A volte ritornano


Parlando con amici qualche giorno mi ero ripromesso di tornare parlare. Scrivere è un po’ una necessità, spesso un modo per sfogare un po’ del disagio e dell’inquietudine che almeno io vivo in questo che, come abbiamo detto, non è un paese per giovani. Poi però i giorni passavano ed inevitabilmente continuavo a dare a questo proposito la priorità ennesima e quindi, come succedeva da mesi a questa parte, non ho scritto alcunché.

Ba_ee6YCQAEBqSX.jpg-largePoi è venuto il giorno delle Primarie 2013 ed intorno a questo argomento, devo dire, mi sono trovato in una discussione che mi ha scosso come non mi succedeva da tempo. E allora ecco che la necessità di sfogarsi si è rifatta più forte di prima e… Eccomi qua.

La discussione (o meglio lo scazzo!) ruotava intorno alle solite questioni. Il destino del PD, la sorte dell’Italia, Renzi sì, Renzi no, Renzi è un cattivo politico come gli altri, è un burocrate più degli altri, Cuperlo è onesto, D’Alema non c’entra nulla con tutto quello che si dice abbia fatto, Civati non rappresenta neppure se stesso e bla, bla, bla. Un po’ sono stato al gioco, un po’ ho tollerato, un po’ ho ascoltato poi una parola, una frase infelice ed il vaso è traboccato… Da quel momento non si è potuto che degenerare. Mi spiace aver alzato la voce, mi spiace ancor di più averlo fatto nei confronti di una persona a me cara, più anziana di me e che stimo molto, ma a tutto c’è un limite. C’è un limite alla decenza e, se volete, c’è un limite anche nella visione di coloro che oggi pensavano che Cuperlo potesse salvare una barca ormai colata a picco. E questa sera ne abbiamo avuto la dimostrazione quando la vittoria del bamboccione del Valdarno è deflagrata in seno al PD. I miseri 300.000 voti di Cuperlo sono l’emblema del fallimento di un establishment che ha fatto il suo tempo, che ha tenuto botta in momenti anche importanti nella Seconda Repubblica, ma che, ahimé, rappresenta una storia fatta principalmente di sconfitte che hanno fatto male prima all’Italia che al PD stesso.

Che Renzi possa essere la chiave per risolvere il malessere di questo paese è tutto da dimostrare. Ho scritto in tempi non sospetti quanto non mi stia simpatico, quanto sia distante dal mio sentire e quante e quali siano le mie perplessità sul personaggio, ma da tempo ormai credo rappresenti l’unica carta ancora spendibile.

Deve dimostrare molto, anzi tutto, viste le esperienze incolore da presidente di provincia e sindaco, ma l’alternativa oggi non c’è, checché se ne dica. Volendo provare a cambiare qualcosa in questo paese in malora, non credo ci fosse e ci sia altra strada. Ora non ci sono più alibi, quel che è stato è stato, è tempo che Renzi cominci a raddrizzare un governo che obiettivamente è inviso alla gran parte di noi e cominci a realizzare qualcosa di quanto finora promesso.

 

Certamente il sindaco di Firenze ha dalla sua che siamo in uno stato comatoso e che per quanto non ci sia fine al peggio tanto peggio di così non credo possa andare, comunque la mettiate però non c’è più tempo da perdere. Qualcosa si può ancora fare ed è doveroso farlo.

La palla è sui tuoi piedi, Matteo, ora vedi di segnare.

 

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2 pensieri su “A volte ritornano

  1. massi

    ormai la politica e’una lotta a tre: grillo, renzi e berlusca, io non alcun dubbio su chi sia il meno peggio (e sottolineo il meno peggio) purtroppo (o per fortuna) dalla sua non ha un partito di esecutori, anzi il problema più grande per lui sarà farsi accettare dai sui: sono in molti a preferire un pd perdente purchè senza renzi che viceversa
    cosa potrà fare? difficile dirlo spero solo di non tornare a votare presto altrimenti il duo grillo/berlusca rischia di vincere, e qui si va al nocciolo del problema: come può funzionare una democrazia sei metà degli elettori vota un mafioso od un neofascista?

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    1. mezzuomo Autore articolo

      Massi, hai ragione da vendere. Quel che apprezzo dei primi giorni di Renzi da segretario è il muoversi al limite tra l’effetto annuncio e l’azione concreta. Non è affatto un politico ingenuo come pensava l’Intelligencija del PD e se riuscisse pure a coniugare alle battute proposte pragmatiche di stampo anglosassone, potremmo assistere alla nascita di uno statista. Presto per dirlo, certo. Presto per capire il colore che assumerebbe la sua azione politica, ma è un fatto che l’Italia oggi abbia bisogno di figure come la sua. Basta con i nani, i comici ed i mangiapane a tradimento.

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