Archivio mensile:maggio 2013

È la democrazia, bellezza!

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Potremmo strumentalizzare i risultati di questa tornata di elezioni amministrative come fanno buona parte dei commentatori, ma non credo sia il caso. I perdenti non devono fasciarsi troppo la testa, i vincenti non devono pensare che il vento sia cambiato. In entrambi i casi, sarebbe un grave errore attribuire a queste elezioni un significato che andasse al di là della mera elezione di una serie seppur importante di sindaci. L’unico dato che val la pena di analizzare è quell’anemica affluenza che dimostra un disincanto giorno per giorno crescente nei confronti di una classe politica obiettivamente avvilente.

Nonostante queste raccomandazioni, sotto il cielo della politica ne vediamo, al solito, di ogni forma e colore. Il PD riesuma Bersani, che va pure in televisione e riparte come se nulla fosse con le sue ormai trite e ritrite battute e con la litania del bisogna governare il Paese, il PdL da parte sua parla di mancato traino del Nano, ma a questo giro l’Oscar goes to Beppe Grillo. A mani basse.

Il comico di Genova comincia ad offendere gli italiani che votano (quelli che non votano lui e non credono nel suo approccio politico) e questo, ahimé, è il più grande errore che può fare un leader che intenda davvero sparigliare le carte. Il suo consenso inevitabilmente collasserà se proseguirà con la retorica dell’italiano imbecillesenonvotaipentastellati e rischia di far sfumare quanto di buono aveva fatto vedere alle politiche del febbraio scorso.

Caro Beppe, avresti potuto prendere di tacco qualsiasi obiezione riguardo al risultato di queste amministrative. In termini di numeri, tu hai ancora vinto nel confronto con quanto ottenesti alla tornata amministrativa precedente. Ahimé, alla prima vera prova, alla gogna mediatica a cui, ingiustamente dico io, ti hanno sottoposto tu hai mostrato il tuo lato peggiore, hai risposto nel peggiore dei modi prestando il fianco alle insidie della “ordinaria” democrazia rappresentativa. Svegliati! Per quanto non ti apprezzi, sei una risorsa per questo paese e sarebbe bene tu ti accorgessi che l’Italia ha certe regole, certi crismi, e certe (grosse per carità) storture. Se vuoi davvero cambiarla, devi essere disposto al compromesso ed alla mediazione.

D’altronde, questa è la democrazia reale, bellezza!

Qualcosa si muove?

131056771-636a8189-b1aa-4f13-af8f-87442354675dIn queste prime settimane di maggio, mentre in Italia il nuovo governo perde già la bussola su IMU, rimborsi elettorali, processi al Nano, ius soli, ecc. e corre affrettatamente in ritiro dopo la prima di campionato, in Europa e nel mondo qualcosa si muove.

Sono stato colpevolmente silenzioso in questi ultimi giorni, ma credo di potermi sbilanciarci dicendo che qualcosa intorno a noi sembra inizi davvero a muoversi.

Sul lato finanziario, la fortissima sterzata della banca centrale giapponese e il flusso costante di denaro sui mercati pompato dalla Fed iniziano a mostrare i loro effetti. Si assiste ad una potente rotazione di asset class, un restringimento degli spread, un indebolimento dell’oro e parallelamente una forte ripresa dei corsi azionari che, in paesi come Stati Uniti e Germania, macinano un record dopo l’altro. Se sarà vera gloria o piuttosto questi saranno ricordati come i prodromi della super-bolla che molti stanno profetizzando, lo vedremo, è però vero che, per adesso, tutto ciò giova enormemente al nostro disastrato paese che oggi può risparmiare parecchi miliardi di oneri sul debito da un così netto assottigliamento degli spread e dal contagio di euforia che piano piano prende piede.

Sul lato economico e politico, il fatto veramente nuovo è che lo scontro tra austerici e fautori di modelli keynesiani si è fatto più che mai infuocato dopo che quest’ultimi hanno segnato un paio di gol agli avversari. Per dovere di cronaca, metaforicamente, potremmo dire che il primo è un autogol per un fortunato rimpallo, mentre il secondo è un gol segnato grazie ad un incredibile svarione difensivo. Andiamo con ordine. L’autogol è del buon Niall Ferguson che, in un impeto d’ira, scrive su Twitter che Keynes avrebbe avuto una visione tanto fatalista del futuro a causa della sua omosessualità. Il gran gol invece si deve ad un giovane studente americano, tale Thomas Herndon, che d’un sol colpo si beve (o sarebbe meglio dire “sputtana”!) due delle punte di diamante della disciplina “d’acqua dolce” dell’austerity: Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff. Questo baldo studente di economia, infatti, nel rifare i conti del celebre Growth in a Time of Debt, si accorge che i calcoli su cui poggia la tesi di fondo secondo cui dal dopoguerra ad oggi i paesi con alto debito pubblico (> 90% del PIL) sarebbero cresciuti meno degli altri sono totalmente sballati a causa di un’errata formula inserita nei fogli di calcolo utilizzati per lo sviluppo di questo bestseller mondiale.

Sullo sfondo di questo dibattito, che solo apparentemente è accademico, si riaccendono le tensioni italo-tedesche sull’asse Schäuble – Draghi. Il primo accusa il governatore della BCE di parteggiare per il suo paese natìo nel momento in cui il governatore inizia a prendere in considerazione la possibilità di creare una sorta di bad bank in seno alla BCE in cui far confluire ABS (asset backed securities) emessi dagli stati europei così da liberare liquidità da utilizzare come volano per la crescita. Come al solito, ai tedeschi non va giù che si possano cercare soluzioni che esulino dalla sterile riproposizione del mantra dell’austerità. Come al solito, e nei limiti del proprio mandato, Draghi si conferma un governatore interventista e, per adesso, i risultati gli danno ragione.

Come sempre predico, la prudenza è d’obbligo. Se sarà vera gloria lo vedremo più avanti, ma la primavera pare portare qualche barlume di ottimismo in questo nostro storto mondo.