La mia parte intollerante


vignetta-orfini-fassina-232585_tnSono stato preso da quella forma di indolenza tipica delle zitelle becere. Non ci posso far niente. Non tollero più l’ipocrisia. Non ne posso più di sentire starnazzare personaggi, per di più della mia parte politica, che non sono riusciti a compicciare niente in passato ed oggi non trovano di meglio da fare se non addurre futili argomentazioni alla “sterzata” politica renziana.

L’ho detto da tempo. Ci sarebbe molto da discutere sul merito e sul metodo con cui Renzi agisce, parla e (s)parla, ma non è possibile che i suoi detrattori non siano in grado di offrire niente se non argomenti di principio assolutamente discutibili.

Coloro che oggi rappresentano la minoranza del PD dovrebbero, io credo, farsi un esame di coscienza lucido. Se Renzi ha (stra)vinto la corsa alla leadership in un partito fondato su principi e strutture così distanti dalla sua natura, è prima di tutto per colpa di coloro che hanno ridotto il più grande partito della sinistra italiana ad un cumulo di macerie.

Non si possono sentire le parole addotte contro Renzi che incontra (in casa nostra) il Nano. Non si può sentire un ex-viceministro, Fassina, che critica la mossa del segretario sulla base del principio secondo cui Berlusconi in quanto condannato non abbia i requisiti minimi del politico con cui trattare su argomenti delicati come la legge elettorale. Caro Fassina, ma dov’eri quando hai partecipato ad un governo di larghe intese e sei diventato addirittura viceministro di un governo fatto proprio con il Nano? Posso concederti che ancora non fosse stato condannato in via definitiva. D’accordo. Però tutti sapevamo che a breve lo sarebbe stato. Semmai posso io criticare il mio segretario se intende scendere a patti con Berlusconi. Io che mi sono messo contro queste larghe intese dal primo minuto. Non tu. Vogliamo ancora nasconderci dietro ad un dito? Caro Fassina, tutti sappiamo che servono larghe maggioranze per cambiare la legge elettorale e peggio per attuare riforme costituzionali. Dicci tu con chi le avresti fatte. Dicci con chi avresti trattato quando l’altro terzo dell’emiciclo parlamentare è occupato da eletti di un partito, il M5S, il cui leader non intende in alcun modo parlare con noi. Dicci allora con chi avresti trattato della destra. Con Angelino che non rappresenta che una costola dello stesso Berlusconi? Suvvia l’argomentazione è insostenibile. Oggettivamente è un problema della destra se da vent’anni non è in grado di esprimere un leader alternativo al criminale Berlusconi. Non certo un nostro problema, che, anzi, ne abbiamo ben altri.

Sarò cinico, senza dubbio sono una vecchia zitella, ma la(le) sfida(e) che ha di fronte Renzi è(sono) difficili ed ambiziose. Ormai è chiaro che il sindaco di Firenze si stia giocando la faccia. Con coraggio, io credo. Se sarà vera gloria lo vedremo dopo i passaggi parlamentari e ancor di più alle prossime elezioni.

Se vincerà, è probabile che le cose cambino davvero. Non so se in meglio, ma visto come siamo messi, in peggio sarà difficile. Se perderà, avranno avuto ragione i vari piccoli Fassina e la strategia d’attacco di Renzi scomparirà come sono scomparsi tutti gli innovatori affacciatisi negli anni nell’agone della politica italiana. E ripartiremo da zero. Come abbiamo sempre fatto peraltro.

Finché i giochi non saranno conclusi, per favore, vediamo di evitare futili ripicche e qualunquismo. Vediamo di remare tutti dalla stessa parte, ognuno con le proprie convinzioni e punti di vista, ma con l’obiettivo di fare almeno un po’ di bene al paese.

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Un pensiero su “La mia parte intollerante

  1. mezzuomo Autore articolo

    Da L’Amaca di Michele Serra (non esattamente un renziano) del 19/01/2014…:
    “Ci sono almeno due cose, sul colloquio Renzi-Berlusconi, che vanno dette al netto di ogni bilancio politico e di ogni elucubrazione politologica. La prima è che la cosa davvero anomala, davvero strampalata, non è discutere le regole con il “nemico”; è governare insieme a lui. Poiché il Pd quel passo stravolgente (governare insieme a Berlusconi) l’ha già compiuto, per giunta sotto l’alto patrocinio del Capo dello Stato, perché mai il suo nuovo segretario dovrebbe astenersi da un ben più giustificabile incontro per discutere di regole comuni?
    La seconda è che questo incontro non arriva a interrompere un brillante e proficuo percorso di riforma. Arriva dopo anni di penoso traccheggio e di ignavia politica; arriva dopo un Lungo Niente che solo il colpo di mano (benedetto) della Consulta ha ribaltato: senza di quello, avremmo ancora il Porcellum, e l’umiliazione sistematica della politica per mano della politica stessa. Il “qualcosa” di Renzi è sempre meglio del nulla che lo ha preceduto. Di più: è proprio il nulla che lo ha preceduto a offrire a Renzi una innegabile pezza d’appoggio.”

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