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Hasta el rabo, todo es toro

1481963_10202578618368571_797457671_n-830x400Un altro anno sta per andare in archivio. Il 2013 è agli sgoccioli eppure siamo più o meno dov’eravamo rimasti un anno fa.

Il deprimente teatrino della norma sugli affitti della Camera dimostra una volta di più quanto il conservatorismo di questo paese sia l’ancora che non ci consente di prendere il largo, di guardare con fiducia al futuro ed, in generale, non ci permette di migliorare la nostra penosa situazione.

Certo, tante cose sono successe quest’anno. Alcune cose sono cambiate, poche forse in meglio, molte in peggio. Ciascuno di noi ha la propria storia ed i propri ricordi di un anno che si chiude, ciascuno ha il proprio vissuto, ciascuno fa il proprio bilancio.

Il mio ha poche ed importanti luci in una penombra ormai diffusa. Come tutti, spero che il 2014 possa rappresentare quella nuova alba che da tempo molti di noi stanno aspettando. Lo scenario generale non consente l’ottimismo, ma va detto che non ci sono motivi per essere pessimisti più di quanto già non lo fossimo. Siamo forse arrivati sul fondo del nostro amato e profondissimo barile?

Non lo so, quantomeno mi azzardo a pensare che il quadro di riferimento stia lentamente cambiando. Stiamo cominciando la risalita? Il cambio generazionale tanto atteso sta davvero iniziando? Speriamo. Speriamo di essere finalmente alla coda di quel toro che finora ci ha bellamente calpestato.

Buon 2014 a tutti.

Storie di ordinaria ipocrisia 2

Odio le generalizzazioni, odio fare di tutta l’erba un fascio, ma odio anche il silenzio.

Il silenzio di tutti i partiti intorno al caso PdL – Polverini – Regione Lazio è assordante e – ahimé – fa pensare che le accuse a pioggia di “Er Batman” non siano poi così campate per aria.

Dove siete tutti? Sinistra, centro… perfino Grillo sta zitto. C’è un corto circuito ormai evidente. Ho paura ad usare la parola “tutti” eppure di questo forse si tratta. “Tutti” probabilmente sapevano cosa succedeva nel Consiglio Regionale del Lazio. “Tutti” probabilmente hanno mangiato almeno una fett(in)a della torta. “Tutti” felici e contenti. Nessuno ha denunciato.

Inutile a questo punto è chiedersi il perché. Non ce n’è più bisogno, se mai ce ne fosse stato.

Nel bel mezzo della decadenza del Sistema Italia, giorno dopo giorno emerge chiara e netta una separazione tra il mondo degli eletti ed il partito del popolo, che oggi più che mai rifiuta senza appello le strutture partitiche della Prima e della Seconda Repubblica e si riconosce nella “scheda bianca”. Un partito che giorno dopo giorno s’ingrossa e che non avrà mai una bandiera perché non vuole una bandiera, ma pretende una rappresentanza che rispetti la legge, che fosse in grado di rispondere ai bisogni e che si sostanziasse in un partito del fare.

Le dinamiche di alleanze, coalizioni e quant’altro vengono meno. Non interessa più a nessuno chi sta con chi perché ormai la questione è la sopravvivenza in un mondo dominato dalla darwiniana legge del più forte. Non interessa più a nessuno di cosa parla la politica, i bisogni sono altri e i bisogni vengono prima di tutto. Senza la pancia piena e la fiducia nel futuro dei propri figli destra e sinistra si eclissano. Punto.

Se mai uscirà un vincitore dalle urne nel 2013 dovrà tenere bene a mente questo discorso. In Italia non si campa più con le chiacchiere bensì facendo di tutto per riportare a casa nostra il lavoro e ripulendo i nostri palazzi dal lerciume e dalle zozzerie.

Cosa resta della politica?

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Si fa un gran parlare in questi giorni di “montismo”. Se ne parla come se quest’uomo fosse già passato alla storia, diviso, come ogni personaggio che si rispetti, tra chi lo idolatra e chi lo rifugge come la peste.
È un dato di fatto che questo governo tecnico, ed il suo primo Ministro, stiano rappresentando un raro esempio di pragmaticità in un’Italia storicamente caratterizzata da un estremo conservatorismo e da quel sistema di veti (politici) che hanno da sempre reso difficile riforme sostanziali e fondamentali in ogni ambito della “mano pubblica”.
È altrettanto un fatto, però, che si possa e si debba discutere sul contenuto delle riforme del “montismo”. Il mio entusiasmo della prima ora giorno dopo giorno va scemando, ed anche questo è un fatto, ma quel che mi preoccupa in questo momento è lo stato del quadro politico nella nostra bella Italia.
Quando sento ventilare ipotesi riguardo alla candidatura di Monti per il 2013, alla guida, si suppone, di una grande coalizione di germanica memoria, mi avvilisco.
Non me ne voglia il buon Monti, ma sarebbe l’ennesima sconfitta della politica. Il trionfo del qualunquismo e del “grillismo”, altro -ismo che secondo me intende essere ricordato dai posteri. Che cosa resta dei partiti della Seconda Repubblica se dopo un anno e mezzo di governo tecnico non dovessero riuscire a proporre un candidato quantomeno accettabile? Che ne sarebbe dell’Italia se malauguratamente dovessimo rivedere il Nano od un Bersani appena truccato?
Se fino a qualche tempo fa un Monti bis era una boutade, oggi che ha avuto pure l’endorsment da parte di Bruxelles, non è meno probabile di un Grillo che entra in Parlamento.
Se vogliamo uscire da questa crisi che prima di tutto è istituzionale, si devono dare buoni esempi, non c’è altra strada. Lo abbiamo detto più e più volte, per ogni cattivo esempio ce ne vorrebbero almeno dieci positivi per restaurare quel minimo di fiducia che potrebbe riavvicinare i cittadini alla propria res publica ed ai partiti di essa.
Senza un’operazione di pulizia generalizzata come si può pensare di agire sulle strutture statali in cui le nomine che contano, oggi come nella Prima Repubblica, sono esplicitamente o implicitamente politiche?
Alfano, Bersani e Casini più che stare a parlare di coalizioni, di primarie e di porcellum, dovrebbero iniziare a rinunciare al clientelismo, a sfoltire le loro rappresentanze, a fare qualcosa di tangibile per il paese. Ciò significa mandare a casa i condannati, imporre ai propri compagni di partito di partecipare alla vita politica attivamente in parlamento e nelle commissioni, ecc.
Ho paura però che questa politica non sia matura per passi di discontinuità di questa portata, per cui non mi meraviglierei se nel 2013 dovessimo rivedere rigor Montis come primo ministro di questo paese.

Countdown to the implosion?

Il tizio che vedete in foto è Nuoriel Roubini. In America è famoso per due motivi: è stato uno dei pochi ad intravedere la crisi subprime, che gli ha valso senza dubbio la notorietà oltre a due non troppo invidiabili soprannomi, Dr Doom e Cassandra ed è un gran party man. E beato lui, mi viene da dire!

Le sue fosche previsioni, in effetti, hanno fatto un ulteriore passo in avanti negli ultimi mesi tant’è vero che nell’ultimo Global Outlook che egli ha pubblicato, compare una data di default per l’Italia che coincide con gli ultimi trimestri del 2013.

Insomma, ottime prospettive per inziare l’anno nuovo!

L’analisi può essere riassunta in poche battute: la difficoltà ed onerosità nel rifinanziamento del debito pubblico, l’effetto contagio dell’uscita della Grecia dall’Euro (che Roubini stima per la fine di questo anno), la disoccupazione, l’incapacità di rilanciare i consumi privati, per mancanza di fiducia, e pubblici, per gli stringenti vincoli di bilancio, fanno sì che l’Italia si trovi ormai su una china insormontabile che non può essere scongiurata e che quindi richiederà una ristrutturazione del debito. Un default bello e buono.

Ora, non che Roubini sia nuovo ad affermazioni del genere, anzi, già mesi fa, in effetti, aveva affermato che l’unica strada efficace per rilanciare nel medio-lungo periodo l’Italia era ristrutturare fin da subito il debito pubblico. La novità del momento è, però, “la data di scadenza” che ci ha appioppato.

In effetti, stando a quanto riportato in questa difficile quanto interessante analisi: http://www.economonitor.com/edwardhugh/2011/12/26/italy-braces-itself-for-the-full-monti/ le prospettive del Bel Paese sono decisamente fosche e, al solito, torniamo sempre a ragionare intorno agli stessi problemi: l’inefficienza del lavoro che  porta ad un costo esoso per unità prodotta (a fronte, peraltro di una retribuzione mediocre del lavoratore), l’invecchiamento tendenziale della popolazione e la disoccupazione giovanile, la mancanza di crescita del sistema Italia, l’inflazione connessa alle misure di austerity, la mancanza di competitività ed il tracollo delle PMI, il rallentamento dell’immobililare e la stagnazione del credito, e chi più ne ha più ne metta.

Per quanto, però, mi stia mangiando il fegato, e rosichi a vedere quel che c’è fuori dai miei confini (ben sapendo comunque che molti all’estero stanno peggio di me, sia chiaro!), voglio continuare a credere nel nostro paese! Voglio che smentiamo la Cassandra! Voglio dimostrare ai profeti che il futuro si costruisce non si aspetta come fosse un destino ineludibile!

E, visto che oggi il sole mi mette di buonumore… Fanculo anche ai Maya! Che il 2012 sia radioso per ciascuno di noi e che il 2013 sia ancora meglio! Alla faccia del pessimismo cosmico!