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Sugli 80 € in busta paga… Ovvero riguardo al labile confine tra propaganda ed azione.

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L’anatema contro l'”elemosina di Renzi” di Pelù al concerto del I Maggio, che personalmente ho ritenuto del tutto fuori luogo, ha avuto senza dubbio il merito di farmi riflettere sulla misura e l’impatto deflagrante di una tale mossa e, più in generale, su quanto sia sottile il confine tra propaganda ed azione politica.

Checché ne dica quel Pelù, che ormai davvero non ha più la voce dei bei tempi andati, il taglio dell’Irpef attuato da Supergiovane è esplosivo. Perché vi chiederete voi. Cosa avrebbe di diverso questo taglio di tasse rispetto ad analoghi provvedimenti attuati dai governi precedenti? Ecco. Due secondo me sono le riflessioni da fare. La prima è come al solito pragmatica e che riguarda la pancia piuttosto che la mente. Il denaro è denaro. Sporco lurido denaro. Quando un Governo restituisce qualcosa allo strato medio/basso della popolazione, soprattutto quando quel qualcosa non sono semplicemente briciole come pensa quel grigione di Pelù, si consente ai beneficiari di “riempirsi un po’ la pancia” o di sanare qualche arretrato o più in generale di farne no matter what. Il secondo aspetto, che è più interessante, è il potenziale esplosivo di questa mossa. Esplosiva sì, mi sbilancio. Esplosiva perché ha messo in subbuglio più o meno tutte quelle strutture della nostra società che vivevano e vivono nell’ombra dell’immobilismo. Incredibile, ma vero. Una mossa largamente approvata dalla popolazione è motivo di conflitto col sindacato, che non riesce a digerirla, con gli apparati dello Stato, che hanno difficoltà ad attuarla, con le imprese, che non ne vedono vantaggi evidenti e con le corporazioni, che si sentono defraudate. Sta tutta qui la questione. Il taglio delle tasse di Renzi scontenta coloro che avrebbero nel loro statuto la difesa della popolazione perché mette a nudo l’incapacità di costoro nel rispondere alle necessità di una popolazione in questi anni più che mai indebolita ed impoverita dallo stato comatoso in cui siamo venuti a trovarci. Con buona pace dei sindacalisti, un taglio dell’IRPEF come questo a conti fatti è un risultato migliore e maggiormente tangibile di quanto ottenuto in quindici anni di concertazione e di contrattazione collettiva. A conti fatti, in Italia il 60% dei dipendenti privati ha contratti collettivi scaduti e/o non rinnovati e la mossa di Renzi restituisce nelle tasche di coloro che hanno redditi più bassi ben più degli aumenti legati all’inflazione, che sono poi gli unici obiettivi visibili raggiunti dagli accordi sindacali. Certo, tanti ne sono ancora esclusi. Incapienti, pensionati, liberi professionisti, ecc. ma da qualche parte dovremmo pure cominciare o no? 

Come dicevo nel titolo, insomma, il confine tra propaganda ed azione è quanto mai labile, ma perché dovremmo mettere in discussione una mossa pensata in ottica propagandistica se questa ottiene come effetto risultati reali nelle tasche di buona parte di noi?

Bah, misteri dell’Italietta. 

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State a vedere che…

159839-400-629-1-100-The_Great_Wave_off_KanagawaSupergiovane è pure di sinistra! Gaber, o Gaber, cosa avresti detto di Matteo?

Il mercoledì da leoni è arrivato. Supergiovane ha sfoderato la sua tavola, o meglio le sue tavole (vedasi slides) ed ha affrontato la Grande Onda!

Al di là delle citazioni al limite tra musica, cinema e… il Piotta, Renzi ha sparigliato il tavolo ed è andato all in.

Mezzuomo, e basta con le battute che manco sai giocare a poker!

Sarò serio, è meglio.

Veniamo al sodo, ho già sciupato troppe parole. Renzi qualche ora fa ha mostrato i suoi primi veri propositi da premier. Siamo al primo punto della questione. Si tratta di propositi, non ci sono decreti né disegni di legge. Contrariamente alla vulgata imposta da 70 anni di storia repubblicana, Renzi si è presentato con un documento programmatico, senza il consueto elenco di norme approvate e quant’altro. Segno dei tempi che cambiano, io credo, ma prima di tutto un enorme rischio per la tenuta del Governo che, da che mondo e mondo, si misura sui fatti e non sulle parole. A parziale difesa del nuovo modo di fare il primo ministro di Supergiovane è necessario dire che ha presentato impegni concreti con scadenze e preventivi di spesa. Sul metodo il punto sta tutto qui. La strategia è chiara, tranchant, si fa questo, in questi tempi e perché lo dico io. Se funziona, vinco io (e forse tocca qualcosa anche a voi) se non funziona… beh… perderemo prima tutti noi e ahimè perderò anch’io che sono Supergiovane. Per la verità, il ragazzetto del Valdarno dice di metterci la faccia in ogni cosa che fa, ma aspettiamolo alla prova dei fatti… e dei risultati, che sono pure più importanti.

Veniamo al merito delle proposte. Alcuni punti del programma sono molto interessanti devo dire. Taglio IRPEF, aumento tassazione sulle rendite, taglio del costo dell’energia per le PMI e sblocco una tantum dei vincoli del patto di stabilità per scuola e tutela del territorio. Tutte misure che non si vedevano da tempo. Altri sono molto meno ben riusciti, insufficienti per me sono il piano lavoro come pure debole è il piano di aggressione al “burocratismo”, fumosa è la ridefinizione del bicameralismo e infine mediocre è la questione IRAP. Certo, nel complesso molte più luci che ombre. Non mi sarei aspettato tanto, anche perché da solo il taglio dell’IRPEF per molti miei coetanei e non solo suona oggi come una quattordicesima o giù di lì. Eppure resta un sapore amaro in bocca. Perché? Perché la scommessa di Renzi è grande. Forse troppo grande. Tutto questo impianto di sgravi si regge su un ottimismo di fondo che alla luce dei dati macro non condivido, almeno per il momento ed a costo di ricredermi. La copertura per tutte queste operazioni finanziarie, infatti, è stra-ordinaria, una tantum, o meglio one shot come dicono a Bruxelles, nella misura in cui ci è concessa solo perché abbiamo da spendere sul 2014 un tesoretto che ci è concesso a fronte dal rispetto del rapporto deficit/PIL (accidenti a noi che ce lo siamo messi pure in Costituzione!) e dal ripiegamento nell’ipercomprato del rendimento delle nostre obbligazioni e dallo spread. Confermare dunque un piano di sgravi come questo tra 9 mesi sarà possibile solo a condizione che la macchina Italia si rimetta in moto, che il contesto generale si rassereni, ma soprattutto a patto che l’incredibile flusso di capitali che esonda verso la nostra penisola dagli Stati Uniti e soprattutto dal Giappone non si esaurisca (consiglio in proposito un’interessante lettura). Renzi magari è convinto che ciò avvenga, io lo sono un po’ meno. Maledetto pessimismo!

Sul piano squisitamente politico però la situazione si fa via via si fa più nitida. Molte mosse che finora per me restavano insensate prendono forma, se guardate la ventina di slides che Renzi ha presentato, si capiscono molte cose. Si capisce perché Letta sia stato defenestrato con quella rapidità, si capisce perché 2/3 dei soloni parlamentari siano tendenzialmente contrari al giovanotto del Valdarno, si capisce perché Supergiovane sia l’unico a rendere interessante la politica italiana di questi tempi, ma soprattutto si capisce perché sia veramente in grado di farsi piacere dalla gente di destra, di sinistra, populista o di apparato che sia sebbene nessuno lo abbia mai votato.

Se vorrete un giorno approfondiremo queste questioni, per adesso, comunque… State a vedere che il democristianino è più di sinistra di quanto non appaia. Nel frattempo corri Matteo corri che maggio arriva presto e la gente vuol vedere il “lesso”!

Tasse tasse… E ancora…

… Tasse!

Possibile che sia diventato un qualunquista? Possibile che sia diventato un uomo che si fa forza dei pregiudizi, che sparla di tutto e tutti, che “pensa male”, che “quelli son tutti ladri”, ecc.?

No, non lo credo.

Signori, siamo agli sgoccioli dell’agenda Monti e la delusione ormai si fa lampante.

No, non pensavo che potesse arrivare uno che con la bacchetta magica rimettesse le cose a posto, sempre che siano mai state a posto le cose nel nostro paese. No, non pensavo che il rigore dei conti pubblici potesse prescindere da nuove tasse e tagli. No, non pensavo che questo governo di tecnici sarebbe riuscito in tutti i suoi propositi iniziali.

Pensavo però che non avrebbe preso in giro un paese che negli ultimi vent’anni “ha visto cose che voi umani…”

Mi sbagliavo, e non di poco.

Il fallimento del governo Monti nel dare speranza a noi italiani non passa soltanto per l’incredibile dose di tasse imposte, la totale mancanza di visione del futuro e l’iniquità generale dei provvedimenti approntati, ma anche nel modo in cui sono state plasmati e serviti al volgo.

Per restare in tema, in questi giorni la mia personale classifica di “impresentabili” si è arricchita da cotal Grilli. Ministro dell’economia quasi per caso, pare, che ha tirato fuori dal cilindro due numeri da prestigiatore nato. In primis ha introdotto i provvedimenti che sarebbero confluiti nella legge di stabilità con un nonsoché di magico, in secundis, a legge approvata, ne ha presentato i dettagli come fossero il sacro Graal, la fonte dell’eterna giovinezza, il nonplusultra delle leggi del Creato. No, non sono diventato blasfemo, ma questo ministro dell’economia dovrebbe essere preso a calci. Perdonatemi, stasera sono un po’ livoroso!

Andiamo con ordine. Qualche giorno fa, intervistato riguardo al possibile innalzamento dell’IVA al 23% nel 2013, Grilli ha affermato qualcosa di così strabiliante che quasi non volevo crederci. Ha detto che il governo Monti sarà ricordato per aver abbassato le tasse in quanto l’IVA non sarà innalzata al 23%, come previsto dal decreto Salva-Italia dell’anno scorso, ma solo al 22%. Sì, avete capito bene. Questo governo è meglio di Mandrake! Ecco poi che, non soddisfatto ancora dalla splendida magia, Grilli torna alla ribalta e oggi dichiara che la legge di stabilità consentirà, con la riduzione di un punto delle prime due aliquote dell’IRPEF, una riduzione delle tasse, una compensazione degli effetti dell’aumento di un punto dell’IVA cosicché che il 99% degli italiani nel 2013 pagherà meno tasse.

Aiutoooooo! L’uomo che dovrebbe tenere sotto controllo i conti della macchina statale non sa fare neanche un conto della serva! Non serve un master in Economics a New York per capire che l’ha fatta proprio fuori dal vaso. Un solo esempio. Il reddito mediano in Italia (che cade tra i 20 e i 25 mila euro lordi) avrà benefici per circa 40 – 50 euro tra taglio dell’IRPEF e aumento dell’IVA, ma tutto ciò è vero AMMESSO E NON CONCESSO che i prezzi restino fermi nel 2013. Peccato che l’inflazione corra tra il 2 ed il 3% e che l’imposizione di un punto ulteriore di IVA abbia effetti devastanti sull’andamento dei consumi e dei prezzi. Ed ecco che abbiamo bruciato in un attimo il foglio arancione che avete nel portafoglio e che Mago Grilli dichiara risparmierete! Questi sono i numeri VERI!

Caro Grilli, che cosa ti stai fumando? Passala anche a noi, magari qualche sostanza psicotropa illegale potrebbe farci ritrovare un po’ di ottimismo!

C’è ancora qualcuno che abbia a cuore l’Italia?

 

La domanda non è così scontata.

La deriva della politica e, per estensione, della società italiana è avvilente.

La corruzione è dilagante e spudorata. I casi del Lazio, della Lombardia, del comune di Reggio Calabria, ecc. si moltiplicano tanto che ormai è acclarato che il malaffare è preponderante rispetto all’interesse nazionale.

La situazione è ahimé peggiore se andiamo a vedere “come” vengono spesi i denari dei contribuenti. Se è vero che la corruzione è un male da estirpare e che trova vigore nell’istinto animale dell’uomo (e del politico in particolare) che si abbuffa davanti ad una tavola troppo spesso carica di leccornie è altresì vero che l’inefficienza e lo spreco sono un male assoluto della PA italiana.

Decenni e decenni di contiguità con un sistema partitico fatto di malaffare hanno contagiato anche il lavoro di dirigenti, quadri ed impiegati di ministeri, enti, municipi, ecc. Come si dice? Il pesce puzza sempre dalla testa, ma se la testa puzza da parecchio tempo, ci dobbiamo aspettare un corpo ormai marcio.

Ecco che compare Monti. Moderno Dracone da una parte, e salvatore della patria perduta dall’altro. Si riempie la bocca con parole come equità, progressività, lotta all’evasione, attenzione ai conti e spending review e poi va a cercare le coperture nelle tasche dei soliti noti tradendo così le aspettative di milioni di italiani vessati da tasse e tagli che giorno dopo giorno si rivelano iniqui, poco netti e talmente indecisi da lasciare le sacche di inefficienza pregresse.

Certo, non è che l’imprenditoria stia molto meglio. Guardiamo alla querelle Renzi – Marchionne dell’altro ieri. L’AD Fiat ha perso veramente un’occasione per stare zitto. Come possiamo fidarci di capi-azienda che dovrebbero fare il sacrosanto bene delle loro aziende, ma che non perdono l’occasione per sputare nel piatto in cui hanno mangiato e continuano a mangiare da una vita?

E poi che altro?

Ci sarebbe tanta cacca da spalare, ma per oggi sono piuttosto stanco.