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Dire le cose come stanno

Potreste obiettare che questa mia affermazione è contraddittoria, che sia una specifica forma di quelle generalizzazioni tipiche del modo di riflettere dell’italiano medio. Bhè, avete ragione.

Ecco, allora basta con questi discorsi fumosi. Andiamo al concreto.

È in momenti difficili come questo che dobbiamo impegnarci più che mai a fare pulizia.

Monti si muove in due direzioni in questi torridi giorni agostani. Modi e tempi per un taglio drastico del debito fatto di cessioni una tantum e strutturale revisione della spesa e misure concrete per la crescita nel breve-medio periodo. Misure in teoria epocali e ambiziose, ma destinate a fallire se non condite da vere misure di equità nei confronti di quei 2/3 di italiani virtuosi ed un parallelo e brutale “lavaggio del cervello” per quel rimanente terzo di “parassiti” sociali.

Sì perché oggi più che mai dobbiamo dire le cose come stanno. Dobbiamo affermare con forza che le misure di austerità sono state pagate solo dagli italiani virtuosi e che la depressione di questi tempi è dovuta principalmente al prelievo straordinario operato sui lavoratori dipendenti di questo paese. Risvegliare la nostra economia è possibile. Per farlo è necessario rilanciare i consumi interni (visto che le esportazioni tutto sommato male non vanno), cosa possibile solo mettendo più soldi in tasca a coloro che sono stati sovratassati. Ben venga dunque in tempi brevi l’auspicato taglio dell’IRPEF (per quanto Monti stia ritrattando giusto in queste ore!), ben venga la vendita di una serie di beni immobiliari dello Stato che sarebbero destinati a diventare ruderi e ben venga la patrimoniale per i ricchi, alla faccia di quell’antipatico di Grilli che la esclude ritenendo di averla già applicata.

E ancora, dire le cose come stanno, significa dire ai nati tra la metà dei Settanta e la fine degli Ottanta che non potranno oggettivamente avere quel che hanno avuto i propri genitori, dovranno anzi rimboccarsi le maniche ed essere disposti al sacrificio in modo che almeno le generazioni successive possano avere una speranza di star meglio. I figli di questa crisi forse nasceranno con gli anticorpi, ma solo se chi la crisi oggi la vive davvero se li farà.

Infine, il capitolo più spinoso. Chi non rema in questa direzione, chi vive alle spalle degli altri, deve pagare.

Basta con il buonismo, basta con le falsità.

Basta con il dire che combattere l’evasione in periodi di crisi deprime un’economia devastata come la nostra.

Basta con la giustificazione dell’evasore, anzi, facciamo come gli inglesi, pubblichiamo le foto dei 20 maggiori evasori del Regno Unito, costruiamo loro una vera e propria “gogna mediatica”. L’evasore deve ridare tutto quel che ha rubato e se non può perché soldi o beni non ne ha, deve scontare la pena con lavori socialmente utili. Misericordie, Pubbliche Assistenze & co. ne hanno un gran bisogno.

Non ci sono vie intermedie. Facciamo che il bianco sia bianco ed il nero sia nero (come direbbe Jarabe de Palo).

L’Europa oggi non può aiutarci. Su questo apriremo una parentesi nelle prossime puntate.

Il galeone Italia però può farcela da solo, ammesso che il comandante segua la giusta rotta ed i vogatori remino con ritmo, coesione ed intensità senza conflitti e condividendo il sudore e la fatica.

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Un futuro ormai scritto?

Chi saranno le potenze economiche mondiali da qui ai prossimi anni? La risposta pare ovvia, i BRICS.
Un conto però è dire che domani qualcuno farà meglio di te, un altro è constatare che qualcuno sta GIA’ facendo meglio di te!
Ieri è uscito uno studio del CEBR inglese (Centre for Economics and Business Research) che ha annunciato l’avvenuto sorpasso del Brasile ai danni del Regno Unito in termini di PIL.
L’Italia al solito resta al palo, all’ottavo posto, ma la distanza dai suoi inseguitori (Russia e India) si fa sempre più esigua.

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Insomma, secondo questa previsione, nel 2020 la Vecchia Europa sarà davvero vecchia ed i rapporti economici e geopolitici saranno totalmente diversi da quelli che abbiamo conosciuto finora. A nostra parziale difesa, possiamo prevedere che il forte sviluppo registrato in questi paesi dovrà necessariamente rallentare. L’aumento della ricchezza in paesi storicamente poveri, infatti, è fisiologicamente correlato con una crescente richiesta di condizioni migliori di vita, di diritti sul lavoro, di welfare, di servizi, ecc.
Dal nostro punto di vista, di italiani prima ed europei poi, credo dovremmo riflettere con sempre più attenzione sulla necessità di una rapida integrazione a livello continentale, altrimenti il nostro destino è segnato. Saremo cannibalizzati dai BRIC e, si badi bene, il problema sarà prima di tutto sociale nel momento in cui ci accorgeremo che quanto abbiamo finora ottenuto (e sfruttato) non potrà essere mantenuto.
Non ci sarà City che tenga, e neppure rendite per l’orticello tedesco o per la mania di grandeur francese se non ci diamo una svegliata, se non accettiamo di iniziare a ragione in termini di mutualità continentale e se non uniamo i nostri pregi (e difetti) una volta per tutte.
Si potrà senza dubbio obiettare che si può essere felici anche senza crescita e che, anzi, il PIL non è l’indicatore migliore del benessere (e della felicità) di un paese. Tutto vero. A patto che ci si renda conto che nei momenti difficili tanto più che in quelli facili, tutti dovrebbero remare nella stessa direzione e non “privatizzare gli utili e socializzare le perdite”, come si è fatto con sempre maggior gravità in questi ultimi anni.
Potremmo fare come il Bhutan in cui si fa di tutto per far “felici” i cittadini ed addirittura si cerca il modo migliore per massimizzare la felicità… A patto però di un “leggerissimo” isolamento di stampo himalayano.
Mh mh mh… No… l’Europa non mi sembra proprio il Bhutan!
Per informazioni: http://www.kingdomofbhutan.com/kingdom/kingdom_.html

David, are you sure you made the right decision?

I don’t think so, but I’m italian (and I don’t understand your position).

http://www.ft.com/intl/cms/s/0/76cd3314-1f4f-11e1-90aa-00144feabdc0.html#axzz1g1FL9uf5

Leggetevi anche i commenti… David, caro David, mi pare che un po’ tutti pensino che non sia più il caso di difendere ostinatamente la City.

http://www.guardian.co.uk/business/2011/dec/09/uk-isolation-grows-eurozone-treaty

Unprecedent isolation… Non male David!

Infine il Times titola: “La Gran Bretagna sola in Europa”.

And the story goesand goes.

Bye bye David.

David, what game are you playing?

Mentre sto scrivendo a Bruxelles si sta decidendo il futuro dell’Europa.

Non m’interessa la cronaca giornalistica, a quella ci pensano le testate italiane che, in molti casi, non hanno neanche colto il senso della discussione. Forse perché in Europa si parlano lingue diverse dall’italiano? No, già, esistono i traduttori, che cattivo che sono!

Lasciamo stare la polemica e guardiamo in faccia la realtà. In questi giorni, finalmente, David Cameron – primo ministro inglese per chi non lo sapesse – ha finalmente scoperto le carte, o forse dovremmo dire: ha fatto la prima mossa, visto che ha esplicitamente dichiarato di andare a giocare a scacchi in una partita in cui si trova di fronte 26 avversari.

Nella migliore tradizione della Sagra degli Impresentabili, quindi, ecco che lo storico euro-scettico primo ministro inglese scala la nostra personale classifica, e, badate bene, qui non stiamo parlando di un ministretto italian style!

Il vertice dunque parte davvero zoppo. Invece di mettersi intorno ad un tavolo per risolvere i problemi tra amici o se preferite colleghi della grande azienda che si chiama Ue, ecco comparire le fazioni, come ci hanno più volte fatto vedere il duo Sarkò-Merkelona.

Possibile che ancora dopo tutto quello che abbiamo visto in questi mesi, non si riesca a capire quale sia il bene supremo? Possibile non si capisca che oggi più di ieri il destino dell’Europa sia superiore alla coltivazione degli ormai miseri orticelli di ciascuno dei 27 paesi dell’Eurozona?

Se queste sono le premesse, stanotte, al solito non decideremo niente e, al solito, le pressioni centrifughe non potranno che avere il sopravvento e non potranno che portare al dissolvimento di quel grande ed ambizioso progetto che è l’Europa e che, volenti o nolenti, è anche l’unica possibilità di sopravvivenza per ciascuno dei paesi che ne fanno parte.

A questo punto devo davvero ripensare le fondamenta sulle quali si basa il mio ottimismo europeista. C’è poco da fare, i nostri governanti europei sono ottusi. Punto. Di gente come Monti, Prodi, Ciampi, ma anche Van Rompuy e Kohl ce n’è troppo poca. In Europa domina il vecchio adagio di voltaireana memoria il faut cultiver notre jardin e se così è non stupiamoci se tra 20 o 30 anni saremo considerati poco più che quella che abbiamo definito “grande penisola ad ovest del continente asiatico”.

Per dovere di cronaca, e per aiutare ciascuno di voi che guarda i telegiornali, vi riepilogo il dispiegamento di forze in campo:

Cameron – Gran Bretagna – intende mantenere il mercato unico Ue, ma non intende entrare nell’Euro e contestualmente vuole un salvacondotto per la City da cui, ormai è chiaro, partono buona parte degli attacchi al debito sovrano dei paesi dell’Europa continentale. Sembra quindi disposto ad una modifica dei trattati Ue, ma solo se “gli interessi della corona britannica” fossero salvaguardati, in caso contrario, sarebbe pronto a far saltare il tavolo per quanto sappia, però, che è impossibile avere la botte piena e la moglie ubriaca… David, se hai orecchie per intendere…

Merkel – Germania – intende estendere i vincoli di bilancio alle costituzioni di tutti i paesi; solo in questo modo, secondo lei, sarebbe possibile salvare la moneta unica anche senza prevedere modifiche ai trattati oggi in essere. Il suo ragionamento si basa sull’idea che la Germania – la virtuosa – sarebbe disposta a staccare più corposi assegni al EFSF e far sì che la BCE diventasse un LOLR (lender of last resort) soltanto se tutti – i viziosi – si dimostrassero disposti a risanare i loro conti… Angela, attenta, se tu sei così virtuosa è anche perché gli altri sono così viziosi, se hai orecchie per intendere…

Sarkosy – Francia – intende spaccare l’euro. Non vede spiragli nell’attuale situazione e sa che la prossima a cadere sarà la Francia nel caso in cui non si cambiassero i rapporti di forza con vere modifiche ai trattati. In quest’ottica, i malpensanti, come me, ritengono che voglia comunque smettere di ragionare in ottica di 27 ed addirittura anche di 17. Sembra tenere il piede in due staffe col solo obiettivo di recuperare la perduta grandeur transalpina. Nicolas, attento, tu hai i piedi di argilla, se hai orecchie per intendere…

Gli altri. Escludendo chi non può parlare perché già commissariato (i PIIGS più il Belgio), al solito, si allineeranno al vincitore.

Che tristezza. Com’è accaduto più volte in almeno tre millenni di storia, più che di Europa unita dobbiamo parlare di “teatro di guerra”. Non ci resta che sperare di non diventare anche terreno di conquista.