Archivi tag: democrazia

Ma di che parliamo?

15806157Letta Uno. A casa. Entro mercoledì. Letta Due. Forse. Da giovedì. Con le larghe intese. Ma con chi? Per cosa? E come?

Passano i mesi, ma il réfrain è sempre lo stesso. Stiamo sempre a pettinare bambole. Bambole che a forza di pettine stanno perdendo i capelli. Bambole che sempre meno di noi possono permettersi. Bambole consunte che saranno le uniche cose che ci rimarranno.

Ormai l’infezione si è fatta cancrena. Non resta che amputare e sperare di sopravvivere alle complicazioni di interventi chirurgici così invasivi.

Ha senso ancora parlare? Perseguire il bene comune, scopo ultima della Politica con la P maiuscola, è un inutile esercizio accademico. In fondo, la democrazia è la peggior forma di governo eccetto tutte le altre.

Ci incazziamo perché giorno dopo giorno veniamo presi per il culo da coloro che abbiamo eletto, ci indigniamo per le (s)vendite modello Telecom, non capiamo perché ancora 1/3 di noi voti un condannato pappone settantasettenne che pensa solo per sé e monopolizza l’attenzione del mondo. Sapete che vi dico? Il meglio che potremmo attenderci è un esercito di di Caschi Blu che attraversasse le Alpi come Annibale e, dopo una breve transizione, ci consegnasse ad un governo con base a Bruxelles.

Sì, proprio nelle mani di quelli che ci fanno le multe perché ci puliamo il culo nel bidet!

La massaia di ritorno dall’Europa

Unknown

Rispettosa massaia della palude: “Sono veramente indignata che si siano dimenticati di portare rispetto ad un loro iscritto (ed ex-premier) oltre che “statista illuminato”. La presenza di Monti poi mi è sembrata poi offensiva nei suoi confronti. Poverino.

Vero è che, dopo le uscite dei giorni precedenti, pensavo lo mettessero contro un muro e che a turno tutti i rappresentanti del PPE presenti operassero qualsivoglia forma di denigrazione verso la sua persona, ma alla fine gli è andata meglio di così… In fondo, galleggia ancora…

Certo, il fallimento del centro destra italiano appare evidente a (quasi) tutti e, se mai ce ne fosse stato bisogno, ora abbiamo pure la certificazione europea di tutto ciò! Spero sia la fine di quell’accozzaglia di partito al cui interno c’erano insieme anime europeiste, leghiste, ecc. e che, per tenerle insieme, si è sempre “traccheggiato scientificamente” in modo da garantire poltrone ed interessi, più o meno leciti, dall’ex-premier in giù.

Il mio auspicio è che con questa mossa del PPE l’adorazione del Silvio si concluda. Si concluda l’esperienza di questa politica la politica autoreferenziale, ripeto, fatta di una campagna elettorale permanente segnata da assenza di contenuti e coerenza. Sarei contento se da qui in avanti si avesse una politica degna di questo nome, a destra al centro e a sinistra, dove si evidenziassero le proprie convinzioni nel rispetto degli altri e con unico scopo finale il bene dell’Italia tutta. Sarebbe la fine del mondo se poi si capisse di dover guardare lontano ed indirizzare oltre la scadenza dei singoli mandati i piani di sviluppo così da rendere partecipe la popolazione. Sarebbe l’inizio di uno nuovo, a mio avviso auspicabile per tutti, scenario politico. In quest’ottica mi sembra che Monti si trovi decisamente nella cerchia degli “innovatori” e quindi la sua presenza mi sembra del tutto positiva in questa fase. 

Se si realizzasse questo cambiamento nella politica forse anche chi pensa che va bene rubare e fare i propri interessi tanto “così fan tutti”, potrebbe cominciare a sentirsi meno a suo agio e meno incentivato a percorrere questa strada. Questa è la forza, secondo me, degli esempi positivi.

A tal proposito, c’è un detto sul quale D’Alema potrebbe riflettere. Il detto recita: “meglio un buon nemico che un cattivo amico”. Parlando di fanta politica: tra un centro sinistra guidato da Vendola e un centro destra guidato da Monti mi troverei oggettivamente sicuramente in ambasce. Mi pare che Baffino pensi più alla campagna elettorale stile vecchio governo (e al suo futuro) che all’Italia e che se fosse stato zitto sarebbe stato meglio per il PD.

Su Monti ha già parlato Napoliano per tempo e sono d’accordo con te che il premier non faccia niente di scorretto né trami losche coalizioni. Con chi poi? La Lega, Silvio, ma via su! Mi sembra ancora fantapolitica! Ergo nella legalità farà quello che riterrà opportuno, e mi sbilancio dicendo che forse quello che farà sarà più nell’interesse dell’Italia di quanto non abbiano fatto tutto il PdL e la Lega in questi anni.

Torno un attimo a Baffino. Se vuole essere utile al partito e alla DEMOCRAZIA si risparmi queste uscite “Silviostyle” e dia mano al partito nelle primarie per il parlamento che non sono banali da realizzare, visti i tempi. L’avete mai visto così accalorato per fare una nuova legge elettorale? Ed una sul conflitto di interessi?

Bei numeri poi quelli che ci hai snocciolato riguardo al debito. Mi piacciono tutti quegli zeri in fila. Io direi che per cominciare dovremmo restare sulla strada intrapresa, riprendiamo anche quelle leggi bloccate dal PdL. Partito di sveglioni quello, che dopo aver appoggiato le tasse, si è accorto che l’Italia stava andando a rotoli. Quando c’è stato da votare le leggi riguardo alle frequenze televisive erano attenti, quando invece ci si preoccupava del taglio delle spese della politica che tutti gli italiani chiedevano, si sono magicamente addormentati.

Gradirei ancora una cosina tra le tante da fare. Il giorno dopo l’insediamento del nuovo governo, voglio una patrimoniale sostanziosa. Voglio che gli introiti vengano reinvestiti il prima possibile (magari con tempi teutonici!) e divisi per settore d’intervento: una metà volti alla riduzione dei debiti dello stato verso le imprese in base al rapporto debito/fatturato e una metà in base agli investimenti fatti dalle aziende in tecnologie atte a migliorare l’efficienza (energetica in primis). E da qui, anno per anno, aggiustare il tiro mantenendo come obiettivi principali l’energia, l’ambiente e l’export”.

Democrazia… nella palude… italica

altanRispettosa massaia della palude: “Il 12 12 12 è cominciato tristemente. Non credo ancora alla svolta, ancora non ci penso però son contento, so cosa regalare a B. Un bel lampeggiante giallo con stroboscopio e bip automatico per la retromarcia (che ultimamente è la manovra che gli viene meglio), mi sa che questa volta sia rimasto un po’ sorpreso dal contropiede di Monti! E domani al PPE icché gli inventerà? Sarà una roba da annali!

Certo, anche Grillo mi sa che l’ha fatta fuori dal vaso e probabilmente l’ha pure pestata. Vediamo domani se ci scivola sopra e dove e come casca.

Bella invece la storia del PD, che mi dici?”

Mezzuomo: “Toh. Che giornata strana questo 12 12 12. Tanto unica nella data quanto negli eventi. Ripercorrerla è roba dura ed in effetti credo che sarebbe uno sterile esercizio di stile, vista la velocità con cui le cose cambiano… E soprattutto data la lunaticità del Nano.

La sintesi più calzante di quanto si è visto oggi si deve a David Parenzo, co-conduttore de La Zanzara su Radio 24, che stasera dopo i numeri del Nano alla presentazione del libro di Vespa ha detto di essersi stupito solo di non aver visto due infermieri in camice bianco andare a prendere il nostro ex-presidente del consiglio per rinchiuderlo in un istituto ex-legge Basaglia. Non credo ci sia bisogno di dire altro. Il Nano ormai si fa male con le sue mani e, obiettivamente, non ha più neppure il controllo di quel che dice.

Più interessante è invece l’incattivirsi di Grillo. Cerchiamo di analizzare la questione da due punti di vista. Il primo, più prettamente di metodo, riguarda la novità delle primarie per la scelta delle liste tramite primarie (“parlamentarie”) on-line ed il secondo, di merito, sulla polemica e contestuale espulsione di alcuni militanti, rei di aver messo in discussione il grillo/casaleggismo. Sul metodo, io apprezzo il nuovo, si sa, per quanto ritenga che quando si corre troppo si rischia di non esser capiti e forse di cadere nell’errore di innamorarsi delle proprie idee e del proprio punto di vista finendo per perdere l’obiettivo vero. E l’obiettivo vero è l’individuazione di candidati puliti e competenti per il Parlamento. Ecco, non credo che 5 minuti di video su Youtube possano essere un buon viatico per trovare pulizia e competenza. Sul merito, Grillo (e Casaleggio) si sono mostrati per quel che sono. Agitatori di folle, cavalieri di sdegno, populismo e malcontento che non tollerano i distinguo ed, in generale, le persone che mettano in discussione il verbo. Signori, avete visto il blog del sig. Grillo? Dov’è la discussione? Non esiste la discussione riguardo alle parole del leader, ci sono migliaia di discussioni e dibattiti tra la gente che commenta, ma le parole di Grillo sono sacre e lui non interviene praticamente mai in risposta a spunti che vengano dal basso. Questa è democrazia? Io ho i miei dubbi e continuo ad averli. Speriamo che la gente, piano piano si accorga che il comico genovese alla fine, pur con tantissime belle idee, vende solo fumo.

Sul PD invece mi riservo di rispondere più corposamente quando gli eventi saranno più chiari. A pelle credo che l’idea sia molto interessante, ma credo anche che non si debba fare “per forza”, visti soprattutto i tempi stretti. Il rischio di una tale corsa è quella di costituire liste da votare che, di fatto, siano ancora espressione del solo apparato di partito. Com’è possibile veicolare gente nuova, nuove voci che possano esprimersi, ma soprattutto farsi conoscere a due mesi dalle elezioni? Ecco, per adesso dico che questa bell’idea sarebbe stata una carta da giocare con più attenzione e riflessione, magari alle prossime elezioni europee, o regionali, che comunque dal 2014 in avanti saremo chiamati ad affrontare.

Mi pare, quindi, che la nostra democrazia oggi più di ieri mostri qualche barlume di ripresa, che non sia morta come sembrava? Chi vivrà, al solito, vedrà. O no?”

Tecnocrazia

Da questa sera l’Italia ha un governo completamente tecnico. Ora, si potrebbe obiettare che nessun uomo è in toto apolitico ed asociale, ma un Governo come quello che ha giurato oggi a Roma rappresenta forse il primo caso italiano in cui neppure un(a) uomo(donna) abbia una qualche esplicita estrazione politica.

Premesso che auguro alla nuova squadra di ministri il miglior successo possibile in quanto – da italiano, ed amante dell’Italia – spero in un futuro migliore per tutti noi, credo che dobbiamo riflettere ancora su quello che sta succedendo nel nostro Paese.

Per quanto, come più volte detto, viviamo in una situazione di estrema emergenza, un Governo come quello di Monti ha davvero le sembianze di un team di commissari. Mai nella storia, smentitemi se sbaglio, abbiamo avuto una quindicina di tecnocrati alla guida del nostro Paese. Intendiamoci, per quanto ami la politica, negli ultimi anni l’Italia è diventata un covo di burocrati ed arrivisti che, oggi più che mai, ha rafforzato quel potere di “casta” che ha incancrenito la vita pubblica della nostra Italia. Una ventata di aria totalmente nuova come quella che si accompagna al Governo Monti credo non possa fare peggio dello status quo ante.

Il problema però resta, e, paradossalmente, in futuro potrebbe anche esacerbarsi. Ci troviamo di fronte, nei fatti, ad una politica che è stata davvero esautorata del suo potere, o almeno del potere esecutivo che, per Costituzione, appartiene al governo democraticamente eletto.

Si torna a quanto scritto nel precedente post: la democrazia come la conosciamo oggi in Italia è morta? Non credo, o almeno spero che non lo sia. Per quanto pieno di Impresentabili, il Parlamento ancora esiste, il Presidente della Repubblica pure, le strutture dello Stato anche. Quel che manca, semmai, è la legittimazione di un governo che non è uscito dalle urne. Credo, e spero, che la situazione sia transitoria. Anzi, voglio essere sicuro che la situazione sia transitoria perché, per quanto si abbia davvero bisogno di tecnocrati e, ancora di più, si abbia bisogno di mettere un sacco di cose a posto, il rischio concreto sarebbe di trasformare l’Italia in quello che alcuni politologi hanno definito “regime liberale”, ovvero in una democrazia che si fa antidemocratica.

La democrazia rappresentativa si fonda sull’idea del volere popolare e quindi, per estensione, sull’idea di auto-governo della popolazione. Negli ultimi anni purtroppo la democrazia è stata lentamente, ma inesorabilmente, esautorata della rapprensentatività tenendo il soggetto – il popolo – lontano dalla gestione della res publica che, per converso, è stata preda di piccole élite ed oligarchie partitiche (pesudo-partitiche e parapartitiche) che ne hanno preso il controllo.

Il nuovo Governo dei tecnocrati, dunque, dovrà rispondere a due sfide e si reggerà su un sottile filo di lana. Da un lato dovrà affrontare la cogente situazione economica, dall’altro dovrà riscoprire quel lato della politica (positivo, io credo) che consiste nel FARE. Nel caso dovesse riuscirci, io credo, potrebbe essere davvero un toccasana per risvegliare le coscienze di un paese di dormienti (e disamorati… passatemi il termine) come il nostro.

Buon lavoro Presidente Monti. A te ed alla tua squadra. Fateci riscoprire il fascino intrinseco della πρᾶξις (prassi).

Emergenza democratica

La crisi greca prima e l’incendio italiano oggi (com’è stato definito dall’Economist nello splendido editoriale dal quale è stata tratta l’immagine qui sopra) ha messo a nudo i limiti della democrazia continentale. Sia chiaro, non siamo di fronte a rischi di autoritarismo, o di ritorno ad un qualche tipo di regime, bensì siamo di fronte ad una stagione realmente nuova nei rapporti tra il cittadino – l’elettore – e la rappresentanza politica – gli eletti.

Quanto abbiamo visto nelle ultime settimane con le dimissioni di Papandreou prima e di Berlusconi ha reso esplicita una cesura netta, che finora avevamo potuto solo intuire nei casi di Irlanda e Portogallo, tra la rappresentanza politica ed il popolo elettore.

Ciò che è avvenuto, che è diretta conseguenza di una chiara debolezza politica ed ancor di più economica di questi paesi (sovrani), è la caduta di governi non per sfiducia nelle sedi parlamentari, non per sommovimenti popolari, ma a causa di una “coazione” (passatemi questo termine cacofonico) dei paesi “virtuosi” dell’Eurozona veicolata dalla forte pressione del Mercato, per quanto quest’ultimo abbia come preda vera (si deve star sempre attenti a parlare di predatori e prede quando si parla del Mercato…) l’intera Ue con le sue debolezze prima politiche e poi economiche.

Come, giustamente io credo, fa notare l’Economist, dopo il G20 della scorsa settimana, sono caduti due grandi tabù che hanno aperto scenari nuovi, e che senza dubbio non erano stati preventivati quando sono stati redatti i trattati costituenti l’Unione Europea. Dopo Cannes, in effetti, è stato chiaro che, da un lato, un paese membro può andare in default e di conseguenza lasciare l’Eurozona (ed in quel caso il soggetto in questione era la Grecia), dall’altro, che la politica comunitaria può agire deliberatamente nella politica interna di uno dei membri (il commissariamento dell’Italia e la pressione verso le dimissioni del Governo).

Ora, al di là dei giudizi di merito, che senza dubbio dovranno essere affrontati visto che ormai il polverone è stato sollevato, è chiaro che gli eventi ha soverchiato lo scenario democratico dell’Europa. I cittadini, infatti, in nessuna delle due situazioni sono stati chiamati ad esprimere il loro parere su quale sarebbe dovuta essere la via d’uscita (politica) allo stallo venutosi a creare. Nei fatti, quel faro di eguaglianza, laicità, e di mutuo soccorso, che dovrebbe essere la nostra casa Europea è come se avesse applicato una qualche legge marziale, un diritto di guerra nel quale l’occupante comanda in nome e per conto del popolo… popolo al quale, però, viene sospeso ogni diritto politico.

Pare brutto parlare così, eppure eppure, non è accaduto qualcosa di molto diverso. Non neghiamocelo.

Certo si può obiettare: right now the emphasis needs to be on firefighting, come fa notare l’Economist. Ed è sacrosanto, io credo. Combattiamo l’emergenza, con l’emergenza, salviamo il salvabile, ed è sia la medicina giusta, per quanto amara. Quando il fuoco sarà spento (sperando che della casa non resti che un cumulo di macerie!), dovremo contare i danni, ed iniziare a ricostruire. Sarà allora che il popol(in)o sarà ri-chiamato ad esprimersi sull’operato dei pompieri e della protezione civile, come l’ha chiamata qualcuno.

Se vogliamo che ognuno di noi non ricostruisca SOLO la propria casa, isolata da quella degli altri, e con regole proprie, dobbiamo accelerare il processo di integrazione europea, dobbiamo far capire alla comunità (vera), ai cittadini europei, che al di là delle differenze, al di là del virtuoso e del vizioso, al di là del biondo e del moro, al di là di quello del nord e di quello del sud, siamo tutti nella stessa barca e che una vera democrazia rappresentativa a livello continentale sarà possibile solo se basata su solide regole di politica monetaria, di bilancio comune e su quella Costituzione Europea, che ormai si è arenata dopo i mille referendum nei quali ha ottenuto sonore sberle.

Un tedesco potrebbe dirmi: “è facile parlare per te che sei italiano e che hai solo da guadagnare nel mutuare le buone pratiche di noi virtuosi.” Io, senza vergogna, gli direi di star bene attento perché con questi chiari di luna anche la sua casa non è al sicuro dato il sistema economico sanguinario che stiamo vivendo e che solo con una massa di almeno mezzo miliardo di persone – forse e ripeto forse – si può competere con le potenze emergenti e con gli Stati Uniti.

Non so se esista una leva in grado di spingere tutti noi europei verso l’accordo, ma voglio credere che ci sia. Certo, mettere da parte i nazionalismi è ben più difficile che andare sulla Luna, ma forse tra un paio di generazioni… Il vero problema è che non abbiamo tutto quel tempo, per cui diamoci una mossa e, per quanto viviamo in tempi non “troppo” democratici, sfruttiamo l’emergenza per conoscerci meglio, e magari legarci in modo più stretto e forte… Potremmo diventare gli “angeli del fango (metaforico, ovviamente) della democrazia europea”!

Ma – ahimé – forse è davvero solo un sogno.