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Storie di ordinaria ipocrisia 2

Odio le generalizzazioni, odio fare di tutta l’erba un fascio, ma odio anche il silenzio.

Il silenzio di tutti i partiti intorno al caso PdL – Polverini – Regione Lazio è assordante e – ahimé – fa pensare che le accuse a pioggia di “Er Batman” non siano poi così campate per aria.

Dove siete tutti? Sinistra, centro… perfino Grillo sta zitto. C’è un corto circuito ormai evidente. Ho paura ad usare la parola “tutti” eppure di questo forse si tratta. “Tutti” probabilmente sapevano cosa succedeva nel Consiglio Regionale del Lazio. “Tutti” probabilmente hanno mangiato almeno una fett(in)a della torta. “Tutti” felici e contenti. Nessuno ha denunciato.

Inutile a questo punto è chiedersi il perché. Non ce n’è più bisogno, se mai ce ne fosse stato.

Nel bel mezzo della decadenza del Sistema Italia, giorno dopo giorno emerge chiara e netta una separazione tra il mondo degli eletti ed il partito del popolo, che oggi più che mai rifiuta senza appello le strutture partitiche della Prima e della Seconda Repubblica e si riconosce nella “scheda bianca”. Un partito che giorno dopo giorno s’ingrossa e che non avrà mai una bandiera perché non vuole una bandiera, ma pretende una rappresentanza che rispetti la legge, che fosse in grado di rispondere ai bisogni e che si sostanziasse in un partito del fare.

Le dinamiche di alleanze, coalizioni e quant’altro vengono meno. Non interessa più a nessuno chi sta con chi perché ormai la questione è la sopravvivenza in un mondo dominato dalla darwiniana legge del più forte. Non interessa più a nessuno di cosa parla la politica, i bisogni sono altri e i bisogni vengono prima di tutto. Senza la pancia piena e la fiducia nel futuro dei propri figli destra e sinistra si eclissano. Punto.

Se mai uscirà un vincitore dalle urne nel 2013 dovrà tenere bene a mente questo discorso. In Italia non si campa più con le chiacchiere bensì facendo di tutto per riportare a casa nostra il lavoro e ripulendo i nostri palazzi dal lerciume e dalle zozzerie.

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Tecnocrazia

Da questa sera l’Italia ha un governo completamente tecnico. Ora, si potrebbe obiettare che nessun uomo è in toto apolitico ed asociale, ma un Governo come quello che ha giurato oggi a Roma rappresenta forse il primo caso italiano in cui neppure un(a) uomo(donna) abbia una qualche esplicita estrazione politica.

Premesso che auguro alla nuova squadra di ministri il miglior successo possibile in quanto – da italiano, ed amante dell’Italia – spero in un futuro migliore per tutti noi, credo che dobbiamo riflettere ancora su quello che sta succedendo nel nostro Paese.

Per quanto, come più volte detto, viviamo in una situazione di estrema emergenza, un Governo come quello di Monti ha davvero le sembianze di un team di commissari. Mai nella storia, smentitemi se sbaglio, abbiamo avuto una quindicina di tecnocrati alla guida del nostro Paese. Intendiamoci, per quanto ami la politica, negli ultimi anni l’Italia è diventata un covo di burocrati ed arrivisti che, oggi più che mai, ha rafforzato quel potere di “casta” che ha incancrenito la vita pubblica della nostra Italia. Una ventata di aria totalmente nuova come quella che si accompagna al Governo Monti credo non possa fare peggio dello status quo ante.

Il problema però resta, e, paradossalmente, in futuro potrebbe anche esacerbarsi. Ci troviamo di fronte, nei fatti, ad una politica che è stata davvero esautorata del suo potere, o almeno del potere esecutivo che, per Costituzione, appartiene al governo democraticamente eletto.

Si torna a quanto scritto nel precedente post: la democrazia come la conosciamo oggi in Italia è morta? Non credo, o almeno spero che non lo sia. Per quanto pieno di Impresentabili, il Parlamento ancora esiste, il Presidente della Repubblica pure, le strutture dello Stato anche. Quel che manca, semmai, è la legittimazione di un governo che non è uscito dalle urne. Credo, e spero, che la situazione sia transitoria. Anzi, voglio essere sicuro che la situazione sia transitoria perché, per quanto si abbia davvero bisogno di tecnocrati e, ancora di più, si abbia bisogno di mettere un sacco di cose a posto, il rischio concreto sarebbe di trasformare l’Italia in quello che alcuni politologi hanno definito “regime liberale”, ovvero in una democrazia che si fa antidemocratica.

La democrazia rappresentativa si fonda sull’idea del volere popolare e quindi, per estensione, sull’idea di auto-governo della popolazione. Negli ultimi anni purtroppo la democrazia è stata lentamente, ma inesorabilmente, esautorata della rapprensentatività tenendo il soggetto – il popolo – lontano dalla gestione della res publica che, per converso, è stata preda di piccole élite ed oligarchie partitiche (pesudo-partitiche e parapartitiche) che ne hanno preso il controllo.

Il nuovo Governo dei tecnocrati, dunque, dovrà rispondere a due sfide e si reggerà su un sottile filo di lana. Da un lato dovrà affrontare la cogente situazione economica, dall’altro dovrà riscoprire quel lato della politica (positivo, io credo) che consiste nel FARE. Nel caso dovesse riuscirci, io credo, potrebbe essere davvero un toccasana per risvegliare le coscienze di un paese di dormienti (e disamorati… passatemi il termine) come il nostro.

Buon lavoro Presidente Monti. A te ed alla tua squadra. Fateci riscoprire il fascino intrinseco della πρᾶξις (prassi).