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Una prima valutazione di quel che è stato

12-11-24

Uomo: “Ed i pronostici si sono dunque avverati…Che ne dici di questo risultato? 

In fondo ce lo aspettavamo. 

Ti sottopongo però tre spunti di riflessione:1) Renzi che vince nei “suoi” territori…2) D’Alema e Bindi che si “riaffacciano”…3) Berlusconi che alla luce di questo risultato si ricandida (?)…”

Mezzuomo: “In effetti i pronostici si sono avverati, ma per pronunciarmi sul risultato ho bisogno di far passare un po’ di tempo. Ho paura che la fretta sia cattiva consigliera nel valutare a caldo uno dei passaggi che si rivelerà l’evento cardine della storia italiana del 2012. Sì, su questo mi sbilancio. Credo che quanto accaduto intorno a queste primarie rappresenti l’unica novità interessante di quest’anno. Parliamoci chiaro. Monti ha fatto il suo tempo ed è tutto sommato normale che, pur nella difficoltà, la politica riprenda pian piano il suo posto. Le primarie si son rivelate un buon inizio.

Visto però che lanci il sasso, anzi, i sassi, cominciamo col fare qualche ragionamento.
1) Renzi. Esce ridimensionato dal ballottaggio, ma questo era prevedibile. Era impensabile che raccogliesse voti nel bacino di Vendola, ma soprattutto era impensabile che potesse vincere laddove non potesse catalizzare nuovi elettori, dato che le regole prevedevano l’impossibilità di iscriversi, per così dire, “in corsa”. In effetti, esce ridimensionato proprio nelle regioni rosse… Ma avrebbe potuto essere diversamente? Non credo, in fondo se quelle regioni sono rosse ci sarà un motivo, o no? C’è però da riconoscere al sindaco che, e vengo a 2), in realtà potrebbe essere riuscito laddove nessuno era riuscito prima, ovvero mettere da parte definitivamente proprio D’Alema e la Bindi. Entrambi, infatti, “si riaffacciano”, è vero, ma escono con le ossa rotte dalla tenzone. Il loro ricomparire a vittoria (di Bersani) ottenuta, sa molto di “canto del cigno”. Il D’Alema calimero berlusconizzato, che si scaglia contro tutta la stampa rea di aver dato contro a Bersani, sventato il pericolo, pare non voler ricandidarsi e limitarsi a dare un contributo dall’esterno… Beh, lo vedo molto più probabilmente a veleggiare nel Mediterraneo sulla sua barca a godersi la lauta pensione piuttosto che partecipare attivamente dall’esterno. No, non credo che Baffino accetterebbe un ruolo del genere. La Bindi? Dopo lo sproloquio di domenica scorsa, si è data una regolata. Non farà l’auspicato passo indietro, ma prevedo per lei uno scranno moooolto appartato in Parlamento. Ormai è sotto gli occhi di tutti. La signor(in)a from Sinalunga ormai appartiene alla sagra degli impresentabili.
Dunque, 1) + 2), siamo al punto più importante. Secondo me, Renzi DEVE mantenere quanto affermato. Deve restare leale al PD e non smettere di pungolarlo, anzi, deve impegnarsi, questa volta dall’interno – un bagno di sana umiltà gli fa altro bene in effetti! – a portare avanti la ventata di novità nei tempi, nei modi, nei ritmi e nei programmi che porta con sé. Se rompe col PD, a questo giro, il bipolarismo in Italia muore, a meno di non inventarsi una legge elettorale totalmente maggioritaria, cosa molto lontana da venire in quest’Italia di campanili e piccol(issim)e rendite di posizione.
Infine Berlusconi. E 3). Lo (Psico)Nano. Ah, gode come un riccio! Scusa la finezza. Con Renzi non ci sarebbe stata partita, e quel vecchio marpione lo sapeva. Con Bersani è convinto di giocarsela, per cui, pare oggi voglia tornare in campo. E con quest’ultima uscita siamo 4 – 4 (su Twitter si è formato un gruppo di persone che sta cercando di tenere il punteggio della partita “Mi candido” VS “Non mi candido”).. Chi vincerà? Vuoi provare a scommettere sul risultato esatto?
Se ti ricordi, in tempi non sospetti, davanti al solito crostino di fegatini ed ai tortellini panna e prosciutto, pronosticai che Silvio era finito. Lo confermo. Per me Silvio è finito. Qualcosa in fondo credo abbia insegnato un anno di lacrime e sangue come quello di Monti. Ha fatto capire agli italiani che il paese in cui vivono non ha i ristoranti pieni!”
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C’è ancora qualcuno che abbia a cuore l’Italia?

 

La domanda non è così scontata.

La deriva della politica e, per estensione, della società italiana è avvilente.

La corruzione è dilagante e spudorata. I casi del Lazio, della Lombardia, del comune di Reggio Calabria, ecc. si moltiplicano tanto che ormai è acclarato che il malaffare è preponderante rispetto all’interesse nazionale.

La situazione è ahimé peggiore se andiamo a vedere “come” vengono spesi i denari dei contribuenti. Se è vero che la corruzione è un male da estirpare e che trova vigore nell’istinto animale dell’uomo (e del politico in particolare) che si abbuffa davanti ad una tavola troppo spesso carica di leccornie è altresì vero che l’inefficienza e lo spreco sono un male assoluto della PA italiana.

Decenni e decenni di contiguità con un sistema partitico fatto di malaffare hanno contagiato anche il lavoro di dirigenti, quadri ed impiegati di ministeri, enti, municipi, ecc. Come si dice? Il pesce puzza sempre dalla testa, ma se la testa puzza da parecchio tempo, ci dobbiamo aspettare un corpo ormai marcio.

Ecco che compare Monti. Moderno Dracone da una parte, e salvatore della patria perduta dall’altro. Si riempie la bocca con parole come equità, progressività, lotta all’evasione, attenzione ai conti e spending review e poi va a cercare le coperture nelle tasche dei soliti noti tradendo così le aspettative di milioni di italiani vessati da tasse e tagli che giorno dopo giorno si rivelano iniqui, poco netti e talmente indecisi da lasciare le sacche di inefficienza pregresse.

Certo, non è che l’imprenditoria stia molto meglio. Guardiamo alla querelle Renzi – Marchionne dell’altro ieri. L’AD Fiat ha perso veramente un’occasione per stare zitto. Come possiamo fidarci di capi-azienda che dovrebbero fare il sacrosanto bene delle loro aziende, ma che non perdono l’occasione per sputare nel piatto in cui hanno mangiato e continuano a mangiare da una vita?

E poi che altro?

Ci sarebbe tanta cacca da spalare, ma per oggi sono piuttosto stanco.