto evento occorso in MotoGP) è che l’Italia dal 23 ottobre 2011 è stata accostata senza mezzi termini alla Grecia, che l’Europa ed il mondo si fanno beffe di noi e che, tanto per cambiare, il nostro Presidente del Consiglio continua imperterrito a dare sfoggio delle sue peggiori qualità… ma, in fondo, lui è l’imprenditore migliore degli ultimi trent’anni di storia italiana e non ha mai perso nessuna delle sfide che ha affrontanto e quindi ce la farà… Sigh!

Che tristezza, che peccato.

Oggi tutti vorremmo trovare un minimo di fiducia nei nostri mezzi che, comunque, è innegabile ci siano, eppure, anche stasera, e più di ieri, la speranza lascia spazio al disincanto e alla disperazione.

Beh, domani è un altro giorno, sarà lunedì, e, come al solito, mi rimboccherò le maniche per produrre quella minima percentuale di PIL che fa bene al mio portafogli prima di tutto ed al benessere del Paese, speriamo lo facciano anche i nostri governanti.

Una storia italiana

Mentre in Libia si uccide Gheddafi.

Mentre in Europa la Merkelona e Sarkò si becchettano.

Mentre in America il Presidente Nero tradisce in tutto od in parte il suo elettorato.

Mentre in Italia… bah, lasciamo stare…

Voglio parlare di una storia italiana, una storia che mostra la tristezza e la pochezza del capitalismo italiano.

http://www.corriere.it/inchieste/reportime/

Se questa è la governance di una delle prime 4 – 5 banche italiane, c’è poco da stare allegri.